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Reato Di Molestie

10 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Contravvenzione prevista dall'art. 660 del codice penale che punisce chi, in un luogo pubblico o aperto al pubblico, per petulanza o altro biasimevole motivo, reca a taluno molestia o disturbo.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Molestie Abituali: la Particolare Tenuità del Fatto non Salva dalla Condanna
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una persona condannata per diffamazione e molestie. L'Imputata contestava la mancata applicazione della 'particolare tenuità del fatto', una causa di non punibilità. La Corte ha chiarito che questa non si applica al reato di molestie quando la condotta è ripetuta o abituale. La sentenza ha quindi confermato la condanna, stabilendo che l'abitualità del comportamento impedisce di considerare il fatto di minima gravità. Il ricorso dell'Imputata è stato rigettato, con conseguente condanna al pagamento delle spese processuali e di difesa della parte civile.
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Molestie Telefoniche: La Cassazione Conferma la Condanna per WhatsApp
Una donna è stata condannata per il **reato di molestie** verso la moglie del suo ex amante. Ha inviato numerosi messaggi molesti e fatto telefonate mute, anche tramite WhatsApp, con frasi offensive. Il Tribunale ha riconosciuto la "petulanza" e il "biasimevole motivo" della condotta. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'imputata. Ha confermato che il reato non richiede molteplici azioni se caratterizzato da insistenza o rancore. I messaggi telematici e le chiamate mute rientrano nelle condotte moleste. L'imputata deve pagare le spese processuali e risarcire la parte civile.
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Reato di Molestie: Ricorso Inammissibile, Condanna Confermata
Un imputato è stato condannato per il reato di molestie dal Tribunale di Belluno, ricevendo una multa e un risarcimento danni. Ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la sua responsabilità e l'acquisizione di prove senza il consenso della difesa. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo che le questioni fossero già state esaminate e che l'acquisizione delle prove fosse avvenuta con il consenso della difesa. L'imputato deve pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Molestie Abituali: la Cassazione Nega la Tenuità del Fatto
Un uomo è stato condannato per il reato di molestie (art. 660 c.p.) per aver molestato e disturbato l'ex coniuge con atti umilianti, pedinamenti e aggressioni fisiche per cinque mesi. L'uomo ha presentato ricorso, sostenendo che la condotta non fosse abituale e che dovesse applicarsi la non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.). La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che il reato di molestie abituali, sebbene non sempre abituale, spesso si manifesta con la reiterazione di comportamenti. In questi casi, non si può applicare la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. L'uomo deve pagare le spese processuali e una somma alla cassa delle ammende.
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Inseguire il legale integra il reato di molestie
Un uomo ha inseguito in automobile il legale di una società e lo ha bloccato per strada. L'imputato è sceso dal veicolo e ha avvicinato con insistenza e aggressività il professionista a meno di un metro di distanza, pretendendo informazioni sulle accuse di appropriazione indebita rivolte alla propria moglie. Il giudice di merito ha riqualificato la contestazione da violenza privata a reato di molestie, condannando l'aggressore anche al risarcimento dei danni morali liquidati in via equitativa. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la condanna, sancendo che l'inseguimento aggressivo e l'invadenza ostinata integrano la petulanza e configurano pienamente il reato.
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Reato di molestie tra ex: la Cassazione annulla la condanna
L'Imputata era stata condannata in appello per il reato di molestie (art. 660 c.p.), dopo che l'iniziale accusa di stalking era stata derubricata. La condotta consisteva in ripetute telefonate e messaggi all'ex compagno. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della donna, annullando la sentenza con rinvio. I giudici di legittimità hanno rilevato che la Corte d'Appello non ha adeguatamente motivato la sussistenza del reato di molestie, omettendo di verificare se i contatti fossero dettati da petulanza o biasimevole motivo, specialmente alla luce della necessità di gestire il figlio minore. La Cassazione ha chiarito che per la configurabilità del reato non basta un generico fastidio, ma occorre accertare l'effettiva volontà di interferire inopportunamente nella sfera altrui.
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Reato di molestie: ricorso inammissibile, condanna definitiva
Una persona, condannata per il reato di molestie a causa di atti di disturbo protratti nel tempo, ha presentato ricorso in Cassazione. Sosteneva che il reato fosse estinto per prescrizione e che i fatti fossero stati valutati erroneamente. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che le argomentazioni erano generiche e miravano a ottenere una nuova valutazione delle prove, compito che non spetta alla Corte di legittimità. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e la ricorrente è stata condannata a pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Reato di molestie: tante telefonate non sono un reato continuato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di molestie a carico di un uomo che aveva effettuato reiterate telefonate volgari a un call center. L'imputato sosteneva che le sue azioni dovessero essere considerate un 'reato continuato', cioè più episodi legati da un unico disegno. La Corte ha respinto questa tesi, stabilendo un principio importante: nel reato di molestie, la pluralità delle azioni fastidiose (come le tante telefonate) non costituisce episodi separati, ma è l'elemento che integra il reato stesso. La 'petulanza' richiesta dalla norma implica proprio una condotta insistente. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile e la condanna confermata.
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Molestie in auto: basta un solo episodio di guida aggressiva
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di molestie nei confronti di un'automobilista che aveva tenuto una condotta di guida aggressiva e ostruzionistica. La sentenza stabilisce che anche un singolo episodio di 'road rage', caratterizzato da manovre spericolate come accelerazioni e frenate improvvise, è sufficiente a integrare il reato di cui all'art. 660 c.p., in quanto idoneo a turbare la tranquillità e la sicurezza della persona offesa. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché le censure erano manifestamente infondate e miravano a una rivalutazione dei fatti non consentita in sede di legittimità.
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Reato di molestie: insulti e dispetti tra vicini
Una donna è stata condannata per il reato di molestie per aver ripetutamente insultato la vicina e averle gettato addosso una secchiata d'acqua sporca. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, rigettando il ricorso. La Corte ha chiarito che la condotta, essendo reiterata, non può essere considerata di particolare tenuità e integra pienamente il reato di molestie, distinguendolo dal mero getto pericoloso di cose, proprio a causa della petulanza e del biasimevole motivo che anima le azioni.
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