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Regime Derogatorio

14 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Un insieme di regole speciali che si discostano da quelle ordinarie. Nel caso delle intercettazioni per criminalità organizzata, permette di effettuare le captazioni anche in luoghi di privata dimora con meno restrizioni.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Pensione di anzianità: salvaguardia e requisiti di età
Un lavoratore ha agito in giudizio contro l'ente previdenziale per ottenere la pensione di anzianità con i requisiti della cosiddetta quota 96. Il ricorrente riteneva applicabili le sole regole bloccate al 2011 previste per i soggetti salvaguardati, escludendo i successivi aumenti per speranza di vita. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. I giudici hanno chiarito che il regime di salvaguardia ripristina la normativa previgente nella sua interezza. Tale disciplina includeva già gli incrementi progressivi dei requisiti di età e contributi scattati negli anni successivi, come il passaggio a quota 97.
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Obbligo di motivazione: il Comune non deve smentire le esenzioni
Un'azienda ha impugnato un avviso di accertamento ICI per l'anno 2013, sostenendo di avere diritto a un'esenzione fiscale. La Commissione Tributaria Regionale ha dato ragione all'azienda, ritenendo che il Comune dovesse motivare espressamente il rifiuto dell'esenzione nell'atto. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Comune. I giudici hanno stabilito che l'obbligo di motivazione dell'accertamento è rispettato quando l'atto indica chiaramente gli elementi essenziali della pretesa (se e quanto dovuto). Non spetta al Comune smentire preventivamente le esenzioni nell'avviso, poiché spetta al contribuente dimostrare i fatti che danno diritto all'agevolazione fiscale.
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Motivazione avviso di accertamento: Comune batte contribuente
Una società immobiliare impugna un avviso di accertamento ICI emesso dal Comune, sostenendo di avere diritto a un'esenzione e che l'atto fosse nullo per difetto di motivazione. La CTR accoglie il ricorso della contribuente, ritenendo che il Comune dovesse motivare specificamente il diniego dell'esenzione. La Corte di Cassazione ribalta la decisione, accogliendo il ricorso del Comune. I giudici chiariscono che la motivazione avviso di accertamento è valida se indica gli elementi essenziali della pretesa (an e quantum). Spetta invece al contribuente, che invoca un regime di favore, l'onere di provare i requisiti per l'esenzione. La sentenza impugnata viene cassata con rinvio.
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Esenzione ICI e obbligo di motivazione: la svolta in Cassazione
Il Comune ha emesso un avviso di accertamento per il mancato versamento dell'ICI nei confronti di una Società Contribuente. Quest'ultima riteneva di avere diritto a un'esenzione d'imposta. I giudici di secondo grado avevano annullato l'atto perché privo di una specifica giustificazione sul rifiuto dell'esenzione. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Comune. La Corte ha stabilito che l'obbligo di motivazione dell'atto tributario è soddisfatto quando il contribuente conosce gli elementi essenziali della pretesa. Spetta infatti al contribuente, e non all'amministrazione, dimostrare i requisiti per ottenere l'agevolazione fiscale.
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Obbligo di motivazione: Comune contro Azienda sull’esenzione
Una società immobiliare ha impugnato un avviso di accertamento ICI emesso dal Comune, rivendicando il diritto a un'esenzione d'imposta. La Commissione Tributaria Regionale ha inizialmente dato ragione alla società, ritenendo che il Comune dovesse motivare espressamente il mancato riconoscimento dell'agevolazione. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Comune. I giudici hanno stabilito che l'obbligo di motivazione dell'accertamento è soddisfatto quando l'atto indica gli elementi essenziali della pretesa tributaria. Spetta infatti al contribuente, e non all'amministrazione, l'onere di provare i fatti che danno diritto a un'esenzione, trattandosi di un regime eccezionale. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio.
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Omessa Dichiarazione Autotrasportatori: Condanna Senza Prova
La legale rappresentante di un'azienda di trasporti è stata condannata per il reato di omessa dichiarazione fiscale per due annualità. La sua difesa si basava sull'applicazione di un regime speciale IVA per gli autotrasportatori, che avrebbe ridotto l'imposta evasa al di sotto della soglia di punibilità. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio chiaro: chi intende beneficiare di un'agevolazione fiscale ha l'onere di provare di possederne i requisiti. In questo caso, la difesa non ha mai dimostrato di aver diritto al regime speciale, rendendo la condanna per omessa dichiarazione autotrasportatori definitiva.
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Prova gratuita non vale come consenso per email marketing: la sentenza
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio chiave sul consenso per email marketing. Un'azienda inviava comunicazioni promozionali a utenti che si erano solo registrati al sito per una prova gratuita, senza concludere un acquisto. L'azienda sosteneva che ciò fosse lecito come 'soft spam'. La Cassazione ha respinto questa tesi, chiarendo che l'eccezione del soft spam si applica solo ai clienti paganti, nel contesto di una vendita già perfezionata. Per i semplici utenti registrati o in prova, il consenso esplicito è sempre necessario. Di conseguenza, l'operato dell'azienda è stato giudicato illegittimo e il suo ricorso è stato rigettato.
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Totalizzazione pensionistica: requisiti e calcolo
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in tema di totalizzazione pensionistica, il calcolo del trattamento secondo il sistema più favorevole previsto dall'ordinamento della singola Cassa non può prescindere dal possesso del requisito anagrafico. Un iscritto aveva richiesto la liquidazione della pensione rivendicando l'applicazione di un regime di favore basato sul solo requisito contributivo di vent'anni. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'ente previdenziale, chiarendo che l'anzianità contributiva e l'età anagrafica sono requisiti inscindibili. La deroga normativa deve essere interpretata restrittivamente, richiedendo la coesistenza di entrambi i parametri previsti dai regolamenti interni.
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Sicurezza sul lavoro COVID: assolto il datore di lavoro
La Corte di Cassazione ha confermato l'assoluzione di un datore di lavoro del settore della grande distribuzione, accusato di violazioni in materia di sicurezza per non aver adottato misure come barriere adeguate e DPI specifici (FFP2) durante la pandemia. La Corte ha stabilito che la normativa emergenziale e i relativi protocolli costituivano un regime derogatorio rispetto alle norme ordinarie. Di conseguenza, l'adempimento delle prescrizioni contenute nei protocolli era sufficiente a esonerare il datore di lavoro da responsabilità penale per la gestione del rischio da contagio, definendo un nuovo e specifico standard di diligenza per la sicurezza sul lavoro COVID.
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Deducibilità interessi passivi: via libera Cassazione
Una società immobiliare ha dedotto integralmente gli interessi passivi su mutui ipotecari per immobili locati. L'Agenzia delle Entrate ha contestato la deduzione, sostenendo la necessità di un collegamento diretto tra il finanziamento e l'acquisto del bene. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'Agenzia, confermando la piena deducibilità degli interessi passivi. Secondo i giudici, la norma non impone limiti stringenti, non richiedendo che il finanziamento sia finalizzato all'acquisto né che l'immobile sia da locare in futuro.
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Deducibilità interessi passivi: la Cassazione decide
Una società immobiliare si è vista contestare dall'Agenzia delle Entrate la piena deducibilità degli interessi passivi su mutui ipotecari. L'Ufficio sosteneva che il beneficio fiscale fosse limitato ai finanziamenti contratti per l'acquisto o la costruzione di immobili da locare successivamente. La Corte di Cassazione ha rigettato la tesi del Fisco, stabilendo che la norma ha una portata ampia: la piena deducibilità degli interessi passivi è permessa indipendentemente dalla finalità specifica del finanziamento e dal fatto che l'immobile sia già locato al momento della stipula del mutuo.
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Lavoro in prova: sì alla pensione in deroga
Un lavoratore si è visto negare la pensione in deroga (c.d. settima salvaguardia) perché, dopo la cessazione del rapporto principale, aveva svolto un breve periodo di lavoro in prova, non superato. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che il lavoro in prova non costituisce un rapporto di lavoro "a tempo indeterminato" stabile e definitivo, e pertanto non impedisce l'accesso al beneficio pensionistico. La Corte ha sottolineato che la finalità della norma è escludere solo chi ha trovato una nuova occupazione stabile, non chi ha tentato un reinserimento lavorativo tramite un periodo di prova poi fallito.
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Intercettazioni criminalità organizzata: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la validità delle intercettazioni ambientali in un caso di associazione mafiosa, chiarendo l'ambito di applicazione della nozione di 'criminalità organizzata' alla luce del D.L. n. 105/2023. Il ricorso di un indagato, che contestava l'utilizzabilità delle prove raccolte tramite captatore informatico e la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza, è stato rigettato. La Corte ha stabilito che la nuova normativa ha natura di interpretazione autentica, estendendo retroattivamente il regime derogatorio delle intercettazioni anche ai reati aggravati dal metodo mafioso, e ha ritenuto sufficienti gli elementi probatori, comprese le dichiarazioni di una collaboratrice di giustizia.
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Aggravante mafiosa: intercettazioni sempre valide
La Corte di Cassazione ha stabilito la piena validità delle intercettazioni autorizzate con le regole speciali previste per la criminalità organizzata, anche quando si procede per un reato comune aggravato dal metodo mafioso (art. 416-bis1 c.p.). In questo caso, relativo a un'ipotesi di turbata libertà degli incanti, la Corte ha respinto il ricorso dell'imputato che contestava l'inutilizzabilità delle prove, chiarendo che una recente norma, con efficacia retroattiva, estende il regime derogatorio a tali fattispecie, richiedendo solo 'sufficienti indizi' per l'autorizzazione delle captazioni.
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