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Recidivanza

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91 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Inammissibilità ricorso sorveglianza: analisi Cass.
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso di un detenuto contro l'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza che aveva negato la detenzione domiciliare. La decisione si basa sulla valutazione negativa della pericolosità sociale del soggetto, fondata su precedenti penali, recidiva e condotta carceraria. La Suprema Corte ribadisce che il suo ruolo non è riesaminare i fatti, ma solo verificare la correttezza giuridica e la logicità della motivazione del giudice di merito, che in questo caso è stata ritenuta adeguata.
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Ordinanza non tradotta: quando è valida? La Cassazione
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di un'ordinanza di custodia cautelare emessa nei confronti di un cittadino straniero. La difesa sosteneva la nullità del provvedimento in quanto si trattava di un'ordinanza non tradotta nella lingua dell'indagato. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: l'ordinanza resta valida fino al momento in cui emerge formalmente nel procedimento la mancata conoscenza della lingua italiana da parte dell'indagato. Solo da quel momento scatta l'obbligo di traduzione, la cui violazione determina la nullità degli atti successivi. Nel caso specifico, l'obbligo era sorto con l'interrogatorio di garanzia e l'amministrazione della giustizia aveva già provveduto alla traduzione.
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Esigenze cautelari: custodia in carcere confermata
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro l'ordinanza che confermava la sua custodia in carcere. Sottolineando le concrete esigenze cautelari, la Corte ha ritenuto la misura adeguata a fronte di un elevato e attuale rischio di recidiva per reati fallimentari e di riciclaggio, commessi con professionalità e anche tramite strumenti informatici, rendendo inefficaci gli arresti domiciliari.
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Periculum libertatis: quando il tempo non lo esclude
La Cassazione conferma la custodia cautelare per un imputato di bancarotta, nonostante il tempo trascorso. Il periculum libertatis è stato ritenuto attuale sulla base della sua persistente e sofisticata professionalità criminale, che si manifesta attraverso complesse operazioni societarie e l'uso di prestanome.
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Affidamento in prova: il passato criminale prevale
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto di un'istanza di affidamento in prova al servizio sociale. La decisione si basa sulla valutazione negativa della personalità del condannato, desunta dai suoi numerosi precedenti penali, pendenze processuali e dall'esito negativo di precedenti misure. Secondo la Corte, un nuovo lavoro trovato in prossimità della richiesta non è sufficiente a superare un giudizio prognostico sfavorevole sulla recidivanza, rendendo necessaria la detenzione intramuraria per una reale presa di coscienza.
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Valutazione misure alternative: il percorso post-reato
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza che negava misure alternative a un detenuto. La decisione è stata criticata per aver basato la propria valutazione delle misure alternative unicamente sui precedenti penali, ignorando completamente il percorso di reinserimento sociale e lavorativo intrapreso dal condannato dopo i reati.
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Sostituzione misura cautelare: quando è negata
Un soggetto, condannato per gravi reati di armi e droga, chiede la sostituzione della misura cautelare in carcere con gli arresti domiciliari da scontare in una località molto distante. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che la misura degli arresti domiciliari, anche con braccialetto elettronico, è inadeguata a contenere un elevato pericolo di recidiva. La decisione sottolinea che per la sostituzione misura cautelare è decisiva la valutazione concreta della pericolosità del soggetto, che in questo caso rendeva la detenzione in carcere l'unica opzione idonea.
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Esigenze cautelari: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso contro un'ordinanza di arresti domiciliari. L'imputato contestava la persistenza delle esigenze cautelari, ma la Corte ha ritenuto i motivi del ricorso generici e volti a una nuova valutazione dei fatti. La sentenza conferma che, per essere ammissibile, il ricorso deve denunciare specifiche violazioni di legge o palesi illogicità nella motivazione del giudice, non limitarsi a proporre una diversa lettura degli elementi a disposizione.
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Ricorso per cassazione e droga: motivi inammissibili
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per traffico di stupefacenti. La decisione si fonda sulla genericità dei motivi, la violazione del principio di autosufficienza e la manifesta infondatezza delle censure. Il ricorso per cassazione è stato quindi rigettato, confermando la misura restrittiva.
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Pene sostitutive: no se c’è rischio di recidiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due imputati condannati per furto aggravato. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito di negare le pene sostitutive, ritenendo la loro valutazione sul concreto rischio di recidivanza, basata sulla reiterazione dei reati e le modalità dei fatti, congrua e non sindacabile in sede di legittimità. La richiesta di pene sostitutive è stata rigettata poiché considerate inidonee a scopi rieducativi nel caso specifico.
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Misura cautelare: quando è legittima in carcere?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato, accusato di reati di natura sessuale, che chiedeva la sostituzione della misura cautelare in carcere con una meno afflittiva per seguire un percorso psicoterapeutico. La Corte ha confermato la decisione, sottolineando che per tali reati vige una presunzione di adeguatezza del carcere. Gli elementi presentati, come il percorso terapeutico e la condanna in primo grado a 12 anni, non sono stati ritenuti sufficienti a superare l'elevato rischio di recidiva, anzi, la condanna rafforza le esigenze cautelari.
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