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Reato Di Danneggiamento

37 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Illecito penale commesso da chi distrugge, disperde, deteriora o rende inservibili cose mobili o immobili altrui.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Reato di danneggiamento: la remissione non ferma il processo
Il Tribunale dichiarava il non doversi procedere nei confronti dell'imputato per intervenuta remissione di querela, riqualificando l'accusa originaria in tentativo di danneggiamento aggravato. Il Procuratore Generale impugnava direttamente la decisione davanti alla Corte di Cassazione, evidenziando un chiaro errore di diritto dei giudici di merito. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che il reato di danneggiamento previsto dal secondo comma dell'articolo 635 del codice penale resta perseguibile d'ufficio. Di conseguenza, il perdono della persona offesa non produce alcun effetto estintivo sul processo penale. Gli ermellini hanno dunque annullato la sentenza impugnata e disposto il rinvio degli atti alla Corte di Appello per la celebrazione del processo di secondo grado.
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Telecamera spostata ma funzionante: nessun reato di danneggiamento
La vicenda riguarda un cittadino accusato di aver commesso il reato di danneggiamento per aver spostato l'inquadratura di una telecamera di sorveglianza altrui. La Corte di Appello ha assolto l'imputato perché il dispositivo continuava a funzionare regolarmente. Il proprietario della telecamera, costituitosi parte civile, ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, sostenendo che lo spostamento avesse neutralizzato l'utilità del dispositivo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato che la semplice modifica della visuale, in assenza di guasti materiali o deterioramento del bene, non integra il reato di danneggiamento. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese legali e a una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Resistenza a pubblico ufficiale: la Cassazione conferma condanna
Un uomo viene condannato per i reati di danneggiamento e resistenza a pubblico ufficiale dopo aver danneggiato un veicolo e aggredito gli agenti intervenuti. L'Imputato propone ricorso in Cassazione sostenendo l'illegittimità dell'operato della polizia, l'accidentalità del danno e la violazione dei propri diritti difensivi in appello per il mancato svolgimento dell'udienza orale. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici evidenziano che la richiesta di discussione orale era tardiva rispetto al termine perentorio previsto dalla legge emergenziale. Inoltre, escludono l'arbitrarietà dei pubblici ufficiali, confermando la gravità dei fatti e l'impossibilità di concedere la particolare tenuità del fatto. L'Imputato perde il ricorso ed è condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reato di danneggiamento: ricorso respinto per divieto violato
La Corte di Appello ha assolto l'imputato dall'accusa di violenza privata e ne ha confermato la condanna per il reato di danneggiamento, escludendo la recidiva. L'uomo ha proposto ricorso per Cassazione, lamentando l'insufficienza delle prove a suo carico e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche, facendo leva sulle proprie condizioni di sofferenza psicologica in carcere. I Supremi Giudici hanno dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. Il ricorrente ha sollevato semplici critiche di fatto senza contestare la logica della sentenza impugnata. I giudici hanno inoltre ribadito la correttezza del diniego delle attenuanti, evidenziando che le condotte illecite erano avvenute mentre l'uomo violava la misura cautelare del divieto di avvicinamento alla persona offesa. L'imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di danneggiamento per errore: la Cassazione conferma le pene
Un uomo ha compiuto quattro distinti episodi riconducibili al reato di danneggiamento ai danni della medesima persona nell'arco di cinque mesi. L'imputato ha giustificato le proprie azioni sostenendo di voler punire un presunto molestatore di un'amica, ammettendo tuttavia un palese errore di persona. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione contestando il calcolo della recidiva, la mancata concessione delle attenuanti generiche e la severità della pena, evidenziando il risarcimento del danno e le scuse offerte. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la sussistenza della recidiva e la pericolosità sociale dell'imputato, evidenziando i suoi numerosi precedenti penali e la reiterazione delle condotte violente. L'imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reato di danneggiamento: accusa accolta, ricorso respinto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale inflitta a un imputato per molteplici reati, tra cui lesioni, violenza privata, rapina e il reato di danneggiamento aggravato. L'imputato aveva aggredito la vittima, forzato e rotto il parabrezza dell'automobile e sottratto le chiavi della vettura. La difesa ha contestato la configurabilità dei reati e la severità della pena inflitta dai giudici di merito. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno ritenuto pienamente credibile la testimonianza della vittima, convalidata dai rilievi delle forze dell'ordine intervenute sul luogo, dalle fatture di riparazione dell'auto e dalle ricevute per il duplicato delle chiavi. Il ricorso inammissibile comporta anche il pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Reato di danneggiamento: confermata la condanna in Cassazione
Un cittadino ha impugnato la sentenza di condanna per il reato di danneggiamento e per il porto ingiustificato di oggetti atti ad offendere. La difesa sosteneva che la condotta integrasse la meno grave fattispecie di deturpamento o imbrattamento e invocava la particolare tenuità per la contravvenzione sulle armi. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. L'impugnazione si limitava a riproporre le stesse argomentazioni già respinte dai giudici di appello, senza denunciare specifiche violazioni di legge. La Suprema Corte ha confermato la piena validità della ricostruzione probatoria dei gradi precedenti, condannando il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e a un'ulteriore somma in favore della cassa delle ammende.
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Reato di danneggiamento: intrusione e ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di danneggiamento aggravato a carico di un individuo introdottosi abusivamente in un immobile altrui insieme a un complice. I giudici di merito avevano accertato la colpevolezza grazie alle testimonianze, all'intervento tempestivo delle forze dell'ordine e ai rilievi fotografici. La difesa ha presentato ricorso lamentando vizi di motivazione, la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto e il diniego delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. Le censure proposte miravano infatti a una rivalutazione dei fatti preclusa in sede di legittimità. Inoltre, la gravità del danno e la capacità a delinquere dell'autore impediscono ogni clemenza sanzionatoria.
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Reato di danneggiamento: assoluzione annullata senza prove
Un proprietario terriero ha subito la distruzione della delimitazione della propria area da parte dell'amministratore di un condominio vicino. Il giudice di primo grado ha condannato l'amministratore per il reato di danneggiamento. La Corte di Appello ha ribaltato il verdetto assolvendo l'imputato, giustificando la sua condotta come una legittima reazione a una sottrazione del possesso comune. La parte civile ha presentato ricorso per Cassazione contestando la mancanza di prove a sostegno di tale possesso. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, evidenziando che l'assoluzione si basava su una motivazione del tutto generica e priva di riscontri oggettivi. I giudici di legittimità hanno quindi annullato la sentenza limitatamente agli effetti civili, rinviando la causa al giudice civile d'appello.
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Reato di danneggiamento: no ad attenuanti per chi ha precedenti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per il reato di danneggiamento. La difesa contestava la ricostruzione dei fatti e il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. I giudici supremi hanno ribadito che la valutazione delle prove spetta esclusivamente ai giudici di merito. Il diniego delle attenuanti generiche è legittimo anche quando si fonda solo sui precedenti penali del colpevole e sulla gravità della condotta. Il ricorso mirava a ottenere un nuovo esame dei fatti, precluso in sede di legittimità. Di conseguenza, la Corte ha confermato la condanna definitiva dell'imputato e lo ha condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di danneggiamento: contestare le prove non evita la condanna
Due imputati hanno proposto ricorso in Cassazione per annullare la condanna relativa al reato di danneggiamento. La difesa ha sostenuto l'esistenza di contraddizioni e carenze probatorie nella sentenza emessa dalla Corte di Appello. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi del tutto inammissibili. I giudici hanno chiarito che le contestazioni derivavano da una lettura selettiva e decontestualizzata della decisione impugnata. La sentenza di secondo grado confermava infatti in modo logico e coerente la responsabilità per il reato di danneggiamento. Oltre al rigetto, la Cassazione ha condannato gli imputati al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro ciascuno in favore della Cassa delle Ammende.
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Reato di danneggiamento e spinta sul portone: la pena resta
Un cittadino è stato condannato per il reato di danneggiamento dopo essersi scagliato violentemente contro il portone d'ingresso di un edificio. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo la mancanza di prova del dolo, ossia della volontà di causare il danno, e contestando la gravità della pena inflitta. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la condotta di scagliarsi con forza contro la struttura dimostra in modo inequivocabile l'intenzione volontaria di danneggiare. Inoltre, la determinazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito, che ha legittimamente valutato la presenza di precedenti atti violenti e minatori nei confronti delle vittime. Il ricorrente deve versare tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reato di danneggiamento: niente sconti per la cella distrutta
Un uomo in stato di fermo ha infranto a calci e pugni la vetrata della camera di sicurezza in Questura. I giudici di merito hanno condannato l'imputato per il reato di danneggiamento, negando la particolare tenuità del fatto e le attenuanti per risarcimento tardivo. L'uomo ha proposto ricorso per cassazione lamentando l'assenza di dolo specifico e chiedendo il riconoscimento del danno economico lieve. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che per integrare il reato di danneggiamento basta la semplice volontà di distruggere il bene, senza scopi ulteriori. Inoltre, la gravità del contesto istituzionale, i precedenti penali e la riparazione economica avvenuta oltre i termini del giudizio abbreviato impediscono ogni sconto di pena.
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Reato di danneggiamento: ricorso inammissibile e condanna
L'Imputato ha presentato ricorso per cassazione contro la condanna per il reato di danneggiamento. Il ricorrente ha contestato la sussistenza della condotta lesiva e della volontà colpevole, lamentando inoltre il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e l'applicazione dell'aggravante della recidiva. I Supremi Giudici hanno respinto totalmente le censure difensive. La Corte ha ribadito che la valutazione delle prove spetta solo ai giudici di merito e che le circostanze attenuanti non costituiscono un diritto automatico dell'accusato. Inoltre, i giudici territoriali hanno motivato correttamente la recidiva, evidenziando una concreta inclinazione a delinquere. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando l'Imputato al pagamento delle spese legali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di danneggiamento: scontro tra giudici sulla competenza
Due soggetti affrontano un procedimento penale per aver danneggiato ripetutamente un chiosco situato in un parco pubblico. Il Tribunale ordinario dichiara la propria incompetenza e rimette il fascicolo al Giudice di Pace. Quest'ultimo rifiuta a sua volta il processo e solleva conflitto di competenza davanti alla Corte di Cassazione. I giudici supremi chiariscono che la riforma del 2016 ha depenalizzato il danneggiamento semplice, trasformandolo in sanzione pecuniaria civile. Di conseguenza, le fattispecie che conservano rilevanza penale appartengono integralmente alla giurisdizione del Tribunale, a prescindere dal fatto che ora si proceda a querela di parte. La Corte dichiara quindi competente il Tribunale per il reato di danneggiamento.
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Reato di danneggiamento: ricorso inammissibile e condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale inflitta a un imputato per il reato di danneggiamento. L'interessato ha proposto ricorso lamentando violazioni di legge e vizi di motivazione nella sentenza di secondo grado. Il ricorrente mirava a ottenere una nuova valutazione delle prove già esaminate dai giudici dei gradi precedenti. I giudici Supremi hanno ribadito che la Cassazione non costituisce un terzo grado di giudizio in cui discutere nuovamente i fatti. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha condannato l'imputato alle spese legali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di danneggiamento: ricorso vago e condanna definitiva
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di un imputato per il reato di danneggiamento. I giudici di merito avevano accertato la responsabilità penale dell'uomo nei primi due gradi di giudizio. L'imputato ha proposto ricorso denunciando presunte carenze motivazionali della sentenza di appello. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile perché generico e privo di una reale critica alle motivazioni dei giudici precedenti. La difesa si è limitata a richiedere una diversa lettura delle prove senza contestare punti specifici. L'imputato deve quindi scontare la condanna definitiva, pagare le spese processuali e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di danneggiamento: fedina penale sporca nega la tenuità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di danneggiamento a carico di un cittadino. L'imputato aveva contestato la sussistenza del reato e il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto. I giudici hanno chiarito che il reato di danneggiamento si configura anche con una parziale riduzione del valore o dell'utilizzabilità del bene, rendendo necessario un intervento di ripristino. Inoltre, la presenza di numerosi precedenti penali esclude l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità, evidenziando il carattere non occasionale della condotta. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di danneggiamento: quando il ricorso in Cassazione fallisce
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato a otto mesi di reclusione per il reato di danneggiamento. Il ricorrente contestava la responsabilità penale e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche, oltre alla mancata applicazione della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha stabilito che i primi motivi erano generici e ripetitivi di quanto già deciso in appello, mentre la richiesta sulla tenuità del fatto era preclusa perché non era stata proposta nel precedente grado di giudizio. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e al risarcimento della parte civile.
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Reato di danneggiamento: incastrato dai video, perde il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di danneggiamento di un'autovettura. L'imputato era stato ripreso dalle telecamere mentre si avvicinava al veicolo della vittima. La difesa ha contestato la valutazione delle prove e la determinazione della pena, sostenendo un travisamento dei fatti. La Suprema Corte ha chiarito che, in presenza di una doppia conforme di condanna, non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti se la motivazione dei giudici di merito è logica e coerente. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto, confermando la responsabilità penale dell'uomo per il reato di danneggiamento e condannandolo anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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