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Reato Di Truffa

182 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Illecito penale che si configura quando un soggetto, tramite inganni o raggiri, induce un'altra persona in errore per procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Reato di Truffa: Ricorso Inammissibile, Condanna Confermato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un Imputato, confermando la sua condanna per il reato di truffa, sia nella forma consumata che tentata. L'Imputato aveva contestato la responsabilità penale e la mancata concessione di un'attenuante. La Cassazione ha ritenuto il ricorso infondato e generico riguardo alla responsabilità, e inammissibile per l'attenuante, poiché questa era già stata riconosciuta in primo grado. L'Imputato è stato condannato a pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle Ammende.
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Reato di truffa nei viaggi: vacanze fantasma e prescrizione
Un gestore di fatto di un'agenzia di viaggi vendeva pacchetti vacanza incassando acconti e saldi, pur sapendo che la società si trovava in grave crisi economica. L'operatore non prenotava i servizi promessi e rifiutava la restituzione del denaro. La Corte di Cassazione ha confermato la penale responsabilità dell'uomo per il reato di truffa, ritenendo comprovati gli artifizi e i raggiri ai danni dei viaggiatori. Tuttavia, i giudici hanno dichiarato prescritto un singolo episodio privo di recidiva, mantenendo ferma la condanna per gli altri capi assistiti da recidiva aggravata e rinviando gli atti per il solo ricalcolo della pena.
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Reato di truffa: prende il denaro e fugge, condanna confermata
La vicenda nasce dalla condanna di un soggetto per il reato di truffa. L'autore della condotta ha incassato una somma di denaro dalla vittima e si è reso immediatamente irreperibile. Contro la conferma della condanna in appello, l'imputato ha presentato ricorso per cassazione contestando la ricostruzione dei fatti operata dai giudici di merito. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I magistrati hanno ritenuto pienamente credibile la persona offesa, mentre la difesa dell'imputato non ha fornito alcun riscontro a proprio favore. L'imputato deve quindi scontare la condanna, oltre a versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Falso documento per ZTL: la Cassazione conferma il Reato di Truffa
Un individuo è stato condannato per il Reato di Truffa (Art. 640 c.p.) e falsità ideologica (Art. 483 c.p.) per aver usato un documento d'identità falso per ottenere un permesso di transito e sosta in una zona a traffico limitato. L'imputato ha proposto ricorso, sostenendo che il fatto dovesse essere riqualificato come illecito amministrativo (Art. 316ter c.p.) e contestando l'applicazione della recidiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che l'azione costituiva un "artificio" tipico del Reato di Truffa e ha confermato la legittimità della recidiva, condannando l'imputato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla cassa delle ammende.
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Truffa Aggravata: Ricorso Inammissibile, Condanna Definitiva
Un Lavoratore è stato condannato per il reato di truffa aggravata e continuata. La Corte d'Appello ha parzialmente riformato la sentenza, riducendo la pena ma confermando la condanna. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la sussistenza del reato di truffa per assenza di artifici e raggiri e il riconoscimento della recidiva qualificata. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I motivi presentati dal Lavoratore miravano a una nuova valutazione dei fatti, cosa non consentita in Cassazione. La Corte ha quindi confermato la condanna e ha imposto al Lavoratore il pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della cassa delle ammende.
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Truffa con assegni scoperti: la Cassazione conferma la condanna
Due individui sono stati condannati per il reato di truffa. Avevano venduto bovini e pagato con assegni insoluti, ingannando l'acquirente sulla loro validità e sulla legittimazione della società. La Corte d'Appello aveva confermato la condanna. I due hanno presentato ricorso in Cassazione, contestando la responsabilità e la mancata continuazione con altri reati. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili, confermando la condanna penale e l'obbligo di risarcire la parte civile per il danno subito.
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Truffa: Ricorso Inammissibile, la Cassazione conferma la condanna
Un imputato, già condannato per il Reato di Truffa, ha presentato ricorso in Cassazione. La Corte d'Appello aveva confermato la condanna. L'imputato contestava vizi di motivazione e l'omessa applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che le contestazioni fossero mere doglianze di fatto, già valutate dai giudici precedenti. La Corte ha confermato la responsabilità penale, escludendo la tenuità del fatto a causa delle modalità subdole della condotta. L'imputato dovrà pagare le spese processuali e una somma alla cassa delle ammende.
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Truffa: Inammissibilità ricorso penale per motivi generici
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale presentato da un imputato, condannato in appello per il reato di truffa. Il ricorso era inammissibile perché le censure sulla responsabilità erano generiche e chiedevano una nuova valutazione dei fatti, non consentita in Cassazione. Anche le doglianze sull'applicazione della particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.) mancavano di specificità, non indicando elementi concreti per il sindacato della Corte. L'imputato ha dovuto pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle Ammende.
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Truffa: Condanna Annullata per Errata Prescrizione del Reato
Un Lavoratore è stato condannato per il reato di truffa. La Corte d'Appello aveva parzialmente riformato la sentenza di primo grado, dichiarando estinti per prescrizione alcuni reati e confermando la condanna per truffa per altri fatti. Il Lavoratore ha presentato ricorso, contestando la sussistenza della truffa e il calcolo della prescrizione. La Cassazione ha accolto il ricorso riguardo alla prescrizione del reato per la truffa, ritenendo che la Corte d'Appello avesse calcolato erroneamente il periodo di sospensione legato all'emergenza pandemica. Il reato è risultato estinto per prescrizione.
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Truffa: Cassazione conferma condanna, esclusa tenuità del fatto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un reato di truffa (art. 640, comma 2, cod. pen.) inflitta a un'imputata. La donna aveva presentato ricorso contestando la responsabilità e l'omessa applicazione della non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno ritenuto che il ricorso non fosse specifico e che la condotta della donna non fosse di lieve entità, considerando la reiterazione del comportamento. L'imputata dovrà pagare le spese processuali e una somma alla cassa delle ammende.
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Vendita di Auto e Truffa: Quando l’Inganno Contratuale Diventa Reato
Un venditore è stato condannato per il reato di truffa. Aveva promesso la vendita di quattro autovetture, incassando un acconto, ma non ha poi consegnato i veicoli. Ha tentato di giustificarsi sostenendo l'esistenza di un secondo contratto fittizio per fini fiscali. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il suo ricorso. Ha confermato la condanna, ritenendo la motivazione dei giudici precedenti logica e coerente. La Corte ha ribadito la natura fraudolenta del comportamento del venditore.
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Reato di truffa: dati reali e carta propria non salvano la pena
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di truffa a carico di un soggetto che aveva incassato denaro su una carta di pagamento ricaricabile a lui intestata. L'imputato aveva fornito alla persona offesa i propri dati anagrafici e il numero della tessera per ricevere il versamento. L'assenza di denunce di furto o smarrimento della carta ha reso inequivocabile la sua responsabilità. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso della difesa, la quale lamentava la mancata concessione delle attenuanti generiche. I giudici hanno chiarito che i precedenti penali risultanti dal certificato del casellario giustificano pienamente il diniego dei benefici di pena. L'imputato deve quindi scontare la sanzione inflitta e versare una somma alla Cassa delle ammende.
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Reato di truffa: la condanna resiste al ricorso
La vicenda origina da una trattativa per la compravendita di un veicolo, conclusasi con un raggiro ai danni dell'acquirente. La vittima ha individuato l'autore dei fatti mediante un album fotografico mostrato dalle forze dell'ordine. I giudici di merito hanno condannato l'imputato a dieci mesi di reclusione e cinquecento euro di multa per il reato di truffa. Il condannato ha presentato ricorso in Cassazione contestando per la prima volta l'attendibilità del riconoscimento fotografico e la quantificazione della pena economica, invocando il proprio stato di disoccupazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile: le nuove contestazioni non possono essere introdotte per la prima volta in sede di legittimità. L'imputato deve pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reato di Truffa: Prescrizione Penale non Cancella i Danni Civili
Una donna è stata condannata per **reato di truffa** continuata. Aveva ingannato una persona facendole credere che un ex fidanzato avesse sporto denuncia per stalking e che servisse denaro per farla ritirare. La Corte d'Appello, pur dichiarando il reato prescritto, ha confermato la condanna al risarcimento dei danni civili. La difesa ha presentato ricorso in Cassazione lamentando la mancanza di prova sulla falsità dei fatti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la rappresentazione dei fatti era artefatta e che la difesa non aveva fornito elementi contrari.
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Reato di truffa: promesse false e condanna confermata
Un venditore ha rassicurato le vittime sulla compravendita di beni di cui non aveva alcuna reale disponibilità. L'uomo ha incassato il denaro senza mai consegnare la merce né restituire le somme ricevute. La difesa ha sostenuto la tardività della querela e contestato la qualificazione giuridica dei fatti. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di truffa e ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il termine per sporgere querela decorre dal momento in cui la persona offesa acquisisce la certezza dell'inganno e non dalla data delle mere rassicurazioni ingannevoli del venditore. Il ricorrente deve pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di truffa: ricorso respinto e condanna confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un soggetto condannato nei precedenti gradi di giudizio per il reato di truffa (art. 640 c.p.). I giudici di merito avevano accertato la responsabilità penale basandosi sulle dichiarazioni della persona offesa e su riscontri documentali precisi e coerenti. La Suprema Corte ha rilevato che l'impugnazione era priva dei requisiti specifici di legge previsti dall'art. 581 c.p.p., non avendo individuato elementi concreti per contestare la motivazione della sentenza precedente. Di conseguenza, la condanna è divenuta definitiva con l'ulteriore sanzione del pagamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reato di truffa: la Cassazione boccia i vizi formali
L'Imputato ha subito una condanna per il reato di truffa a causa di rapporti commerciali basati su società fittizie. L'Imputato ha presentato ricorso per cassazione contestando la validità della querela sporta dalla persona offesa. Secondo la difesa, le autorità di polizia giudiziaria non avevano specificato le precise modalità di identificazione del querelante al momento della denuncia. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. I giudici hanno chiarito che la mancata indicazione delle modalità di identificazione rappresenta una semplice irregolarità formale e non invalida la querela se l'identità del soggetto risulta certa. La Corte ha confermato la piena responsabilità penale del colpevole, condannandolo alle spese e al pagamento di una sanzione.
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Errore di Notifica vs. Prescrizione del Reato: Chi Vince?
Un Imputato, condannato per truffa, ha contestato la sentenza d'appello. La Corte di Cassazione ha accertato un errore procedurale: il decreto di citazione per il giudizio d'appello non era stato notificato correttamente al suo difensore, ma a un avvocato omonimo. Questo ha causato una nullità. Tuttavia, la Suprema Corte ha stabilito che il reato si era già estinto per prescrizione. Di conseguenza, la sentenza di condanna è stata annullata senza rinvio, poiché il tempo massimo per perseguire il reato era scaduto. La prescrizione del reato ha prevalso sull'errore procedurale.
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Finanziamento per Disoccupati: La Truffa del Socio e la Condanna
Un socio accomandante di una società ha ottenuto un finanziamento pubblico per favorire l'occupazione di persone disoccupate. Dopo aver incassato l'ultima rata, il socio ha receduto dalla società e ha omesso di informare l'ente finanziatore della modifica della compagine societaria. L'attività è cessata e le attrezzature sono sparite. La Corte d'Appello ha confermato la condanna per **reato di truffa**. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del socio, ritenendo la motivazione della sentenza d'appello logica e coerente con le prove, confermando così la sua responsabilità.
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Ricorso inammissibile per truffa: la Cassazione non riesamina i fatti
La Corte di Cassazione ha dichiarato **inammissibile il ricorso** presentato da un imputato, già condannato per il reato di truffa aggravata. L'imputato contestava la qualificazione giuridica del fatto sia sotto il profilo sostanziale (art. 640 c.p.) che procedurale (art. 640 c.p.p.). La Suprema Corte ha ritenuto il ricorso privo di specificità e basato su motivi manifestamente infondati, configurandosi come una richiesta di riesame dei fatti, non consentita in sede di legittimità. L'imputato dovrà pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle Ammende.
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