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Raddoppio Dei Termini — Anno 2026

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70 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Raddoppio Dei Termini

Provvedimenti

Operazioni soggettivamente inesistenti: Fisco batte buona fede
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società di capitali la deduzione di costi e la detrazione dell'IVA relative a operazioni soggettivamente inesistenti effettuate tramite una società cartiera. I giudici di merito avevano dato ragione alla contribuente, escludendo il raddoppio dei termini di accertamento e riconoscendo la sua buona fede. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Fisco. I giudici di legittimità hanno stabilito che il raddoppio dei termini scatta automaticamente in presenza di violazioni penali. Inoltre, per quanto riguarda le operazioni soggettivamente inesistenti, la detrazione dell'IVA e la deduzione dei costi richiedono una rigorosa verifica dell'inerenza e della consapevolezza della frode da parte del contribuente, non bastando la mera regolarità formale dei documenti. La sentenza è stata cassata con rinvio alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado.
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Operazioni soggettivamente inesistenti: costi deducibili ma IVA a rischio
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società l'utilizzo di fatture per operazioni soggettivamente inesistenti nel settore dei rottami. La Corte di Cassazione ha stabilito che, ai fini delle imposte sui redditi, i costi di tali operazioni sono deducibili se reali e conformi alle regole generali. Tuttavia, ai fini IVA, il sistema del reverse charge non protegge l'acquirente che non dimostri di aver agito con la diligenza di un operatore accorto, non bastando la natura complessa del mercato di riferimento. Inoltre, la Corte ha confermato la legittimità del raddoppio dei termini di accertamento per la presenza di violazioni penali, indipendentemente dall'avvio dell'azione penale. Le sentenze d'appello sono state cassate con rinvio.
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Raddoppio dei termini di accertamento: sì a IVA, no a IRAP
L'Agenzia delle Entrate ha notificato a un amministratore di fatto un avviso di accertamento per imposte evase (IRES, IRAP, IVA) e sanzioni, applicando il raddoppio dei termini di accertamento per la presenza di reati tributari. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso del contribuente. I giudici hanno stabilito che il raddoppio dei termini di accertamento non si applica all'IRAP, poiché per tale imposta non sono previste sanzioni penali. Inoltre, la Corte ha accolto il motivo relativo all'applicazione delle norme più favorevoli sui costi da operazioni inesistenti. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio alla Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado del Lazio per ricalcolare l'imponibile.
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Raddoppio dei termini: fisco sconfitto sull’IRAP per l’anno 2009
L'Azienda ha impugnato tre avvisi di accertamento per IRES, IRAP e IVA relativi agli anni 2009-2011, emessi per costi fittizi legati a operazioni oggettivamente inesistenti con società cartiere. La Corte di Cassazione ha rigettato i motivi relativi all'inesistenza delle operazioni, confermando che l'onere della prova spetta al contribuente. Tuttavia, i giudici hanno accolto parzialmente il ricorso stabilendo che il raddoppio dei termini per l'accertamento non si applica all'IRAP, poiché le violazioni di questa imposta non costituiscono reato penale. Di conseguenza, la sentenza d'appello è stata cassata limitatamente all'IRAP per l'anno 2009, con rinvio alla Corte di giustizia tributaria per un nuovo esame.
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Società a ristretta base partecipativa: il socio paga il nero
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento nei confronti di una socia di una Società a ristretta base partecipativa, rideterminando il suo reddito di partecipazione. L'atto derivava dalla contestazione alla società di costi fittizi per operazioni inesistenti. La contribuente ha impugnato l'atto contestando il raddoppio dei termini di accertamento in assenza di una denuncia penale tempestiva. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della contribuente. I giudici hanno chiarito che il raddoppio dei termini dipende dalla sussistenza astratta di un reato tributario e non dall'effettiva presentazione della denuncia. Inoltre, per la Società a ristretta base partecipativa opera la presunzione di distribuzione ai soci degli utili extracontabili, superabile solo con una rigorosa prova contraria che la socia non ha fornito.
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Raddoppio dei termini: il fisco perde la sfida sull’IRAP
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato a una Società un avviso di accertamento per l'anno 2007, contestando costi per operazioni inesistenti. La Società ha impugnato l'atto contestando, tra l'altro, l'applicazione del raddoppio dei termini per l'IRAP. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso su questo punto specifico. I giudici hanno stabilito che il raddoppio dei termini, previsto in presenza di violazioni penali tributarie, non si applica all'IRAP, poiché questa imposta non prevede sanzioni di tipo penale. Di conseguenza, l'accertamento relativo all'IRAP è nullo per decadenza dei termini del fisco. La sentenza è stata cassata con rinvio alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado per ricalcolare le somme dovute.
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Raddoppio dei termini IRAP: stop al Fisco se manca il reato
Il Fisco ha notificato a un socio un avviso di accertamento per costi fittizi di una società cancellata. Il contribuente ha contestato la decadenza dei termini per l'IRAP e ha chiesto la revocazione della sentenza d'appello, poiché i giudici avevano citato un verbale della Guardia di Finanza mai depositato in giudizio. La Corte di Cassazione ha rigettato la revocazione, ritenendo l'errore del giudice non decisivo, poiché la pretesa fiscale era già provata da altri elementi. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso principale sul raddoppio dei termini IRAP: questa proroga non si applica all'IRAP, poiché le violazioni di tale imposta non costituiscono reato penale. La causa è stata quindi rinviata per verificare la decadenza dell'imposta regionale.
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Raddoppio dei termini IRAP: il Fisco perde se non c’è reato
L'Agenzia delle Entrate ha notificato a un socio di una società di capitali estinta un avviso di accertamento per l'anno 2004, contestando costi fittizi basati su fatture per operazioni inesistenti. Il contribuente ha impugnato l'atto eccependo la decadenza del potere accertativo del Fisco. La Corte di Cassazione ha affrontato la questione della legittimità del raddoppio dei termini IRAP. I giudici hanno stabilito che l'errore di fatto del giudice d'appello, che ha citato un verbale non presente negli atti, non era decisivo poiché la pretesa era comunque provata da altri elementi. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso del contribuente sull'IRAP: l'eccezione di decadenza era tempestiva e il raddoppio dei termini IRAP non si applica, poiché le violazioni di questa imposta non hanno rilevanza penale. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Raddoppio termini accertamento: Fisco vince su IRPEF, perde su IRAP
La Corte di Cassazione affronta il tema del raddoppio termini accertamento. Una società riceve un avviso fiscale per l'anno 2007 notificato nel 2013, oltre il termine ordinario. L'Agenzia delle Entrate giustifica il ritardo applicando il raddoppio dei termini, poiché sussisteva l'obbligo di denuncia penale per un reato tributario. La Corte stabilisce un principio importante: il raddoppio è legittimo per imposte sui redditi e IVA, anche se il procedimento penale non si conclude con una condanna. Tuttavia, la stessa regola non vale per l'IRAP, poiché le violazioni relative a questa imposta non sono penalmente rilevanti. Di conseguenza, l'accertamento IRAP è stato annullato per decadenza dei termini, mentre quello per le altre imposte è stato confermato.
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Conto Estero: Multa Annullata per Motivazione Apparente del Giudice
Un contribuente ha ricevuto una sanzione per non aver dichiarato capitali in Svizzera. L'Agenzia delle Entrate aveva presunto la loro esistenza negli anni 2007-2008 basandosi su prove relative al 2012. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di condanna non per l'illegittimità della presunzione in sé, ma a causa della **motivazione apparente** del giudice di secondo grado. Quest'ultimo, infatti, non aveva spiegato il ragionamento logico seguito per collegare i fatti alla decisione. La Corte ha quindi stabilito che una sentenza priva di una reale spiegazione è nulla, accogliendo il ricorso del contribuente su questo punto cruciale e rinviando il caso per un nuovo giudizio.
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Raddoppio termini accertamento: Fisco vince anche senza denuncia
Un'azienda ha richiesto un ingente rimborso IVA per l'acquisto di un immobile, operazione poi risultata fittizia. L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento oltre i termini ordinari, invocando il raddoppio dei termini per la presenza di un reato tributario. La Corte di Cassazione ha stabilito che, per le norme applicabili al caso, il raddoppio termini accertamento scatta per il solo fatto che esista l'obbligo di denuncia penale, a prescindere che la denuncia sia stata effettivamente presentata. Di conseguenza, l'accertamento è stato ritenuto valido e tempestivo, dando ragione all'Agenzia delle Entrate.
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Decadenza avviso di accertamento: la difesa del Fisco è lecita
Un ex liquidatore di una società estinta impugnava un avviso di accertamento fiscale sostenendo che fosse stato notificato oltre i termini. Le corti di merito gli davano ragione. L'Agenzia delle Entrate, però, ricorreva in Cassazione, affermando che il termine corretto era più lungo a causa del 'raddoppio dei termini' per reati fiscali. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'Agenzia, stabilendo che l'argomentazione sul termine diverso non era una domanda nuova, ma una 'mera difesa' legittima. La sentenza chiarisce un importante principio sulla decadenza dell'avviso di accertamento, annullando la decisione precedente e rinviando la causa a un nuovo giudice.
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Accertamento bancario e deduzione costi: ricavi presunti, ma non senza costi
La Corte di Cassazione affronta un caso di accertamento fiscale basato su indagini finanziarie. L'Agenzia delle Entrate aveva contestato a un contribuente maggiori ricavi, presumendoli da prelevamenti bancari non giustificati. La Corte, richiamando una fondamentale sentenza della Corte Costituzionale, ha stabilito un principio cruciale in materia di accertamento bancario e deduzione costi: il contribuente ha sempre il diritto di dimostrare, anche in via presuntiva, l'esistenza di costi sostenuti per produrre quei ricavi presunti. Negare questa possibilità violerebbe il principio di capacità contributiva, tassando una ricchezza inesistente. La sentenza precedente è stata quindi annullata e il caso rinviato per una nuova valutazione che tenga conto di questo diritto.
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Raddoppio termini fiscali: salvo l’atto spedito prima della legge
Un ex socio unico di una società cancellata riceve un avviso di accertamento per debiti fiscali. L'Agenzia delle Entrate aveva applicato il raddoppio termini accertamento fiscale a causa di un'ipotesi di reato. Il contribuente sosteneva che l'accertamento fosse tardivo, perché notificato dopo una nuova legge che limitava tale raddoppio. La Cassazione ha stabilito che l'accertamento è valido. Una 'clausola di salvaguardia' proteggeva gli atti la cui notifica era stata avviata dal Fisco prima dell'entrata in vigore della nuova legge. Per il Fisco, infatti, conta la data di spedizione, non quella di ricezione. La Corte ha però annullato la sentenza per altri vizi, come la motivazione apparente su altri punti e la mancata applicazione di sanzioni più favorevoli, rinviando il caso a un nuovo giudice.
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Decadenza Accertamento Fiscale: Atto Nullo Nonostante Proroghe COVID
Un'azienda riceve un avviso di accertamento per l'uso di fatture false. L'Agenzia delle Entrate giustifica il ritardo nella notifica invocando le proroghe delle scadenze introdotte durante l'emergenza Covid. La Corte di Cassazione, però, annulla l'atto per intervenuta decadenza dell'accertamento fiscale. La sentenza stabilisce un principio chiave: la norma speciale del Decreto 'Rilancio', che differiva i termini di notifica, assorbe e prevale sulla sospensione generale del Decreto 'Cura Italia'. Di conseguenza, l'atto, emesso oltre la scadenza originaria, è nullo. Vince l'azienda, poiché l'Amministrazione Finanziaria ha agito troppo tardi, perdendo il suo potere di accertamento.
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Delega di Firma: Accertamento Valido Anche Senza Dirigente
La Corte di Cassazione ha stabilito la piena validità di un avviso di accertamento firmato da un funzionario dell'Agenzia delle Entrate non dirigente. La Corte ha chiarito che la delega di firma avviso di accertamento è un atto organizzativo interno e non richiede la qualifica dirigenziale del firmatario, ma solo la sua appartenenza alla carriera direttiva. Questa decisione distingue nettamente la 'delega di firma' dalla 'delega di funzioni', rendendo irrilevante la famosa sentenza della Corte Costituzionale sulla nomina dei dirigenti. L'Agenzia delle Entrate vince quindi sulla questione della legittimità della firma, mentre i contribuenti ottengono una vittoria parziale solo sull'applicazione del raddoppio dei termini per l'IRAP.
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Fatture false in farmacia: la Cassazione decide sulla prova
Una farmacia ha dedotto costi basati su fatture per operazioni inesistenti, ricevendo un avviso di accertamento dall'Agenzia delle Entrate. La Corte di Cassazione ha chiarito due principi fondamentali. Primo, i termini per l'accertamento si allungano se c'è un procedimento penale, senza che l'Agenzia debba provare la formale comunicazione della notizia di reato. Secondo, in caso di contestazione, spetta all'Amministrazione finanziaria provare, anche con presunzioni, che l'operazione non è mai avvenuta. A quel punto, il contribuente deve dimostrare l'effettiva esistenza della prestazione. La sola esibizione della fattura e la prova del pagamento non sono sufficienti per vincere la causa, poiché sono elementi tipici delle frodi. La Corte ha quindi dato ragione all'Agenzia delle Entrate.
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Raddoppio dei termini: Fisco vince anche con denuncia tardiva
Una società riceve un avviso di accertamento fiscale oltre i termini ordinari. L'Agenzia delle Entrate giustifica il ritardo applicando il **raddoppio dei termini**, previsto in caso di reati tributari. La società contesta la validità dell'atto, sostenendo che la denuncia penale non era stata presentata tempestivamente. La Corte di Cassazione dà ragione al Fisco. Stabilisce che, per la normativa applicabile al caso, è sufficiente la sola esistenza dell'obbligo di denuncia penale per giustificare il **raddoppio dei termini**, indipendentemente dal momento in cui questa viene effettivamente presentata. Di conseguenza, l'accertamento è valido.
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Raddoppio dei termini: Fisco vince anche se denuncia il reato tardi
Un contribuente riceveva avvisi di accertamento per annualità molto vecchie. L'Agenzia delle Entrate aveva applicato il raddoppio dei termini, giustificandolo con la presenza di un reato tributario. I giudici precedenti avevano annullato gli atti, ritenendo che la denuncia penale fosse stata presentata troppo tardi. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa visione, stabilendo un principio fondamentale: il raddoppio dei termini scatta per la sola esistenza dell'obbligo di denuncia, indipendentemente da quando essa venga effettivamente inviata. La Corte ha anche annullato un'altra parte della sentenza per motivazione apparente, rinviando il tutto a un nuovo giudice per una nuova valutazione.
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Fondi in paradisi fiscali: il raddoppio termini accertamento vale
Una contribuente deteneva capitali non dichiarati in Svizzera e Bahamas tramite una fondazione-schermo in Liechtenstein. L'Agenzia delle Entrate, venuta a conoscenza dei fatti, ha applicato il raddoppio termini accertamento, notificando atti anche per annualità molto risalenti. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell'operato del Fisco. Ha stabilito che la norma sul raddoppio dei termini ha natura procedurale e non sostanziale. Pertanto, può essere applicata anche ai periodi d'imposta precedenti alla sua entrata in vigore, senza violare il principio di irretroattività. La contribuente ha perso la causa.
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