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Recidivo

37 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Una persona che commette un nuovo reato dopo essere già stata condannata per un reato precedente.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Ricorso Penale Inammissibile: Fatti e Pena Confermato in Cassazione
Un individuo è stato condannato in appello per reati legati allo spaccio di droga e aggressione, con una pena di 4 anni, 11 mesi e 15 giorni di reclusione e una multa. Un reato minore era stato dichiarato estinto per prescrizione. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la responsabilità e la pena. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale, ritenendo i motivi generici e volti a una nuova valutazione dei fatti già esaminati dai giudici precedenti. La sentenza ha confermato la piena responsabilità dell'imputato, ribadendo che la Cassazione non può riesaminare le prove.
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Flessibile da lavoro o strumento da scasso? La Cassazione chiarisce il possesso ingiustificato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due individui condannati per il reato di possesso ingiustificato di strumenti da scasso (Art. 707 c.p.). I ricorrenti erano stati trovati con un flessibile elettrico e altri attrezzi. La difesa contestava l'idoneità degli strumenti e la validità di una notifica processuale. La Suprema Corte ha ribadito che il possesso ingiustificato di strumenti da scasso include anche attrezzi comuni, se le circostanze ne indicano la destinazione illecita. Ha inoltre ritenuto tardiva l'eccezione di nullità della notifica e ha escluso l'applicazione della particolare tenuità del fatto, data la loro storia criminale.
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Falso sinistro stradale: la Cassazione respinge il ricorso, pena confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per aver denunciato un falso sinistro stradale. L'imputato aveva simulato un incidente per truffare una compagnia assicurativa, un reato previsto dagli artt. 81 e 642 c.p. La Corte d'Appello aveva già confermato la condanna e la pena, ritenuta congrua e contenuta nei minimi edittali, considerando la pericolosità del reo e il danno all'assicurazione. La Cassazione ha ribadito che la valutazione della pena e il diniego delle circostanze attenuanti generiche rientrano nella discrezionalità del giudice di merito, se motivati in modo logico. Il ricorso è stato respinto, con condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Povertà non giustifica l’inosservanza: Inammissibilità ricorso penale
Un cittadino straniero è stato condannato per essersi trattenuto illegalmente in Italia, nonostante due ordini di allontanamento. Ha presentato un ricorso penale, sostenendo che la sua condizione di povertà estrema fosse un giustificato motivo e chiedendo l'applicazione della particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale. Ha stabilito che la povertà non costituisce di per sé un giustificato motivo per non rispettare l'ordine di espulsione. Inoltre, la sua condizione di recidivo ha impedito di considerare il fatto come di particolare tenuità. Il ricorso è stato respinto.
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Prescrizione della Pena: Quando la Revoca è Tarda e Inefficace
Un Lavoratore aveva ottenuto la sospensione condizionale della pena. Successivamente, ha ricevuto un'altra condanna definitiva che ha portato il Giudice per le Indagini Preliminari a revocare il beneficio. Il Lavoratore ha contestato questa decisione, sostenendo che la prescrizione della pena era già intervenuta. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso. Ha stabilito che il termine per la prescrizione della pena inizia quando la causa della revoca della sospensione condizionale diventa definitiva, non quando il giudice emette l'ordine di revoca. Poiché questo termine era trascorso, la Corte ha annullato la revoca.
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Estinzione delle Pene: Richiesta Inammissibile per Recidivo
L'Imputato ha presentato una richiesta di estinzione delle pene, già inflitte con diverse sentenze, ai sensi dell'art. 172 c.p. Il Tribunale ha dichiarato la richiesta inammissibile, poiché era una riproposizione di istanze precedenti già rigettate per la sua condizione di recidivo. L'Imputato ha contestato, invocando un cambio di orientamento giurisprudenziale. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità, ritenendo che la questione fosse già stata definitivamente decisa e che il nuovo orientamento non fosse applicabile al suo caso, consolidando la decisione precedente.
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Tentato Furto: Ricorso Inammissibile, Condanna Confermata
Un Lavoratore è stato condannato per tentato furto in un garage e per la violazione di un foglio di via. Ha presentato ricorso in Cassazione. Contestava la mancata applicazione della continuazione tra i reati e la mancata acquisizione di filmati di videosorveglianza. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che non ci fosse un unico disegno criminoso per la continuazione. Inoltre, la richiesta dei filmati era tardiva, non essendo stata avanzata nei gradi precedenti. Il tentato furto è stato quindi confermato.
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Convalida del DASPO: salta l’obbligo di firma per un vizio di forma
Il Questore di Bergamo ha imposto a un tifoso recidivo il divieto di accesso alle manifestazioni sportive con l'obbligo di firma in questura. Il Giudice per le indagini preliminari non ha convalidato l'obbligo di firma. Il Pubblico Ministero ha proposto ricorso, sostenendo che per i recidivi l'obbligo di firma sia un automatismo di legge che non richiede una specifica motivazione sulla pericolosità del soggetto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per violazione del principio di autosufficienza, poiché il Pubblico Ministero si è limitato ad affermare la recidività senza allegare le prove necessarie. Vince il tifoso: la mancata convalida del DASPO, nella parte relativa all'obbligo di firma, viene confermata.
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Particolare tenuità del fatto: nessun beneficio per i recidivi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato a dieci mesi di reclusione per aver violato le prescrizioni della sorveglianza speciale. Il ricorrente lamentava la mancata concessione delle attenuanti generiche e l'esclusione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici di legittimità hanno chiarito che le attenuanti generiche non sono una concessione benevola, ma richiedono elementi di eccezionale rilevanza. Inoltre, la particolare tenuità del fatto è stata esclusa a causa della personalità criminale del soggetto e della sua recidiva, che impediscono di considerare l'offesa come minima. Di conseguenza, la condanna è stata confermata e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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DASPO per tifosi recidivi: la Cassazione conferma la linea dura
Il Questore di Palermo ha imposto a un tifoso un nuovo provvedimento di DASPO con l'obbligo di firma, a causa del suo coinvolgimento in un incendio boschivo nei pressi dello stadio durante una partita di calcio. Essendo il tifoso già destinatario di un precedente divieto, l'autorità ha applicato la misura aggravata prevista per i recidivi. Il tifoso ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che il vecchio provvedimento risalisse a prima della riforma del 2019 e che l'obbligo di firma automatico violasse la Costituzione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il DASPO per tifosi recidivi si applica legittimamente anche se il precedente divieto è anteriore alla riforma, in quanto costituisce un semplice presupposto di fatto. Il tifoso perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Particolare tenuità del fatto: no alla richiesta tardiva
Il Condannato, precedentemente condannato per la ricettazione di due assegni del valore di circa duemila euro, ha proposto ricorso in Cassazione chiedendo l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che questa richiesta non può essere presentata per la prima volta in sede di legittimità se la norma era già applicabile durante il processo di appello. Nel caso specifico, la difesa non aveva sollecitato la particolare tenuità del fatto davanti alla Corte d'Appello, nonostante la sentenza costituzionale favorevole fosse già stata pubblicata. Inoltre, la gravità del fatto, la recidiva del soggetto e il valore degli assegni escludono comunque la particolare tenuità del fatto. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Daspo fuori contesto: coltello in auto, tifoso recidivo perde
La Corte di Cassazione ha confermato un Daspo fuori contesto di cinque anni a un tifoso già noto alle forze dell'ordine. L'uomo, durante un controllo di polizia scaturito da un suo atteggiamento minaccioso, è stato trovato in possesso di un coltello nella sua auto. Nonostante il fatto non fosse avvenuto allo stadio, i giudici hanno ritenuto la misura necessaria per prevenire l'infiltrazione di soggetti pericolosi nelle tifoserie. La Corte ha stabilito che la pericolosità sociale concreta e attuale del soggetto, unita alla sua condizione di recidivo, giustifica pienamente il provvedimento restrittivo, respingendo il ricorso del tifoso.
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Ricettazione di assegno: non basta dire ‘non sapevo’ per salvarsi
Un uomo viene condannato per ricettazione di assegno, poiché ritenuto consapevole della sua provenienza illecita. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, respingendo il ricorso dell'imputato. I giudici hanno stabilito che la sua difesa, basata sulla presunta ignoranza dell'origine illegale del titolo, non era credibile. Le prove raccolte e le dichiarazioni inattendibili dell'uomo hanno dimostrato la sua piena consapevolezza. La Corte ha quindi dichiarato il ricorso inammissibile, rendendo la condanna definitiva e aggiungendo il pagamento delle spese processuali e di una sanzione economica.
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Guida senza patente: condanna certa se il ricorso è infondato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per guida senza patente a carico di un soggetto recidivo, a cui era già stata revocata la licenza di guida. L'imputato aveva presentato ricorso basandosi su una presunta incertezza sulla classificazione del veicolo (ciclomotore o motociclo). I giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile perché manifestamente infondato, ritenendolo una semplice ripetizione di argomenti già respinti nei gradi precedenti. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Inammissibilità ricorso per truffa: carta prepagata non scagiona
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per truffa di un uomo, il cui profitto era confluito su una sua carta prepagata. L'imputato aveva tentato di difendersi ipotizzando che terzi avessero agito a sua insaputa. I giudici hanno dichiarato l'inammissibilità del ricorso per truffa, ritenendo le argomentazioni generiche e ipotetiche. La Corte ha sottolineato che la condotta era stata astuta e non occasionale, e che l'imputato era già recidivo, escludendo così l'applicazione della non punibilità per particolare tenuità del fatto. La condanna è diventata definitiva, con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Diniego di oblazione per precedenti: telefono rubato, niente sconti
Un uomo, condannato per l'acquisto incauto di un telefono rubato, si vede respingere la richiesta di estinguere il reato pagando una somma di denaro. La Corte di Cassazione ha confermato il **diniego di oblazione** basandosi sui suoi numerosi precedenti penali e sul suo status di recidivo. Secondo i giudici, la 'storia criminale' dell'imputato rappresenta un ostacolo insuperabile per accedere a questo beneficio, che richiede una valutazione positiva della personalità del richiedente. La sentenza chiarisce che l'oblazione non è un diritto automatico e che il passato dell'imputato ha un peso determinante nella decisione del giudice. L'appello è stato quindi dichiarato inammissibile con condanna a ulteriori spese.
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Lieve entità e droga: i limiti della Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di patteggiamento che riconosceva la lieve entità in un caso di detenzione di stupefacenti. L'imputato, recidivo, era stato trovato in possesso di diverse tipologie di droghe (cocaina, eroina, metadone) e strumenti per il confezionamento. La Suprema Corte ha stabilito che la riqualificazione operata dal giudice di merito era priva di motivazione adeguata e palesemente eccentrica rispetto agli indici di professionalità emersi, quali la disponibilità di bilancini e materiali per il taglio.
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DASPO: limiti all’obbligo di firma del tifoso
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un tifoso colpito da DASPO per 5 anni con obbligo di firma a seguito di scontri violenti. Sebbene la durata della misura sia stata confermata per la recidività del soggetto, la Corte ha annullato parzialmente il provvedimento nella parte in cui estendeva l'obbligo di presentazione a tutte le partite professionistiche della provincia senza specifica motivazione. La decisione ribadisce che l'obbligo di firma deve essere proporzionato e limitato alle squadre effettivamente seguite dal destinatario.
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Esigenze cautelari: il fattore tempo è decisivo
La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento di una misura di custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. Il punto centrale della decisione riguarda l'assenza di attualità delle esigenze cautelari. Nonostante la gravità delle accuse, il lungo tempo trascorso tra i fatti contestati (risalenti al 2022) e l'applicazione della misura, unito alla mancanza di prove recenti su un legame attivo con l'organizzazione criminale, rende illegittima la detenzione preventiva.
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Trasporto illecito di rifiuti: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due individui condannati per trasporto illecito di rifiuti. Le motivazioni si basano sulla genericità degli appelli, che non hanno affrontato la condizione di recidiva degli imputati, ostativa all'applicazione della particolare tenuità del fatto. Inoltre, è stata rigettata la tesi della mera connivenza, ritenuta contraddittoria rispetto alle precedenti ammissioni di collaborazione.
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