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Recidiva Reiterata

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1008 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Detenzione di sostanze stupefacenti: condanna anche senza possesso
L'Imputato è stato condannato a dodici anni di reclusione e cinquantaduemila euro di multa per il reato di concorso nella detenzione di sostanze stupefacenti a fini di spaccio. La vicenda scaturisce dal sequestro di oltre centoventi grammi di cocaina gettati da un complice durante un controllo e dal possesso congiunto di ulteriori dosi in un veicolo. La difesa ha sostenuto l'assenza di contatto materiale con la droga e l'ipotesi di uso personale per la modica quantità trovata addosso. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la piena responsabilità concorsuale accertata tramite intercettazioni, pedinamenti e riscontri oggettivi, oltre alla correttezza del diniego delle attenuanti generiche per via dei gravi precedenti specifici.
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Recidiva reiterata: limiti di aumento e calcolo della pena
La Corte d'Appello condannava l'imputato per reati legati allo spaccio di stupefacenti, applicando l'aumento di pena per la recidiva reiterata, specifica e infraquinquennale. I giudici di secondo grado rideterminavano la pena in reclusione e multa, ordinando anche l'espulsione dal territorio dello Stato a pena espiata. La difesa impugnava la decisione contestando la sussistenza della pericolosità sociale, l'ordine di espulsione e l'eccessivo aumento della sanzione pecuniaria per uno dei reati contestati. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso: ha confermato la pericolosità e l'espulsione, ma ha accertato un errore nel calcolo della multa, aumentata oltre il limite massimo consentito di due terzi. I giudici di legittimità hanno così annullato senza rinvio la decisione limitatamente alla pena pecuniaria, rideterminando direttamente l'importo complessivo dovuto dall'imputato.
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Furto aggravato e recidiva: la Cassazione conferma la condanna
Un Lavoratore è stato condannato per furto aggravato di legna da un bosco demaniale. Ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la qualificazione del reato come consumato anziché tentato, la desistenza volontaria e il bilanciamento delle circostanze. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che il furto era consumato, poiché la legna era stata tagliata e caricata sul veicolo, allontanandosi dal luogo del reato. La sentenza ha ribadito che la recidiva reiterata non può essere superata dalle attenuanti generiche nel bilanciamento. Il Lavoratore è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Recidiva reiterata: le attenuanti non prevalgono sul furto aggravato
Un Lavoratore è stato condannato per furto aggravato. La Corte d'Appello ha confermato la condanna e l'applicazione della `recidiva reiterata`. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, contestando il mancato riconoscimento della prevalenza delle circostanze attenuanti sulle aggravanti e sulla recidiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che, in presenza di `recidiva reiterata`, la legge vieta espressamente che le circostanze attenuanti possano prevalere sulle aggravanti e sulla recidiva stessa. Questo principio ha reso la doglianza del Lavoratore manifestamente infondata.
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Attenuanti e recidiva: bilanciamento delle circostanze attenuanti
L'Imputato, condannato per furto in abitazione con recidiva qualificata, ottiene dalla Corte d'appello il riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. Tuttavia, i giudici mantengono invariata la pena complessiva originaria, confermando il giudizio di equivalenza con l'aggravante della recidiva. L'Imputato propone ricorso per Cassazione contestando la mancata diminuzione della sanzione e denunciando un difetto di motivazione. La Suprema Corte dichiara inammissibile il ricorso. La legge impone il divieto di prevalenza delle attenuanti sulla recidiva reiterata. Inoltre, il bilanciamento delle circostanze attenuanti condotto dai giudici di merito esclude qualsiasi automatismo di riduzione della sanzione. L'Imputato perde definitivamente il ricorso e riceve la condanna al versamento delle spese di giudizio e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Recidiva reiterata: quando il passato pesa sulla condanna
Un Lavoratore, condannato per furto aggravato, ha impugnato la sentenza contestando la valutazione della sua recidiva reiterata. Sosteneva che i precedenti reati fossero troppo datati e che il nuovo episodio fosse occasionale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la valutazione della recidiva rientra nel potere del giudice di merito, purché adeguatamente motivata. La Corte territoriale aveva infatti considerato la molteplicità dei precedenti e la persistente propensione a delinquere del Lavoratore. La sentenza ha confermato la condanna, disponendo il pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Recidiva reiterata nel furto aggravato: ricorso bocciato
I giudici hanno condannato un imputato per il reato di furto, riconoscendo l'aggravante dei precedenti penali. L'imputato ha presentato ricorso davanti alla Corte di Cassazione, contestando l'applicazione della recidiva reiterata nel furto aggravato decisa dalla Corte di Appello. La difesa ha formulato un motivo unico di impugnazione, ritenendo ingiustificato l'aumento della sanzione penale. I giudici di legittimità hanno respinto l'impugnazione dichiarandola inammissibile per assoluta genericità delle argomentazioni. Il collegio ha rilevato che la sentenza di merito conteneva una motivazione logica, completa e perfettamente allineata ai principi consolidati della giurisprudenza. L'imputato ha perso definitivamente la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese di giudizio e di una sanzione di tremila euro.
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Recidiva Reiterata: Quando le Attenuanti Non Possono Prevalere
Un imputato è stato condannato per evasione. Il Tribunale ha applicato la pena, ritenendo le circostanze attenuanti prevalenti sulla **recidiva reiterata**. Il Procuratore Generale ha contestato questa decisione, sostenendo che l'articolo 69, comma 4, del Codice Penale vieta esplicitamente tale prevalenza quando si tratta di **recidiva reiterata**. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annullando la sentenza e rideterminando la pena. Ha ribadito che il divieto di prevalenza delle attenuanti sulla **recidiva reiterata** è ancora vigente, anche se la Corte Costituzionale ha limitato il suo ambito in altri contesti.
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Ricorso Penale Inammissibile: Quando la Cassazione non accetta l’appello
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale presentato da due imputati. Il primo contestava l'applicazione dell'Art. 337 c.p. e l'assenza di elementi del reato, ma le sue argomentazioni erano considerate mere doglianze di fatto già esaminate. Il secondo lamentava vizi di motivazione e l'erronea applicazione dell'Art. 99 c.p. sulla recidiva, ma anche queste censure erano riproduttive di questioni già adeguatamente risolte in appello. La Suprema Corte ha quindi respinto entrambi i ricorsi, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Fatto di lieve entità escluso per oltre dieci chili di droga
L'Imputato è stato condannato per la detenzione illecita di oltre dieci chilogrammi di hashish, corrispondenti a circa centomila dosi individuali. Il medesimo ha proposto ricorso in Cassazione per ottenere il riconoscimento del fatto di lieve entità, il diniego delle attenuanti generiche e la cancellazione della recidiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'enorme quantitativo di droga sequestrato esclude la minima offensività della condotta. Un singolo elemento di elevata gravità, come l'ingente peso della sostanza, assorbe ogni altro parametro e impedisce la qualificazione come fatto di lieve entità. I precedenti penali giustificano la recidiva e il mancato sconto di pena. L'imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali oltre a tremila euro alla cassa delle ammende.
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Prescrizione del reato e recidiva: stop al calcolo favorevole
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della prescrizione del reato e recidiva nel ricorso presentato da un imputato condannato per bancarotta ed evasione fiscale. La difesa sosteneva che i reati fossero estinti per decorso del tempo massimo. Secondo la tesi difensiva, il limite di pena fissato dall'art. 99 sesto comma c.p. avrebbe dovuto ridurre il calcolo del tempo necessario a prescrivere. I giudici di legittimità hanno respinto integralmente la tesi, richiamando l'insegnamento delle Sezioni Unite. Il limite legale all'aumento di pena per la recidiva non incide sui criteri astratti e oggettivi di calcolo del tempo di prescrizione. Non sussiste alcuna violazione della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo, poiché all'epoca dei fatti non esisteva un orientamento opposto consolidato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile con condanna dell'imputato alle spese.
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Ricorso inammissibile: la Cassazione conferma la pena per droga e recidiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato un **ricorso inammissibile** presentato da un imputato condannato per traffico di stupefacenti (Art. 73 d.P.R. 309/1990). L'imputato contestava la mancanza di motivazione sulla determinazione della pena, nonostante i numerosi precedenti penali (recidiva reiterata) e la natura grave del reato. La Corte d'Appello aveva già confermato la condanna, evidenziando la condotta criminale persistente e l'assenza di elementi favorevoli. La Cassazione ha ritenuto la motivazione della Corte d'Appello logica e congrua, basata sulla quantità di droga e le modalità del fatto. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto, con condanna al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Recidiva reiterata: nega i precedenti ma la Cassazione lo condanna
L'Imputato è stato condannato per reati inerenti agli stupefacenti con l'aggravante della recidiva reiterata. Il difensore ha impugnato la sentenza davanti alla Corte di Cassazione, sostenendo che l'assistito non fosse mai stato dichiarato recidivo con precedenti sentenze definitive e chiedendo un bilanciamento favorevole delle circostanze attenuanti. I Supremi Giudici hanno respinto l'impugnazione dichiarandola inammissibile. Gli atti processuali hanno infatti dimostrato la presenza di almeno tre precedenti condanne definitive contenenti già la dichiarazione di recidiva. La Corte ha condannato l'Imputato al pagamento delle spese e a tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Recidiva reiterata e continuazione: niente carcere né patteggiamento
Un uomo accusato di rapina impropria e porto abusivo di armi si trovava in custodia cautelare in carcere. La difesa ha pattuito con il pubblico ministero una pena di due anni e sei mesi di reclusione, chiedendo la revoca del carcere. Il difensore sosteneva che la recidiva reiterata non sussistesse, poiché le precedenti condanne erano state unite sotto il vincolo della continuazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che continuazione e recidiva possono coesistere: il reato continuato è una finzione creata solo per attenuare il computo della pena e non cancella i precedenti penali. Pertanto, la recidiva reiterata preclude il patteggiamento concordato e conferma la misura cautelare in carcere.
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Ricorso Penale Inammissibile: Quando la Cassazione non riesamina la pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per reati di droga e false dichiarazioni. L'imputato contestava la graduazione della pena e il diniego delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha ribadito che tali questioni rientrano nella discrezionalità del giudice di merito, se adeguatamente motivate, e non possono essere riesaminate in Cassazione. Inoltre, questioni non sollevate in appello sono considerate inammissibili ricorso penale. L'imputato è stato condannato alle spese.
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Tentativo aggravato di furto: rigettata la particolare tenuità
Un uomo subisce una condanna per il reato di tentativo aggravato di furto. L'imputato propone ricorso per Cassazione contestando il mancato riconoscimento della non punibilità per particolare tenuità del fatto, il diniego delle circostanze attenuanti generiche e l'applicazione della recidiva reiterata infraquinquennale. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici evidenziano che la particolare tenuità del fatto risulta incompatibile con i plurimi precedenti penali e con l'abitualità della condotta delittuosa. Inoltre, l'ingresso volontario in comunità non garantisce automaticamente le attenuanti generiche in assenza di prove sulla condotta tenuta, mentre i precedenti irrevocabili giustificano la recidiva. Il ricorrente deve pagare le spese processuali, la sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende e rifondere le spese sostenute dalla parte civile.
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Indebita compensazione: niente scuse se mancano le fatture
L'amministratore di una società ha subito una condanna per il reato tributario conseguente al mancato versamento delle imposte mediante indebita compensazione di crediti IVA inesistenti per oltre duecentomila euro. L'imputato ha presentato ricorso per cassazione contestando la presenza dell'elemento soggettivo del reato, addebitando la colpa al commercialista ed eccependo la prescrizione del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imprenditore. I giudici di legittimità hanno accertato che la recidiva reiterata allunga i termini di prescrizione del reato e hanno rilevato il dolo generico dell'amministratore, il quale non ha fornito alcuna documentazione a supporto dei crediti fittiziamente utilizzati nel modello F24.
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Rideterminazione della pena: errore di calcolo e taglio finale
Un uomo subiva una condanna per il reato di truffa. Il Tribunale riconosceva le circostanze attenuanti generiche equivalenti alla recidiva, ma determinava la sanzione in misura superiore alla soglia base. La Corte di Appello rilevava l'errore di calcolo nella spiegazione del verdetto, ma confermava erroneamente la sanzione errata nella formula finale della decisione. Il condannato presentava ricorso per violazione di legge sul conteggio sanzionatorio. La Corte di Cassazione accoglieva l'impugnazione e disponeva la diretta rideterminazione della pena senza rinvio, fissando la condanna definitiva al minimo previsto dalla legge di sei mesi di reclusione e cinquantuno euro di multa.
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Ricorso Inammissibile: Quando la Cassazione non riesamina i fatti
Due imputati sono stati condannati in appello per il reato di moneta contraffatta. Hanno presentato ricorso in Cassazione, contestando la valutazione delle prove e la mancata esclusione della recidiva per uno di loro, oltre al diniego di attenuanti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il loro ricorso inammissibile. I motivi presentati erano generici o proposti per la prima volta in Cassazione, impedendo una nuova valutazione dei fatti. La sentenza ha confermato le condanne, imponendo ai ricorrenti il pagamento delle spese processuali e una sanzione alla Cassa delle ammende. Il ricorso inammissibile ha quindi reso definitiva la condanna.
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Patteggiamento e Pena Illegale: Cassazione Annulla per Errore Calcolo
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di patteggiamento che aveva applicato una pena per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni aggravate. Il Tribunale aveva calcolato in modo errato l'aumento di pena per il reato continuato, in presenza di recidiva reiterata. La legge impone un aumento minimo di un terzo della pena base già aumentata per la recidiva. Poiché la pena concordata era inferiore a questo minimo legale, la Cassazione ha riconosciuto una pena illegale. La sentenza è stata annullata senza rinvio, e gli atti sono stati trasmessi al Tribunale per un nuovo calcolo della pena conforme alla legge.
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