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Remissione Di Querela — Anno 2022

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201 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Remissione Di Querela

Provvedimenti

Condanna cancellata: la remissione di querela ferma la Cassazione
Un uomo, precedentemente condannato per truffa, ha presentato ricorso in Cassazione. Durante la pendenza del giudizio di legittimità, la persona offesa ha formalizzato la remissione di querela, regolarmente accettata dall'imputato. La Suprema Corte ha stabilito che la remissione di querela determina l'estinzione immediata del reato. Questo effetto si produce automaticamente, prevalendo anche sulle ordinarie cause di inammissibilità del ricorso, purché non si tratti di un'impugnazione geneticamente inammissibile. Di conseguenza, i giudici hanno annullato senza rinvio la sentenza di condanna precedente, dichiarando il reato estinto e ponendo a carico dell'imputato solo le spese del procedimento.
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Appropriazione indebita: risarcire il danno non evita la condanna
Il caso riguarda un uomo condannato per il reato di appropriazione indebita aggravata e recidiva. Nonostante il risarcimento del danno e il ritiro della querela da parte della vittima, la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del condannato. I giudici hanno stabilito che l'esclusione della recidiva non può essere decisa d'ufficio dal giudice d'appello se la difesa non ha presentato uno specifico motivo di impugnazione sul punto. Inoltre, la presenza della recidiva qualificata rende il reato procedibile d'ufficio, rendendo del tutto inefficace il ritiro della querela. La condanna a otto mesi di reclusione e seicento euro di multa è stata quindi confermata in via definitiva.
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Rapina del cellulare: la querela ritirata non cancella la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per la rapina del cellulare ai danni di una persona offesa. L'imputato sosteneva che il telefono fosse di sua proprietà e che la vittima avesse ritirato la querela. Tuttavia, la Suprema Corte ha stabilito che i motivi del ricorso erano una semplice copia di quelli già presentati in appello, senza alcuna critica specifica alla sentenza impugnata. Inoltre, la Cassazione non può rivalutare le prove o ricostruire i fatti già accertati nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, la condanna a due anni e quattro mesi di reclusione è stata confermata, e l'uomo è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Truffa online in concorso: condannato anche il prestanome
Due soggetti sono stati condannati per una serie di raggiri legati a finti affitti estivi e invernali. I truffatori pubblicizzavano online case vacanza inesistenti, incassando caparre su una carta prepagata. Uno dei complici si è difeso sostenendo di essere solo il titolare della carta e di non saper usare internet, mentre l'altro ha negato di aver incassato i profitti. La Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi, confermando la condanna per truffa online in concorso. La Corte ha chiarito che per la responsabilità concorsuale basta aver fornito la carta prepagata per raccogliere il denaro, a prescindere da chi abbia materialmente intascato i profitti o pubblicato gli annunci online.
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Frode assicurativa: condanna cancellata da querela ritirata
L'Imputato era stato condannato per il reato di frode assicurativa in relazione al danneggiamento di un veicolo di sua proprietà. Il difensore ha proposto ricorso in Cassazione eccependo diversi vizi procedurali, tra cui la nullità delle notifiche e la mancanza di prove sull'effettivo utilizzo del mezzo. Tuttavia, prima della decisione della Suprema Corte, la compagnia assicurativa ha presentato la remissione di querela, formalmente accettata dall'Imputato. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata, dichiarando l'estinzione del reato per intervenuta remissione di querela, ponendo le spese processuali a carico dell'Imputato.
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Procedibilità d’ufficio per truffa: la querela ritirata non salva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per truffa. L'imputato aveva consegnato banconote false alla vittima in cambio di denaro vero. La difesa sosteneva che la vittima non potesse sporgere querela e che vi fosse stata una successiva remissione della stessa. I giudici hanno chiarito che chi ha la detenzione qualificata del denaro e subisce il danno è legittimato a querelare. Inoltre, la presenza di una recidiva qualificata rende operante la procedibilità d'ufficio per truffa, rendendo del tutto irrilevante il ritiro della querela da parte della persona offesa. L'imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Remissione di querela: la Cassazione ferma il ricorso tardivo del PM
L'Imputato era stato condannato in primo grado per furto semplice, avendo il giudice escluso l'aggravante che avrebbe reso il reato procedibile d'ufficio. Durante il giudizio d'appello, la persona offesa ha presentato la remissione di querela, portando i giudici a dichiarare l'estinzione del reato. Il Procuratore Generale ha proposto ricorso per cassazione, contestando l'esclusione dell'aggravante. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'accusa. Poiché il pubblico ministero non aveva impugnato la sentenza di primo grado sul punto dell'aggravante, la qualificazione del fatto come furto semplice è passata in giudicato. Di conseguenza, la remissione di querela ha validamente estinto il reato.
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Risarcimento del danno: nessun beneficio se paghi la vittima errata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per ricettazione di un assegno rubato. La difesa lamentava la mancata concessione della circostanza attenuante per l'avvenuto risarcimento del danno. Tuttavia, i giudici hanno chiarito che il pagamento effettuato dall'imputata riguardava esclusivamente la vittima di una truffa collegata, portando alla remissione della querela per quel reato. Nessun risarcimento del danno era stato invece versato al legittimo proprietario dell'assegno rubato, vittima del reato di ricettazione. Di conseguenza, l'attenuante non poteva essere riconosciuta, poich la riparazione deve riguardare specificamente la persona offesa dal reato per cui si richiede lo sconto di pena. L'imputata stata condannata anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Truffa online e particolare tenuità del fatto: stop ai recidivi
Un venditore online è stato condannato in primo grado per truffa per aver venduto una scheda televisiva falsa a 280 euro. La Corte d'Appello lo ha assolto applicando la causa di non punibilità della particolare tenuità del fatto. Il Procuratore Generale ha fatto ricorso in Cassazione, evidenziando che l'imputato aveva precedenti penali per ricettazione e truffa, indicativi di un comportamento abituale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la presenza di precedenti penali specifici impedisce l'applicazione automatica della particolare tenuità del fatto, anche se è decorso del tempo tra i reati. La sentenza è stata annullata con rinvio alla Corte d'Appello di Perugia per una nuova valutazione.
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Remissione di querela: cancella la condanna in Cassazione
Un cittadino, condannato per il reato di appropriazione indebita non aggravata, ha proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione. Durante la pendenza del procedimento, le parti hanno raggiunto un accordo che ha portato alla formale remissione di querela da parte della persona offesa e alla relativa accettazione da parte dell'imputato, formalizzata davanti ai Carabinieri. La Suprema Corte, preso atto del verbale, ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna impugnata. Il reato si è infatti estinto grazie alla remissione di querela, che fa venire meno la condizione di procedibilità. L'imputato è stato comunque condannato al pagamento delle sole spese del procedimento.
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Remissione di querela: come cancella la condanna per truffa
L'Imputato, condannato nei precedenti gradi di giudizio per il reato di truffa, ha proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione. Durante la pendenza del giudizio di legittimità, la Persona Offesa ha depositato formalmente la remissione di querela. La Suprema Corte ha preso atto di questa volontà e ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna, dichiarando l'estinzione del reato. La remissione di querela ha infatti l'effetto di bloccare definitivamente l'azione penale per i reati perseguibili a querela di parte, come la truffa semplice. L'Imputato è stato comunque condannato al pagamento delle sole spese processuali.
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Remissione di querela: la truffa si estingue in Cassazione
L'Imputata era stata condannata in appello per il reato di truffa aggravata. Successivamente, ha proposto ricorso per cassazione. Durante la pendenza del giudizio di legittimità, il procuratore speciale della persona offesa ha presentato formale remissione di querela, accettata dall'Imputata. La Corte di Cassazione ha quindi annullato senza rinvio la sentenza di condanna, dichiarando l'estinzione del reato. La remissione di querela ha infatti l'effetto di estinguere il reato per i delitti perseguibili a querela di parte, ponendo fine al processo penale, fermo restando l'obbligo per l'imputata di pagare le spese del procedimento.
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Violazione del foglio di via: condanna ferma anche col perdono
Il caso riguarda un uomo condannato per la violazione del foglio di via, sorpreso a Firenze nonostante il divieto triennale di ritorno emesso dal Questore. L'imputato era anche accusato di truffe dello specchietto. La Corte d'Appello ha ridotto la pena a tre mesi di arresto, negando le attenuanti generiche e la sospensione condizionale a causa della gravità della condotta. L'imputato ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo l'invalidità del provvedimento e l'eccessività della sanzione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile: il foglio di via conteneva regolarmente l'ordine di rientro alla residenza e la gravità del comportamento giustifica il diniego dei benefici, a nulla rilevando il perdono delle vittime delle truffe collegate.
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Reato di estorsione: la revoca della querela non salva il colpevole
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di estorsione. L'imputato sosteneva che il reato si fosse estinto a seguito della remissione della querela da parte della vittima. I giudici hanno invece chiarito che il reato di estorsione non può essere cancellato dal perdono della vittima, poiché si tratta di un delitto procedibile d'ufficio a causa della sua gravità. Inoltre, la richiesta economica avanzata dall'imputato era del tutto illegittima e non tutelabile davanti a un giudice. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna e ha inflitto all'uomo una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle Ammende, oltre al pagamento delle spese processuali.
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Truffa sentimentale: promessa d’amore e inganno da 140mila euro
Un uomo ha convinto la compagna a versargli 140.000 euro per acquistare una casa in comune. In realtà, l'uomo ha trattenuto la somma, non ha pagato l'agenzia e ha intestato l'immobile solo a se stesso, facendo firmare alla donna documenti in italiano che non comprendeva. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di truffa sentimentale aggravata dal danno patrimoniale di rilevante gravità. I giudici hanno chiarito che la semplice menzogna costituisce un raggiro idoneo a ingannare la vittima. Inoltre, la giurisdizione appartiene al giudice italiano poiché l'inganno è iniziato in Italia, dove si trova l'immobile. Infine, trattandosi di reato procedibile d'ufficio per l'elevato danno economico, la successiva remissione della querela non cancella la responsabilità penale dell'imputato, che perde il ricorso ed è condannato a pagare le spese.
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Prescrizione del reato: annullata la condanna per lesioni
L'Imputato, condannato per lesioni aggravate e minacce, ha proposto ricorso in Cassazione invocando la legittima difesa e contestando la ricostruzione dei fatti. Nel corso del giudizio di legittimità, la Persona Offesa ha revocato la propria costituzione di parte civile. La Suprema Corte, riscontrando la non manifesta infondatezza del ricorso per un errore dei giudici di merito nella valutazione delle prove, ha rilevato la sopravvenuta prescrizione del reato, maturata prima della decisione. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna per intervenuta prescrizione del reato e ha revocato le statuizioni civili, liberando l'Imputato da ogni conseguenza penale e civile.
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Remissione di querela: la truffa si estingue e cancella i danni
Due soggetti, condannati nei gradi precedenti per il reato di truffa, hanno presentato ricorso in Cassazione chiedendo l'annullamento della condanna. Il ricorso si fonda sulla sopravvenuta remissione di querela da parte della persona offesa, regolarmente accettata dagli imputati prima della scadenza dei termini. La Suprema Corte ha accolto la richiesta, confermando che la remissione di querela, se ritualmente accettata, estingue il reato e prevale su eventuali vizi di inammissibilità del ricorso. Di conseguenza, i giudici hanno annullato senza rinvio la sentenza di condanna e hanno revocato tutte le statuizioni civili relative al risarcimento del danno, ponendo le spese del procedimento a carico degli imputati.
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Remissione di querela: addio condanna ma restano le spese
Un cittadino, condannato nei primi due gradi di giudizio per il reato di diffamazione, ha proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione. Durante la pendenza del giudizio di legittimità, la persona offesa ha presentato una formale remissione di querela, regolarmente accettata dal difensore dell'imputato. La Suprema Corte ha rilevato che non emergevano prove evidenti dell'innocenza dell'imputato. Di conseguenza, i giudici hanno stabilito che la remissione di querela, intervenuta prima della decisione definitiva, estingue il reato e prevale su eventuali vizi di inammissibilità del ricorso. La Cassazione ha quindi annullato senza rinvio la sentenza di condanna, ponendo le spese del procedimento a carico dell'imputato querelato, in mancanza di un accordo diverso tra le parti.
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Furto nel carrello: esclusa l’aggravante della destrezza
Un uomo sottrae una borsa dal carrello della spesa di una cliente in un supermercato, approfittando di un suo momento di distrazione. I giudici di merito lo condannano per furto aggravato. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della difesa ed esclude l'aggravante della destrezza. I giudici chiariscono che il semplice approfittare della distrazione altrui, non provocata dal ladro, non configura questa aggravante, la quale richiede invece una speciale abilità o astuzia. Di conseguenza, il reato viene riqualificato come furto semplice. Poiché nel frattempo la vittima ha ritirato la querela, la Suprema Corte annulla senza rinvio la sentenza di condanna, dichiarando l'estinzione del reato per intervenuta remissione di querela.
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Remissione di querela: addio condanna ma restano le spese
L'Imputato era stato condannato per il reato di truffa ai danni della Persona Offesa. Durante la pendenza del ricorso davanti alla Corte di Cassazione, le parti hanno raggiunto un accordo. La Persona Offesa ha formalizzato la remissione di querela e l'Imputato l'ha accettata. La Suprema Corte ha stabilito che la remissione di querela, se presentata e accettata tempestivamente durante il giudizio di legittimità, estingue il reato. Di conseguenza, i giudici hanno annullato senza rinvio la sentenza di condanna precedente. L'Imputato ha evitato la pena, ma deve pagare le spese del processo.
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