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Reato Di Ricettazione — Anno 2023

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98 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Reato Di Ricettazione

Provvedimenti

Reato di ricettazione: l’assegno rubato ma il furgone condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato contro la condanna per il reato di ricettazione. L'imputato era stato ritenuto responsabile in concorso per aver utilizzato un furgone carico di merce acquistata con un assegno rubato, oltre ad aver inviato l'ordine d'acquisto dal proprio computer. La difesa contestava la ricostruzione dei fatti e la mancata applicazione della continuazione con una precedente condanna. I giudici di legittimit hanno stabilito che i motivi di ricorso erano generici e ripetitivi rispetto all'appello. Inoltre, la valutazione sull'unicit del disegno criminoso spetta esclusivamente al giudice di merito. Di conseguenza, l'imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di ricettazione: finto ritrovamento e condanna certa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per il reato di ricettazione. L'imputato era stato trovato in possesso di un intero bancale di merci destinate a una farmacia. La difesa sosteneva che i beni fossero stati fortuitamente rinvenuti per strada, configurando la meno grave ipotesi di appropriazione di cose smarrite. I giudici hanno ritenuto del tutto inverosimile questa ricostruzione, confermando la consapevolezza dell'origine illecita dei beni. Di conseguenza, la Suprema Corte ha rigettato l'impugnazione, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Reato di ricettazione: assolto prima, condannato poi
L'Imputato, inizialmente assolto in primo grado, viene condannato in appello per il reato di ricettazione alla pena di un anno e sei mesi di reclusione. La condanna si fonda sul possesso di un bene di provenienza illecita senza alcuna giustificazione plausibile. L'Imputato propone ricorso in Cassazione contestando la valutazione delle prove e sostenendo l'intervenuta prescrizione del reato. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile: i motivi di merito non possono essere riesaminati in sede di legittimità e la prescrizione decennale non è ancora maturata. L'Imputato perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di ricettazione: la finta ignoranza non salva dalla condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per il reato di ricettazione. L'imputato sosteneva di non conoscere l'origine illecita della merce sequestrata e contestava l'entità della pena. I giudici hanno chiarito che la valutazione sulla consapevolezza dell'origine illecita spetta solo ai giudici di merito, la cui decisione era logica e motivata. La Cassazione non può rivalutare i fatti, ma solo verificare la coerenza della sentenza. Di conseguenza, la condanna è confermata e il ricorrente deve pagare le spese e una sanzione.
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Reato di ricettazione: targa contraffatta e ricorso respinto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di ricettazione nei confronti di un automobilista trovato in possesso di un'autovettura con targa contraffatta. L'imputato lamentava la mancanza di motivazione della sentenza d'appello in merito al suo riconoscimento e alla consapevolezza della provenienza illecita del mezzo. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha chiarito che la motivazione d'appello si integra perfettamente con quella di primo grado ("doppia conforme") e che le contestazioni generiche sulla pena per continuazione non obbligano il giudice a una specifica risposta, rendendo il ricorso privo di reale interesse giuridico. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di ricettazione: condannato chi possiede merce falsa senza prove
L'Imputato è stato condannato per il reato di ricettazione e per l'introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi. Nel suo ricorso in Cassazione, l'uomo ha contestato la condanna sostenendo l'assenza di prove sul suo dolo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, in mancanza di prove sul coinvolgimento diretto dell'imputato nella contraffazione dei beni, il possesso di merce di provenienza illecita senza una giustificazione plausibile configura pienamente il reato di ricettazione. L'Imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di ricettazione: la refurtiva nel cassetto costa la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di ricettazione. Le forze dell'ordine avevano rinvenuto beni di provenienza furtiva all'interno della cassettiera della sua camera da letto. L'imputato aveva proposto una versione alternativa dei fatti, giudicata del tutto inverosimile, chiedendo la riqualificazione della condotta in appropriazione di cose smarrite. La Suprema Corte ha confermato la condanna, ribadendo che il ricorso per cassazione non può essere utilizzato per richiedere una nuova valutazione delle prove o dei fatti già ampiamente analizzati nei precedenti gradi di giudizio. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di ricettazione: possedere un’auto rubata costa caro
Un uomo è stato condannato per il reato di ricettazione dopo essere stato trovato in possesso di un'automobile rubata senza saper fornire una giustificazione credibile sulla sua provenienza. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando la mancanza di prove sulla sua consapevolezza dell'origine illecita del mezzo e chiedendo il riconoscimento della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la mancata giustificazione del possesso di un bene rubato dimostra l'elemento soggettivo del reato di ricettazione. Inoltre, la riduzione di pena per lieve entità è esclusa se il valore del bene, come nel caso di un'autovettura, non è oggettivamente minimo. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di ricettazione: condanna definitiva per assegni rubati
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di ricettazione nei confronti di un soggetto trovato in possesso di assegni di provenienza illecita. L'imputato aveva proposto ricorso lamentando la mancata audizione della persona offesa in appello e contestando la ricostruzione dei fatti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la rinnovazione dell'istruttoria in appello ha carattere eccezionale e che il ricorso per cassazione non può richiedere una nuova valutazione delle prove di fatto. Inoltre, l'inammissibilità dei motivi principali rende inammissibili anche i motivi aggiunti presentati successivamente dalla difesa. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di ricettazione: le chiavi nel marsupio costano caro
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di ricettazione a carico di un soggetto trovato in possesso delle chiavi di un ciclomotore rubato. Le chiavi erano custodite all'interno di un marsupio nella sua abitazione, insieme alle chiavi del proprio mezzo personale. I giudici hanno ritenuto inammissibile il ricorso, confermando anche la recidiva per la pericolosità sociale del soggetto e negando le circostanze attenuanti generiche per l'assenza di elementi positivi. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di ricettazione: la Cassazione nega il riesame dei fatti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato in appello per il reato di ricettazione alla pena di due anni di reclusione e mille euro di multa. La difesa contestava la ricostruzione dei fatti e la sussistenza degli elementi costitutivi del reato. La Suprema Corte ha stabilito che i motivi di ricorso erano generici e miravano esclusivamente a ottenere una nuova valutazione dei fatti, attività preclusa nel giudizio di legittimità. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna e ha sanzionato il ricorrente con il pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di ricettazione: la SIM personale incastra l’imputata
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di ricettazione nei confronti di un soggetto trovato in possesso di un dispositivo di provenienza illecita. La prova della colpevolezza è derivata dall'utilizzo, all'interno del dispositivo rubato, di una scheda SIM intestata direttamente all'imputato, unita alla totale assenza di una spiegazione attendibile sull'origine del possesso del bene. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso della difesa, che tentava di proporre una ricostruzione alternativa dei fatti basata su semplici ipotesi e sull'esito negativo di una perquisizione. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle ammende, confermando la solidità dell'impianto accusatorio basato su elementi logici e oggettivi.
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Reato di ricettazione: no a nuove prove in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per furto e per il reato di ricettazione. L'imputato contestava la prova della propria responsabilità penale, in particolare riguardo alla presenza del dolo e alla disponibilità materiale dei beni sottratti. La Suprema Corte ha chiarito che il ricorso per cassazione non può essere utilizzato per richiedere una nuova valutazione delle prove o una ricostruzione alternativa dei fatti, compiti che spettano esclusivamente ai giudici di merito. Di conseguenza, i giudici hanno confermato la condanna e hanno sanzionato il ricorrente con il pagamento delle spese processuali e di una somma pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
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Reato di ricettazione: ricorso respinto e multa per l’imputato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato per il reato di ricettazione. L'imputato contestava la prova della provenienza illecita dei beni trovati in suo possesso. I giudici di legittimità hanno chiarito che la valutazione delle prove spetta esclusivamente ai giudici di merito. Nel caso specifico, i giudici precedenti avevano ampiamente e logicamente motivato la colpevolezza dell'uomo basandosi sulla tipologia, sulla quantità dei beni ricevuti e sulle circostanze concrete della perquisizione. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna, respingendo il tentativo di ottenere un nuovo esame dei fatti e condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di ricettazione: condanna annullata se il giudice non motiva
Due imputati, condannati in appello per furto in abitazione e ricettazione, hanno proposto ricorso per cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili le contestazioni sulla ricostruzione dei furti, confermando che la valutazione delle prove spetta ai giudici di merito. Tuttavia, i giudici di legittimità hanno accolto il ricorso relativo al reato di ricettazione. La Corte d'appello aveva infatti omesso del tutto di motivare sulla sussistenza di tale reato e sulla richiesta di applicazione dell'attenuante del danno di speciale tenuità. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la sentenza limitatamente a questi punti, ordinando un nuovo esame davanti a una diversa sezione della Corte d'appello.
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Reato di Ricettazione: Condanna Annullata per Prescrizione
Due individui, condannati per il reato di ricettazione, hanno presentato ricorso in Cassazione. I giudici supremi, pur notando che le motivazioni della condanna erano deboli, non sono entrati nel merito della questione. Hanno invece rilevato che era trascorso il tempo massimo per poter perseguire il reato, commesso nel 2011. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato l'estinzione del reato per prescrizione, annullando la sentenza di condanna in modo definitivo. Gli imputati hanno quindi vinto la causa, non perché dichiarati innocenti, ma perché lo Stato ha perso il diritto di punirli a causa del lungo tempo trascorso.
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Reato di Ricettazione: Condanna Confermata, Niente Sconti di Pena
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per il reato di ricettazione. L'imputato aveva presentato ricorso sostenendo la mancanza di prova della sua consapevolezza e la mancata concessione delle attenuanti generiche. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo di non poter rivalutare le prove, compito dei giudici di merito. Ha inoltre confermato che le attenuanti sono state correttamente negate a causa della personalità dell'imputato e delle modalità del fatto. La condanna per il reato di ricettazione diventa così definitiva, con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali.
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Reato di ricettazione: documenti smarriti e dolo
Un soggetto viene condannato per il reato di ricettazione per essere stato trovato in possesso di un portafogli contenente documenti personali di un'altra persona. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, confermando che la natura dei beni (documenti nominativi) rendeva la loro provenienza illecita chiaramente riconoscibile, integrando così pienamente il reato contestato e escludendo ipotesi di reato meno gravi.
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