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Recidivanza

91 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La condizione di chi, dopo essere stato condannato per un reato, ne commette un altro. Il pericolo di recidivanza è una delle principali esigenze cautelari.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Tenuità del Fatto: Spaccio e Precedenti, quando il beneficio è negato
Un individuo è stato condannato per detenzione e spaccio di hashish. Ha presentato ricorso in Cassazione, chiedendo l'applicazione della Causa di non punibilità per tenuità del fatto (Art. 131-bis c.p.) e della sospensione condizionale della pena. Sosteneva che la sua condotta fosse occasionale e che avesse un solo precedente. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che un precedente penale grave, con una condanna a tre anni e due mesi di reclusione, impedisce sia il riconoscimento della tenuità del fatto sia la concessione della sospensione condizionale della pena, non potendo la condotta essere considerata occasionale.
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Custodia Cautelare: Narcotraffico e Prove, Cassazione Conferma
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un indagato, coinvolto in un'organizzazione di narcotraffico, contro la conferma della custodia cautelare in carcere. Le indagini, basate su videosorveglianza, intercettazioni telefoniche e ambientali, e sequestri di denaro e telefoni criptati, hanno evidenziato il suo ruolo nella cessione di sostanze stupefacenti. Il Tribunale del riesame aveva confermato la misura, ritenendo sussistenti gravi indizi di colpevolezza e un concreto pericolo di recidivanza, data la professionalità e l'inserimento dell'indagato nella rete criminale, anche in assenza di attività lavorativa. La Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità della decisione del Tribunale.
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Misure cautelari nel traffico di droga: ricorso inammissibile in Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso di un imputato contro le **misure cautelari nel traffico di droga**. L'imputato era in custodia in carcere per associazione finalizzata al traffico e acquisto di ingente quantitativo di stupefacenti. Il suo ricorso contestava l'aggravante dell'ingente quantitativo e l'esistenza delle esigenze cautelari. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il primo motivo, poiché la contestazione dell'aggravante non avrebbe modificato la legittimità della misura cautelare. Ha respinto il secondo motivo, ritenendolo generico e ben motivate le esigenze di prevenzione e il rischio di recidiva, data la professionalità dell'imputato e i suoi legami criminali. L'imputato è stato condannato alle spese e a una sanzione.
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Sostituzione misura cautelare: Confessione e precedenti attenuano il carcere?
L'Indagato, accusato di furto aggravato, ottiene la sostituzione della misura cautelare dal carcere agli arresti domiciliari dal Tribunale del Riesame. Il Pubblico Ministero ricorre in Cassazione, contestando la decisione che aveva valorizzato la confessione e i precedenti penali risalenti dell'imputato, nonostante il rischio di recidivanza. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, confermando che la valutazione della misura cautelare spetta al giudice di merito, se adeguatamente motivata, e che confessione e risalenza dei precedenti possono incidere sulla scelta.
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Aggressione e Inammissibilità Ricorso Penale: La Cassazione Conferma
Un Lavoratore ha presentato ricorso contro una condanna penale, sostenendo che la sua reazione violenta all'accertamento delle forze dell'ordine non fosse stata correttamente valutata. La Corte d'Appello aveva già rigettato le sue argomentazioni, evidenziando la molteplice e multiforme aggressione posta in essere. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale, ritenendo che le critiche fossero una mera riproposizione di questioni già esaminate e disattese dai giudici precedenti. Ha inoltre confermato la revoca della sospensione condizionale della pena a causa della prognosi di recidivanza del Lavoratore. Il Lavoratore è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
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Guida in stato di ebbrezza: Etilometro valido, ricorso inammissibile
Un conducente è stato condannato per guida in stato di ebbrezza aggravata dall'orario notturno. Ha presentato ricorso in Cassazione, contestando l'affidabilità dell'etilometro e la motivazione della pena, inclusa la mancata concessione della sospensione condizionale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'esito positivo dell'alcoltest è prova valida dello stato di ebbrezza e che la difesa deve dimostrare specifici malfunzionamenti dell'apparecchio. La decisione ha confermato la condanna e l'obbligo di pagare le spese processuali e una somma alla cassa delle ammende.
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Gravi indizi di colpevolezza: Cassazione conferma carcere per rapina
Un individuo ha presentato ricorso contro l'ordinanza che confermava la sua custodia in carcere per reati di rapina aggravata e lesioni personali. Il ricorso contestava la motivazione sui `gravi indizi di colpevolezza` e il diniego di misure cautelari meno restrittive. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto la motivazione del Tribunale del Riesame logica e coerente, confermando la sussistenza dei seri indizi di colpevolezza basati sull'identificazione delle vittime e le indagini. La Corte ha anche validato la scelta della custodia in carcere a causa dell'elevato rischio di recidivanza e della gravità dei fatti.
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Guida in stato di ebbrezza: la prescrizione del reato annulla la condanna
Un Automobilista è stato condannato per guida in stato di ebbrezza e lesioni personali colpose. Ha presentato ricorso contro il diniego della sospensione condizionale della pena, sostenendo una motivazione insufficiente. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, rilevando che la motivazione del diniego era carente, non avendo valutato la prognosi di recidivanza. Tuttavia, la Suprema Corte ha annullato la sentenza senza rinvio, dichiarando l'estinzione del reato per prescrizione, dato il tempo trascorso dalla commissione del fatto. Di conseguenza, è stata eliminata anche la sanzione amministrativa accessoria.
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Aggravante mafiosa: Cassazione annulla custodia cautelare parziale
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un individuo accusato di traffico illecito di rifiuti e associazione per delinquere, con l'aggravante mafiosa. L'ordinanza impugnata aveva confermato la custodia cautelare. La difesa contestava la mancanza di prove specifiche per l'aggravante mafiosa e l'insufficiente motivazione sulle esigenze cautelari. La Suprema Corte ha annullato l'ordinanza limitatamente alla sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza per l'aggravante mafiosa, rinviando il caso per un nuovo giudizio. Ha invece ritenuto valide le motivazioni sul pericolo di recidivanza e di inquinamento probatorio.
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Sospensione condizionale della pena: obblighi mancanti, sentenza annullata
Un imputato è stato condannato per resistenza a pubblico ufficiale e ha ottenuto la sospensione condizionale della pena. Il Pubblico Ministero ha contestato questa decisione, poiché l'imputato aveva già usufruito del beneficio in passato. La legge richiede che in questi casi la sospensione sia subordinata a specifici obblighi, che il Tribunale non aveva imposto. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annullando la sentenza nella parte relativa alla sospensione condizionale della pena. Il caso tornerà a un nuovo giudice per una corretta valutazione delle condizioni e l'imposizione degli obblighi legali.
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Sospensione condizionale della pena: quando il cumulo la nega
L'Imputato propone ricorso in Cassazione contro la sentenza d'appello lamentando due motivi. In primo luogo, contesta il diniego di sostituzione della pena detentiva. In secondo luogo, censura il mancato riconoscimento della sospensione condizionale della pena. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici rilevano un concreto pericolo di reiterazione dei reati a causa dei precedenti penali e dell'assenza di revisione critica da parte del condannato. Inoltre, la sospensione condizionale della pena non spetta poiche il cumulo tra la nuova condanna e la precedente pena patteggiata supera il limite edittale di due anni. L'estinzione del precedente reato non cancella infatti la sanzione detentiva sofferta ai fini di una seconda concessione. L'Imputato viene quindi condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: confermati i domiciliari
La Corte di Cassazione ha confermato la misura degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico per un uomo accusato del reato di detenzione di sostanze stupefacenti. Nel corso di una perquisizione, le forze dell'ordine hanno sequestrato 230 grammi di hashish, un bilancino di precisione, strumenti per il confezionamento e fogli contenenti annotazioni contabili. L'imputato ha sostenuto che la droga fosse destinata al solo uso personale. La Suprema Corte ha ritenuto la tesi difensiva inverosimile alla luce del quantitativo, degli strumenti rinvenuti e delle precarie condizioni economiche dell'uomo. I giudici hanno inoltre precisato che l'applicazione del dispositivo elettronico rappresenta la regola ordinaria per gli arresti domiciliari e non richiede una motivazione speciale.
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Pena pecuniaria sostitutiva: no alla povertà, pesa la recidiva
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un cittadino contro la decisione della Corte di appello che gli aveva negato la sostituzione della pena detentiva. Il ricorrente sosteneva che il diniego fosse basato unicamente sulle sue precarie condizioni economiche. I giudici di legittimità hanno invece chiarito che la pena pecuniaria sostitutiva è stata legittimamente negata. La decisione non si è fondata solo sulla sua incapacità finanziaria, ma soprattutto sui suoi numerosi precedenti penali per reati contro il patrimonio. Questa condotta dimostra una spiccata tendenza a delinquere, rendendo la sanzione pecuniaria del tutto inefficace come strumento rieducativo e deterrente. Di conseguenza, il ricorrente perde il ricorso ed è condannato al pagamento delle spese processuali.
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Giurisdizione penale nazionale: arresti per droga oltre confine
Il Tribunale di Catanzaro ha applicato la misura degli arresti domiciliari a un soggetto accusato di traffico di cocaina acquistata in Italia e rivenduta in Svizzera. La difesa ha impugnato il provvedimento contestando la sussistenza della giurisdizione penale nazionale, sostenendo che la condotta si fosse interamente consumata all'estero. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la misura cautelare. I giudici hanno chiarito che la giurisdizione penale nazionale sussiste sia perché l'accordo per l'acquisto della droga si è perfezionato in Italia, sia perché, trattandosi di un cittadino italiano rintracciato nel territorio dello Stato per un reato punito con reclusione superiore a tre anni, si applica l'articolo 9 del codice penale. Confermata anche l'attualità delle esigenze cautelari per il concreto pericolo di recidiva.
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Affidamento in prova al servizio sociale: spaccio e revoca totale
Il Tribunale di sorveglianza revocava con effetto retroattivo l'affidamento in prova al servizio sociale concesso a un condannato, a seguito del suo arresto in flagranza per spaccio continuato di sostanze stupefacenti. Il condannato proponeva ricorso in Cassazione, lamentando l'eccessiva severità della revoca retroattiva e evidenziando la regolare condotta tenuta nei tre anni precedenti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità della revoca totale. I giudici hanno chiarito che l'attività di spaccio sistematica e di rilevante valore economico dimostra una deliberata volontà di sottrarsi al percorso di risocializzazione sin dall'inizio della misura. Di conseguenza, il periodo trascorso in prova non può essere scomputato dalla pena residua.
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Arresti dopo anni dal reato: manca l’attualità del pericolo
L'Indagato, accusato di rapina, ha impugnato l'ordinanza del Tribunale del Riesame che disponeva gli arresti domiciliari. La difesa ha contestato la mancanza di motivazione sull'attualità del pericolo di commettere nuovi reati, evidenziando che il fatto risaliva a circa un anno e mezzo prima e che i precedenti penali erano datati. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il decorso del tempo tra il reato e la misura richiede una motivazione rigorosa. Non basta la sola storia criminale passata per giustificare la misura cautelare, ma serve dimostrare l'attualità del pericolo. La Corte ha quindi annullato l'ordinanza con rinvio per un nuovo esame.
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Custodia cautelare in carcere: riscuote debiti e torna in cella
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un uomo accusato di essere il fornitore abituale di un'associazione dedita al traffico di droga. L'indagato aveva contestato la gravità degli indizi, evidenziando un periodo di detenzione precedente e l'assenza del proprio nome nel libro mastro della banda. I giudici hanno rigettato il ricorso, valorizzando la sua partecipazione attiva a incontri per riscuotere crediti di droga, avvenuta violando gli arresti domiciliari. Tale condotta dimostra una totale indifferenza verso la legge e un elevato pericolo di recidiva, rendendo la custodia cautelare in carcere l'unica misura idonea.
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Finto pentimento e spaccio: resta la misura cautelare
L'Imputato, condannato per spaccio di lieve entità, ha impugnato il ripristino della misura cautelare dell'obbligo di firma quotidiano. La difesa sosteneva che il decorso del tempo senza violazioni e la scelta del rito abbreviato dimostrassero un ravvedimento spontaneo, escludendo il pericolo di recidiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il semplice rispetto delle prescrizioni imposte costituisce un dovere e non prova alcuna resipiscenza. Inoltre, l'organizzazione di un punto vendita di droga videosorvegliato accanto a casa e la mancanza di un lavoro lecito confermano la persistenza delle esigenze cautelari. Di conseguenza, la misura cautelare è stata confermata e l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Misure cautelari congiunte: quando il doppio obbligo è illegittimo
Un uomo, arrestato per il furto aggravato di un'auto, si è visto applicare dal Tribunale del riesame due misure cautelari non custodiali contemporaneamente: l'obbligo di dimora e l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. L'imputato ha fatto ricorso in Cassazione, contestando la mancanza di motivazione sulla necessità di applicare entrambe le prescrizioni. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che il giudice non può disporre le misure cautelari congiunte senza spiegare dettagliatamente perché una sola misura non sia sufficiente a contenere le esigenze cautelari. Di conseguenza, l'ordinanza è stata annullata con rinvio per una nuova valutazione.
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Affidamento in prova negato: i precedenti penali pesano di più
Un condannato ha richiesto l'affidamento in prova al servizio sociale, ma il Tribunale di Sorveglianza ha negato la richiesta concedendo la meno favorevole detenzione domiciliare. La decisione si basava sui numerosi precedenti penali per furto e su nuove accuse pendenti per reati simili, elementi che indicavano un'alta probabilità di recidiva. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici supremi hanno stabilito che la valutazione del rischio di reiterazione del reato, effettuata dal tribunale, era logica e ben motivata, rendendo legittimo il diniego dell'affidamento in prova al servizio sociale.
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