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Vittime del dovere: la Cassazione d ragione al soldato ferito

Un giovane militare di leva ha subito gravi lesioni a causa dello scoppio di una bomba a mano durante un’esercitazione di addestramento. Il Ministero ha negato i benefici previsti per le vittime del dovere, sostenendo che l’incidente rientrasse nel normale rischio dell’attività militare. La Corte di Cassazione ha invece rigettato il ricorso del Ministero. I giudici hanno stabilito che l’esercitazione, svolta dopo sole tre settimane di servizio con il lancio di una bomba carica in corsa al termine di dodici ore di addestramento, presentava elementi di straordinarietà e un rischio eccedente quello ordinario. Di conseguenza, al militare spetta lo status di vittime del dovere e il relativo risarcimento.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Civile Sez. L Num. 12747 Anno 2022
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Pubblicato il 22 luglio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Il riconoscimento dello status di vittime del dovere per i militari di leva

La Corte di Cassazione ha affrontato un caso di fondamentale importanza riguardante il riconoscimento dello status di vittime del dovere per il personale militare. La questione centrale riguarda un giovane militare di leva che ha subito gravi lesioni fisiche durante un addestramento sul campo. L’Amministrazione Pubblica ha inizialmente negato i benefici economici e assistenziali previsti dalla legge. Secondo la difesa dello Stato, l’incidente rientrava nel normale rischio che ogni soldato accetta di correre durante il servizio militare obbligatorio. I giudici della Suprema Corte hanno invece ribaltato questa visione restrittiva, stabilendo un principio di tutela molto forte per i lavoratori in divisa.

Il fatto: un’esercitazione militare finita in tragedia

La vicenda trae origine da un grave incidente avvenuto durante una sessione di addestramento militare. Un giovane soldato, arruolato da appena tre settimane, stava partecipando a un’esercitazione sul campo. I superiori hanno ordinato al militare di lanciare una bomba a mano vera e carica mentre correva. Questa operazione complessa è avvenuta dopo una brevissima spiegazione teorica sull’uso degli ordigni. Inoltre, l’esercitazione si è svolta al termine di una giornata estenuante, caratterizzata da ben dodici ore di addestramento continuo. Durante il lancio, l’ordigno è esploso prematuramente, causando al giovane lesioni gravissime e permanenti. Il danneggiato ha quindi richiesto i benefici di legge, ma ha dovuto affrontare un lungo percorso giudiziario contro il Ministero.

Quando un addestramento diventa un rischio straordinario per le vittime del dovere

La legge italiana prevede tutele speciali per le vittime del dovere che subiscono danni nello svolgimento di missioni di qualunque natura. Tuttavia, l’Amministrazione Pubblica spesso interpreta questa norma in modo molto rigido. Lo Stato sosteneva che l’addestramento con armi cariche fosse una normale attività istituzionale e non una missione straordinaria. La Cassazione ha chiarito che anche una semplice esercitazione può trasformarsi in una missione straordinaria se si verificano circostanze eccezionali. Il rischio ordinario dell’ambiente militare non può coprire situazioni in cui la sicurezza del lavoratore viene gravemente compromessa da decisioni organizzative pericolose o da una evidente carenza di preparazione tecnica.

Le motivazioni della Cassazione sul rischio straordinario

I giudici di legittimità hanno respinto il ricorso dell’Amministrazione Pubblica basandosi su una precisa ricostruzione dei fatti. La Corte ha evidenziato che l’incidente non è stato il frutto di una fatalità inevitabile legata al servizio di leva. Al contrario, la situazione presentava un chiaro elemento di straordinarietà, definito tecnicamente come un elemento ulteriore rispetto al rischio comune. Il soldato aveva iniziato il servizio da pochissimi giorni e non aveva ricevuto una formazione adeguata per maneggiare ordigni carichi in movimento. Costringere un giovane inesperto a lanciare una bomba vera in corsa, dopo dodici ore di fatica fisica, configura una evidente complicazione del rischio tipico. Questa combinazione di fattori ha creato una situazione di pericolo eccezionale che giustifica pienamente l’applicazione delle tutele speciali.

Le conclusioni della sentenza e la vittoria del militare

La decisione della Corte di Cassazione mette fine a una lunga battaglia legale e sancisce la vittoria definitiva del militare ferito. I giudici hanno rigettato il ricorso dell’Amministrazione Pubblica e hanno confermato il diritto del lavoratore a ricevere tutti i benefici previsti per le vittime del dovere. La sentenza ha inoltre condannato l’ente pubblico al pagamento delle spese di giudizio, quantificate in tremila euro oltre agli accessori di legge. Questo provvedimento stabilisce un precedente fondamentale per la sicurezza sul lavoro nel settore militare. Lo Stato ha il dovere di proteggere la salute dei propri servitori, garantendo un addestramento sicuro e progressivo, senza esporre i giovani a pericoli sproporzionati rispetto alla loro reale preparazione.

Chi ha diritto ai benefici per le vittime del dovere?
Hanno diritto i dipendenti pubblici, come i militari, che subiscono lesioni permanenti in attività che comportano un rischio straordinario rispetto ai normali compiti d’istituto.

Un’esercitazione militare rientra sempre nel normale rischio di servizio?
No, se l’esercitazione si svolge in condizioni particolarmente gravose o pericolose, come l’uso di armi cariche senza adeguata preparazione, si configura un rischio straordinario.

Cosa si intende per elemento straordinario o quid pluris?
Si tratta di una circostanza imprevista o eccezionale che aggrava il pericolo tipico di una mansione, giustificando la tutela speciale per il lavoratore.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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