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Reati Della Stessa Specie

5 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Categoria di reati che, ai fini delle misure cautelari, non include solo quelli identici, ma anche quelli che presentano somiglianze nelle modalità di esecuzione e offendono lo stesso tipo di interesse protetto dalla legge (es. l'economia, il patrimonio).

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Misure cautelari personali: arresti confermati per falso in banca
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione delle misure cautelari personali, nello specifico gli arresti domiciliari, nei confronti di un'indagata accusata di possesso di documenti falsi e sostituzione di persona. L'indagata aveva prelevato denaro da un conto corrente esibendo un documento d'identità contraffatto. La difesa contestava l'attendibilità del testimone bancario e l'esistenza del pericolo di reiterazione, sostenendo che i precedenti riguardassero solo la sostituzione di persona e non il falso. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che il concetto di reati della stessa specie comprende condotte con modalità esecutive analoghe e identica natura offensiva. Di conseguenza, l'indagata rimane agli arresti domiciliari e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Rivolta in carcere: confermato il pericolo di reiterazione del reato
Durante le rivolte carcerarie del 2020, scoppiate con il pretesto della pandemia, Il Detenuto partecipava attivamente alla devastazione e all'incendio di un istituto penitenziario. Il Tribunale del Riesame disponeva la custodia cautelare in carcere, ma la difesa ricorreva in Cassazione contestando l'assenza di un attuale pericolo di reiterazione del reato, dato il tempo trascorso e la fine dello stato di emergenza. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando la misura restrittiva. I giudici hanno chiarito che il pericolo di reiterazione del reato non richiede l'imminenza di una nuova occasione, ma una valutazione complessiva della personalità aggressiva del soggetto e dei suoi precedenti penali, ritenendo la carcerazione l'unica misura idonea a contenere la sua pericolosità sociale.
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Rivolta in cella: resta il pericolo di reiterazione del reato
Durante una violenta rivolta in un istituto penitenziario scoppiata nel marzo 2020, un detenuto ha rimosso e distrutto il sistema di videosorveglianza per impedire la registrazione dei fatti. Il Tribunale ha disposto la custodia cautelare in carcere, ritenendo sussistente il pericolo di reiterazione del reato. Il detenuto ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che la rivolta fosse un evento eccezionale legato al panico da pandemia e che mancasse l'attualità del pericolo. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando la misura cautelare. I giudici hanno chiarito che l'attualità del pericolo non richiede l'imminenza di una specifica occasione di reato, ma una valutazione complessiva della gravità della condotta, della personalità aggressiva del soggetto e dei suoi precedenti penali, che rendono concreto il rischio di nuove violenze.
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Pericolo di recidivanza: carcere per reati finanziari diversi
Un imprenditore finanziario, indagato per complesse operazioni societarie, si vede applicare la custodia cautelare in carcere per pericolo di recidivanza. La Corte di Cassazione respinge il suo ricorso, stabilendo un principio fondamentale: il pericolo di recidivanza non si valuta solo sul reato specifico contestato, ma su tutti i 'reati della stessa specie'. Questa categoria include anche illeciti diversi ma con modalità esecutive simili (es. uso di schermi societari) e che ledono beni giuridici omogenei (patrimonio, mercato, fisco). La Corte ha ritenuto che la spregiudicatezza operativa dell'imprenditore e il suo coinvolgimento in altre vicende simili giustificassero la misura, confermando la decisione del Tribunale del riesame.
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Esigenze cautelari: la Cassazione nega i domiciliari
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato che chiedeva la sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari. Nonostante la pena ridotta in appello e il fatto che i suoi fratelli coimputati avessero ottenuto i domiciliari, la Corte ha confermato la necessità della misura più restrittiva. La decisione si basa sulla valutazione delle esigenze cautelari, in particolare sulla persistente pericolosità sociale dell'individuo, desunta dalla sua incapacità di autocontrollo e da specifiche condotte di minaccia, ritenute indicative di un elevato rischio di reiterazione del reato.
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