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Regime Di Sospensione

5 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Agevolazione fiscale che permette di produrre, detenere o far viaggiare merci senza pagare subito l'imposta, che verrà versata solo al momento dell'immissione sul mercato.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Plafond IVA: il cambio di destinazione d’uso annulla il beneficio
Un cantiere navale costruisce un'imbarcazione per un cliente estero e registra gli acconti tra le cessioni non imponibili, costituendo il proprio plafond IVA per gli acquisti agevolati. Successivamente, l'acquirente decide di destinare il bene a un uso privato personale. La vendita diventa così un'operazione imponibile sul territorio nazionale. L'Agenzia delle Entrate contesta l'illegittima costituzione dell'agevolazione ed emette avvisi di accertamento per il recupero dell'imposta sugli acquisti effettuati senza IVA. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del Fisco. La Suprema Corte stabilisce che il mutamento successivo della natura della vendita annulla il beneficio e genera un debito tributario immediato.
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Regime di sospensione delle accise: i bonifici non bastano
L'Agenzia delle Dogane ha richiesto a un'azienda il pagamento delle imposte su prodotti alcolici spediti all'estero. L'azienda riteneva di beneficiare del regime di sospensione delle accise, ma il sistema telematico non aveva registrato la chiusura della spedizione. I giudici di secondo grado avevano dato ragione all'azienda basandosi su documenti privati, come bonifici e fatture. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'Agenzia. La Corte ha stabilito che, in mancanza della ricevuta telematica ufficiale, la prova dell'arrivo della merce non può essere fornita con documenti privati. L'azienda deve utilizzare esclusivamente le prove ufficiali e alternative previste dalla legge, che richiedono sempre il coinvolgimento dell'amministrazione finanziaria. La sentenza è stata quindi annullata con rinvio.
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Abbuono dell’accisa per furto: la Cassazione nega lo sconto
Un'azienda produttrice di liquori ha subito il furto di una partita di alcol etilico neutro custodito in un deposito fiscale in regime di sospensione. L'amministrazione finanziaria ha negato l'abbuono dell'accisa per furto, pretendendo il pagamento dell'imposta. Mentre i giudici di merito avevano dato ragione all'azienda, la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. La Suprema Corte ha stabilito che il furto non dà diritto all'esenzione fiscale, poiché la sottrazione non equivale alla distruzione fisica del bene. La merce rubata, infatti, può comunque essere immessa illegalmente sul mercato e consumata. Di conseguenza, l'azienda è tenuta a pagare l'imposta dovuta, in quanto l'abbuono spetta solo in caso di perdita totale o distruzione irrimediabile della merce per caso fortuito o forza maggiore.
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Responsabilità del depositario autorizzato: no al cumulo sanzioni
L'Amministrazione Doganale ha sanzionato una Società di Logistica, in qualità di depositario autorizzato, per l'omesso versamento di accise su 22 partite di vodka destinate all'esportazione ma mai regolarmente uscite dal territorio dell'Unione Europea. Per alcune spedizioni mancava l'appuramento dei documenti elettronici, mentre per altre era stata inserita un'attestazione di uscita falsa da parte di un funzionario doganale infedele. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, confermando la piena responsabilità del depositario autorizzato per omessa vigilanza sulla conclusione delle procedure di esportazione. La Corte ha inoltre escluso l'applicabilità del cumulo giuridico per le sanzioni da omesso versamento, trattandosi di violazioni sostanziali autonome, confermando la legittimità delle sanzioni applicate per ciascuna singola operazione irregolare.
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Esenzione accise carburante: la miscelazione abusiva costa cara
L'Agenzia delle Dogane ha contestato a una società petrolifera il recupero di accise per l'anno 2012 relativo a cinque operazioni di rifornimento navale. L'amministrazione ha riscontrato una miscelazione non autorizzata di gasolio e olio combustibile, che ha reso indistinguibili i prodotti originari e ha generato un ammanco di carburante, ipotizzando un contrabbando. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Dogane, stabilendo che la miscelazione abusiva fa venir meno l'esenzione accise carburante se impedisce il controllo sulle quantità effettive e sulla destinazione d'uso. La Corte ha chiarito che il titolare del deposito fiscale risponde oggettivamente del tributo evaso in caso di svincolo irregolare dal regime sospensivo, cassando la sentenza d'appello favorevole alla contribuente.
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