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Raddoppio Dei Termini — Anno 2026

70 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Raddoppio Dei Termini

Provvedimenti

Raddoppio dei termini: valido per i soci se la società evade
L'Agenzia delle Entrate ha notificato nuovi avvisi di accertamento a una società a ristretta base e ai suoi soci dopo che l'accordo di accertamento con adesione non è stato rispettato nei pagamenti rateali. L'amministrazione finanziaria ha applicato il Raddoppio dei termini previsto per i reati tributari. Gli eredi della socia hanno impugnato l'atto sostenendo l'inapplicabilità dell'estensione dei termini ai soci non amministratori e la violazione della buona fede. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno stabilito che l'accertamento societario è il presupposto di quello per i soci. In caso di società a ristretta base, il Raddoppio dei termini per violazioni penali della società si estende automaticamente ai soci per la presunzione di distribuzione degli utili extracontabili.
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Deducibilità spese di sponsorizzazione: stop ai tagli del Fisco
L'Agenzia delle Entrate contestava a un contribuente la deducibilità spese di sponsorizzazione erogate ad associazioni sportive dilettantistiche, applicando anche il raddoppio dei termini di accertamento. La Corte di Cassazione ha chiarito che la deducibilità spese di sponsorizzazione a favore di compagini sportive dilettantistiche gode di una presunzione assoluta di inerenza entro il limite legale di 200.000 euro. Se la società beneficiaria svolge una concreta attività promozionale, il Fisco non può disconoscere la spesa. Inoltre, i giudici hanno escluso il raddoppio dei termini per il calcolo dell'IRAP, dato che le violazioni di questa imposta non prevedono sanzioni penali. La Corte ha quindi cassato la decisione impugnata e rinviato la causa per un nuovo giudizio.
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Deducibilità sponsorizzazioni: il Fisco perde sul raddoppio IRAP
L'Agenzia delle Entrate contestava a un socio il recupero a tassazione di costi societari relativi a promozioni versate ad associazioni sportive dilettantistiche, applicando il raddoppio dei termini per l'accertamento. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso del contribuente. La decisione ha chiarito che la deducibilità sponsorizzazioni verso associazioni sportive dilettantistiche entro i 200.000 euro gode di una presunzione assoluta di inerenza, a patto che l'associazione abbia svolto concretamente l'attività promozionale. I giudici hanno inoltre stabilito che il raddoppio dei termini non si applica mai alle contestazioni riguardanti l'IRAP, in quanto prive di rilevanza penale. La causa è stata rinviata al giudice di merito per una nuova decisione.
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Plusvalenza tassabile: conta il saldo, non la firma
L'Agenzia delle Entrate ha emesso avvisi di accertamento per il recupero di una plusvalenza tassabile derivante dalla vendita di un terreno. I contribuenti avevano acquistato il terreno nel 1990 con un patto di riservato dominio, pagando l'ultima rata nel 2007 e rivendendolo nel 2008. La Corte di Cassazione ha stabilito che, nella vendita con riserva di proprietà, l'effetto traslativo si perfeziona solo con il pagamento dell'ultima rata. Di conseguenza, il quinquennio per verificare la tassabilità della plusvalenza decorre dal saldo del prezzo (2007) e non dalla stipula del contratto (1990). La vendita del 2008 è quindi soggetta a tassazione poiché avvenuta entro i cinque anni dall'acquisto. La Suprema Corte ha accolto il ricorso del Fisco, rinviando la causa alla Corte di Giustizia Tributaria di Milano.
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Scudo fiscale: la Cassazione impone l’onere della prova
Una contribuente italiana, amministratrice di una società nel Principato di Monaco, ha utilizzato lo Scudo fiscale per rimpatriare crediti esteri maturati per compensi professionali. L'Amministrazione Finanziaria ha tuttavia emesso avvisi di accertamento, disconoscendo l'efficacia del rimpatrio per mancanza di prove sulla reale detenzione delle somme all'estero prima del termine di legge. La Corte di Cassazione ha confermato che l'onere della prova spetta interamente al contribuente, il quale deve dimostrare con documenti a data certa la sussistenza dei requisiti per l'agevolazione. Tuttavia, i giudici hanno accolto il ricorso della contribuente limitatamente alla carenza di motivazione sulle sanzioni e sul calcolo degli interessi, rinviando la causa alla Corte di Giustizia Tributaria del Veneto per un nuovo esame su questi specifici punti.
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Retroattività delle sanzioni tributarie: stop ai vecchi sconti
L'Azienda ha impugnato un avviso di accertamento con cui il Fisco recuperava imposte per operazioni di leasing immobiliare ritenute fittizie. La Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità dell'accertamento. La Corte ha stabilito che i dati raccolti legittimamente durante una verifica possono essere usati anche per annualità diverse da quella indicata nell'autorizzazione. Inoltre, ha escluso la retroattività delle sanzioni tributarie più favorevoli introdotte dal d.lgs. ottantasette del duemilaventiquattro per le violazioni commesse prima del primo settembre duemilaventiquattro, ritenendo legittima la deroga al principio del favor rei disposta dal legislatore. Infine, ha confermato il raddoppio dei termini di accertamento in presenza di indizi di reato tributario.
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Utilizzabilità dei dati per altre annualità: vince il Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento contro una società alberghiera per costi fittizi e indebite detrazioni IVA tramite contratti di leasing immobiliare gonfiati. La società ha impugnato l'atto, contestando l'uso di dati raccolti durante una verifica autorizzata solo per un'altra annualità e chiedendo sanzioni ridotte. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità dell'operato del Fisco. I giudici hanno stabilito il principio dell'utilizzabilità dei dati per altre annualità: le informazioni raccolte legittimamente durante un accesso fiscale possono essere usate anche per anni diversi da quello indicato nell'autorizzazione, purché sia garantito il contraddittorio con il contribuente. Inoltre, la Corte ha escluso l'applicazione retroattiva delle sanzioni più favorevoli introdotte nel 2024.
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Definizione agevolata: stop alla lite fiscale tra Fisco e impresa
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione favorevole a una società contribuente, relativa a un avviso di accertamento per costi fittizi e IVA indebita. Durante il giudizio di Cassazione, la società ha richiesto la definizione agevolata della controversia ai sensi del Decreto Legge n. 119 del 2018, dimostrando la presentazione della domanda e il pagamento della prima rata. Poiché è decorso il termine di legge senza che nessuna delle parti abbia chiesto la prosecuzione del giudizio, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo. Le spese di giudizio sono rimaste a carico di chi le ha anticipate.
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Prescrizione omicidio colposo: la Cassazione nega lo sconto di tempo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per omicidio colposo aggravato dalla violazione delle norme antinfortunistiche. Il Responsabile sosteneva che il reato fosse estinto per prescrizione sul presupposto di un termine di sette anni. I giudici hanno chiarito che per la prescrizione omicidio colposo sul lavoro, a seguito delle modifiche legislative del 2008 che hanno innalzato la pena massima a sette anni di reclusione, il termine di prescrizione ordinario è di quattordici anni, che può estendersi fino a diciassette anni e sei mesi in presenza di atti interruttivi. Di conseguenza, il reato non era prescritto al momento della sentenza d'appello e il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Sanzioni collegate al tributo: il fisco batte le fatture false
L'Amministrazione Finanziaria ha sanzionato una società per aver utilizzato fatture per operazioni inesistenti. I giudici di secondo grado avevano ritenuto nullo il provvedimento per decorrenza dei termini, escludendo il raddoppio dei tempi per le indagini penali. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del fisco. I giudici hanno chiarito che le sanzioni per fatture false sono sanzioni collegate al tributo, in quanto incidono direttamente sulla determinazione dell'imposta. Di conseguenza, si applicano i termini di accertamento dell'imposta stessa, compreso il raddoppio dei termini in presenza di reati tributari. Inoltre, l'utilizzo di una procedura di notifica ordinaria anziché contestuale non comporta la nullità dell'atto in assenza di un effettivo pregiudizio per la difesa del contribuente. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Sanzioni tributarie società estinta: sì alle tasse, no alle multe
Una società di capitali viene cancellata dal registro delle imprese. L'Agenzia delle Entrate notifica un avviso di accertamento all'ex socio e liquidatore per debiti fiscali e sanzioni. La Corte di Cassazione chiarisce le regole sulla responsabilità dei soci. Per i debiti d'imposta ordinari, l'ex socio risponde come successore nei limiti di quanto ricevuto dalla liquidazione, ma il Fisco deve provare tale percezione solo nella fase di riscossione e non nell'atto di accertamento. Al contrario, si applica il principio di intrasmissibilità per le sanzioni tributarie società estinta: le sanzioni amministrative applicate alla società non possono mai essere trasferite ai soci. La sentenza viene cassata con rinvio per ricalcolare le somme escludendo le sanzioni.
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Operazioni soggettivamente inesistenti: fisco batte penale
L'Azienda ha impugnato un avviso di accertamento con cui l'Agenzia delle Entrate recuperava l'IVA su una fattura ritenuta relativa a operazioni soggettivamente inesistenti. La Commissione Tributaria Regionale ha confermato l'evasione, evidenziando che la società emittente era inattiva, priva di macchinari funzionanti e gestita dallo stesso rappresentante legale dell'Azienda acquirente. L'Azienda ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando la mancata valutazione di un provvedimento di archiviazione penale per i medesimi fatti. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'archiviazione penale non vincola il giudice tributario e che l'Azienda non ha prodotto i documenti penali nel processo. L'Azienda perde la causa e viene condannata al pagamento delle spese.
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Inversione contabile: la correzione formale non salva dal Fisco
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso un avviso di accertamento contro un'azienda per recuperare l'IVA e contestare costi non documentati. L'azienda aveva applicato erroneamente l'inversione contabile su servizi ricevuti, per poi correggere l'errore con note di credito e nuove fatture. Tuttavia, i giudici hanno accertato che l'azienda possedeva file per falsificare le fatture del fornitore, trasformando costi ordinari in IVA detraibile per ottenere un risparmio fiscale illecito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'azienda, confermando la legittimità dell'accertamento. I giudici hanno stabilito che le indagini penali in corso giustificavano sia il raddoppio dei termini di accertamento sia il mancato rispetto del termine di attesa di sessanta giorni prima dell'invio dell'atto.
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Giudicato esterno tributario: il Fisco cede davanti alle sentenze
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società l'omessa dichiarazione di redditi esteri e la deduzione di costi per operazioni ritenute inesistenti. Nel corso del giudizio, il Fisco ha annullato in autotutela la prima contestazione. Per la seconda, relativa alle fatture ritenute false, la Corte di Cassazione ha applicato il principio del giudicato esterno tributario. Infatti, per l'anno d'imposta successivo, i giudici avevano già accertato con sentenza definitiva che il fornitore era reale e operativo. La Suprema Corte ha quindi rigettato il ricorso del Fisco, confermando l'annullamento delle sanzioni e delle tasse pretese, condannando l'Amministrazione finanziaria a pagare le spese processuali.
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Fisco sconfitto: il giudicato esterno blocca le doppie sanzioni
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso un avviso di accertamento contro un'azienda per presunte operazioni inesistenti e omessi redditi esteri. L'ufficio ha poi annullato in autotutela la contestazione sui redditi esteri. Per la parte relativa alle fatture ritenute false, la Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del Fisco. I giudici hanno stabilito che l'effettività delle operazioni commerciali era già stata accertata con sentenze definitive per un'annualità successiva. Questo accertamento definitivo costituisce un giudicato esterno vincolante, poiché riguarda elementi permanenti del rapporto commerciale tra le parti. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato l'annullamento dell'atto impositivo e ha condannato l'Amministrazione al pagamento delle spese processuali.
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Raddoppio dei termini: il fisco vince contro la società inerte
Una società di capitali ha impugnato un avviso di accertamento per maggiori imposte Ires, Irap e Iva, contestando la tardività della notifica e l'illegittimo raddoppio dei termini per l'accertamento fiscale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della contribuente. I giudici hanno chiarito che il raddoppio dei termini opera automaticamente in presenza dell'obbligo di denuncia penale per reati tributari, anche se la notizia di reato emerge dopo la scadenza del termine ordinario. Inoltre, la società, essendo rimasta contumace in appello, è decaduta dalle eccezioni non riproposte. Infine, a fronte degli indizi di fittizietà delle operazioni commerciali con società cartiere forniti dal fisco, spettava alla contribuente dimostrare l'effettività degli acquisti, onere rimasto del tutto insoddisfatto.
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Raddoppio dei termini di accertamento: nulla la sentenza
L'Amministrazione finanziaria ha notificato un avviso di accertamento a un'amministratrice, considerata socia occulta di una società portoghese ritenuta fittiziamente esterovestita. L'ufficio ha applicato il raddoppio dei termini di accertamento per la sussistenza di indizi di reato tributario. La Corte di Cassazione ha chiarito che il raddoppio dei termini opera automaticamente in presenza dell'obbligo di denuncia penale, indipendentemente dall'effettivo esercizio dell'azione penale o dalla prescrizione del reato. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso della contribuente poiché la sentenza d'appello presentava una motivazione apparente sul merito dell'esterovestizione, priva di qualsiasi analisi concreta dei fatti e delle difese. La causa è stata quindi rinviata per un nuovo esame.
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Raddoppio dei termini di accertamento: fisco salvo ma atto nullo
L'Agenzia delle Entrate emetteva un avviso di accertamento IRPEF nei confronti di un contribuente, ritenuto socio e amministratore occulto di una società portoghese fittiziamente localizzata all'estero. L'ufficio applicava il raddoppio dei termini di accertamento per la presenza di reati tributari. La Corte di Cassazione ha chiarito che il raddoppio dei termini di accertamento opera automaticamente in presenza di seri indizi di reato, a prescindere dall'effettivo avvio dell'azione penale o dalla prescrizione del reato stesso. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso del contribuente annullando la decisione di secondo grado perché la motivazione dei giudici d'appello era del tutto apparente e priva di un reale esame dei fatti. La causa è stata quindi rinviata per un nuovo giudizio.
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Raddoppio dei termini di accertamento: annullata la decisione
L'Amministratrice di una società estera subisce un accertamento fiscale per IRPEF. L'Agenzia delle Entrate contesta l'esterovestizione della società e l'esistenza di un'interposizione fittizia, attribuendo i ricavi ai soci occulti. La Commissione Tributaria Regionale dà ragione al Fisco, applicando il raddoppio dei termini di accertamento per la presenza di indizi di reato. La Corte di Cassazione rigetta i motivi sul raddoppio dei termini di accertamento, confermando che basta l'astratta configurabilità del reato per allungare i tempi del Fisco. Tuttavia, accoglie il ricorso dell'Amministratrice sul merito: la sentenza d'appello viene cassata con rinvio perché la motivazione sull'esterovestizione era solo apparente, priva di un reale esame dei fatti. Vince l'Amministratrice, che ottiene un nuovo giudizio d'appello.
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Fisco e accertamento integrativo: vietato cambiare idea senza prove
Una società holding subisce una verifica fiscale nel 2009. Il Fisco non contesta un'operazione di vendita di quote societarie agevolata. Nel 2015, basandosi solo su un cambio di interpretazione interna e senza nuovi fatti, l'Agenzia delle Entrate esegue un nuovo controllo ed emette un accertamento integrativo per recuperare oltre 125 milioni di euro. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della società e annulla l'atto. I giudici chiariscono che l'accertamento integrativo richiede tassativamente la scoperta di elementi di fatto nuovi e precedentemente sconosciuti. Un semplice ripensamento giuridico o un mutamento della prassi dell'amministrazione finanziaria non legittima l'emissione di un secondo avviso di accertamento per lo stesso periodo d'imposta.
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