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Reclamo Incidentale

6 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Impugnazione presentata dalla parte che è convenuta nel processo di appello (reclamato), con la quale si contesta la decisione di primo grado su punti diversi da quelli sollevati dall'appellante principale (reclamante).

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Licenziamento per giustificato motivo oggettivo e repechage
Il Lavoratore ha impugnato il licenziamento per giustificato motivo oggettivo intimato dall'Azienda a seguito della perdita di un appalto. Il Tribunale ha inizialmente ordinato la reintegrazione per violazione dell'obbligo di ripescaggio. La Corte d'Appello ha ribaltato l'esito: ha ritenuto definitivo l'accertamento sulla crisi aziendale per mancata impugnazione incidentale del dipendente e ha considerato provata l'assenza di altri posti tramite il Libro Unico del Lavoro. La Corte di Cassazione ha evidenziato una questione di massima rilevanza sul rapporto unitario tra soppressione del posto e obbligo di repechage, disponendo la trattazione della causa in pubblica udienza.
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Gravi irregolarità gestionali: revoca amministratore
La Corte d'Appello di Firenze ha confermato la revoca di un amministratore e dei sindaci a causa di gravi irregolarità gestionali. L'ispezione ha rivelato l'uso sistematico di fondi societari per scopi personali, come l'acquisto di auto di lusso e orologi di marca. Il provvedimento chiarisce che la tutela dell'Art. 2409 c.c. protegge l'interesse della società stessa, oltre a quello dei soci di minoranza.
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Reclamo incidentale: la Cassazione chiarisce
In un caso di licenziamento, la Corte di Cassazione ha sospeso la decisione per analizzare una questione procedurale di grande rilevanza. Il caso riguarda la necessità per un lavoratore, vittorioso in primo grado, di presentare un reclamo incidentale su un punto specifico (la genericità della contestazione disciplinare) rigettato dal primo giudice. La Corte valuterà se tale punto costituisca un 'capo autonomo' della domanda, suscettibile di passare in giudicato se non specificamente impugnato, rinviando il caso a una pubblica udienza per la sua particolare importanza.
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Eccezione di decadenza: come impugnarla in appello
Una lavoratrice, licenziata dopo una cessione di ramo d'azienda, impugnava sia il licenziamento sia la cessione stessa. La società cedente sollevava un'eccezione di decadenza per tardiva impugnazione della cessione. La Corte di Cassazione ha chiarito che, se il giudice di primo grado rigetta implicitamente tale eccezione decidendo nel merito, la parte soccombente su quel punto deve proporre appello incidentale, non potendosi limitare a riproporre la questione in appello. La sentenza di secondo grado è stata quindi cassata.
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Abuso del diritto: no a concordati per ritardare il fallimento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20182/2025, ha stabilito che la presentazione di una nuova domanda di concordato preventivo, al solo scopo di eludere le conseguenze negative di una precedente procedura destinata all'insuccesso, costituisce un abuso del diritto. La Corte ha rigettato il ricorso di una società, confermando sia la sua dichiarazione di fallimento sia l'estensione dello stesso a un'altra società, riconosciuta come socia di una supersocietà di fatto. La decisione ribadisce che gli strumenti di risoluzione della crisi non possono essere usati in modo strumentale e dilatorio per paralizzare le legittime istanze dei creditori.
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Assegno divorzile: quando la figlia diventa autonoma?
In un caso di modifica delle condizioni di divorzio, un ex marito chiedeva la revoca dell'assegno divorzile alla ex moglie e del mantenimento per la figlia ormai adulta e lavoratrice. Il Tribunale aveva ridotto l'assegno divorzile. La Corte d'Appello, tuttavia, ha riformato la decisione: pur confermando la revoca del mantenimento per la figlia economicamente autonoma, ha ripristinato l'importo originario dell'assegno divorzile per la ex moglie. La Corte ha sottolineato la funzione compensativa dell'assegno, dovuto per i sacrifici professionali fatti dalla donna durante il matrimonio a vantaggio della famiglia e della carriera del marito, ritenendo che l'autonomia della figlia non giustificasse una diminuzione del supporto all'ex coniuge.
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