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Quid Pluris

206 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Espressione latina che significa 'qualcosa in più'. In ambito legale, indica un elemento aggiuntivo necessario per soddisfare un requisito di legge.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Benefici vittime del dovere: Cassazione nega il riconoscimento al vigile
Un vigile urbano, durante il servizio di sorveglianza degli esercizi commerciali per il rispetto degli orari di chiusura, fu investito e ucciso da un conducente ubriaco. I suoi familiari chiesero il riconoscimento dei Benefici vittime del dovere. La Corte d'Appello negò tale richiesta, escludendo che l'attività svolta rientrasse nella "tutela della pubblica incolumità" o nella "vigilanza di infrastrutture civili". La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo che la sorveglianza commerciale non soddisfa i requisiti legali per i Benefici vittime del dovere. Il ricorso dei familiari è stato rigettato.
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Estorsione o credito? La Cassazione chiarisce i limiti dell’azione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per estorsione. L'imputato sosteneva di aver commesso il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni, agendo come intermediario per recuperare un credito. La Cassazione ha confermato che l'azione dell'imputato mirava a ottenere un vantaggio ingiusto ("quid pluris") e non un credito legittimo. Ha inoltre escluso la sussistenza di uno stato di bisogno della vittima, elemento chiave per la rescissione del contratto. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e a una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della cassa delle ammende.
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Prescrizione del reato: Truffa e falsità, la Cassazione annulla per tempo scaduto
Due individui, un Richiedente e un Allevatore, erano stati condannati per truffa aggravata ai danni di un ente pubblico (art. 640 bis c.p.) e falsità ideologica (art. 483 c.p.) relative a dichiarazioni sul pascolo di animali. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza per gli effetti penali, riconoscendo l'intervenuta Prescrizione del reato. La Corte d'Appello aveva erroneamente calcolato il periodo di sospensione dei termini processuali legati all'emergenza COVID-19. Nonostante l'annullamento penale, le statuizioni civili sono state confermate, mantenendo la responsabilità per il risarcimento dei danni.
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Assegno a Vuoto e Truffa Contrattuale: La Prescrizione Salva l’Imputato
Un individuo è stato condannato per truffa contrattuale, avendo pagato un bene con un assegno privo di fondi. La Corte d'Appello aveva confermato la condanna, basandosi su presunte rassicurazioni fornite al venditore. La Cassazione ha annullato la sentenza senza rinvio. Ha ritenuto che le motivazioni sulla sussistenza del raggiro per la truffa contrattuale fossero insufficienti e non supportate dalle prove. Tuttavia, non ha riesaminato il merito, ma ha dichiarato il reato estinto per prescrizione, poiché il termine massimo era scaduto nel 2020.
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Truffa e insolvenza fraudolenta: la Cassazione conferma l’inganno
Un individuo è stato condannato per due episodi di truffa. Nel primo caso, ha promesso un lavoro a una persona, facendosi consegnare denaro per un veicolo e poi scomparendo. Nel secondo, ha pagato scommesse con assegni scoperti, sfruttando la fiducia creata da precedenti pagamenti regolari. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, ribadendo la distinzione tra truffa e insolvenza fraudolenta. La truffa richiede un inganno attivo, una simulazione di circostanze non vere, mentre l'insolvenza fraudolenta si basa sulla dissimulazione del proprio stato di insolvenza. Il ricorso dell'imputato, che chiedeva la riqualificazione dei reati, è stato dichiarato inammissibile.
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Truffa contrattuale con assegni: rassicurazioni e condanna penale
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una truffa contrattuale con assegni. L'Imputato ha acquistato beni pagandoli con assegni privi di copertura. Per vincere la diffidenza del venditore, L'Imputato non si è limitato a consegnare i titoli di credito. Egli ha fornito rassicurazioni verbali sulla bontà dei pagamenti, ha lasciato il proprio recapito telefonico e ha apposto un timbro ditta sulla documentazione. La difesa ha sostenuto che il semplice pagamento con assegni a vuoto non costituisce reato. La Suprema Corte ha rigettato la tesi difensiva. L'insieme delle condotte fraudolente rappresenta un vero e proprio raggiro idoneo a trarre in errore la vittima. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Imputato, confermando la condanna penale e disponendo il pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro.
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Amministratore di fatto: la Cassazione conferma condanna per frode e autoriciclaggio
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un Amministratore di fatto per reati tributari e di autoriciclaggio. L'imputato, pur non avendo una nomina formale, gestiva due società emettendo fatture false, occultando scritture contabili e presentando dichiarazioni fraudolente per evadere l'IVA. Ha poi reinvestito i proventi illeciti. La Suprema Corte ha ribadito che la qualifica di Amministratore di fatto si basa sull'esercizio continuo e significativo di poteri gestionali. Ha inoltre chiarito che l'autoriciclaggio richiede un "quid pluris" (un'azione ulteriore) rispetto al reato presupposto. Il ricorso è stato rigettato, con conferma della condanna e delle spese processuali.
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Associazione finalizzata al traffico di stupefacenti: le prove
La Corte di Cassazione si è pronunciata sui confini del reato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. La vicenda riguarda una rete di spaccio caratterizzata da compiti definiti, auto vedetta per il trasporto della droga, depositi comuni e assistenza economica e legale per i membri arrestati. La Suprema Corte ha confermato la struttura organizzativa per gran parte degli imputati. Tuttavia, ha annullato senza rinvio la condanna per un presunto collaboratore alla coltivazione di canapa per mancanza di prove sul suo apporto effettivo. Ha inoltre annullato la condanna per la partecipazione al sodalizio di un altro imputato, mancando la prova della consapevolezza del programma criminoso. L'assoluzione di quest'ultimo ha determinato il venir meno dell'aggravante del numero dei partecipanti al gruppo per tutti gli associati, imponendo il rinvio alla Corte d'Appello per il ricalcolo delle sanzioni.
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Vittime del dovere: la Cassazione d ragione al soldato ferito
Un giovane militare di leva ha subito gravi lesioni a causa dello scoppio di una bomba a mano durante un'esercitazione di addestramento. Il Ministero ha negato i benefici previsti per le vittime del dovere, sostenendo che l'incidente rientrasse nel normale rischio dell'attività militare. La Corte di Cassazione ha invece rigettato il ricorso del Ministero. I giudici hanno stabilito che l'esercitazione, svolta dopo sole tre settimane di servizio con il lancio di una bomba carica in corsa al termine di dodici ore di addestramento, presentava elementi di straordinarietà e un rischio eccedente quello ordinario. Di conseguenza, al militare spetta lo status di vittime del dovere e il relativo risarcimento.
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Associazione finalizzata al traffico di stupefacenti: i paletti
Il Tribunale del Riesame confermava la custodia in carcere per un indagato accusato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e di due episodi di spaccio avvenuti a distanza di quattro giorni. L'indagato ricorreva in Cassazione, lamentando l'assenza di prove sulla sua stabile appartenenza al gruppo criminale. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che la semplice commissione di singoli reati di spaccio non basta a dimostrare la partecipazione all'associazione criminale. Occorre un elemento aggiuntivo che provi il contributo stabile e volontario del soggetto al sodalizio. La Cassazione ha quindi annullato l'ordinanza, rinviando il caso al Tribunale per un nuovo esame.
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Liberazione anticipata: scontro di competenza tra giudici
La Corte di Cassazione ha risolto un conflitto di competenza tra il Giudice per le indagini preliminari di Treviso e il Magistrato di sorveglianza di Venezia. Il caso riguardava la richiesta di liberazione anticipata presentata da un condannato che stava espiando la pena sostitutiva del lavoro di pubblica utilità. Il Magistrato di sorveglianza riteneva competente il giudice che aveva applicato la sanzione. La Suprema Corte ha invece stabilito che la competenza spetta al Magistrato di sorveglianza. Infatti, la valutazione sulla liberazione anticipata non si limita al controllo del rispetto delle prescrizioni, ma richiede un esame complessivo della rieducazione del condannato, che è compito tipico del giudice di sorveglianza.
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Condanna per dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a un anno di reclusione per un imprenditore accusato di dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici. L'imputato aveva registrato in contabilità trentasette fatture con lo stesso numero e data di quelle reali, ma con importi notevolmente inferiori, evadendo l'IVA. La difesa sosteneva che la sottofatturazione non costituisse reato dopo la riforma del 2015 e che l'amministrazione finanziaria potesse facilmente accorgersi dell'errore. I giudici hanno respinto la tesi, chiarendo che l'uso di numeri identici per fatture diverse rappresenta un vero e proprio inganno (un "quid pluris") idoneo a ostacolare i controlli del Fisco. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende, confermando l'efficacia della riduzione della pena per l'avvenuto pagamento del debito tributario.
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Reato di riciclaggio: possedere l’auto non basta per la condanna
L'Imputato era stato condannato per furto e per il reato di riciclaggio per aver utilizzato un'auto rubata con targhe sostituite per rubare del carburante. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della difesa, stabilendo che il semplice possesso di un veicolo di provenienza illecita con targhe alterate non basta a configurare il reato di riciclaggio. È necessario un elemento ulteriore che dimostri la partecipazione attiva dell'imputato alla contraffazione delle targhe. In mancanza di tale prova, il fatto deve essere riqualificato nel meno grave reato di ricettazione. La Suprema Corte ha quindi annullato la condanna, rinviando il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Autonoma organizzazione IRAP: negato il rimborso al promotore
Un promotore finanziario, operante come impresa familiare con la moglie (retribuita al 49%), chiedeva il rimborso dell'imposta versata negli anni. La giustizia tributaria regionale accoglieva la richiesta, ritenendo l'apporto della moglie puramente marginale. L'Agenzia delle Entrate proponeva ricorso. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che la collaborazione dei familiari in un'impresa familiare costituisce un valore aggiunto sintomatico del presupposto impositivo. Di conseguenza, per escludere l'autonoma organizzazione IRAP, il giudice non può presumere la natura marginale del lavoro del familiare, ma deve verificare concretamente l'apporto effettivo, specialmente se la quota di partecipazione agli utili è elevata. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Truffa contrattuale: mostrare il conto pieno e poi svuotarlo
Una donna ha acquistato un'auto pagando con un assegno a vuoto. Per convincere il venditore, ha prima mostrato un conto corrente capiente, ma subito dopo ha svuotato il conto tramite prelievi bancomat prima che l'assegno venisse incassato. La difesa sosteneva si trattasse di un semplice inadempimento civile o di insolvenza fraudolenta. La Corte di Cassazione ha invece confermato la condanna per Truffa contrattuale. I giudici hanno chiarito che mostrare la disponibilità dei fondi per poi farli sparire costituisce quel comportamento ingannevole attivo (artifici e raggiri) che trasforma il mancato pagamento in un vero e proprio reato di truffa. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna della ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Truffa contrattuale: quando l’assegno a vuoto diventa reato
Un acquirente ha comprato dei mobili pagando con assegni del fratello, sapendo che quest'ultimo aveva subito il blocco CAI per protesto. L'acquirente ha nascosto questa circostanza, ha finto un'urgenza nella consegna e ha fatto scaricare la merce in strada, facendone poi sparire una parte. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di truffa contrattuale. I giudici hanno chiarito che il semplice pagamento con assegni a vuoto è un inadempimento civile, ma se accompagnato da raggiri e comportamenti maliziosi per ingannare la vittima, si configura la truffa contrattuale. Il ricorso dell'imputato è stato dichiarato inammissibile, confermando la condanna a un anno e tre mesi di reclusione, oltre al risarcimento dei danni alla ditta fornitrice.
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Apparenza della servitù: quando la strada non basta a usucapire
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso tra proprietari di terreni confinanti relativo all'acquisto di una servitù di passaggio su una strada comune. Il nodo centrale della controversia riguarda l'apparenza della servitù, requisito fondamentale per l'acquisto tramite usucapione o destinazione del padre di famiglia. Per dimostrare l'apparenza, non basta la semplice presenza di un tracciato stradale, ma serve un elemento ulteriore che provi la specifica destinazione della via all'esercizio del passaggio a favore del fondo vicino. Poiché la questione presenta profili complessi e non è di immediata soluzione, la Corte ha rinviato la decisione alla pubblica udienza per un esame più approfondito.
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Carcere per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un indagato, accusato di far parte di un'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti guidata dal fratello. La difesa sosteneva l'estraneità dell'uomo, lamentando l'assenza di sequestri diretti e una valutazione per osmosi rispetto alla posizione del parente. I giudici hanno invece ritenuto inammissibile il ricorso, evidenziando come le intercettazioni telefoniche e un episodio di recupero crediti per una fornitura di droga dimostrassero la sua partecipazione stabile e consapevole all'organizzazione. La Cassazione ha ribadito che l'associazione si distingue dal semplice concorso di persone per la presenza di una struttura organizzativa permanente finalizzata al profitto comune. L'indagato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali.
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Truffa contrattuale: assegno a vuoto per l’affitto non basta
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale in materia di truffa contrattuale. Una coppia, dopo aver affittato un appartamento pagando con assegni scoperti, era stata condannata per truffa. Tuttavia, la Suprema Corte ha annullato la condanna. I giudici hanno chiarito che la semplice consegna di assegni a vuoto non è sufficiente per configurare il reato. Per parlare di truffa, è necessario un 'quid pluris', ovvero un comportamento ingannevole aggiuntivo, come una messinscena o false rassicurazioni, volto a raggirare la vittima. In assenza di tali artifizi, si resta nell'ambito di un semplice inadempimento civile. La coppia è stata quindi assolta perché il fatto non costituisce reato.
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Natura Giornalistica: Regista TV non è Giornalista per la Cassazione
La Corte di Cassazione ha escluso la natura giornalistica della prestazione di alcuni lavoratori di un'azienda televisiva, inquadrati come programmisti registi. L'Ente Previdenziale dei Giornalisti richiedeva il versamento dei contributi specifici, sostenendo che le loro mansioni fossero giornalistiche. I giudici hanno invece stabilito che, per essere tale, l'attività deve includere una 'mediazione intellettuale' tra il fatto e il pubblico, con raccolta, elaborazione e commento critico delle notizie. I lavoratori in questione svolgevano compiti prevalentemente esecutivi e tecnici, senza l'autonomia e l'apporto creativo che caratterizzano il giornalismo. Di conseguenza, l'azienda ha vinto la causa e non è tenuta a versare i contributi richiesti all'ente di categoria.
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