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Raddoppio Dei Termini

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439 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Raddoppio termini accertamento: escluso per l’IRAP
Una società ha impugnato avvisi di accertamento per IRPEG, IRAP e IVA, basati sull'utilizzo di fatture per operazioni soggettivamente inesistenti. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 32052/2024, ha affrontato la questione del raddoppio termini accertamento in presenza di un'indagine penale. Ha stabilito che tale raddoppio è legittimo per imposte dirette e IVA, ma non per l'IRAP, poiché le violazioni relative a quest'ultima non sono penalmente sanzionate. La Corte ha inoltre negato la deducibilità dei costi e la detrazione IVA, data la mancata prova della certezza dei costi e della buona fede del contribuente. La causa è stata rinviata per una nuova valutazione dell'accertamento IRAP e delle sanzioni.
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Socio s.r.l. ristretta base: l’accertamento fiscale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32002/2024, ha esaminato il caso di un avviso di accertamento IRPEF notificato a un socio quasi totalitario (99%) di una S.r.l. a ristretta base. La Corte ha confermato la legittimità del 'raddoppio dei termini' per l'accertamento in presenza di obbligo di denuncia penale, applicabile ratione temporis. Ha inoltre ribadito il principio consolidato secondo cui, per un socio s.r.l. ristretta base, vige la presunzione di distribuzione dei maggiori utili accertati in capo alla società, rigettando il ricorso del contribuente su tutti i fronti, inclusa l'eccezione di giudicato interno e le censure sulle sanzioni.
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Raddoppio dei termini: escluso per l’IRAP, la Cassazione
Un contribuente ha impugnato un avviso di accertamento basato sul raddoppio dei termini per un presunto reato tributario legato a fatture per operazioni inesistenti. La Corte di Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: il raddoppio dei termini è legittimo se sussiste l'obbligo di denuncia penale, anche se questa è tardiva, ma non può essere applicato all'IRAP, poiché le violazioni relative a tale imposta non costituiscono reato. La Corte ha inoltre confermato che, di fronte a seri indizi di inesistenza delle operazioni, l'onere di provare la loro effettività spetta al contribuente.
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Raddoppio dei termini: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un contribuente sanzionato per l'omessa dichiarazione di capitali detenuti all'estero. Il caso verteva sulla legittimità dell'applicazione retroattiva del raddoppio dei termini per l'accertamento. La Suprema Corte ha confermato il suo orientamento consolidato, stabilendo che la norma sul raddoppio dei termini ha natura procedimentale e non sostanziale. Pertanto, in base al principio 'tempus regit actum', si applica anche ai periodi d'imposta antecedenti alla sua entrata in vigore, respingendo tutte le altre doglianze del ricorrente.
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Contraddittorio preventivo: obbligo per abuso atipico
La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento di un avviso di accertamento fiscale per mancato rispetto del contraddittorio preventivo. L'Agenzia delle Entrate aveva contestato a una società un'operazione elusiva, ma senza prima avviare un dialogo formale. La Corte ha stabilito che questa garanzia procedurale è fondamentale e si applica a tutte le forme di abuso del diritto, anche quelle non specificamente previste dalla legge (atipiche). L'invio di un semplice questionario non è sufficiente a soddisfare tale obbligo.
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Raddoppio dei termini: legittimo anche con condono
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del raddoppio dei termini per l'accertamento fiscale in presenza di indizi di reato tributario, anche se il contribuente aveva aderito a un condono. La Corte ha stabilito che la proroga di un anno per il condono e il raddoppio dei termini sono misure cumulabili, in quanto basate su presupposti diversi. Inoltre, ha ribadito che la contestazione sulla regolarità della notifica di un atto costituisce un accertamento di fatto non sindacabile in sede di legittimità.
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Motivazione apparente: Cassazione annulla sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Commissione Tributaria Regionale per vizio di motivazione apparente. Il caso riguardava ingenti sanzioni fiscali per omessa dichiarazione di capitali detenuti all'estero. La Corte ha stabilito che il giudice d'appello non può limitarsi a confermare la decisione di primo grado senza esaminare criticamente e rispondere in modo specifico ai motivi di gravame proposti dall'Agenzia delle Entrate. Tale omissione rende la motivazione solo apparente e, di conseguenza, la sentenza nulla, con rinvio per un nuovo giudizio.
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Raddoppio termini: Cassazione su Irap e costi induttivi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9001/2025, si è pronunciata su un caso di accertamento fiscale nei confronti degli ex soci di una società estinta. La Corte ha stabilito che il raddoppio dei termini di accertamento, previsto in presenza di reati tributari, è legittimo per Ires e Iva ma non si applica all'Irap, poiché le violazioni relative a tale imposta non costituiscono reato. Inoltre, ha ribadito che, anche in caso di accertamento induttivo "puro" per omessa dichiarazione, l'Amministrazione finanziaria deve considerare i costi sostenuti dall'impresa per determinare il reddito imponibile, al fine di rispettare il principio di capacità contributiva. La sentenza è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione su questi punti.
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Raddoppio dei termini: Cassazione e regime transitorio
Un professionista contesta avvisi di accertamento basati su movimentazioni bancarie, eccependo la decadenza del potere impositivo. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la legittimità del raddoppio dei termini in base al regime transitorio applicabile agli atti notificati nel 2015, anche in presenza di una denuncia penale presentata oltre i termini ordinari.
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Raddoppio termini: Cassazione chiarisce la prova
La Corte di Cassazione ha stabilito che, per applicare il raddoppio dei termini di accertamento fiscale, non è necessaria una nuova e autonoma denuncia di reato da parte dell'Agenzia delle Entrate se un procedimento penale correlato è già pendente. La preesistenza di un'indagine penale, nell'ambito della quale l'attività ispettiva è stata delegata, costituisce prova sufficiente per giustificare la proroga dei termini per la notifica degli atti impositivi e sanzionatori. La Corte ha quindi annullato la decisione dei giudici di merito che avevano erroneamente richiesto la prova di un inoltro formale della notizia di reato.
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Raddoppio termini accertamento: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, interviene sul tema del raddoppio termini accertamento per capitali detenuti all'estero. Il caso riguarda un avviso di accertamento per l'anno 2004 notificato a un contribuente per maggiori redditi derivanti da attività finanziarie non dichiarate in Svizzera. La Corte ha stabilito un principio fondamentale: la presunzione legale di evasione introdotta nel 2009 non è retroattiva e non può applicarsi a periodi d'imposta antecedenti. Tuttavia, la norma che prevede il raddoppio dei termini di accertamento, avendo natura procedurale, si applica retroattivamente. Di conseguenza, l'accertamento è legittimo nei termini, ma l'Amministrazione Finanziaria deve provare l'evasione basandosi su presunzioni semplici (gravi, precise e concordanti) e non sulla presunzione legale automatica. La Corte ha inoltre accolto il motivo relativo alle sanzioni, disponendo l'applicazione del trattamento più favorevole (favor rei) previsto dalla normativa successiva.
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Accertamento retroattivo: la Cassazione sui limiti
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di accertamento retroattivo per capitali detenuti all'estero. Con l'ordinanza n. 26372/2025, ha stabilito che la presunzione legale di evasione introdotta nel 2009 non può essere applicata a periodi d'imposta precedenti, come il 2005. Tuttavia, ha confermato la validità retroattiva del raddoppio dei termini per l'accertamento in caso di violazioni che coinvolgono Paesi a fiscalità privilegiata. La Corte ha cassato la sentenza d'appello, rinviando il caso per una nuova valutazione basata non su una presunzione legale, ma su presunzioni semplici che l'Agenzia delle Entrate dovrà provare.
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Lista Falciani: legittimo l’uso per accertamenti
Un contribuente ha impugnato le sanzioni irrogate dall'Agenzia delle Entrate per la mancata dichiarazione di capitali detenuti in Svizzera, emersa grazie alla cosiddetta Lista Falciani. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la piena legittimità dell'utilizzo di tali dati nel processo tributario. L'ordinanza ha inoltre stabilito che la norma sul raddoppio dei termini di accertamento ha natura procedurale e, pertanto, si applica retroattivamente anche ai periodi d'imposta precedenti alla sua entrata in vigore.
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Società estinta: 5 anni di responsabilità fiscale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15012/2025, ha stabilito che una società estinta rimane un soggetto fiscale per cinque anni dopo la cancellazione dal registro imprese. L'avviso di accertamento può essere legittimamente notificato all'ex liquidatore. Viene inoltre chiarito che, ai fini del raddoppio dei termini di accertamento, è sufficiente la prova della ricezione della denuncia penale entro i termini ordinari, senza necessità di provare la data di invio. La decisione rafforza gli strumenti a disposizione dell'Amministrazione Finanziaria nei confronti delle società che cessano l'attività.
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Raddoppio termini accertamento: anche per il socio?
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di raddoppio termini di accertamento fiscale per una società a ristretta base e il suo socio. L'Amministrazione Finanziaria aveva emesso due avvisi di accertamento, entrambi contestati. La Commissione Tributaria Regionale, pur riunendo i due appelli, si era pronunciata solo sulla posizione del socio, annullando l'atto per inapplicabilità del raddoppio dei termini. La Cassazione ha cassato la sentenza per due motivi: in primo luogo, per omessa pronuncia sull'appello relativo alla società; in secondo luogo, ha ribadito che il raddoppio dei termini di accertamento, se applicabile alla società, si estende automaticamente anche ai soci in virtù della presunzione di distribuzione degli utili.
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Spese di rappresentanza: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla distinzione tra spese di pubblicità e spese di rappresentanza, chiarendo i criteri per la loro deducibilità. Il caso riguardava una società che aveva dedotto integralmente costi di sponsorizzazione, riqualificati dall'Agenzia delle Entrate come spese di rappresentanza parzialmente deducibili. La Corte ha stabilito che la distinzione si basa sulla finalità della spesa e non sulla sua efficacia. Ha inoltre confermato che il raddoppio dei termini di accertamento non si applica all'IRAP.
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Credito IVA inesistente: quando si applica?
La Cassazione chiarisce la nozione di credito IVA inesistente per un consorzio. La Corte stabilisce che per la detrazione IVA non basta l'economicità della gestione, ma serve un'analisi concreta sulla natura, commerciale o istituzionale, dell'attività svolta dall'ente. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione.
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Credito IVA inesistente: ecco quando scatta il raddoppio
Un ente consortile si era visto contestare dall'Agenzia Fiscale la detrazione dell'IVA su acquisti legati alla sua attività istituzionale. La Corte di Cassazione ha stabilito che, in assenza di attività commerciale, l'ente non è un soggetto passivo IVA e il credito maturato è da considerarsi 'inesistente'. Tale qualifica giustifica l'applicazione del termine di accertamento raddoppiato a otto anni, in quanto la mancanza del requisito soggettivo non è rilevabile con controlli automatizzati. La sentenza di merito è stata cassata con rinvio.
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Raddoppio termini accertamento: no per l’IRAP
Un professionista ha contestato avvisi di accertamento fiscale basati su presunti onorari non dichiarati, mascherati da anticipi spese. La Corte di Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso, stabilendo che il principio del raddoppio termini accertamento non è applicabile all'IRAP, poiché le violazioni relative a tale imposta non hanno rilevanza penale. Gli altri motivi di ricorso, tra cui il presunto giudicato e l'inversione dell'onere della prova, sono stati respinti per inammissibilità.
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Lista Falciani: Cassazione sulla prova illecita
L'ordinanza analizza il caso di un contribuente, consulente finanziario, destinatario di avvisi di accertamento per IRPEF, IVA e IRAP basati su dati provenienti dalla cosiddetta 'Lista Falciani', relativi a capitali non dichiarati detenuti in Svizzera. La Corte di Cassazione ha rigettato quasi tutti i motivi di ricorso, confermando la piena utilizzabilità della Lista Falciani come prova nel processo tributario e la legittimità del raddoppio dei termini di accertamento. Tuttavia, ha accolto il motivo relativo all'IRAP, cassando con rinvio la sentenza d'appello perché i giudici di merito non avevano verificato la sussistenza del requisito dell'autonoma organizzazione, limitandosi a osservare che il contribuente aveva sempre pagato il tributo in passato.
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