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Reato Di Ricettazione

462 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Consiste nell'acquistare o ricevere beni di provenienza illecita, o nell'aiutare altri a nasconderli o venderli, sapendo che sono stati rubati o ottenuti illegalmente.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

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Provvedimenti

Ricettazione: Ricorso Inammissibile, Precedenti e Attenuanti
Un individuo è stato condannato per il reato di ricettazione, sentenza confermata dalla Corte d'Appello. Il condannato ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la qualificazione giuridica del fatto e il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto le doglianze infondate e prive dei requisiti formali, ribadendo che la motivazione del giudice di merito sul diniego delle attenuanti era adeguata, considerando anche i precedenti del ricorrente. L'individuo ha dovuto pagare le spese processuali e una sanzione alla Cassa delle ammende.
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Reato di ricettazione: bicicletta rubata e condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di ricettazione a carico di un imputato trovato in possesso di una bicicletta rubata. La vittima del furto aveva riconosciuto con certezza il proprio bene durante le indagini. L'imputato ha presentato ricorso sostenendo la mancanza di prove sull'origine illecita del mezzo e contestando il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. I giudici supremi hanno dichiarato inammissibile il ricorso: la ricostruzione dei fatti era logica e coerente, mentre la presenza di precedenti penali giustificava pienamente il diniego degli sconti di pena. Il ricorrente deve versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricettazione: Appello Inammissibile, la Cassazione conferma la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per il reato di ricettazione. L'uomo era stato riconosciuto colpevole di aver ricevuto un assegno di provenienza illecita. La difesa aveva impugnato la sentenza lamentando vizi sull'elemento soggettivo del reato e sulla valutazione della recidiva. La Suprema Corte ha respinto il ricorso perché le argomentazioni erano una mera ripetizione di quelle già presentate in appello, senza una critica specifica alla sentenza impugnata. Inoltre, il ricorso si basava su questioni di fatto, non ammissibili in sede di legittimità. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricettazione: Condanna Confermata, Ricorso Inammissibile
Un individuo è stato condannato per il reato di ricettazione, avendo ricevuto e custodito beni di provenienza furtiva nel suo garage, consapevole della loro origine illecita e con l'intento di rivenderli. Dopo la conferma della condanna in appello, ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo i motivi generici e ripetitivi. Ha così confermato la condanna definitiva per ricettazione, imponendo anche il pagamento delle spese processuali e una somma alla Cassa delle Ammende.
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Cellulare rubato in auto: scatta il reato di ricettazione
Le forze dell'ordine hanno fermato un uomo alla guida di un'autovettura, trovando a bordo un telefono cellulare rubato e diversi attrezzi da scasso, tra cui tronchesina, forbici e cacciaviti. L'imputato non ha fornito alcuna giustificazione attendibile sulla provenienza del dispositivo né sul possesso degli arnesi. I giudici di merito lo hanno condannato per il reato di ricettazione e per possesso ingiustificato di arnesi atti allo scasso. L'uomo ha proposto ricorso per Cassazione contestando la prova della propria consapevolezza circa la provenienza illecita del bene. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile: l'assenza di spiegazioni credibili sull'origine del bene rubato prova la malafede dell'imputato e integra pienamente la responsabilità penale, condannandolo anche alle spese e a una sanzione.
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Ciclomotore rubato: la Cassazione conferma il Reato di ricettazione
Una persona è stata condannata per il Reato di ricettazione di un ciclomotore, dopo essere stata vista aprirne il bauletto. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, ribadendo un principio chiave: la prova della consapevolezza che il bene fosse rubato (elemento soggettivo) può derivare dall'omessa o inattendibile spiegazione della sua provenienza. Non si richiede all'imputato di provare l'innocenza, ma di fornire elementi credibili sull'origine del possesso. Il ricorso dell'imputata è stato dichiarato inammissibile, con conseguente condanna al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle Ammende.
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Reato di ricettazione: condanna confermata e sanzione
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso presentato da un'imputata condannata per il reato di ricettazione e per possesso di documenti di identificazione falsi. La ricorrente contestava la ricostruzione dei fatti, il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e la misura della pena inflitta. I Supremi Giudici hanno confermato la piena validità della sentenza impugnata. La Corte ha ribadito che il giudizio di legittimità non consente una rilettura delle prove di fatto. Inoltre, i giudici di merito hanno motivato adeguatamente sia il diniego delle attenuanti generiche, sia la quantificazione della pena secondo i criteri di legge. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso e ha condannato la donna al pagamento delle spese legali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricettazione di argento: Ricorso inammissibile, condanna confermata
Due individui sono stati condannati per il **Reato di ricettazione** di 50 kg di argento fuso. Hanno presentato ricorso in Cassazione, contestando la carenza di motivazione sulla loro presunta innocenza e sul mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che le contestazioni fossero generiche e ripetitive di argomenti già valutati. La sentenza di condanna per ricettazione è stata confermata, poiché i giudici precedenti avevano adeguatamente motivato la colpevolezza, inclusa la consapevolezza dell'origine illecita dell'argento. Gli imputati hanno perso il ricorso e sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Reato di ricettazione e ricorsi generici: confermata la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi proposti da due soggetti condannati per il reato di ricettazione. Gli imputati avevano lamentato vizi di motivazione in merito alla procedibilità, al calcolo della pena e al mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno rilevato la palese infondatezza delle doglianze. In particolare, il delitto è procedibile d'ufficio e non richiede querela. Inoltre, la pena era stata quantificata nei pressi del minimo edittale e le attenuanti generiche erano già state concesse nella misura massima. La Cassazione ha quindi confermato la condanna e ha sanzionato i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di tremila euro ciascuno alla Cassa delle Ammende.
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Reato di ricettazione: senza giustificazione scatta la condanna
L'Imputato è stato condannato per il reato di ricettazione poiché trovato in possesso di beni rubati, privi di documentazione d'acquisto e ricevuti fuori dai canali commerciali leciti. Durante il processo, l'uomo non ha fornito alcuna spiegazione attendibile sull'origine del possesso. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, confermando la condanna penale. I giudici hanno chiarito che l'omessa o la falsa giustificazione della provenienza della merce rivela la malafede dell'acquirente e integra l'accettazione del rischio dell'origine illecita. Chi detiene beni rubati deve infatti offrire elementi credibili che ne spieghino l'acquisto. La Suprema Corte ha condannato l'Imputato alle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reato di ricettazione: nessun beneficio per assegno non esiguo
Un soggetto ha subito la condanna definitiva per il reato di ricettazione dopo aver ricevuto un assegno di provenienza illecita. La difesa ha impugnato la decisione sostenendo la lieve entità del danno e chiedendo l'applicazione delle attenuanti generiche e speciali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'importo non esiguo del titolo bancario e la gravità oggettiva della condotta impediscono di considerare il fatto di lieve valore. Di conseguenza, il ricorrente deve pagare le spese del procedimento e versare una somma alla Cassa delle Ammende.
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Reato di ricettazione: senza giustificazioni scatta la condanna
L'Imputato è stato trovato in possesso di beni di provenienza illecita senza fornire alcuna spiegazione credibile sulla loro origine. I giudici di merito lo hanno condannato per il reato di ricettazione. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione chiedendo di riqualificare il fatto in furto o incauto acquisto e di ottenere le attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Suprema Corte ha confermato che la mancata giustificazione del possesso di cose rubate integra pienamente il reato di ricettazione. Inoltre, i numerosi precedenti penali contro il patrimonio impediscono la concessione delle attenuanti generiche. L'Imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reato di ricettazione: beni clandestini e ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna inflitta a un uomo per il reato di ricettazione. L'imputato deteneva beni di provenienza illecita, comunemente scambiati nel mercato clandestino, senza fornire alcuna spiegazione plausibile sulla loro lecita acquisizione. I giudici hanno giudicato inammissibile il ricorso presentato dal difensore, evidenziando la genericità delle censure sulla prova indiziaria e l'assenza di contestazioni specifiche verso la motivazione della sentenza d'appello. La Corte ha inoltre ribadito la piena legittimità dell'aggravante della recidiva, giustificata dai numerosi precedenti penali specifici dell'uomo, indice di una persistente propensione al crimine. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto con condanna alle spese e al pagamento di una somma alla Cassa delle ammende.
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Reato di ricettazione: dal tentato furto al sequestro valido
Un uomo tentava di scassinare un esercizio pubblico ma fuggiva all'arrivo dei Carabinieri, abbandonando l'auto con i propri documenti. La successiva perquisizione domiciliare permetteva di rinvenire il fratello convivente in possesso di gioielli e oggetti preziosi rubati, privo di qualsiasi giustificazione lecita. I giudici di merito condannavano il primo per tentato furto e il secondo per il reato di ricettazione. La Corte di Cassazione ha confermato le condanne e dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici supremi hanno chiarito che l'eventuale illegittimità della perquisizione non annulla il sequestro della refurtiva. Chi detiene beni provento di delitto senza spiegazione plausibile risponde pienamente delle accuse.
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Reato di ricettazione per la vendita di una bicicletta rubata
Un uomo è stato condannato per il reato di ricettazione dopo essere stato sorpreso dalle forze dell'ordine mentre tentava di vendere a terzi una bicicletta rubata. La persona offesa ha riconosciuto il proprio bene e ha dimostrato la legittima proprietà esibendo la fattura commerciale rilasciata dal negoziante. La difesa dell'imputato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che la mancanza del numero di telaio rendesse incerta l'identificazione del mezzo e lamentando una scorretta valutazione testimoniale. La Suprema Corte ha respinto il ricorso dichiarandolo inammissibile, poiché l'imputato chiedeva una rivalutazione dei fatti già motivati dai giudici precedenti. La Cassazione ha condannato l'imputato al pagamento delle spese legali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Cassaforte rubata: confermato il reato di ricettazione
Un uomo è stato fermato in possesso di una cassaforte provento di furto. I giudici di merito lo hanno condannato alla pena di tre anni di reclusione per il reato di ricettazione. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo di riqualificare l'illecito nel meno grave reato di furto, escludere la recidiva e concedere le attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Chi detiene refurtiva senza dimostrare di aver commesso il furto né giustificare la provenienza della merce risponde pienamente di ricettazione. Confermate anche la pericolosità sociale e la sanzione pecuniaria.
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Reato di ricettazione: da furto a condanna definitiva
Tre imputati, accusati inizialmente di furto aggravato, hanno subito la condanna per concorso nel reato di ricettazione dopo la riqualificazione del fatto in appello. La difesa ha impugnato la sentenza lamentando la mancata garanzia del contraddittorio e contestando la prova della consapevolezza dell'origine furtiva della merce. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno confermato che la riqualificazione non ha sorpreso la difesa, poiché richiesta in subordine dagli stessi imputati. Inoltre, la mancata o inattendibile spiegazione sul possesso dei beni dimostra la malafede e la piena consapevolezza dell'origine illecita della refurtiva. La Suprema Corte ha condannato i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
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Reato di ricettazione: precedenti penali e diniego attenuanti
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna inflitta a un soggetto per il reato di ricettazione. Il difensore dell'imputato, durante il giudizio di secondo grado, aveva formalmente rinunciato ai motivi di appello incentrati sull'attendibilità dei testimoni e sulla particolare tenuità del fatto, limitandosi a chiedere il riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. I Supremi Giudici hanno stabilito che le questioni rinunciate in appello non possono essere riproposte in sede di legittimità. Inoltre, la Corte ha reputato legittimo il diniego delle attenuanti generiche, fondato sulla presenza di numerosi precedenti penali e sulla totale assenza di elementi favorevoli all'imputato. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di ricettazione o furto: l’accordo esclude la ricettazione
Due imputati hanno subito una condanna per il reato di ricettazione legato alla gestione di automobili rubate. I giudici di merito hanno ritenuto provato un accordo preventivo tra gli accusati e gli esecutori materiali dei furti per la gestione successiva dei veicoli. I difensori hanno contestato la sentenza perché i giudici hanno copiato la pronuncia di primo grado senza valutare i motivi di appello e hanno errato nella qualificazione giuridica. La Corte di Cassazione ha accolto i ricorsi, annullando la condanna con rinvio. La Corte ha stabilito che la sentenza è nulla per difetto di motivazione se riproduce acriticamente la decisione precedente. Inoltre, chi promette aiuto prima del furto rafforza il piano dei ladri e risponde di concorso nel furto, escludendo così il reato di ricettazione.
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Reato di ricettazione: prove piene e ricorso inammissibile
La Corte d'Appello confermava la condanna nei confronti dell'imputato per il reato di ricettazione, basandosi sulla piena attendibilità e convergenza di riscontri testimoniali. L'imputato proponeva ricorso per cassazione lamentando la mancata assunzione di prove suppletive e contestando la ricostruzione dei fatti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'integrazione probatoria in secondo grado richiede una dimostrazione rigorosa della decisività degli elementi richiesti, assente nel caso specifico. Inoltre, il giudice di legittimità non può rivalutare il valore dimostrativo delle prove o compiere un nuovo esame di merito, dovendo limitarsi a verificare la linearità logica della motivazione adottata. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese di giudizio e a una sanzione di tremila euro.
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