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Reato Plurioffensivo

101 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Un reato che offende o danneggia contemporaneamente più beni giuridici diversi, come il patrimonio e l'incolumità fisica.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Rapina e danno di speciale tenuità: le lesioni bloccano lo sconto
L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la condanna per rapina, contestando il mancato riconoscimento della circostanza attenuante per danno di speciale tenuità. Il ricorrente riteneva rilevante il modesto valore economico del bene sottratto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la rapina tutela contemporaneamente il patrimonio e la persona. Per valutare il danno di speciale tenuità, il giudice deve esaminare il complessivo pregiudizio arrecato alla vittima, includendo le lesioni fisiche provocate durante l'aggressione e non solo il danno patrimoniale. La Corte ha condannato il ricorrente alle spese e a una sanzione pecuniaria.
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Reato di Estorsione: Danno Lieve non Basta a Salvare la Condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per una persona accusata di reato di estorsione. L'imputata aveva cercato di contestare la sentenza di appello, sostenendo l'insussistenza della minaccia e l'applicazione dell'attenuante del danno di speciale tenuità. Tuttavia, la Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che le contestazioni sui fatti non sono ammesse in questa sede e che il reato di estorsione è plurioffensivo. Pertanto, il modesto valore economico del bene estorto non basta a riconoscere l'attenuante, se la libertà e l'integrità della vittima sono state comunque lese.
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Rapina Aggravata: Inammissibilità Ricorso Penale per Mancanza di Specificità
La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale presentato da tre donne, già condannate per rapina aggravata. Le imputate avevano impugnato la sentenza di condanna, lamentando vizi di motivazione e travisamento della prova. La Corte ha ribadito che un ricorso è inammissibile quando si limita a riproporre le stesse argomentazioni già presentate in appello, senza una critica specifica e puntuale alla decisione impugnata. Inoltre, le doglianze sulla mancanza di minaccia e sulle circostanze attenuanti sono state ritenute infondate. La decisione conferma la condanna e l'obbligo di pagare le spese processuali.
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Falsa dichiarazione al notaio: pena confermata, danni da provare
Un venditore ha reso una falsa dichiarazione al notaio durante la compravendita di un immobile, attestando una destinazione d'uso difforme dagli atti edilizi comunali per aumentarne il valore. Il Tribunale e la Corte d'Appello lo hanno condannato per falsità ideologica a quattro mesi di reclusione e al risarcimento dei danni d'immagine verso il pubblico ufficiale rogante. La Corte di Cassazione ha confermato in via definitiva la condanna penale, dichiarando inammissibile il ricorso del venditore sulla sussistenza del fatto. I giudici hanno invece annullato la decisione sul risarcimento civile con rinvio alla Corte d'Appello civile: il notaio può costituirsi parte civile, ma i giudici di merito devono motivare con prove concrete l'effettiva esistenza del danno all'onore professionale subito.
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Tentata rapina: violenza esclude l’attenuante del danno lieve
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per tentata rapina. L'imputato contestava la mancata applicazione dell'attenuante del danno di speciale tenuità, sostenendo il modesto valore della merce rubata. La Suprema Corte ha ribadito che, per la tentata rapina, l'attenuante non si applica solo in base al valore del bene, ma anche considerando la violenza usata. Nel caso specifico, l'aggressione con pugni al volto della vittima ha reso il reato grave, impedendo il riconoscimento dell'attenuante. Il ricorrente è stato condannato alle spese e a una sanzione pecuniaria.
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Rapina aggravata e lieve danno: la condanna resta confermata
Un uomo ha impugnato in Cassazione la condanna per rapina aggravata e resistenza a pubblico ufficiale. L'Imputato aveva sottratto con la forza un portafoglio contenente 65 euro e un telefono cellulare a una persona, per poi opporsi all'arresto dei poliziotti. La difesa chiedeva lo sconto di pena per il valore modesto della refurtiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il delitto di rapina aggravata tutela sia il patrimonio sia l'incolumità della persona. Pertanto la violenza usata impedisce di concedere l'attenuante per il modesto valore economico del bene rubato. L'Imputato deve pagare le spese del processo e tremila euro alla cassa delle ammende.
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Rapina aggravata: bottino esiguo ma condanna confermata
Due imputati hanno subito una condanna per il delitto di rapina aggravata dopo aver minacciato le vittime con un coltello alla gola e una cintura. I ricorrenti hanno impugnato la sentenza di appello contestando la credibilità delle persone offese, il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità e la misura di sicurezza dell'espulsione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. La Suprema Corte ha chiarito che le dichiarazioni della persona offesa possono fondare da sole la condanna se ritenute credibili dal giudice. Inoltre, la rapina lede non solo il patrimonio ma anche la libertà morale e l'integrità della persona, escludendo l'attenuante a fronte di gravi minacce fisiche. I condannati devono espiare la pena e rifondere le spese processuali.
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Resistenza a pubblico ufficiale: reato prescritto ma danno dovuto
Un'automobilista ha rifiutato di fornire i documenti durante un controllo stradale e ha chiuso con violenza lo sportello dell'auto per fuggire, colpendo la mano di un agente di polizia municipale. Nei gradi precedenti i giudici hanno dichiarato prescritto il reato di resistenza a pubblico ufficiale e assolto la conducente dall'accusa di lesioni per difetto di volontarietà. Ciononostante, i giudici hanno confermato la condanna della donna al risarcimento dei danni in favore dell'agente costituitosi parte civile. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la decisione e ha respinto il ricorso dell'automobilista. La Suprema Corte ha chiarito che il reato tutela anche la persona fisica dell'agente. L'estinzione per prescrizione penale non cancella la responsabilità civile per i danni provocati dalla condotta oppositiva.
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Tentata Rapina: Danno di Speciale Tenuità Negato per Violenza e Danno
Un Lavoratore è stato condannato per tentata rapina. Ha presentato ricorso in Cassazione contestando la mancata applicazione dell'attenuante del danno di speciale tenuità. La Corte d'Appello aveva negato questa circostanza, considerando la gravità delle conseguenze della violenza e l'entità del danno patrimoniale. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che per valutare il danno di speciale tenuità in una tentata rapina si deve considerare non solo il potenziale danno economico, ma anche gli effetti dannosi sulla persona offesa. La sentenza ha ribadito che la rapina è un reato plurioffensivo.
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Concordato in appello: nessun ricorso contro la pena pattuita
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per rapina impropria che, dopo aver concluso un concordato in appello, contestava il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità. I giudici hanno chiarito che l'accordo stretto in secondo grado limita l'impugnazione successiva a vizi strettamente legati al consenso o all'illegalità della pena concordata. La rinuncia agli altri motivi di appello preclude la possibilità di sollevare nuove questioni davanti alla Suprema Corte.
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Tentata rapina e attenuanti: no alla revisione in Cassazione
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per il reato di tentata rapina e attenuanti negate dai giudici di merito. Il ricorrente contestava la qualificazione giuridica dei fatti e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e del danno di speciale tenuità. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, ricordando che il giudizio di legittimità non consente un nuovo esame dei fatti o delle prove. I giudici hanno confermato la gravità del reato, caratterizzato da violenza personale e natura plurioffensiva, unitamente all'elevata capacità criminale dell'autore. L'Imputato perde la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Circostanze attenuanti nel reato: quando il danno non è lieve per la Cassazione
Un Lavoratore è stato condannato per estorsione, tentata truffa e resistenza a pubblico ufficiale. Ha impugnato la sentenza, contestando il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti nel reato, in particolare quelle relative al danno di speciale tenuità e alle attenuanti generiche, e la misura della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che un danno di 395 euro non è "di speciale tenuità" e che l'estorsione, essendo un reato plurioffensivo, non permette tale attenuante se la vittima subisce anche gravi conseguenze morali o fisiche. La valutazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito.
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Da semplice furto a rapina impropria: la Cassazione conferma
Un uomo ha sottratto beni all'interno di un esercizio commerciale senza pagare. Subito dopo ha usato violenza per fuggire e assicurarsi l'impunità. I giudici di merito hanno qualificato il fatto come rapina impropria consumata. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione per chiedere di derubricare il reato in furto aggravato o tentata rapina, e per ottenere uno sconto di pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la rapina impropria si consuma con la semplice sottrazione del bene seguita dalla violenza, anche se la refurtiva non viene trattenuta. Inoltre, la gravità della violenza usata impedisce la concessione di attenuanti. L'imputato deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Rapina aggravata in concorso: la violenza supera il lieve danno
Due uomini sono stati condannati per rapina aggravata in concorso dopo aver aggredito una coppia in strada e aver sottratto loro denaro e cellulari. Gli aggressori hanno proposto ricorso in Cassazione sostenendo che la violenza fosse nata da un semplice litigio e che l'impossessamento dei beni fosse stato un evento autonomo o non voluto da tutti. Hanno inoltre chiesto sconti di pena per danno di lieve entità e risarcimento parziale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi, confermando le condanne. I giudici hanno chiarito che la rapina aggravata in concorso sussiste anche con dolo sopravvenuto durante l'aggressione e che l'attenuante della tenuità non si applica ai reati che violano la libertà e la sicurezza personale, oltre al patrimonio. Gli imputati dovranno pagare le spese e una sanzione di tremila euro ciascuno.
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Finto smarrimento assegni: confermato il reato di calunnia
Un amministratore societario ha denunciato falsamente lo smarrimento di due assegni bancari già consegnati a un fornitore per saldare un debito di oltre diecimila euro. La falsa denuncia ha bloccato l'incasso dei titoli, esponendo il creditore al rischio di un'accusa per ricettazione. I giudici di merito hanno condannato l'amministratore per il reato di calunnia, escludendo la particolare tenuità del fatto a causa dei numerosi precedenti penali e del danno economico provocato. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la condanna, dichiarando il ricorso inammissibile e condannando il ricorrente al pagamento delle spese legali e a una sanzione pecuniaria.
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Reddito indebito e particolare tenuità del fatto
La Richiedente ha subito una condanna per aver dichiarato dati non veritieri nella Dichiarazione Sostitutiva Unica finalizzata a percepire il Reddito di Cittadinanza. La Corte territoriale ha escluso la causa di non punibilità per la particolare tenuità del fatto ritenendo il reato plurioffensivo e lesivo delle casse pubbliche. I giudici di legittimità hanno invece affermato che la natura plurioffensiva non impedisce la valutazione in concreto della minima entità dell'offesa. La Cassazione ha reso definitiva la responsabilità penale della donna ma ha annullato la sentenza con rinvio per imporre ai giudici di merito un nuovo esame sulla tenuità del danno provocato.
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Oltraggio a pubblico ufficiale: niente tenuità con condotta grave
Un detenuto ha inveito con pesanti insulti e minacce contro due agenti della polizia penitenziaria durante un colloquio in carcere, scagliando uno sgabello e danneggiando arredi e strutture divisorie. I giudici di merito lo hanno condannato per danneggiamento e oltraggio a pubblico ufficiale, negando la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. L'imputato ha proposto ricorso per cassazione, sostenendo l'illegittimità costituzionale del divieto di applicazione della tenuità dell'offesa al delitto di oltraggio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, osservando che i giudici di merito avevano accertato la gravità concreta della condotta violenta e la totale assenza di una lieve entità del danno, rendendo irrilevante la questione di costituzionalità.
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Danno di speciale tenuità e rapina: furto modesto ma pena piena
L'imputato ha commesso una rapina sottraendo alla vittima uno smartphone dal valore di cinquecento euro attraverso minaccia e violenza. La difesa ha presentato ricorso per contestare l'omessa traduzione degli atti processuali e per ottenere la riduzione della pena tramite l'attenuante del danno di speciale tenuità, oltre al prevalere delle attenuanti generiche sulla recidiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'eccezione di mancata traduzione andava sollevata tempestivamente nei gradi precedenti. Inoltre, nel reato di rapina il danno di speciale tenuità richiede una valutazione complessiva che include sia il valore economico del bene sia l'aggressione alla libertà e all'integrità della persona offesa. L'imputato ha subito la condanna definitiva e il pagamento delle spese processuali.
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Rapina e attenuante del danno di speciale tenuità
Un imputato condannato per rapina ha proposto ricorso per cassazione lamentando la mancata concessione dell'attenuante del danno di speciale tenuità e della sospensione condizionale della pena. La difesa sosteneva che il bene sottratto avesse un valore irrisorio e che le lesioni fisiche fossero minime. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la rapina lede sia il patrimonio sia l'incolumità personale della vittima. Di conseguenza, il beneficio attenuante può operare solo se entrambi i pregiudizi risultano complessivamente di minima entità. Inoltre, le richieste formulate in modo generico nei gradi precedenti non possono essere rivalutate.
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Attenuante del danno di speciale tenuità: no se c’è violenza
L'Imputato ha proposto ricorso per ottenere l'attenuante del danno di speciale tenuità a seguito di una condanna per rapina aggravata dall'uso di un'arma e lesioni personali. Durante l'aggressione, il soggetto ha minacciato le vittime con un coltello, ferendo due persone e sottraendo beni di valore non modesto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la rapina è un reato plurioffensivo che lede sia il patrimonio che la persona. I giudici hanno chiarito che la violenza fisica, l'uso dell'arma e l'entità economica del bottino escludono qualsiasi beneficio. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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