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Raddoppio Dei Termini

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439 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Avviso di accertamento motivazione: il caso in Cassazione
Un contribuente, ritenuto responsabile per i debiti fiscali di una società, ha ricevuto un avviso di accertamento. La Corte di Cassazione ha annullato l'atto perché l'Amministrazione Finanziaria non aveva specificato le ragioni giuridiche e fattuali della sua responsabilità personale. La decisione sottolinea l'importanza di un avviso di accertamento con una motivazione chiara e completa per garantire il diritto di difesa del cittadino.
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Raddoppio termini accertamento: la Cassazione decide
La Cassazione conferma la legittimità del raddoppio termini accertamento nei confronti di una socia unica di S.r.l. a ristretta base. L'ordinanza stabilisce che la presunzione di distribuzione degli utili extra-bilancio è valida e spetta al contribuente fornire la prova contraria. L'obbligo di denuncia penale è sufficiente a giustificare il raddoppio dei termini, a prescindere dall'esito del procedimento penale.
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Motivazione apparente: Cassazione annulla sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Commissione Tributaria Regionale per motivazione apparente. Il caso riguardava un accertamento fiscale per operazioni inesistenti. La Corte ha stabilito che la motivazione del giudice d'appello era insufficiente, limitandosi a un generico rinvio al processo verbale di constatazione. Ha inoltre chiarito che il raddoppio dei termini di accertamento non si applica all'IRAP, accogliendo parzialmente il ricorso della società contribuente.
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Raddoppio dei termini: non si applica all’IRAP
Un imprenditore contesta un avviso di accertamento per l'utilizzo di fatture false. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22589/2024, ha parzialmente accolto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale sul raddoppio dei termini per l'accertamento. Sebbene l'estensione dei termini sia legittima in presenza di reati fiscali per imposte sui redditi e IVA, la Corte ha chiarito che tale raddoppio dei termini non si applica all'IRAP, poiché per questa imposta non sono previste sanzioni penali. La causa è stata rinviata per un nuovo esame su questo specifico punto.
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Raddoppio dei termini: Cassazione chiarisce i limiti
La Corte di Cassazione ha chiarito le condizioni per il raddoppio dei termini di accertamento fiscale in presenza di reati tributari. L'ordinanza analizza il caso di un avviso di accertamento per IRPEF, IVA e IRAP notificato oltre i termini ordinari. La Corte ha stabilito che, per le norme applicabili al caso, il raddoppio è legittimo se sussistono elementi che comportano l'obbligo di denuncia penale, anche se questa è tardiva o il procedimento viene archiviato. Ha però escluso l'applicazione del raddoppio per l'IRAP, in quanto le relative violazioni non sono penalmente sanzionate.
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Raddoppio dei termini: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22428/2024, interviene sul tema del raddoppio dei termini di accertamento in presenza di reati tributari. Il caso riguardava una società accusata di operazioni inesistenti. La Corte ha chiarito che per gli avvisi notificati prima delle riforme del 2015, il raddoppio dei termini è legittimo se sussistono seri indizi di reato, anche senza una denuncia penale formalizzata. Il giudice tributario non deve accertare il reato, ma solo verificare l'esistenza dei presupposti per l'obbligo di denuncia da parte dell'Amministrazione Finanziaria.
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Presunzione evasione fiscale: no alla retroattività
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22326/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di accertamenti su capitali esteri. La presunzione evasione fiscale, introdotta nel 2009 per i capitali non dichiarati in paradisi fiscali, ha natura sostanziale e non può essere applicata retroattivamente a periodi d'imposta precedenti. La Corte ha accolto il ricorso di un contribuente, annullando la decisione di merito che aveva applicato la norma a fatti del 2005-2007. Tuttavia, ha chiarito che l'Amministrazione Finanziaria può comunque utilizzare gli stessi elementi come presunzioni semplici e che il raddoppio dei termini di accertamento resta valido.
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Raddoppio dei termini: quando è legittimo per il Fisco
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22321/2024, ha affrontato il tema del raddoppio dei termini di accertamento in presenza di reati tributari. È stato confermato che l'archiviazione penale non impedisce l'applicazione del termine più lungo per IRPEF e IVA, essendo sufficiente la sola astratta configurabilità del reato. Tuttavia, la Corte ha annullato la pretesa per l'IRAP, poiché le violazioni relative a tale imposta non hanno rilevanza penale e, pertanto, l'avviso era stato notificato tardivamente. È stata inoltre ribadita la validità della presunzione legale sui versamenti bancari come redditi non dichiarati.
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Deducibilità costi sponsorizzazione: onere della prova
Con l'ordinanza n. 23368/2024, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un contribuente, stabilendo che la presunzione legale sulla deducibilità costi sponsorizzazione a favore di associazioni sportive dilettantistiche non esonera dalla prova dell'effettiva esistenza della spesa. La Corte ha chiarito che tale presunzione copre solo l'inerenza e la congruità del costo, ma spetta al contribuente dimostrare che la prestazione è stata realmente eseguita. Inoltre, è stato ribadito che una sentenza di assoluzione penale non è automaticamente vincolante nel processo tributario.
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Raddoppio dei termini: quando si applica? La Cassazione
Una società contesta un avviso di accertamento, sostenendo l'illegittima applicazione del raddoppio dei termini. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che il raddoppio dei termini scatta automaticamente in presenza di seri indizi di reato tributario, a prescindere dall'esito del procedimento penale. Inoltre, ha confermato che, una volta fornite dall'Agenzia delle Entrate prove presuntive sulla fittizietà delle operazioni, spetta al contribuente dimostrarne l'effettiva esistenza.
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Raddoppio termini accertamento: basta l’obbligo di denuncia
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 23226/2024, ha chiarito che il raddoppio termini accertamento fiscale è legittimo se sorge l'obbligo di denuncia per un reato tributario, anche senza l'effettiva presentazione della stessa entro i termini ordinari. La Corte ha cassato la decisione di merito per grave difetto di motivazione, avendo questa ignorato la documentazione prodotta dall'Agenzia delle Entrate e basato la sua decisione su una consulenza tecnica penale non analizzata né riportata in sentenza.
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Frode IVA immobiliare: la Cassazione decide su costi
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un complesso caso di presunta frode IVA in ambito immobiliare. La Corte ha confermato la ricostruzione della frode e la parziale indeducibilità dei costi, ma ha accolto il ricorso su due punti chiave: l'inapplicabilità del raddoppio dei termini di accertamento per l'IRAP in presenza di denuncia penale e il diritto del contribuente all'applicazione delle sanzioni più favorevoli previste dalla legge sopravvenuta (lex mitior). La sentenza è stata cassata con rinvio per la rideterminazione di questi aspetti.
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Raddoppio termini IRAP: Cassazione chiarisce i limiti
Una società ha contestato un avviso di accertamento per IRAP relativo al disconoscimento di quote di ammortamento derivanti da operazioni inesistenti. La Corte di Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso, stabilendo che il principio del raddoppio termini di accertamento, legato a illeciti penali, non è applicabile all'IRAP. Il caso è stato rinviato alla commissione tributaria regionale per una nuova valutazione.
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Raddoppio dei termini: quando è legittimo l’avviso
Una società impugna un avviso di accertamento sostenendo l'illegittimità del raddoppio dei termini. La Cassazione respinge il ricorso, chiarendo che per il raddoppio dei termini è sufficiente la sussistenza di seri indizi di reato che impongono all'Amministrazione Finanziaria l'obbligo di denuncia penale, a prescindere dall'effettiva presentazione della stessa e dall'esito del procedimento penale.
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Raddoppio dei termini: quando è legittimo l’accertamento
La Corte di Cassazione ha stabilito che per il raddoppio dei termini di accertamento fiscale è sufficiente la sussistenza dell'obbligo di denuncia penale, a prescindere da quando la denuncia sia stata effettivamente presentata. Annullata la decisione di merito che aveva ritenuto l'Ufficio decaduto dal potere di accertamento, considerando strumentale una denuncia tardiva. Secondo la Corte, ciò che conta è la presenza di seri indizi di reato che fanno scattare l'obbligo di denuncia, non il momento della sua formalizzazione.
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Indennità di recesso: quando è tassabile l’intero importo
Un professionista ha impugnato un avviso di accertamento relativo alla sua cospicua indennità di recesso da uno studio associato, sostenendo che una parte di essa costituisse la restituzione non tassabile del suo conferimento iniziale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la piena tassabilità della somma come indennità di recesso e la legittimità del raddoppio dei termini di accertamento applicato dall'Amministrazione Finanziaria per la sussistenza di indizi di reato tributario.
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Raddoppio dei termini: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti del raddoppio dei termini per l'accertamento fiscale. Con l'ordinanza n. 28884/2024, ha stabilito che non si applica all'IRAP, mentre per IRPEF e IVA è sufficiente l'obbligo di denuncia penale, a prescindere dall'esito. La Corte ha inoltre annullato la decisione di merito sui costi deducibili per vizio di 'motivazione apparente', sottolineando la necessità di un ragionamento chiaro e comprensibile da parte del giudice.
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Raddoppio termini estero: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul raddoppio termini estero per l'accertamento di capitali non dichiarati in paradisi fiscali. La Corte ha stabilito che la norma ha natura procedurale e non sostanziale, rendendola applicabile anche ai periodi d'imposta precedenti la sua entrata in vigore, a condizione che i termini originari non fossero già scaduti. Di conseguenza, ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, cassando la sentenza di merito che aveva annullato l'atto di contestazione nei confronti di un contribuente.
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Raddoppio dei termini: quando si applica e limiti
Un imprenditore ha impugnato un avviso di accertamento fiscale, contestando il raddoppio dei termini basato su un reato fiscale. La Corte di Cassazione ha stabilito che il raddoppio dei termini è valido per IRPEF e IVA se sussiste l'obbligo di denuncia penale, anche senza una denuncia effettiva per l'anno specifico. Tuttavia, ha chiarito che tale raddoppio non si applica all'IRAP, poiché le violazioni in materia non sono penalmente rilevanti. La sentenza è stata cassata con rinvio per ricalcolare l'imposta dovuta escludendo l'IRAP.
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Raddoppio dei termini: ok anche per i soci di S.r.l.
La Corte di Cassazione ha stabilito che il raddoppio dei termini per l'accertamento fiscale, previsto in caso di reati tributari, si estende automaticamente dalla società a ristretta base societaria ai suoi soci. La Corte ha chiarito che per l'applicazione di tale meccanismo è sufficiente la mera configurabilità astratta di un reato che comporti l'obbligo di denuncia, non essendo necessaria la presentazione effettiva di una denuncia penale. Di conseguenza, l'avviso di accertamento notificato al socio oltre i termini ordinari è stato ritenuto legittimo.
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