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Truffa online in concorso: condannato anche il prestanome

Due soggetti sono stati condannati per una serie di raggiri legati a finti affitti estivi e invernali. I truffatori pubblicizzavano online case vacanza inesistenti, incassando caparre su una carta prepagata. Uno dei complici si è difeso sostenendo di essere solo il titolare della carta e di non saper usare internet, mentre l’altro ha negato di aver incassato i profitti. La Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi, confermando la condanna per truffa online in concorso. La Corte ha chiarito che per la responsabilità concorsuale basta aver fornito la carta prepagata per raccogliere il denaro, a prescindere da chi abbia materialmente intascato i profitti o pubblicato gli annunci online.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 2 Num. 14272 Anno 2022
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Pubblicato il 21 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Il caso delle finte case vacanza e la truffa online in concorso

Chiunque cerchi una casa vacanza su internet rischia di imbattersi in spiacevoli sorprese. La Corte di Cassazione ha recentemente affrontato un caso emblematico di truffa online in concorso riguardante finti annunci immobiliari. Due soggetti avevano ideato un sistema ingegnoso per raggirare ignari turisti, proponendo in affitto appartamenti inesistenti in note località turistiche. Le vittime pagavano le caparre tramite bonifici su una carta prepagata intestata a uno dei complici. La giustizia ha presentato il conto a entrambi i responsabili, confermando che la collaborazione nel reato non richiede che tutti compiano le stesse azioni.

Il ruolo del prestanome e la difesa dei complici

La vicenda ruota attorno alla collaborazione tra due soggetti. Il primo complice ha svolto il ruolo di titolare della carta prepagata utilizzata per raccogliere i soldi delle vittime. Il secondo complice gestiva materialmente gli annunci online e i contatti con i clienti. La difesa del titolare della carta ha cercato di minimizzare la sua responsabilità. I legali hanno sostenuto che l’uomo non sapeva usare internet ed era facilmente influenzabile a causa di un precedente incidente stradale. Inoltre, la difesa ha evidenziato che la mente del piano era l’altro soggetto. Tuttavia, i giudici hanno accertato che il titolare della carta si era recato personalmente a prelevare le somme accreditate dalle vittime.

Quando la rinuncia alla querela non salva il colpevole

Un altro aspetto centrale della vicenda riguarda la querela presentata da alcune vittime. Durante il processo, due coniugi truffati hanno deciso di ritirare la querela. La difesa ha sostenuto che questo comportamento avrebbe dovuto estinguere il reato per quel singolo episodio. I giudici hanno respinto questa tesi. La legge stabilisce che la revoca della querela produce effetti solo se l’imputato la accetta, anche in modo tacito. Per esserci un’accettazione tacita, l’imputato deve essere a conoscenza della revoca e non deve opporsi. Nel caso specifico, non vi era alcuna prova che il colpevole conoscesse la decisione delle vittime di ritirare la denuncia. Pertanto, il processo è proseguito regolarmente.

Le motivazioni dei giudici sulla truffa online in concorso

Nelle motivazioni della sentenza sulla truffa online in concorso, la Corte ha chiarito un principio fondamentale del diritto penale. Per configurare la responsabilità di gruppo non serve che ogni partecipante compia l’intera azione criminosa. Il reato in concorso si realizza quando le diverse condotte si uniscono per produrre lo stesso evento dannoso. Mettere a disposizione una carta prepagata sapendo che servirà per raccogliere i proventi illeciti costituisce un contributo causale decisivo. Poco importa se il titolare della carta non ha pubblicato gli annunci o non sapeva usare il computer. Il suo comportamento ha permesso la consumazione del reato e lo rende pienamente responsabile. Inoltre, per la sussistenza del reato non è necessario che il colpevole tragga un profitto diretto, essendo sufficiente che il danno sia causato alle vittime.

Le conclusioni della Cassazione sulla truffa online in concorso

Le conclusioni della Cassazione sulla truffa online in concorso hanno sancito la totale inammissibilità dei ricorsi presentati dai due condannati. La Suprema Corte ha confermato la validità delle decisioni dei giudici di merito. Entrambi i soggetti sono stati ritenuti colpevoli in via definitiva. Oltre alla conferma delle pene detentive e pecuniarie già stabilite, i ricorrenti dovranno pagare le spese del processo. I giudici hanno anche condannato i due soggetti al pagamento di tremila euro ciascuno in favore della Cassa delle Ammende. Questa decisione lancia un segnale chiaro contro chi agevola le truffe telematiche prestando il proprio nome o i propri strumenti di pagamento.

Chi presta una carta prepagata risponde di truffa anche se non pubblica gli annunci online?
Sì, mettere a disposizione la propria carta per ricevere i soldi delle vittime costituisce un contributo fondamentale per la realizzazione del reato.

Cosa succede se la vittima di una truffa decide di ritirare la querela?
Il reato si estingue solo se l’imputato accetta formalmente o tacitamente la revoca, a patto che sia dimostrato che ne fosse a conoscenza.

Si può essere condannati per truffa se il profitto economico va a un’altra persona?
Sì, la legge punisce chiunque realizzi raggiri che causano un danno alla vittima, indipendentemente da chi incassi materialmente il denaro.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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