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Recesso Per Inadempimento

18 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Il diritto di una parte di sciogliere il contratto quando l'altra non rispetta i propri obblighi. Nel caso di caparra, permette alla parte fedele di trattenere la caparra o esigerne il doppio, senza dover chiedere al giudice la risoluzione del contratto.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Preliminare di vendita: l’erede versa il doppio della caparra
La vicenda nasce dalla stipula di un contratto preliminare di vendita per un immobile. A seguito del mancato perfezionamento del rogito per colpa del promittente venditore, i promissari acquirenti hanno esercitato il recesso contrattuale, richiedendo la restituzione del doppio della caparra confirmatoria versata. L'erede del venditore ha impugnato la decisione che la condannava a pagare oltre cinquantunomila euro, sostenendo l'errata qualificazione dell'accordo e la mancata essenzialità del termine temporale per la firma definitiva. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dichiarandolo inammissibile. I giudici supremi hanno ribadito che la qualificazione contrattuale e la verifica della natura del termine spettano esclusivamente al giudice di merito, la cui valutazione motivata risulta insindacabile. L'erede deve quindi versare il doppio della caparra e le spese legali.
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Recesso per inadempimento: vince chi compra la casa con ipoteca
Un promissario acquirente firma un contratto preliminare per l'acquisto di un immobile. La promittente venditrice si impegna a liberare il bene da ipoteche e sequestri prima del rogito. Alla scadenza del termine perentorio, l'immobile risulta ancora gravato da vincoli. La venditrice pretende il pagamento del prezzo per pagare i creditori, ma il contratto prevede il saldo solo dopo la liberazione del bene. L'acquirente esercita quindi il recesso per inadempimento. Il Tribunale e la Corte d'Appello accolgono la domanda dell'acquirente, condannando la venditrice a restituire il doppio della caparra. La Corte di Cassazione conferma la decisione: l'inadempimento della venditrice era grave e definitivo alla scadenza del termine. Il ricorso viene rigettato con condanna della ricorrente anche per lite temeraria.
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Recesso per inadempimento: perde la causa per la lettera del suo avvocato
Un promittente venditore è stato ritenuto inadempiente per non aver anticipato il pagamento di oneri concessori, come previsto dal contratto preliminare. La Società acquirente ha esercitato il diritto di recesso per inadempimento, chiedendo il doppio della caparra. La Cassazione ha confermato la decisione, valorizzando non solo l'interpretazione delle clausole contrattuali ma anche una lettera inviata dal legale del venditore. Questa comunicazione, pur non essendo una confessione, ammetteva difficoltà economiche e l'impossibilità di adempiere, costituendo un comportamento significativo che ha provato la colpa del venditore. L'acquirente ha quindi vinto la causa.
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Recesso contratto preliminare: non si presenta al rogito, perde 70.000€
Una promettente venditrice esercita il recesso per inadempimento contratto preliminare e trattiene la caparra di 70.000 euro perché la promissaria acquirente non si presenta al rogito. L'acquirente si giustifica accusando la venditrice di non aver fornito tutta la documentazione attestante la regolarità urbanistica dell'immobile. La Corte di Cassazione dà ragione alla venditrice, stabilendo che al momento della convocazione per il rogito i presupposti per la vendita sussistevano e l'inadempimento dell'acquirente era ingiustificato. Di conseguenza, la venditrice ha legittimamente trattenuto la caparra.
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Recesso per inadempimento: perde la caparra chi rifiuta il rogito
Una promissaria acquirente si rifiuta di firmare il contratto definitivo di compravendita, sostenendo che i venditori non possano garantirle l'uso esclusivo di un cortile. La sua richiesta di rinegoziare il prezzo viene respinta. I venditori dimostrano di avere il diritto di cedere l'uso del cortile e, di fronte al rifiuto persistente, esercitano il recesso per inadempimento, trattenendo la caparra. La Corte di Cassazione conferma la loro decisione: il pretesto usato dall'acquirente era infondato e il suo comportamento ha costituito un inadempimento grave e definitivo, legittimando la perdita della caparra versata.
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Inadempimento Contratto Preliminare: Vende a Terzi, Perde Causa
Una venditrice, dopo aver firmato un contratto preliminare per la vendita di alcuni immobili, li trasferisce a una società terza da lei amministrata, all'insaputa degli acquirenti. Questi ultimi recedono dal contratto anche perché, alla scadenza, gli immobili non sono completati. La Corte di Cassazione stabilisce che la vendita a terzi costituisce un grave inadempimento del contratto preliminare e non una semplice 'vendita di cosa altrui'. Inoltre, critica il giudice precedente per non aver ammesso le prove richieste dalla venditrice a sua difesa. La sentenza viene quindi annullata con rinvio, imponendo una nuova valutazione basata su questi principi.
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Casa con vincoli nascosti: legittimo il recesso per inadempimento
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una promissaria acquirente che aveva esercitato il recesso per inadempimento da un contratto preliminare. Il promittente venditore, infatti, aveva omesso di informarla che l'immobile rientrava in un regime di edilizia convenzionata, con un prezzo di vendita massimo imposto per legge, inferiore a quello pattuito. La Corte ha stabilito che l'omissione di informazioni così cruciali costituisce un inadempimento grave e prioritario da parte del venditore. Tale mancanza giustifica il recesso per inadempimento dell'acquirente e la sua richiesta di ottenere il doppio della caparra versata, annullando la precedente decisione che aveva erroneamente ravvisato una colpa di entrambe le parti.
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Recesso per inadempimento: caparra pagata da terzi, chi vince?
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto del promissario acquirente di un immobile da costruire di esercitare il recesso per inadempimento e ottenere il doppio della caparra, anche se questa era stata materialmente versata da sua madre. Il venditore, colpevole di un grave ritardo nella consegna, sosteneva che solo chi aveva pagato potesse richiederla. I giudici hanno invece stabilito che il diritto spetta alla parte contrattuale, cioè l'acquirente, in quanto il versamento della madre era stato fatto per suo conto e a titolo di caparra. La sentenza ribadisce che il grave ritardo del costruttore legittima il recesso e la conseguente sanzione economica.
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Recesso per inadempimento e caparra confirmatoria
In un caso di compravendita immobiliare, la Corte di Cassazione ha chiarito che la parte non inadempiente può esercitare il recesso per inadempimento e trattenere la caparra confirmatoria senza dover provare il danno subito. La caparra funge da liquidazione forfettaria e predeterminata del danno, differenziando il recesso dalla risoluzione giudiziale del contratto, che invece richiede la prova del pregiudizio.
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Recesso per inadempimento e caparra: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19897/2024, ha stabilito che la parte adempiente in un contratto preliminare può legittimamente esercitare il recesso per inadempimento e trattenere la caparra, anche se inizialmente aveva richiesto la risoluzione del contratto. La Corte ha chiarito che lievi difformità urbanistiche, facilmente sanabili, non giustificano il rifiuto della controparte di stipulare il contratto definitivo. In questo caso, il rifiuto dell'acquirente di procedere all'acquisto è stato ritenuto un inadempimento grave, legittimando la ritenzione della caparra da parte del venditore.
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Recesso per inadempimento: la guida completa
La Corte di Cassazione conferma la legittimità del recesso per inadempimento esercitato dai promissari acquirenti di un immobile, a fronte del grave ritardo della società venditrice nella stipula del contratto definitivo. L'ordinanza chiarisce che il recesso ex art. 1385 c.c. è un rimedio autonomo che non richiede una clausola contrattuale specifica, a differenza del recesso convenzionale. La Corte ha ritenuto grave l'inadempimento della venditrice, giustificando la richiesta di restituzione del doppio della caparra.
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Recesso per inadempimento: la gravità conta sempre
Una recente ordinanza della Cassazione chiarisce che il recesso per inadempimento in un contratto preliminare, anche in presenza di caparra, non è automatico. L'assenza di un venditore al rogito non basta: il giudice deve sempre valutare se l'inadempimento è di 'non scarsa importanza'. La Corte ha cassato la decisione precedente che aveva concesso il recesso senza questa fondamentale analisi, rinviando la causa per un nuovo esame che tenga conto della reale gravità della mancata presentazione.
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Recesso per inadempimento: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di un recesso per inadempimento da un contratto preliminare di compravendita immobiliare. I promissari acquirenti lamentavano difformità tra l'immobile e quanto promesso in fase di trattativa, come l'assenza di una camera matrimoniale. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che le pattuizioni definitive sono quelle contenute nel contratto scritto e nei suoi allegati (come la planimetria firmata), non le promesse fatte in brochure pubblicitarie. Un inadempimento di lieve entità non giustifica il recesso per inadempimento e la richiesta del doppio della caparra.
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Recesso per inadempimento: la valutazione del giudice
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello relativa a un recesso per inadempimento in un contratto preliminare di compravendita immobiliare. La Corte ha stabilito che i giudici di merito avevano erroneamente omesso di effettuare una valutazione comparativa del comportamento di entrambe le parti, limitandosi a considerare l'inadempimento del promissario acquirente senza pesarlo rispetto a quello dei promittenti venditori (mancata cancellazione di ipoteca). La sentenza ribadisce che per la legittimità del recesso, l'inadempimento deve essere grave e colpevole, e la sua valutazione non può prescindere da un'analisi sinottica delle condotte.
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Recesso per inadempimento: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione analizza un caso di recesso per inadempimento da un contratto preliminare di vendita immobiliare. Una promittente venditrice aveva esercitato il recesso trattenendo la caparra, a seguito del ritardo della promissaria acquirente nel fissare la data per il rogito. La Corte ha cassato la decisione di merito, stabilendo che il giudice deve sempre effettuare una valutazione comparativa del comportamento di entrambe le parti e verificare la gravità effettiva dell'inadempimento, non potendo basare la decisione solo sul ritardo di una parte, specialmente se l'altra ha continuato a manifestare la volontà di concludere il contratto.
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Recesso contratto preliminare: obbligo di verifica
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito un principio cruciale in tema di recesso contratto preliminare. Se il promittente venditore non mette il promissario acquirente nelle condizioni di effettuare una verifica finale sull'immobile prima del rogito, il recesso del venditore è illegittimo. In questo caso, il rifiuto dell'acquirente di procedere alla stipula è giustificato dal principio di buona fede e dall'eccezione di inadempimento, rendendolo la parte non inadempiente e legittimando il suo successivo recesso con richiesta del doppio della caparra.
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Consegna immobile: obbligo del venditore e recesso
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 255/2025, chiarisce un punto fondamentale nelle compravendite immobiliari. Il caso riguarda un acquirente che ha rifiutato di pagare il saldo del prezzo perché il venditore non ha consegnato le chiavi dell'immobile, come pattuito. La Corte ha stabilito che la consegna immobile (possesso materiale) è un'obbligazione principale del venditore. Se il contratto prevede la consegna contestuale al pagamento, la sua mancanza è un inadempimento che giustifica il rifiuto dell'acquirente di saldare il prezzo, rendendo illegittimo il recesso del venditore e la ritenzione della caparra.
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Recesso per inadempimento: doppio della caparra
Il Tribunale di Torino ha stabilito che la mancata regolarizzazione urbanistica e catastale di un immobile da parte del venditore costituisce un grave inadempimento. Tale mancanza giustifica il recesso per inadempimento da parte dell'acquirente, che ha diritto alla restituzione del doppio della caparra confirmatoria versata, anche se il termine per la stipula non era 'essenziale' nel suo interesse.
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