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Reato Di Molestia

14 provvedimenti applicano questo termine

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Condanna per Reato di Molestia: Quando il Disturbo è Reato
Un cittadino è stato condannato per il reato di molestia, avendo disturbato un pubblico ufficiale con telefonate e visite insistenti per ottenere un alloggio. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, rigettando il suo ricorso. La sentenza ha chiarito che il reato di molestia si configura con una significativa intrusione nella sfera personale altrui. Ha inoltre stabilito che la reiterazione della condotta esclude l'applicazione della particolare tenuità del fatto e che alcuni benefici processuali devono essere richiesti nei gradi precedenti di giudizio.
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Clacson contro il vicino: scatta il reato di molestia
Una donna suona ripetutamente e senza motivo il clacson della propria auto sotto l'abitazione del vicino, sia di giorno che di notte, per diversi mesi. Il Tribunale la condanna per il reato di molestia e al risarcimento dei danni. La donna propone ricorso per cassazione, sostenendo che l'uso improprio del clacson costituisca solo un'infrazione al Codice della Strada o un disturbo al riposo, invocando inoltre la particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione respinge integralmente le difese e dichiara inammissibile il ricorso. I giudici chiariscono che l'azione insistente e mirata a turbare la tranquillità altrui integra pienamente il delitto penale di molestie. La condanna penale diventa definitiva e la ricorrente deve versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di molestia tra vicini: condanna confermata dalla Cassazione
Un cittadino ha subito una condanna per il reato di molestia dopo aver pedinato, fotografato, ostacolato e fissato con insistenza il proprio vicino di casa a causa di dissapori condominiali pregressi. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo la reciprocità dei dissidi e la presunta lievità dei singoli gesti. La Suprema Corte ha confermato la condanna penale e il risarcimento dei danni morali per ansia e stress. I giudici hanno chiarito che le condotte reiterate vanno valutate nel loro insieme e non singolarmente. La reiterazione dei comportamenti esclude l'applicazione della particolare tenuità del fatto.
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Reato di molestia: offese al ristorante dell’ex marito
Una donna ha rivolto insulti volgari e gesti offensivi alla titolare di un ristorante, luogo di lavoro del proprio ex marito. Il Tribunale ha condannato l'autrice alla pena dell'ammenda per il reato di molestia. L'imputata ha proposto ricorso per cassazione sostenendo che si trattasse di un diverbio familiare privo di petulanza e contestando i tempi della querela. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'illecito scatta anche per condotte commesse nei confronti di soggetti terzi in luoghi aperti al pubblico. Inoltre, il reato non richiede per forza una pluralità di episodi ed è perseguibile d'ufficio, rendendo irrilevante la data di deposito della querela. La condanna e la sanzione pecuniaria restano dunque pienamente confermate.
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Reato di molestia: condannata la vicina che spiava i lavoratori
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una donna condannata per il reato di molestia (art. 660 c.p.). L'imputata disturbava quotidianamente i vicini con continue telefonate e scattando foto ai dipendenti sul posto di lavoro per oltre un anno. La ricorrente si giustificava sostenendo di reagire ai rumori molesti dei vicini. I giudici hanno chiarito che il motivo dell'agire è irrilevante se vi è la consapevolezza di arrecare disturbo. Inoltre, la Cassazione ha escluso l'applicazione della particolare tenuità del fatto, poiché la condotta molesta è stata reiterata e abituale nel tempo. Di conseguenza, la condanna all'ammenda e al risarcimento dei danni è stata confermata, con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di molestia: condanna definitiva e niente oblazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di molestia. L'imputato aveva tenuto comportamenti molesti e assillanti nei confronti della vittima per diversi mesi. I giudici hanno confermato la condanna a un mese e dieci giorni di arresto, negando la possibilità di accedere all'oblazione. Questa decisione è stata presa a causa della gravità della condotta e dei precedenti penali dell'uomo. Di conseguenza, il ricorrente dovrà pagare le spese del processo e una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di molestia: il disturbo al bar per un’ora non è reato
L'Imputato era stato condannato per il reato di molestia per aver disturbato il Gestore del Bar all'interno del suo locale per circa un'ora, agendo in stato di ubriachezza. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Imputato, annullando la condanna senza rinvio. I giudici hanno chiarito che un singolo episodio di disturbo concentrato in un arco temporale ridotto (un'ora) e dovuto a ubriachezza non integra il requisito della petulanza, necessario per configurare il reato di molestia. Tale condotta rientra invece nell'ubriachezza molesta, illecito depenalizzato e non più punibile come reato. Di conseguenza, il fatto non sussiste.
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Reato di molestia: da 200 euro di multa a 3000 euro di sanzione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da due soggetti condannati in primo grado per il reato di molestia o disturbo alle persone (art. 660 c.p.). I ricorrenti avevano contestato la ricostruzione dei fatti e la motivazione della sentenza del Tribunale di Milano, che li aveva condannati a un'ammenda di 200 euro. La Suprema Corte ha stabilito che le contestazioni sollevate riguardavano questioni di fatto, non valutabili in sede di legittimità, e che la decisione precedente era ampiamente motivata. Di conseguenza, i ricorsi sono stati respinti con la condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro ciascuno a favore della Cassa delle Ammende.
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Reato di Molestia: Condanna Definitiva e Ricorso Respinto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a un mese di arresto per un uomo accusato del reato di molestia ai sensi dell'art. 660 del codice penale. Il suo ricorso è stato dichiarato inammissibile perché, invece di contestare errori di diritto, chiedeva ai giudici di rivalutare i fatti, un'operazione non permessa in sede di legittimità. La decisione rende la condanna definitiva e stabilisce un principio chiaro: non si può utilizzare l'ultimo grado di giudizio per rimettere in discussione le prove già valutate. L'imputato è stato anche condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Reato di molestia: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di molestia a carico di un soggetto che aveva posto in essere condotte petulanti e pressanti. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché mirava a una rivalutazione dei fatti, operazione preclusa in sede di legittimità. La Corte ha inoltre precisato che l'inammissibilità del ricorso impedisce il decorso della prescrizione durante il giudizio di Cassazione, rendendo irrilevante il tempo trascorso.
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Reato di molestia: irrilevante il motivo del reo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore condannato per il reato di molestia ai danni della curatrice fallimentare della sua ditta. L'imputato sosteneva che i suoi motivi fossero rilevanti, ma la Corte ha ribadito che, per configurare il reato, è sufficiente la 'petulanza' della condotta, ovvero un agire insistente e indiscreto, essendo del tutto irrilevanti le ragioni personali che spingono il soggetto ad agire.
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Reato di molestia: Cassazione su pena e procedibilità
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 25596/2023, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di molestia, commesso tramite numerose telefonate a sfondo sessuale al numero verde di un'azienda. La Corte ha stabilito che la nuova disciplina sulla procedibilità a querela non poteva applicarsi a un giudizio d'appello concluso prima della sua entrata in vigore. Ha inoltre confermato la legittimità della pena detentiva, anziché pecuniaria, data la tendenza dell'imputato a sottovalutare le sanzioni non detentive. Infine, ha escluso l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, data la natura reiterata della condotta molesta.
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Reato di molestia: seguire una persona è reato?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di molestia (Art. 660 c.p.) contro un uomo che aveva persistentemente seguito una donna. La Corte ha chiarito che tale condotta, interferendo con la libertà di movimento della vittima, costituisce reato sulla base di elementi oggettivi, a prescindere dalla sola percezione soggettiva della vittima. L'appello del condannato, che sosteneva la non oggettività della molestia, è stato dichiarato inammissibile.
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Reato di molestia: SMS offensivi e Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per il reato di molestia a seguito dell'invio di messaggi telefonici. La Corte ha stabilito che una stessa condotta può integrare sia la molestia sia l'ingiuria (reato ormai abrogato), poiché tutelano beni giuridici diversi. Inoltre, ha ribadito che per il reato di molestia non è richiesta la necessaria abitualità della condotta, essendo sufficienti anche pochi episodi.
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