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Reiterazione Della Condotta

17 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Il compimento della stessa violazione per più di una volta in un determinato arco di tempo. Nel caso della guida senza patente, la reiterazione in un biennio trasforma l'illecito da amministrativo a penale.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Molestie Abituali: la Cassazione Nega la Tenuità del Fatto
Un uomo è stato condannato per il reato di molestie (art. 660 c.p.) per aver molestato e disturbato l'ex coniuge con atti umilianti, pedinamenti e aggressioni fisiche per cinque mesi. L'uomo ha presentato ricorso, sostenendo che la condotta non fosse abituale e che dovesse applicarsi la non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.). La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che il reato di molestie abituali, sebbene non sempre abituale, spesso si manifesta con la reiterazione di comportamenti. In questi casi, non si può applicare la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. L'uomo deve pagare le spese processuali e una somma alla cassa delle ammende.
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False Dichiarazioni e Particolare Tenuità del Fatto: Quando la Ripetizione Conta
Un imputato è stato condannato per aver fornito false dichiarazioni a pubblici ufficiali, un reato aggravato dal vincolo del reato continuato. L'imputato ha presentato ricorso, chiedendo l'applicazione della particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna. Ha chiarito che il reato continuato non esclude automaticamente la particolare tenuità del fatto, ma la reiterazione della condotta, cioè la ripetizione delle false dichiarazioni, indica un comportamento abituale. Questo comportamento non occasionale impedisce il riconoscimento della particolare tenuità del fatto. La Corte ha rigettato il ricorso, mantenendo la condanna originaria.
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Particolare tenuità del fatto: il diniego per condotta ripetuta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un'imputata che richiedeva il riconoscimento della particolare tenuità del fatto. La ricorrente aveva impugnato la decisione della Corte d'Appello di Milano, la quale aveva già respinto la richiesta a causa della genericità dei motivi e della reiterazione della condotta illecita. I giudici di legittimità hanno confermato che la ripetizione del comportamento criminoso è incompatibile con l'esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto. Di conseguenza, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende, confermando la decisione precedente senza entrare nel merito delle contestazioni.
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Particolare tenuità del fatto: negato il beneficio a chi reitera
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per esercizio arbitrario delle proprie ragioni e minaccia grave. Il ricorrente contestava la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici di legittimità hanno confermato la decisione della Corte d'Appello, rilevando che il beneficio non può essere concesso in presenza di una reiterazione della condotta criminosa. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende, rendendo definitiva la sua condanna.
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Beneficio non menzione negato: condotta ripetuta pesa sulla fedina
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di due imputate. Uno è stato dichiarato inammissibile perché generico. L'altro riguardava la richiesta del **beneficio della non menzione** della condanna sul casellario giudiziale. La Corte ha confermato la decisione dei giudici precedenti di negare il beneficio. La motivazione si basa sulla condotta illecita ripetuta nel tempo da parte dell'imputata. Questo comportamento ha portato il giudice a formulare una prognosi negativa sulla sua futura condotta, ritenendo che la sua personalità mostrasse una tendenza a delinquere. Di conseguenza, entrambi i ricorsi sono stati respinti con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione.
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Finge di lavorare: niente tenuità del fatto per truffa abituale
Un dipendente, condannato per truffa aggravata per aver attestato falsamente la propria presenza al lavoro, ha presentato ricorso in Cassazione. L'imputato chiedeva l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: la condotta, sebbene composta da singoli episodi di modesta entità, era stata ripetuta per un lungo periodo. Questa reiterazione esclude la natura occasionale del comportamento, rendendo inapplicabile il beneficio della particolare tenuità del fatto e confermando la condanna penale.
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Daspo Urbano: Parcheggiatrice Abusiva Condannata, Giudice Inerme
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per la violazione di un **Daspo urbano**. Il provvedimento era stato emesso nei confronti di una persona per la sua ripetuta attività di parcheggiatrice abusiva. L'imputata, ignorando il divieto, aveva nuovamente acceduto all'area interdetta. La difesa sosteneva l'illegittimità del Daspo, ma la Corte ha stabilito un principio fondamentale: il giudice penale non può valutare nel merito la pericolosità della persona, decisione che spetta al Questore. Il suo controllo si limita alla legalità formale dell'atto. Poiché il Daspo era formalmente corretto e non era stato impugnato in sede amministrativa, la sua violazione costituisce reato e la condanna è legittima.
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Tenuità del fatto: quando lo spaccio non è occasionale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro una condanna per spaccio. La difesa puntava sulla particolare tenuità del fatto, ma la Corte ha confermato la decisione di merito, ritenendo la condotta non occasionale. Elementi come la conoscenza pregressa con gli acquirenti e il quantitativo di sostanze e denaro sequestrati sono stati considerati prove sufficienti della reiterazione del reato, escludendo così l'applicazione del beneficio.
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Rifiuto alcoltest: quando serve l’avviso al difensore?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 3631/2026, ha stabilito un principio cruciale in materia di rifiuto alcoltest. Un conducente, assolto in primo grado per il reato di rifiuto di sottoporsi all'alcoltest perché non avvisato della facoltà di farsi assistere da un avvocato, ha visto la sua assoluzione annullata. La Corte ha chiarito che l'obbligo dell'avviso sussiste solo se l'accertamento viene effettivamente svolto. In caso di rifiuto, l'atto non si compie e la garanzia difensiva non è necessaria. La Corte ha invece confermato l'assoluzione per il reato di guida senza patente per recidiva, poiché la Procura non aveva provato il definitivo accertamento della precedente violazione.
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Particolare tenuità del fatto e condotta reiterata
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso, stabilendo che la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto non si applica in caso di condotta reiterata. La ripetizione dell'allontanamento dal luogo di restrizione è ostativa al beneficio.
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Ricorso inammissibile: quando la Cassazione lo dichiara
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile poiché i motivi presentati erano una mera ripetizione di argomenti già valutati e respinti nei gradi di giudizio precedenti. L'imputato contestava una condanna per frode, chiedendo la riqualificazione del reato in insolvenza fraudolenta e l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte ha stabilito che il ricorso mancava di una critica specifica alla sentenza impugnata, limitandosi a riproporre le stesse censure. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Particolare tenuità del fatto: quando è esclusa?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per evasione, il quale richiedeva l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte ha stabilito che i numerosi precedenti penali e la reiterazione della condotta illecita sono elementi ostativi che precludono la valutazione di particolare tenuità, confermando la decisione del giudice di merito.
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Molestia reiterata e tenuità del fatto: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due datori di lavoro condannati per molestie ai danni di una dipendente. La Corte ha stabilito che la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.) non si applica in caso di molestia reiterata, poiché la natura abituale e ripetuta della condotta, consistente in continui pedinamenti e controlli, è incompatibile con il beneficio di legge.
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Particolare tenuità del fatto: no se condotta reiterata
La Corte di Cassazione ha stabilito che la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto non può essere applicata in caso di reati caratterizzati dalla reiterazione della condotta. Nel caso specifico, il ricorso di un imputato è stato parzialmente accolto: la Corte ha annullato la condanna per un singolo episodio, poiché il fatto non sussiste, ma ha dichiarato inammissibile il resto del ricorso, negando l'applicazione del beneficio della tenuità a causa della natura ripetuta del comportamento illecito.
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Causa di non punibilità e precedenti specifici
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto che chiedeva l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La decisione si fonda sulla manifesta infondatezza del motivo, poiché la reiterazione della condotta e i precedenti penali specifici dell'imputato per violazioni identiche sono stati ritenuti elementi ostativi al riconoscimento del beneficio.
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Sottrazione di corrispondenza: la Cassazione decide
Un individuo è stato condannato per il reato di sottrazione di corrispondenza ai danni del vicino. La Corte di Cassazione ha confermato la sentenza, rigettando il ricorso dell'imputato. La decisione si fonda sulla solidità delle prove video e sottolinea come la reiterazione del comportamento criminoso sia un fattore determinante per escludere la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, confermando così la pena inflitta nei gradi di merito.
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Parcheggiatore abusivo: quando è reato? Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per l'attività di parcheggiatore abusivo. La Corte ha chiarito che, per integrare il reato, non è necessaria la prova di una controprestazione economica, ma è sufficiente la reiterazione della condotta dopo aver ricevuto una sanzione amministrativa definitiva.
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