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Raddoppio Dei Termini

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439 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Raddoppio termini accertamento: la Cassazione decide
Una società ha impugnato un avviso di accertamento notificato oltre i termini ordinari. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il raddoppio termini accertamento si applica in presenza di fatti che integrano un reato fiscale, indipendentemente dal momento della presentazione della denuncia penale, anche se successiva alla scadenza del termine ordinario. Gli altri motivi di ricorso sono stati dichiarati inammissibili in quanto miravano a un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità.
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Raddoppio termini: quando è legittimo l’accertamento?
Un contribuente contesta un avviso di accertamento per l'anno d'imposta 2007, sostenendo l'illegittimità del "raddoppio termini" in assenza del superamento delle soglie penali. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che per il raddoppio dei termini di accertamento è sufficiente la mera sussistenza di indizi di un reato tributario che comportino l'obbligo di denuncia, a prescindere dall'effettivo superamento delle soglie di punibilità o dall'esito del procedimento penale. La Corte ha inoltre dichiarato inammissibili le altre censure relative alla disciplina transitoria e ai poteri di firma, in quanto questioni nuove non sollevate nei gradi di merito precedenti.
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Raddoppio dei termini: si applica anche al socio?
La Corte di Cassazione ha stabilito che il raddoppio dei termini per l'accertamento fiscale, previsto in caso di reati tributari, si applica anche al socio accomandante di una società di persone. Questa estensione opera in virtù del principio di trasparenza fiscale, anche se il socio non è direttamente coinvolto nell'illecito penale commesso dalla società. La decisione si basa sull'unitarietà dell'accertamento del reddito societario, che viene imputato direttamente ai soci.
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Raddoppio dei termini: quando si applica ai soci?
La Corte di Cassazione ha confermato che il raddoppio dei termini per l'accertamento fiscale, scaturito da reati tributari commessi da una società, si applica anche al socio accomandante per il reddito di partecipazione. È sufficiente la sussistenza dell'obbligo di denuncia penale a carico della società, a prescindere da una specifica contestazione al socio.
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Presunzione evasione estero: irretroattività della norma
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17222/2025, ha stabilito un principio cruciale in materia di capitali detenuti all'estero. Il caso riguarda una contribuente a cui l'Agenzia delle Entrate contestava redditi non dichiarati per gli anni 2005-2008, applicando la presunzione di evasione introdotta nel 2009. La Corte ha chiarito che tale presunzione ha natura sostanziale e non può essere applicata retroattivamente. Di conseguenza, per i periodi d'imposta antecedenti al 1° luglio 2009, l'onere di provare l'evasione non si inverte automaticamente, ma spetta all'Amministrazione Finanziaria dimostrarla tramite presunzioni semplici. È stato invece confermato il carattere retroattivo delle norme procedurali che raddoppiano i termini per l'accertamento. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio.
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Raddoppio termini accertamento: i limiti per l’IRAP
Una società e i suoi soci impugnano un accertamento fiscale per IRAP, IVA e IRPEF basato su fatture fittizie. La Corte di Cassazione accoglie parzialmente il ricorso, stabilendo che il principio del raddoppio termini accertamento, previsto in presenza di reati tributari, non si estende all'IRAP, in quanto per tale imposta non sono contemplate sanzioni penali. La sentenza viene quindi cassata su questo specifico punto con rinvio per un nuovo esame.
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Contraddittorio endoprocedimentale: caso in Cassazione
Una società ha impugnato un avviso di accertamento fiscale, lamentando la violazione del contraddittorio endoprocedimentale, poiché l'Agenzia delle Entrate non avrebbe considerato le memorie difensive. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha sospeso la decisione sul caso. La trattazione è stata rinviata in attesa di una pronuncia delle Sezioni Unite su una questione di massima importanza, relativa a come il contribuente debba dimostrare in giudizio la rilevanza degli argomenti che avrebbe potuto presentare se il contraddittorio fosse stato correttamente svolto.
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Raddoppio termini accertamento: quando è legittimo?
Un imprenditore ha impugnato un avviso di accertamento per l'utilizzo di fatture false, contestando il raddoppio dei termini di accertamento. La Corte di Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso, stabilendo che il raddoppio dei termini di accertamento è legittimo in presenza di un obbligo di denuncia penale, ma non si applica all'IRAP, poiché le violazioni relative a tale imposta non sono presidiate da sanzioni penali. La Corte ha rigettato gli altri motivi, confermando la legittimità dell'accertamento per le altre imposte.
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Raddoppio dei termini: la Cassazione sulle frodi IVA
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria, cassando una sentenza della Commissione Tributaria Regionale. La Corte ha chiarito la complessa normativa sul raddoppio dei termini per l'accertamento fiscale in presenza di reati tributari, analizzando la successione di leggi nel tempo. Inoltre, ha ribadito i principi sull'onere della prova in caso di operazioni soggettivamente inesistenti (frodi carosello), sottolineando che il giudice di merito deve valutare tutti gli indizi gravi, precisi e concordanti forniti dall'ufficio, anche se relativi a soggetti terzi, per accertare la consapevolezza del contribuente di partecipare alla frode.
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Raddoppio dei termini: Cassazione chiarisce le regole
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 21458/2025, interviene sul tema del raddoppio dei termini di accertamento in presenza di reati tributari. Il caso riguardava una società a cui l'Agenzia delle Entrate contestava costi indeducibili derivanti da fatture per operazioni inesistenti. La Corte ha chiarito che il raddoppio dei termini è legittimo se emerge l'obbligo di denuncia penale, anche per periodi d'imposta antecedenti al 2016. Ha inoltre cassato la sentenza d'appello per motivazione apparente, ribadendo che il giudice deve fornire una spiegazione concreta e non generica della sua decisione.
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Cessazione materia del contendere: sanzioni estinte
Un contribuente veniva sanzionato dall'Amministrazione Finanziaria per l'omessa dichiarazione di capitali detenuti all'estero. Il contenzioso, giunto in Cassazione, è stato interrotto dalla scomparsa del contribuente. La Suprema Corte ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, poiché le sanzioni fiscali hanno natura personale e non sono trasmissibili agli eredi. Di conseguenza, con il decesso dell'obbligato, le sanzioni si estinguono e il ricorso perde la sua ragion d'essere.
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Frode carosello: la buona fede del contribuente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha chiarito i principi relativi all'onere della prova in caso di frode carosello. L'Amministrazione Finanziaria deve dimostrare la fittizietà del fornitore e la consapevolezza del cessionario, anche per presunzioni. Il contribuente, per provare la propria buona fede, non può limitarsi a dimostrare la regolarità formale delle operazioni, ma deve provare di aver usato la massima diligenza per non essere coinvolto nella frode. La Corte ha cassato la sentenza di merito che aveva annullato l'avviso di accertamento basandosi su una valutazione insufficiente degli indizi di frode e della buona fede del contribuente, rinviando la causa per un nuovo esame.
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Raddoppio dei termini: poteri fiscali e reati tributari
La Corte di Cassazione interviene su un caso di presunte fatture false, chiarendo due principi fondamentali. Primo, il "raddoppio dei termini" per l'accertamento fiscale scatta in presenza di seri indizi di reato, indipendentemente dall'esito di una denuncia penale. Secondo, un atto di appello è valido se espone chiaramente i motivi di dissenso con la sentenza di primo grado, senza necessità di formule sacramentali. La Corte ha annullato la decisione del giudice d'appello che aveva respinto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate per motivi procedurali, rinviando la causa per un nuovo esame nel merito.
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Onere della prova: Cassazione su utili e riserve
La Cassazione chiarisce l'onere della prova in materia di accertamento fiscale. In caso di diminuzione delle riserve societarie, spetta all'Agenzia delle Entrate dimostrare l'effettiva distribuzione di utili ai soci. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva erroneamente invertito tale onere a carico del contribuente.
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Raddoppio termini accertamento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22712/2025, interviene sul tema del raddoppio termini accertamento fiscale. Il caso riguardava un avviso di accertamento notificato oltre i termini ordinari. La Corte ha stabilito che, per giustificare il raddoppio, è sufficiente la sussistenza dell'obbligo di denuncia penale, non la sua effettiva presentazione. Il giudice tributario deve quindi compiere una valutazione ex post ('prognosi postuma') per verificare se gli elementi raccolti dall'Agenzia Fiscale integrassero i presupposti di tale obbligo. La Corte ha cassato la sentenza precedente per difetto di motivazione e ha rinviato il caso, escludendo però l'applicabilità del raddoppio all'IRAP.
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Raddoppio termini accertamento: quando è legittimo?
La Cassazione ha stabilito che per il raddoppio termini accertamento è sufficiente la sussistenza dell'obbligo di denuncia penale, anche se non presentata. Il giudice tributario deve verificare 'ex post' i presupposti di tale obbligo, esaminando i fatti nel loro complesso. L'ordinanza chiarisce che il raddoppio non si applica all'IRAP e cassa con rinvio la decisione di merito per difetto di motivazione sulla valutazione dei presupposti.
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Raddoppio dei termini: quando è legittimo l’avviso
Una società ha ricevuto un avviso di accertamento fiscale ben oltre la scadenza ordinaria. L'Agenzia delle Entrate ha giustificato il ritardo applicando il raddoppio dei termini di accertamento, basandosi su prove di illeciti fiscali. La Corte di Cassazione ha confermato che la sola esistenza di fatti che configurano un reato tributario è sufficiente per attivare il raddoppio dei termini, indipendentemente dalla presentazione di una denuncia penale o dall'esito di un eventuale processo. Il ricorso del contribuente è stato respinto.
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Raddoppio dei termini: quando l’accertamento è valido
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un contribuente, confermando la legittimità di un avviso di accertamento notificato oltre i termini ordinari. La Corte ha ribadito che il raddoppio dei termini è applicabile quando emergono fatti che comportano l'obbligo di denuncia penale, come l'uso di fatture false, indipendentemente dall'effettiva presentazione della denuncia o dall'esito del procedimento penale. La decisione ha inoltre chiarito la legittimità della condanna alle spese legali a favore dell'ente impositore, anche se difeso da propri funzionari.
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Raddoppio termini accertamento: la Cassazione decide
Un liquidatore di società contesta un avviso di accertamento fiscale ritenendolo tardivo. L'Agenzia delle Entrate si difende invocando il raddoppio termini accertamento per la presenza di indizi di reato tributario. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell'operato del Fisco, stabilendo che per l'estensione dei termini è sufficiente la sussistenza di fatti che comportano l'obbligo di denuncia penale, a prescindere dall'esito di un eventuale procedimento. La Corte ha inoltre chiarito la disciplina delle spese di lite a favore dell'ente impositore.
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