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Reato di danneggiamento: ricorso vago e condanna definitiva

La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di un imputato per il reato di danneggiamento. I giudici di merito avevano accertato la responsabilità penale dell’uomo nei primi due gradi di giudizio. L’imputato ha proposto ricorso denunciando presunte carenze motivazionali della sentenza di appello. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile perché generico e privo di una reale critica alle motivazioni dei giudici precedenti. La difesa si è limitata a richiedere una diversa lettura delle prove senza contestare punti specifici. L’imputato deve quindi scontare la condanna definitiva, pagare le spese processuali e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 39694 Anno 2022
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Pubblicato il 29 agosto 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Il reato di danneggiamento e i limiti del ricorso in Cassazione

Il reato di danneggiamento punisce chi distrugge, disperde o deteriora beni altrui. Quando un imputato subisce una condanna confermata in appello, l’accesso alla Corte di Cassazione richiede regole formali e sostanziali molto rigide. Un individuo condannato per danneggiamento ha presentato ricorso lamentando difetti nella motivazione della sentenza precedente. La Suprema Corte ha tuttavia respinto l’istanza all’origine, ribadendo i confini invalicabili del giudizio di legittimità.

La difesa dell’imputato ha tentato di contestare la responsabilità penale già accertata nei gradi di merito. L’atto di impugnazione ha sollevato generiche carenze logiche senza però spiegare quali argomentazioni fossero errate. Gli Ermellini hanno ricordato che il ricorso non può risolversi in una semplice richiesta di rivalutare le prove raccolte.

I requisiti tecnici per contestare il reato di danneggiamento

La legge processuale impone requisiti di specificità estremamente precisi a pena di inammissibilità. Chi impugna una sentenza deve indicare con assoluta chiarezza gli errori di diritto commessi dai giudici precedenti. Non basta manifestare dissenso verso la ricostruzione dei fatti storici operata dal tribunale.

Nel caso analizzato, il ricorrente non si è confrontato con i passaggi logici espressi nella sentenza di appello. La parte si è limitata a proporre una lettura alternativa del materiale istruttorio. La Corte di Cassazione non costituisce un terzo grado di giudizio in cui riesaminare i fatti, ma rappresenta solo un controllo sulla corretta applicazione delle norme giuridiche.

Le motivazioni: inammissibilità e genericità delle doglianze

I giudici di legittimità hanno motivato la decisione evidenziando la totale genericità dell’unico motivo di ricorso presentato. L’atto difensivo ha trascurato di indicare la correlazione tra le argomentazioni della corte territoriale e le censure sollevate. Tale carenza impedisce al collegio di individuare gli effettivi vizi logici denunciati.

La sentenza impugnata presentava una struttura argomentativa solida, ampia e priva di contraddizioni evidenti. Il mancato rispetto delle regole procedurali previste dal codice di rito rende impossibile qualunque riesame della condanna. La Cassazione ha rilevato come l’atto ignorasse deliberatamente le motivazioni fornite dalla corte d’appello.

Le conclusioni: conferma della condanna per il reato di danneggiamento

La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha confermato definitivamente la condanna per il reato di danneggiamento. L’imputato perde la possibilità di contestare ulteriormente la decisione e subisce conseguenze economiche rilevanti.

Il provvedimento impone al ricorrente il pagamento integrale delle spese processuali sostenute durante il procedimento. Inoltre, a causa della manifesta inammissibilità dell’impugnazione, il responsabile deve versare tremila euro a favore della Cassa delle ammende.

La Corte di Cassazione può riesaminare le prove già valutate?
No, la Corte di Cassazione controlla unicamente la corretta applicazione della legge e la logicità della motivazione, senza poter rivalutare i fatti storici o le prove.

Cosa comporta presentare un ricorso generico e inammissibile?
La declaratoria di inammissibilità rende la condanna definitiva e comporta solitamente l’obbligo di pagare le spese del giudizio e una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.

Quali elementi deve contenere un ricorso per essere considerato valido?
L’atto deve indicare con precisione i singoli passaggi della sentenza contestati, le violazioni di legge commesse e i motivi specifici che rendono illogica la motivazione.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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