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Reato Di Danneggiamento

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37 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Reato di danneggiamento: spruzzino o disastro ambientale?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da una cittadina contro la condanna per il reato di danneggiamento. L'imputata sosteneva che i giudici di merito avessero confuso l'uso di un semplice spruzzino da cucina con un grave disastro ambientale causato da idrocarburi. Tuttavia, la Suprema Corte ha rilevato che il ricorso non contestava in modo specifico le motivazioni della sentenza d'appello, limitandosi a contestazioni generiche e di fatto. Di conseguenza, la condanna per il reato di danneggiamento è stata confermata, e la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di tremila euro a favore della Cassa delle Ammende.
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Reato di danneggiamento: ricorso ripetitivo costa caro al reo
Il caso riguarda un detenuto condannato per il reato di danneggiamento all'interno di un istituto penitenziario, incastrato dalle testimonianze della polizia penitenziaria. L'uomo ha proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione contestando la propria responsabilità, la misura della pena e il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che le contestazioni sulla responsabilità non erano state sollevate in appello e che le critiche sulla pena erano una semplice ripetizione di quanto già discusso. Inoltre, per negare le attenuanti generiche, il giudice non deve analizzare ogni singolo elemento, ma basta che indichi quelli decisivi. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di danneggiamento: ubriaco distrugge vetrina e paga
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di danneggiamento della vetrata di un bar. L'imputato, in evidente stato di ubriachezza molesta, aveva lanciato delle bottiglie contro la vetrina del locale, rompendola. La difesa sosteneva la mancanza di prove certe e chiedeva la prescrizione del reato. Tuttavia, i giudici hanno confermato la colpevolezza basandosi sulle testimonianze dei dipendenti e sull'intervento delle forze dell'ordine. Poiché il ricorso è stato giudicato inammissibile, la condanna è diventata definitiva, impedendo l'applicazione della prescrizione. L'uomo è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di danneggiamento: un calcio alla porta costa tremila euro
Un uomo è stato condannato per il reato di danneggiamento per aver rotto con un calcio la porta a vetri di un ufficio pubblico. L'imputato ha fatto ricorso in Cassazione lamentando la mancata corrispondenza tra l'articolo di legge contestato inizialmente e quello applicato in sentenza, oltre al diniego delle attenuanti e della sospensione della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che non vi è violazione del diritto di difesa se il fatto storico contestato rimane identico. Inoltre, la gravità del comportamento esclude la particolare tenuità del fatto, mentre la sospensione condizionale non può essere concessa a chi ne ha già usufruito per due volte. L'imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Reato di danneggiamento: la parola dei testimoni batte la difesa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un uomo accusato del reato di danneggiamento. Due dipendenti comunali, in qualità di pubblici ufficiali, avevano assistito ai fatti e descritto l'autore alle forze dell'ordine, che lo hanno subito identificato. La difesa ha contestato l'identificazione e ha richiesto le attenuanti generiche, lamentando anche il decorso del tempo per la prescrizione. I giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile. L'identificazione da parte dei pubblici ufficiali è considerata prova solida e coerente. Inoltre, la Cassazione ha chiarito che un ricorso inammissibile non fa decorrere i termini di prescrizione del reato, poiché non avvia un valido processo di impugnazione. L'imputato perde definitivamente la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Reato di danneggiamento: condanna confermata nonostante il vizio
L'Imputato è stato condannato a nove mesi di reclusione per il reato di danneggiamento di un'autovettura parcheggiata sulla pubblica via. Un testimone lo aveva notato vicino al veicolo con un arnese in mano in un orario compatibile con il danno. L'Imputato ha proposto ricorso per Cassazione, lamentando vizi formali nel verbale d'udienza, la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto e l'omessa sostituzione della pena detentiva. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che le irregolarità formali del verbale non annullano il processo se non ledono la difesa. Inoltre, i numerosi precedenti penali dell'Imputato escludono sia la non punibilità per tenuità del fatto sia la concessione di sanzioni alternative. L'Imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Reato di danneggiamento: incastrato dal silenzio e dal sibilo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di danneggiamento delle gomme dell'auto di un collega. Un testimone oculare aveva riconosciuto l'imputato di notte, chino vicino al veicolo mentre si sentiva il sibilo dell'aria che usciva dagli pneumatici. L'imputato non aveva risposto al saluto del collega e si era allontanato rapidamente. La Cassazione ha ribadito che non può rivalutare le prove o ricostruire i fatti già accertati nei precedenti gradi di giudizio, poiché il suo compito è solo verificare la correttezza giuridica della decisione. L'uomo perde definitivamente il ricorso e viene condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Reato di danneggiamento: la Cassazione respinge il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la condanna per il reato di danneggiamento. L'imputato contestava la ricostruzione dei fatti operata nei gradi precedenti e la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno chiarito che non è possibile richiedere una nuova valutazione delle prove in sede di Cassazione, poiché tale compito spetta esclusivamente ai giudici di merito. Inoltre, la richiesta di attenuanti è stata ritenuta generica e priva di elementi concreti. Di conseguenza, la Corte ha confermato la condanna del ricorrente, imponendogli anche il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Reato di danneggiamento: quando il ricorso costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato per il reato di danneggiamento di un'autovettura. L'imputato contestava la ricostruzione dei fatti effettuata nei precedenti gradi di giudizio, proponendo una lettura alternativa delle prove. I giudici di legittimità hanno invece confermato la validità della condanna, basata sulle testimonianze concordanti della vittima e di suo figlio, su rilievi fotografici dei danni e sul comportamento aggressivo tenuto dall'uomo subito dopo il fatto. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di danneggiamento: speronare l’auto altrui resta un crimine
L'Imputata, alla guida della propria auto in una strada stretta, ha costretto la Persona Offesa a fare retromarcia, tamponandola ripetutamente e causandole lesioni personali e danni al veicolo. Condannata nei primi gradi per lesioni, violenza privata e danneggiamento, l'Imputata ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo la depenalizzazione del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il reato di danneggiamento non è depenalizzato se commesso con violenza alla persona, la quale costituisce oggi un elemento costitutivo della fattispecie criminosa e non una semplice aggravante. L'Imputata perde la causa e deve risarcire la vittima, oltre a pagare le spese processuali e la sanzione pecuniaria.
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Reato di danneggiamento: l’ira non cancella la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di danneggiamento. L'imputato contestava la propria responsabilità penale, invocando l'influenza del proprio stato emotivo, l'applicazione della particolare tenuità del fatto e l'esclusione della recidiva. I giudici di legittimità hanno respinto le tesi difensive, chiarendo che lo stato emotivo non esclude la capacità di intendere e volere e che la pluralità di precedenti penali impedisce il riconoscimento della particolare tenuità del fatto, confermando l'inclinazione alla violenza del soggetto. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di danneggiamento: ricorso inutile costa tremila euro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la sentenza della Corte d'Appello, che ne confermava la condanna per il reato di danneggiamento (art. 635 c.p.). L'imputato contestava il trattamento sanzionatorio e il giudizio di comparazione delle circostanze effettuato dai giudici di merito. La Suprema Corte ha chiarito che la valutazione sulla gravità della pena e sul bilanciamento delle circostanze attenuanti e aggravanti spetta esclusivamente al giudice di merito. Tale decisione non può essere sindacata in sede di legittimità se supportata da una motivazione logica e coerente. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reato di danneggiamento: quando una maniglia costa 3000 euro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per vari reati, tra cui il reato di danneggiamento e resistenza a pubblico ufficiale. L'imputato aveva asportato la maniglia di un ufficio della polizia ferroviaria, rendendo il bene temporaneamente inservibile. La Suprema Corte ha chiarito che anche l'inutilizzabilità temporanea di un bene pubblico, per il tempo necessario al suo ripristino, integra pienamente il reato di danneggiamento. Poiché il ricorso non ha contestato in modo specifico le motivazioni della sentenza d'appello sul pericolo di incendio e sull'inservibilità della maniglia, è stato dichiarato inammissibile. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di danneggiamento: l’auto usata come arma contro i negozi
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un uomo accusato del reato di danneggiamento aggravato. L'imputato, dopo una violenta lite verbale, aveva lanciato intenzionalmente la propria autovettura contro la saracinesca di un locale commerciale. La difesa sosteneva la mancanza di dolo e richiedeva l'applicazione della particolare tenuità del fatto. Gli Ermellini hanno dichiarato il ricorso inammissibile, evidenziando che la dinamica dell'evento dimostrava chiaramente la volontà di arrecare danno. Inoltre, la richiesta di non punibilità per tenuità è stata respinta a causa dei numerosi precedenti penali specifici del ricorrente. La decisione ribadisce che il ricorso in Cassazione non può servire a una nuova valutazione dei fatti se la motivazione del giudice di merito è logica e coerente.
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Distrugge uno sgabello: condannato per reato di danneggiamento
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un individuo accusato di aver distrutto uno sgabello. Secondo i giudici, anche la distruzione di un bene di modesto valore integra pienamente il reato di danneggiamento. La Corte ha respinto la richiesta di applicare le attenuanti per il danno di lieve entità, ritenendo la valutazione del giudice di merito adeguata. L'imputato sosteneva che il gesto fosse irrilevante, ma la Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile, stabilendo che qualsiasi atto che rende inservibile un bene altrui costituisce reato, condannandolo al pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Reato di danneggiamento: reazione a torto lo giustifica?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per il reato di danneggiamento. La difesa, basata su una presunta reazione a un comportamento illegittimo di terzi, non è stata accolta, poiché la Corte non può rivalutare i fatti e ha ritenuto la motivazione della sentenza d'appello logicamente corretta e priva di vizi.
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Reato di danneggiamento: quando è continuato?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per un reato di danneggiamento. La Corte ha stabilito che compiere due azioni distinte, come scrivere con una bomboletta spray e poi lanciare biglie metalliche, costituisce un reato continuato e non un'unica azione. Inoltre, ha confermato che l'abitualità del comportamento, data da precedenti reati della stessa indole, impedisce l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.).
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