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Regolamento Preventivo Di Giurisdizione

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145 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Contraffazione del marchio online: decide il giudice italiano
Una società italiana ha citato in giudizio una concorrente estera contestando la contraffazione del marchio e atti di concorrenza sleale compiuti tramite vendita online. La società estera ha eccepito il difetto di giurisdizione del giudice italiano. L'azienda italiana ha presentato un regolamento preventivo per chiedere la conferma della giurisdizione italiana. Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno stabilito che i giudici italiani possiedono la giurisdizione per decidere la controversia. Il principio si applica sia ai marchi nazionali che a quelli europei quando i prodotti dannosi risultano pubblicizzati o commercializzati in Italia via internet. La causa è stata quindi rinviata al tribunale competente per il giudizio di merito.
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Proroga della giurisdizione: decide il giudice estero scelto
Un fornitore italiano ha citato in giudizio un acquirente tedesco davanti al tribunale italiano per il pagamento di forniture e il risarcimento dei danni. L'acquirente si è opposto eccependo il difetto di giurisdizione in forza di una clausola inserita nelle proprie condizioni generali di vendita, allegate agli ordini di acquisto. Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno dato ragione all'acquirente tedesco. La Suprema Corte ha affermato che la proroga della giurisdizione in favore di un giudice straniero è valida se espressamente richiamata negli ordini recepiti dal fornitore prima della conclusione dell'accordo. La causa deve quindi proseguire dinanzi al tribunale tedesco.
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Contraffazione di marchi: la giurisdizione resta in Italia
Un'azienda italiana produttrice di liquori ha citato in giudizio diverse società estere dinanzi al Tribunale di Milano per la presunta contraffazione di marchi registrati legati alla forma distintiva della propria bottiglia. Le società estere hanno eccepito il difetto di giurisdizione italiana, affermando di non operare in Italia e di non aver venduto direttamente il prodotto sul territorio nazionale. Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno rigettato l'eccezione, confermando la giurisdizione del giudice italiano. La Corte ha chiarito che la fabbricazione materiale del prodotto era stata commissionata a un'impresa situata in Italia e che la promozione sul web dei prodotti era potenzialmente destinata anche ai consumatori italiani. Di conseguenza, il processo contro le società straniere proseguirà dinanzi al giudice milanese.
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Giurisdizione esclusiva: imprese contro Comune per l’edilizia
Un'associazione temporanea di imprese ha citato in giudizio un Comune davanti al tribunale civile, chiedendo la risoluzione di una convenzione per la realizzazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica e il risarcimento dei danni, a seguito di delibere comunali che avevano revocato l'efficacia dell'accordo. Il Comune ha eccepito il difetto di giurisdizione. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno risolto il contrasto dichiarando la giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo. La Corte ha chiarito che la convenzione, stipulata ai sensi della legge sull'edilizia popolare, costituisce un accordo integrativo o sostitutivo di provvedimento. Di conseguenza, tutte le controversie relative alla sua formazione, conclusione ed esecuzione, comprese le domande di risarcimento danni da inadempimento, spettano al giudice amministrativo e non a quello ordinario.
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Contratto di permuta con la PA: decide il TAR, non il civile
Gli eredi di un cittadino hanno citato in giudizio un Comune per il mancato rispetto di un contratto di permuta con la PA firmato nel 2006. Con questo accordo, il privato cedeva un terreno per costruire una scuola in cambio di lotti edificabili e opere di urbanizzazione mai realizzate. Il Comune ha eccepito il difetto di giurisdizione del giudice ordinario. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno stabilito che la causa spetta al giudice amministrativo. Infatti, lo scambio non era una semplice operazione commerciale privata, ma un accordo sostitutivo di un provvedimento di espropriazione, finalizzato alla gestione del territorio. Di conseguenza, i privati dovranno riassumere la causa davanti al Tribunale Amministrativo Regionale per chiedere il risarcimento dei danni.
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Giurisdizione società in house: decide il giudice ordinario
Un professionista ha impugnato davanti al TAR la graduatoria di una selezione indetta da una società a controllo pubblico per un incarico di esperto senior, sostenendo che il vincitore non avesse i requisiti richiesti. La società ha eccepito il difetto di giurisdizione del giudice amministrativo. Le Sezioni Unite della Cassazione, risolvendo il conflitto, hanno stabilito che la giurisdizione società in house spetta al giudice ordinario. Anche se interamente partecipata dallo Stato, la società in house è un soggetto di diritto privato. Le sue procedure di selezione non costituiscono esercizio di un pubblico potere, ma rientrano nell'agire privato dell'ente. Di conseguenza, le controversie sulle assunzioni e sui contratti di collaborazione devono essere decise dal giudice ordinario.
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Regolamento preventivo di giurisdizione: tardivo dopo il TAR
Una dipendente comunale ha impugnato davanti al TAR la revoca di una delibera che le riconosceva mansioni superiori. Il TAR ha declinato la giurisdizione a favore del giudice ordinario. La lavoratrice ha quindi proposto un regolamento preventivo di giurisdizione davanti alla Corte di Cassazione. Le Sezioni Unite hanno dichiarato inammissibile il ricorso. La Corte ha chiarito che il regolamento preventivo di giurisdizione non può essere proposto se il giudice di primo grado ha già deciso sulla giurisdizione, anche se con sentenza semplificata. Di conseguenza, la lavoratrice ha perso il ricorso ed è stata condannata al pagamento delle spese processuali.
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Giudicato sulla giurisdizione: nullo il finto trasferimento
Una società italiana trasferisce fittiziamente la sede in Bulgaria per evitare il fallimento. Le Sezioni Unite affermano la giurisdizione italiana, ma la Corte d'Appello, dopo aver interpellato la Corte di Giustizia UE, riesamina i fatti e nega la giurisdizione, revocando il fallimento. La Cassazione accoglie il ricorso della Curatela: il giudicato sulla giurisdizione interno emesso dalle Sezioni Unite resta pienamente vincolante se la decisione della Corte di Giustizia UE non evidenzia un effettivo contrasto con il diritto comunitario. La Corte d'Appello non poteva quindi compiere un nuovo autonomo accertamento sui fatti già decisi. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Contratto di concessione: scontro sui costi di sicurezza
Il Concessionario di una tratta autostradale ha impugnato il provvedimento con cui il Ministero concedente ha approvato solo parzialmente un progetto di adeguamento delle barriere di sicurezza, tagliando i costi rimborsabili. La Cassazione, risolvendo il conflitto di giurisdizione, ha stabilito che la controversia spetta al Giudice ordinario. La Corte ha chiarito che la contestazione riguarda la fase esecutiva del contratto di concessione. In questa fase, l'amministrazione non esercita un potere autoritativo di pianificazione, ma compie una verifica tecnico-giuridica in una posizione di parità con il privato. Di conseguenza, trattandosi di adempimento di obblighi contrattuali e non di esercizio di poteri pubblici, la giurisdizione appartiene al giudice ordinario, davanti al quale la causa deve essere riassunta.
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Esecuzione della concessione: privato batte i tagli dello Stato
Il Concessionario di una tratta autostradale ha impugnato il provvedimento del Ministero che approvava solo parzialmente un progetto di adeguamento della sicurezza, riducendo i costi rimborsabili. Il Concessionario ha quindi chiesto alla Corte di Cassazione, tramite regolamento preventivo, di chiarire se la causa spettasse al giudice ordinario o a quello amministrativo. Le Sezioni Unite hanno stabilito che la controversia riguarda la fase di esecuzione della concessione. In questa fase, il rapporto tra le parti è paritetico e non comporta l'esercizio di poteri autoritativi da parte della Pubblica Amministrazione. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato la giurisdizione del Giudice ordinario, davanti al quale il processo dovrà essere riassunto.
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Concessione di servizi pubblici: decide il giudice civile o il TAR
Una società concessionaria autostradale ha impugnato davanti al TAR il provvedimento con cui il Ministero concedente ha approvato solo parzialmente un progetto di adeguamento tecnologico, riducendo unilateralmente i costi rimborsabili. La società ha quindi proposto un regolamento preventivo per chiarire quale giudice fosse competente. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno stabilito che la controversia spetta al Giudice ordinario. Trattandosi della fase esecutiva di una concessione di servizi pubblici, il rapporto tra le parti è paritetico e non coinvolge poteri autoritativi della Pubblica Amministrazione, ma semplici obblighi contrattuali.
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Tutela possessoria contro la Pubblica Amministrazione: sì del GO
Una Società Concessionaria ha realizzato dei capannoni industriali su un'area comunale in base a una concessione di lavori pubblici. Successivamente, il Comune ha risolto il contratto e ha ordinato lo sgombero dei beni, affittando un capannone a una Società Terza. La Società Concessionaria ha avviato un'azione di reintegra nel possesso davanti al Tribunale civile. Quest'ultimo ha dichiarato il difetto di giurisdizione, ritenendo che l'atto del Comune fosse un provvedimento autoritativo. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno invece stabilito che la controversia spetta al giudice civile. Trattandosi della fase esecutiva di una concessione, il Comune ha agito con poteri privatistici e non autoritativi. Di conseguenza, la tutela possessoria contro la Pubblica Amministrazione spetta alla giurisdizione ordinaria.
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Tutela possessoria contro la Pubblica Amministrazione: decide il GO
La concessionaria di un'area industriale ha promosso un'azione di reintegra nel possesso contro un Comune che, dopo aver risolto la convenzione, aveva locato a terzi un capannone industriale. Il Tribunale aveva dichiarato il difetto di giurisdizione a favore del giudice amministrativo, ritenendo l'ordine di sgombero del Comune un atto autoritativo. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno invece affermato la giurisdizione del giudice ordinario. La Corte ha stabilito che la tutela possessoria contro la Pubblica Amministrazione spetta al giudice ordinario quando l'amministrazione agisce nell'ambito di un rapporto contrattuale paritetico e non esercita poteri pubblici autoritativi. Di conseguenza, l'azione di spoglio del possesso deve essere decisa dal Tribunale ordinario.
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Fondo salva-opere: la Cassazione decide tra TAR e giudice civile
Una società subappaltatrice chiedeva l'accesso al Fondo salva-opere per recuperare crediti insoddisfatti verso l'appaltatore principale, ammesso al concordato preventivo. Il Ministero, dopo un iniziale accoglimento, revocava il beneficio ritenendo il credito estinto tramite l'assegnazione di azioni concordatarie. La società impugnava la revoca davanti al TAR, che declinava la giurisdizione. Le Sezioni Unite della Cassazione, adite con regolamento preventivo, hanno confermato la giurisdizione del giudice ordinario. La Corte ha stabilito che, quando l'erogazione di un contributo pubblico è vincolata dalla legge a presupposti oggettivi e non comporta valutazioni discrezionali della Pubblica Amministrazione, la posizione del privato è di diritto soggettivo. Di conseguenza, la contestazione sulla revoca spetta al giudice ordinario e non a quello amministrativo.
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Esclusione dal campionato sportivo: chi decide sui danni?
Una storica società calcistica viene esclusa dal campionato professionistico a causa di debiti fiscali non regolarizzati nei termini. Di conseguenza, la Federazione dispone lo svincolo d'autorità dei suoi calciatori. La società e il suo socio di maggioranza citano in giudizio la Federazione, il suo Presidente e un nuovo club concorrente davanti al tribunale civile, chiedendo il risarcimento dei danni e la tutela del proprio marchio. La Corte di Cassazione risolve il conflitto di giurisdizione stabilendo che le domande risarcitorie contro la Federazione e il suo Presidente rientrano nella giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, trattandosi di contestazioni su provvedimenti di esclusione dal campionato sportivo. Al contrario, le controversie tra soggetti privati per concorrenza sleale e contraffazione del marchio restano di competenza del giudice ordinario civile.
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Graduatorie d’istituto ATA: decide il Giudice del Lavoro, no TAR
Una lavoratrice ha fatto causa al Ministero dell'Istruzione per ottenere la rettifica del proprio punteggio e il corretto posizionamento nelle graduatorie d'istituto ATA di terza fascia, lamentando la mancata valutazione del servizio svolto presso enti di formazione. Il Tribunale si era dichiarato incompetente a favore del giudice amministrativo, ritenendo la procedura simile a un concorso pubblico. La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, ha ribaltato la decisione, stabilendo che la giurisdizione spetta al Giudice Ordinario (Tribunale del Lavoro). La formazione di tali elenchi non costituisce una procedura concorsuale, poiché non prevede valutazioni discrezionali o comparative, ma un calcolo automatico dei punteggi. Di conseguenza, si discute di diritti soggettivi del lavoratore.
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Reclutamento personale società in house: privato e non pubblico
Un candidato ha impugnato davanti al TAR la nomina del Direttore Generale di una società pubblica, ritenendo che la procedura avesse natura di concorso pubblico poiché il bando utilizzava tale termine. Il candidato ha successivamente proposto regolamento preventivo di giurisdizione. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno stabilito che le controversie relative al reclutamento personale società in house spettano al giudice ordinario. Anche se queste società devono rispettare principi di trasparenza e imparzialità, le loro procedure di selezione mantengono natura privatistica e negoziale. Di conseguenza, la giurisdizione appartiene al giudice civile ordinario e non al giudice amministrativo.
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Giurisdizione del giudice italiano: cliente a Londra ma causa a Roma
Un professionista italiano ha citato in giudizio una cliente per ottenere il pagamento delle prestazioni di consulenza patrimoniale e societaria svolte in Italia. La cliente, trasferitasi a Londra, ha eccepito il difetto di giurisdizione del giudice italiano, invocando la tutela speciale del foro del consumatore nel proprio luogo di residenza estero. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno invece confermato la giurisdizione del giudice italiano. La Corte ha rilevato che il contratto è stato concluso ed eseguito interamente in Italia e che non ricorrono i presupposti per l'applicazione del foro protettivo del consumatore all'estero, in quanto l'attività negoziale non è stata preceduta da offerte o pubblicità nel Regno Unito. Di conseguenza, la causa deve essere decisa dal Tribunale di Roma.
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Giurisdizione ordinaria: chi decide sui crediti in garanzia?
Una società produttrice di energia fotovoltaica ha trasferito i propri crediti futuri verso il Gestore pubblico a una società finanziaria, tramite una cessione del credito in garanzia. Successivamente, il Gestore ha revocato gli incentivi alla produttrice per irregolarità e ha chiesto alla finanziaria la restituzione di oltre 500.000 euro già pagati. La finanziaria ha contestato la richiesta. Le Sezioni Unite hanno stabilito che la controversia spetta alla giurisdizione ordinaria. Infatti, la lite non riguarda il potere pubblico di revoca degli incentivi, ma unicamente il rapporto contrattuale privato tra il Gestore (debitore ceduto) e la finanziaria (cessionaria). Si tratta di una comune azione di restituzione di un pagamento non dovuto, regolata dal codice civile, in cui le parti si trovano in una posizione paritaria.
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Regolamento preventivo di giurisdizione: no nei giudizi riassunti
Un'azienda, proprietaria di uno stabilimento alluvionato vicino a un torrente, ha contestato il rifiuto della Pubblica Amministrazione di intervenire sui canali di scarico. Dopo che il ricorso straordinario al Capo dello Stato è stato dichiarato inammissibile per difetto di giurisdizione, l'azienda ha riassunto la causa davanti al Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche. Successivamente, ha proposto un regolamento preventivo di giurisdizione per confermare la competenza di questo giudice. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno dichiarato inammissibile il ricorso. La Corte ha stabilito che la riassunzione non avvia un nuovo processo, ma prosegue l'unico giudizio originario. Poiché sul punto si era già espresso il Capo dello Stato, alle parti è precluso l'utilizzo del regolamento preventivo di giurisdizione, utilizzabile solo prima che intervenga una decisione sulla giurisdizione.
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