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Recesso Contrattuale

6 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Diritto di una parte di sciogliere unilateralmente il vincolo negoziale a fronte della mancata esecuzione degli accordi da parte dell'altra.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Contratto d’appalto e autovelox: quando è valido
Una società privata stipulava con un Comune una convenzione per il noleggio e l'installazione di dispositivi per rilevare le infrazioni stradali. L'accordo prevedeva un compenso parametrato ai verbali accertati e incassati. In seguito al recesso anticipato dell'ente locale, l'impresa chiedeva gli indennizzi previsti dalla legge. Il giudice di secondo grado dichiarava la nullità del contratto d'appalto per illiceità dell'oggetto e violazione delle norme sulla destinazione dei proventi delle sanzioni. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che la clausola di compenso legata agli incassi non determina alcuna nullità, poiché le modifiche normative restrittive introdotte nel 2010 non sono retroattive. I giudici di legittimità hanno così disposto un nuovo giudizio.
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Vendita di cosa altrui: chi non compra perde il doppio
La controversia riguarda un preliminare di vendita di cosa altrui relativo a terreni agricoli concessi in leasing al promittente venditore. Il promittente venditore si era impegnato ad acquistare personalmente i beni dalla società proprietaria per poi trasferirli alla promissaria acquirente. Nonostante la diffida formale e la convocazione davanti al notaio, il venditore non si è presentato, ammettendo la mancanza di fondi per riscattare il leasing. La promissaria acquirente ha esercitato il recesso contrattuale, chiedendo la restituzione del doppio della caparra confirmatoria versata. Il promittente venditore ha contestato presunti inadempimenti della controparte legati a trattative di rinegoziazione del prezzo. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso del venditore, confermando la piena legittimità del recesso per grave e colpevole inadempimento del promittente venditore.
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Revoca dell’incarico professionale: il Comune agisce come privato
Un Comune affida a un Professionista esterno l'incarico di redigere un piano forestale, condizionato all'ottenimento di fondi regionali. Ottenuti i fondi, il Comune decide di non formalizzare il contratto e delibera la revoca dell'incarico professionale precedentemente conferito. Il Professionista agisce in giudizio per chiedere il risarcimento dei danni. Sia il Tribunale ordinario che il TAR dichiarano il proprio difetto di giurisdizione. Le Sezioni Unite della Cassazione risolvono il conflitto stabilendo che l'affidamento di un incarico a un professionista esterno rientra nell'autonomia privata dell'ente pubblico. Di conseguenza, la revoca costituisce un recesso contrattuale e la giurisdizione spetta al Giudice Ordinario, che può disapplicare l'atto amministrativo presupposto e decidere sul risarcimento dei danni.
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Recesso contrattuale: se l’indirizzo è errato si paga il debito
Un Ente di formazione si oppone a un decreto ingiuntivo per servizi software non pagati, sostenendo di aver comunicato il recesso contrattuale tramite raccomandata. La Società fornitrice eccepisce di non aver mai ricevuto la lettera poiché si era trasferita, circostanza nota all'Ente e indicata nelle fatture successive. La raccomandata riportava infatti la dicitura "mancato recapito". La Corte di Cassazione rigetta il ricorso dell'Ente, confermando che la disdetta è un atto recettizio. Di conseguenza, in caso di contestazione e di prova documentale del mancato recapito, non opera la presunzione di conoscenza. L'Ente perde definitivamente la causa ed è tenuto a saldare le fatture insolute.
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Recesso contrattuale: quando è legittimo scioglierlo
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del recesso contrattuale esercitato da un consorzio committente nei confronti di una società fornitrice di materiali per infrastrutture. La controversia nasceva dall'asserita inidoneità dei materiali forniti rispetto a sopravvenute esigenze geologiche. La Corte ha stabilito che il recesso era giustificato dall'inaffidabilità della fornitrice, la quale non aveva dimostrato di essersi adeguata alle varianti d'opera richieste, violando l'obbligo contrattuale di adattamento alle necessità del cantiere. La decisione ribadisce che l'onere di provare l'adempimento spetta al fornitore che contesta la legittimità dello scioglimento del rapporto.
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Recesso contrattuale: quando è legittimo? La Cass.
La sentenza Cass. Civ., Sez. II, n. 7672 del 19/03/2019 analizza la legittimità di un recesso contrattuale da un contratto di fornitura editoriale. Un fornitore ha impugnato la risoluzione del rapporto voluta dal committente, ma la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. La decisione sottolinea come i motivi di ricorso debbano essere specifici e non generici. In mancanza di precise censure, il recesso contrattuale esercitato secondo le previsioni dell'accordo quadro è stato ritenuto valido, respingendo le accuse di abuso del diritto e di violazione di altre norme.
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