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Recidivo

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37 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Tenuità del fatto: non sempre applicabile nei reati lievi
Un soggetto condannato per detenzione e spaccio di una piccola quantità di hashish, reato qualificato come di 'lieve entità', ha presentato ricorso in Cassazione invocando la non punibilità per 'particolare tenuità del fatto'. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando la distinzione tra i due istituti. La recidiva e le modalità della condotta (di notte, in luogo frequentato da giovani) sono state ritenute ostative al riconoscimento della tenuità del fatto, pur in presenza di un'offesa lieve.
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Pene sostitutive: il casellario giudiziale conta
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato condannato per spaccio, il quale richiedeva l'applicazione delle pene sostitutive. La Corte ha stabilito che, anche dopo la Riforma Cartabia, i precedenti penali e la personalità del reo sono elementi cruciali che il giudice deve valutare per determinare se una pena alternativa al carcere sia effettivamente idonea alla rieducazione del condannato. La decisione sottolinea che non basta l'assenza di ostacoli formali, ma serve una prognosi positiva sulla condotta futura dell'imputato.
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DASPO recidivo: la Cassazione e l’obbligo di firma
Un tifoso, già destinatario in passato di misure analoghe, riceve un nuovo DASPO con obbligo di firma per comportamenti provocatori durante una partita di basket. Il suo ricorso, basato su un presunto difetto di motivazione e sulla violazione del diritto di difesa, viene respinto. La Corte di Cassazione conferma che per un DASPO recidivo l'obbligo di firma è quasi automatico e che spetta al ricorrente dimostrare di non aver potuto accedere agli atti. La decisione sottolinea il rigore della normativa verso chi reitera condotte pericolose negli stadi.
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Attenuanti generiche: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per guida senza patente. La decisione conferma che, in presenza di precedenti penali e di un ricorso generico e assertivo, il diniego delle attenuanti generiche è legittimo e non richiede una disamina di ogni elemento favorevole al reo.
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Bilanciamento circostanze per recidivi: la Cassazione
Un soggetto condannato per tentato furto aggravato ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la ricostruzione dei fatti e sollevando una questione di costituzionalità sul divieto di bilanciamento delle circostanze per i recidivi. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la valutazione dei fatti spetta ai giudici di merito e che il giudizio di equivalenza tra attenuanti e aggravanti era correttamente motivato non solo dalla legge, ma anche dalla personalità negativa dell'imputato, gravato da numerosi precedenti. Di conseguenza, la condanna è stata confermata.
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Attenuanti generiche: il diniego non richiede analisi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30895/2024, ha dichiarato inammissibile un ricorso, chiarendo i criteri per il diniego delle attenuanti generiche. La Corte ha ribadito che per negare tali circostanze non è necessario un esame di tutti gli elementi, ma è sufficiente motivare la decisione basandosi su fattori negativi decisivi come la recidiva dell'imputato, la gravità del fatto e l'assenza di collaborazione. La decisione sottolinea che la semplice riproposizione di motivi già vagliati in appello non è ammissibile in sede di legittimità.
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Fatto di lieve entità: la Cassazione conferma condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti. La Corte ha escluso la possibilità di qualificare il reato come fatto di lieve entità a causa della notevole quantità di principio attivo, della presenza di una piantagione di 110 piante e dei numerosi precedenti penali dell'imputato, che commise il reato mentre era ai domiciliari.
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Particolare tenuità del fatto: no se c’è recidiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per evasione, che chiedeva l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La decisione si fonda sulla presenza di due precedenti penali per lo stesso reato, elemento che, secondo i giudici, esclude il requisito dell'occasionalità della condotta e rende inapplicabile il beneficio previsto dall'art. 131-bis c.p.
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Tenuità del fatto: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso riguardante la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte ha ritenuto l'appello generico, poiché non contestava la puntuale motivazione della Corte d'Appello, la quale aveva escluso la tenuità del fatto in base alla particolare intensità del dolo e alla pericolosità del soggetto, già recidivo. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Trattamento sanzionatorio: discrezionalità del giudice
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro una condanna per furto aggravato. Il motivo, basato su un vizio di motivazione del trattamento sanzionatorio, è infondato. La Corte ribadisce che la graduazione della pena è discrezionale per il giudice di merito, se adeguatamente motivata con riferimento alla gravità del fatto e alla capacità a delinquere dell'imputato.
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Conversione pena pecuniaria: quando può essere negata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista contro il diniego della conversione pena pecuniaria. La decisione si fonda sulla valutazione negativa della personalità del reo, recidivo nella guida senza patente e sorpreso a circolare con un veicolo privo di targa e assicurazione, manifestando disprezzo per le norme stradali.
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Obbligo di presentazione: legittima la doppia firma
Un tifoso, resosi protagonista di gravi atti di violenza durante un incontro di pallacanestro, ha impugnato il provvedimento che gli imponeva un obbligo di presentazione alla polizia con doppia firma per sei anni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la piena legittimità della misura. Secondo i giudici, la pericolosità concreta del soggetto e la sua recidività giustificano sia la lunga durata, sia la doppia firma, necessaria a prevenire disordini non solo durante, ma anche dopo la fine dell'evento sportivo.
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Rapina impropria consumata: quando si perfeziona?
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per rapina impropria consumata per aver rubato un giubbotto e minacciato le commesse. La Corte ha chiarito che, a differenza del furto, per la consumazione della rapina impropria è sufficiente la sottrazione del bene, se seguita da violenza o minaccia, non essendo necessario il conseguimento della piena disponibilità autonoma della cosa sottratta.
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Particolare tenuità del fatto e spaccio: no se abituale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di stupefacenti. La richiesta di applicare la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, ai sensi dell'art. 131-bis c.p., è stata respinta poiché il comportamento dell'imputato è stato ritenuto abituale, data la presenza di plurimi precedenti penali specifici.
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DASPO recidivo: obbligo di firma e doppia presentazione
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un provvedimento di DASPO recidivo della durata di otto anni, con obbligo di doppia presentazione alla polizia. Il ricorso, basato sulla presunta insufficienza di prove e sulla sproporzionalità della misura, è stato rigettato. La Corte ha stabilito che l'identificazione del soggetto sul luogo e nell'immediatezza degli scontri tra tifoserie è un elemento sufficiente per la convalida della misura preventiva. Inoltre, ha ribadito la legittimità dell'obbligo di doppia firma, anche per le trasferte, come strumento necessario per garantire l'effettività del divieto.
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Detenzione domiciliare: no se sei recidivo e vivi di reati
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un giovane condannato per furto aggravato, confermando il diniego della detenzione domiciliare. La decisione si fonda sulla condizione di recidivo dell'imputato che, traendo sostentamento da delitti contro il patrimonio, ha generato un giudizio prognostico negativo sulla sua capacità di rispettare le prescrizioni della misura alternativa.
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DASPO: Convalida e durata per tifoso recidivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un tifoso contro la convalida di un DASPO della durata di cinque anni. La Corte ha ribadito che il giudice della convalida deve effettuare un controllo completo sui presupposti della misura, inclusa la pericolosità del soggetto e la congruità della durata. In questo caso, la pericolosità era provata da video e la durata di cinque anni è stata ritenuta corretta poiché il soggetto era recidivo, come previsto dalla normativa vigente.
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