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Recidivo Specifico

7 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Soggetto che, dopo essere stato condannato per un reato, ne commette un altro della stessa natura, dimostrando una particolare inclinazione a delinquere in quel settore.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Manifestanti vs. Forze dell’Ordine: La Resistenza a Pubblico Ufficiale
Durante una manifestazione di solidarietà per i lavoratori, alcuni partecipanti hanno ingaggiato uno scontro con le forze dell'ordine, spingendo, sferrando calci e lanciando carrelli della spesa. I manifestanti sono stati condannati per resistenza a pubblico ufficiale. La Corte di Cassazione ha confermato le condanne, dichiarando inammissibili i ricorsi. Ha ribadito che la resistenza a pubblico ufficiale non richiede violenza diretta sulla persona, ma include anche atti violenti contro le cose o minacce indirette che ostacolano il lavoro degli ufficiali.
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Ricettazione di particolare tenuità: no allo sconto per recidivi
Un uomo, già condannato in passato per reati simili, viene ritenuto colpevole del reato di ricettazione per aver incassato quattro assegni rubati del valore complessivo di oltre undicimila euro. L'imputato propone ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento della circostanza attenuante della ricettazione di particolare tenuità. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che questa attenuante non spetta se il valore dei beni è elevato e se il soggetto è un recidivo specifico. Il fatto deve infatti presentare caratteristiche di eccezionale modestia e occasionalità. Di conseguenza, l'imputato perde la causa e viene condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Revoca affidamento in prova: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione del Tribunale di Sorveglianza di revocare l'affidamento in prova a un soggetto che, durante il periodo di misura, ha commesso un nuovo reato di falso materiale esibendo una patente di guida non autentica. La sentenza sottolinea che la revoca dell'affidamento in prova non è automatica, ma si basa sulla valutazione discrezionale del giudice, che può ritenere il comportamento del condannato incompatibile con la prosecuzione della misura, anche senza attendere una condanna definitiva. Il ritorno in carcere è stato giustificato dalla gravità della condotta, che ha dimostrato l'inidoneità del soggetto a beneficiare di qualsiasi misura alternativa.
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Ricorso inammissibile: la Cassazione non riesamina i fatti
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un imputato condannato per detenzione di stupefacenti. La Corte ha stabilito che i motivi di ricorso non possono limitarsi a criticare la valutazione dei fatti compiuta dal giudice di merito o a ignorare la completa motivazione della sentenza impugnata. In particolare, la richiesta di rivalutare la negazione della messa alla prova e le prove testimoniali è stata respinta perché costituisce una doglianza di fatto, non consentita in sede di legittimità.
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DASPO: ricorso inammissibile per motivi generici
Un soggetto condannato per la violazione del DASPO ha presentato ricorso in Cassazione, adducendo come giustificazione un'attività lavorativa all'estero e contestando la genericità del provvedimento. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che le contestazioni sulla legittimità del DASPO devono avvenire in sede di convalida. Inoltre, ha ritenuto infondate le richieste di applicazione della particolare tenuità del fatto e delle attenuanti generiche, a causa della recidiva e della natura ripetuta delle violazioni.
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Trattamento sanzionatorio: quando il ricorso è nullo
Un soggetto, condannato per spaccio di stupefacenti, ha presentato ricorso in Cassazione lamentando un trattamento sanzionatorio sproporzionato e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la valutazione della pena non è sindacabile se la motivazione del giudice di merito è logica e coerente. Nel caso specifico, è stata confermata la piena partecipazione dell'imputato al reato e la sua recidività specifica ha giustificato il diniego delle attenuanti.
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Ricettazione assegno: la competenza territoriale
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 893/2024, ha rigettato il ricorso di un imputato condannato per ricettazione assegno. La Corte ha stabilito che, in assenza di prove sul luogo di ricezione del bene, la competenza territoriale si determina in base alla residenza dell'imputato. È stata inoltre confermata la sussistenza del dolo e negata l'applicazione di attenuanti, data la recidiva specifica del soggetto e il valore nominale dell'assegno, a prescindere dal suo effettivo incasso.
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