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364 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Prova incarico professionale: come dimostrarlo in giudizio
Un'architetta ha citato in giudizio una cliente per ottenere il pagamento di compensi professionali per varie attività di consulenza. La cliente si è difesa sostenendo che la collaborazione era a titolo amichevole. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta dell'architetta, non perché mancasse la prova dell'incarico professionale, ma perché ha ritenuto che le parti avessero raggiunto un accordo transattivo che saldava ogni pretesa. La sentenza sottolinea che la prova dell'esistenza di un rapporto professionale e di un successivo accordo che lo estingue può essere desunta anche da comunicazioni informali, come le email.
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Prestazioni socio-sanitarie: chi paga la retta?
La Corte d'Appello ha stabilito che se le cure fornite in una casa di riposo sono classificabili come prestazioni socio-sanitarie ad elevata integrazione sanitaria, il costo è interamente a carico del Servizio Sanitario Nazionale. Di conseguenza, né il Comune né i parenti sono tenuti al pagamento della retta. La decisione si è basata su una Consulenza Tecnica d'Ufficio (CTU) che ha accertato la natura prevalentemente sanitaria delle cure fornite a due anziani affetti da gravi patologie, annullando così le ingiunzioni di pagamento emesse dalla struttura.
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Licenziamento per giustificato motivo oggettivo: il caso
La Corte d'Appello di Genova conferma l'illegittimità di un licenziamento per giustificato motivo oggettivo. Nonostante il datore di lavoro avesse addotto un calo dell'attività, i giudici hanno ritenuto il motivo pretestuoso. L'azienda, infatti, mostrava dati economici in miglioramento, aveva assunto un'altra dipendente subito dopo e non aveva ruotato la lavoratrice licenziata in CIG con le colleghe. La decisione sottolinea che l'onere della prova di una reale crisi aziendale spetta interamente al datore di lavoro.
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Amministratore di fatto: responsabilità e danni
Un socio cita in giudizio l'altro socio, nominatosi amministratore a seguito di un'assemblea irregolare, per aver venduto l'unico immobile sociale a un prezzo irrisorio. Il Tribunale di Milano dichiara nulla la delibera di nomina per vizio di convocazione, ma rigetta la richiesta di annullare gli atti successivi. Riconosce però la piena responsabilità dell'amministratore di fatto per i danni cagionati alla società, condannandolo a risarcire la differenza tra il valore di mercato dell'immobile e il prezzo di vendita.
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