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Recidiva Reiterata — Anno 2024

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163 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Recidiva Reiterata

Provvedimenti

Recidiva reiterata: quando la Cassazione annulla
La Corte di Cassazione ha annullato parzialmente una sentenza di condanna per rapina e lesioni. I giudici hanno accolto il ricorso dell'imputato, stabilendo che la recidiva reiterata era stata applicata illegittimamente, poiché al momento dei fatti esisteva una sola condanna definitiva precedente e non due. Inoltre, è stato corretto il criterio per individuare il reato più grave ai fini del calcolo della pena, che deve basarsi sulla pena edittale astratta e non sulle conseguenze concrete del reato.
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Recidiva reiterata e prescrizione: no al ne bis in idem
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato, confermando che la recidiva reiterata ha un doppio effetto sul calcolo della prescrizione. Aumenta sia il termine base sia quello massimo in caso di atti interruttivi, senza violare il principio del 'ne bis in idem'.
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Recidiva reiterata: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti, incentrato sulla contestazione della recidiva reiterata. La decisione si fonda sul fatto che i motivi del ricorso erano una mera ripetizione di argomentazioni già respinte dalla Corte d'Appello, la quale aveva correttamente motivato la maggiore pericolosità sociale dell'imputato sulla base di una condanna precedente per associazione a delinquere, divenuta definitiva solo il giorno prima del nuovo reato.
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Recidiva e prescrizione: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con ordinanza n. 8171/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che sosteneva l'avvenuta prescrizione del reato. La Corte ha chiarito che il calcolo della recidiva e prescrizione deve tenere conto della recidiva reiterata sia per il termine base sia per quello massimo, senza che ciò violi il principio del 'ne bis in idem'.
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Recidiva reiterata: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso riguardante l'applicazione della recidiva reiterata. La decisione si fonda sulla progressione criminale dell'imputato, che ha commesso un nuovo reato pochi giorni dopo aver scontato una pena per un reato simile, dimostrando una marcata pericolosità sociale e rendendo le censure semplici doglianze di fatto.
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Recidiva reiterata: no alla non punibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato, confermando che la condizione di recidiva reiterata, aggravata da precedenti condanne, è incompatibile con il beneficio della non punibilità per particolare tenuità del fatto previsto dall'art. 131 bis c.p. Tale condizione, infatti, denota una maggiore riprovevolezza della condotta che osta all'applicazione della norma di favore.
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Recidiva reiterata: la Cassazione chiarisce i criteri
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6649/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per tentato furto aggravato. La Corte ha ribadito che per l'applicazione della recidiva reiterata è sufficiente la presenza di precedenti condanne definitive al momento del nuovo reato, senza necessità di una precedente dichiarazione formale. Tale principio è stato ritenuto fondamentale anche per negare la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e nel giudizio di bilanciamento delle circostanze.
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Identificazione tardiva: vale per la condanna?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per resistenza a pubblico ufficiale. L'imputato contestava la sua identificazione tardiva, avvenuta a sette anni dai fatti, e l'intervenuta prescrizione. La Corte ha stabilito che l'identificazione in dibattimento è valida se il ragionamento del giudice è logico e supportato da altri indizi. Ha inoltre chiarito che la recidiva reiterata ha esteso il termine di prescrizione, non ancora maturato al momento della decisione.
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Truffa online: vendita finta e reato consumato
Un individuo è stato condannato per truffa online dopo aver venduto un computer su una nota piattaforma, incassato il prezzo ma mai spedito il bene. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, dichiarando il ricorso inammissibile. La Corte ha specificato che le rassicurazioni date all'acquirente e la successiva irreperibilità dell'imputato costituiscono il "raggiro" necessario per integrare il reato, distinguendolo da un semplice inadempimento contrattuale civile. È stata anche respinta la richiesta di applicazione dell'attenuante per danno di lieve entità.
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Recidiva reiterata: no prevalenza attenuanti generiche
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro la decisione della Corte d'Appello di non considerare prevalenti le attenuanti generiche sulla recidiva reiterata. La Suprema Corte ha ribadito che, in base all'art. 69, comma 4, del codice penale, è legalmente preclusa la possibilità di concedere la prevalenza delle attenuanti in presenza di una recidiva reiterata, specifica ed infraquinquennale. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Recidiva reiterata e documenti falsi: il no della Corte
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4587/2024, ha affrontato il tema della recidiva reiterata nel contesto del reato di possesso di documenti di identificazione falsi (art. 497 bis c.p.). Un imputato, già condannato in appello, ha sollevato una questione di legittimità costituzionale riguardo all'art. 69, comma 4, c.p., che vieta al giudice di considerare le attenuanti generiche come prevalenti sulla recidiva reiterata. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che, per questo specifico reato, il divieto non è irragionevole né sproporzionato. La sanzione prevista dall'art. 497 bis c.p. offre al giudice sufficiente discrezionalità per commisurare una pena adeguata, senza che sia necessario disapplicare la norma sul bilanciamento delle circostanze.
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Ricorso generico: inammissibile se manca la critica
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso generico presentato da un imputato condannato per rapina ed evasione. L'ordinanza sottolinea che i motivi di appello devono contenere critiche specifiche e puntuali alla sentenza impugnata, non potendosi limitare a contestazioni vaghe. La mancanza di specificità ha comportato la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Recidiva reiterata: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per false dichiarazioni. L'appello contestava l'applicazione della recidiva reiterata, ma la Corte ha ritenuto la motivazione del giudice di merito logica e congrua, confermando che la stretta vicinanza temporale tra i reati e la loro finalità illecita giustificano l'aggravante. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di un'ammenda.
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Attenuanti generiche: rigetto implicito e precedenti
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso, chiarendo che il diniego delle attenuanti generiche può essere motivato implicitamente. La decisione si fonda sulla valutazione di elementi ostativi come la recidiva, i numerosi precedenti penali e la gravità del danno, che rendono la richiesta di una pena più mite manifestamente infondata.
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Ricorso inammissibile per aspecificità: la Cassazione
Un'ordinanza della Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile per aspecificità. L'imputato, condannato per false attestazioni e ricettazione, aveva presentato un appello con motivi generici e non correlati alla sentenza impugnata. La Corte ha sottolineato che un ricorso, per essere valido, deve contenere censure specifiche e pertinenti, non mere affermazioni di dissenso. La decisione ribadisce l'importanza dei requisiti formali e sostanziali per l'accesso al giudizio di legittimità.
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Ricorso inammissibile: quando l’appello è generico
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi di due imputati, confermando la decisione della Corte d'Appello. La pronuncia definisce i criteri per un ricorso inammissibile, sottolineando l'importanza di motivi specifici e non meramente ripetitivi. Viene inoltre ribadito un importante principio sulla recidiva reiterata, affermando che non necessita di una precedente dichiarazione di recidiva semplice.
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Calcolo prescrizione reato: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2575/2024, ha rigettato il ricorso di un imputato condannato per furto aggravato. La Corte ha chiarito che il calcolo prescrizione reato, in presenza di recidiva reiterata, subisce un duplice aumento sia sul termine minimo che su quello massimo in caso di interruzioni, senza violare il principio del 'ne bis in idem'. Ha inoltre confermato la validità di un quadro probatorio basato su indizi gravi, precisi e concordanti, ritenendo sufficiente per la condanna il riconoscimento da parte della polizia giudiziaria, corroborato da altri elementi.
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Inammissibilità ricorso Cassazione: motivi e limiti
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso presentato da un imputato condannato per rissa aggravata. La decisione si fonda sulla genericità dei motivi, che si limitavano a riproporre questioni già valutate, e sul rigetto della richiesta di rinvio avanzata dal nuovo difensore. La Corte ribadisce che il diritto alla difesa non può tradursi in un mezzo per ritardare il processo. Viene inoltre chiarito il concetto di 'pena illegale', confermando la condanna dell'appellante al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Recidiva reiterata: quando è applicabile? La Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 1993/2024, ha affrontato il caso di un individuo condannato per ricettazione e indebito utilizzo di carte di pagamento. La Corte ha chiarito due principi fondamentali: primo, ricevere una carta rubata e poi utilizzarla costituisce due reati distinti in concorso tra loro e non un reato unico. Secondo, e più importante, ha annullato la sentenza di appello sul punto della recidiva reiterata, specificando che per la sua applicazione sono necessarie almeno due condanne definitive precedenti al nuovo reato, non una sola. Di conseguenza, il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova determinazione della pena.
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Furto in abitazione: quando il ricorso è inammissibile
Una coppia è stata condannata per tentato furto in abitazione aggravato. Il loro ricorso in Cassazione, basato sulla contestazione dell'aggravante della violenza sulle cose, della recidiva e sulla richiesta di tenuità del fatto, è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto i motivi generici, meramente ipotetici e in parte nuovi, confermando la solidità della decisione dei giudici di merito, soprattutto riguardo alla riprovevolezza della condotta che ha visto il coinvolgimento di un minore.
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