LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Provvedimento Di Espulsione

24 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

È un ordine emesso dall'autorità amministrativa (la Prefettura) che impone a un cittadino straniero privo di un valido permesso di soggiorno di lasciare il territorio nazionale.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Espulsione Stranieri: La Legittimazione Passiva tra Prefetto e Ministero
Un Cittadino Straniero ha impugnato un decreto di espulsione, ma ha notificato il ricorso per cassazione al Ministero dell'Interno anziché al Prefetto che aveva emesso il provvedimento. La Corte di Cassazione ha esaminato la questione della legittimazione passiva dell'Amministrazione. Ha ribadito l'orientamento tradizionale secondo cui, nei giudizi di opposizione all'espulsione, la legittimazione passiva spetta esclusivamente al Prefetto, in quanto autorità che ha emesso l'atto. Nonostante alcuni precedenti recenti avessero ammesso la notifica al Ministero, la Corte ha confermato l'indirizzo consolidato. Pertanto, il ricorso del Cittadino Straniero è stato dichiarato inammissibile per aver errato nell'individuazione del soggetto da citare in giudizio.
Continua »
Ammissione automatica al patrocinio: il diritto negato e riaffermato
Un cittadino straniero, soggetto a provvedimento di espulsione, chiede l'ammissione al patrocinio a spese dello Stato. Il Giudice di Pace dichiara la richiesta inammissibile per mancanza di istanza. Il Tribunale, pur riconoscendo l'ammissione automatica al patrocinio per gli espulsi (Art. 142 DPR 115/2002), dichiara comunque inammissibile il ricorso del cittadino. Sostiene che solo il difensore avrebbe potuto impugnare, trattandosi di un diniego di liquidazione compensi. La Cassazione accoglie il ricorso, ritenendo la decisione del Tribunale contraddittoria. Cassa l'ordinanza e rinvia la causa a un diverso giudice del Tribunale di Potenza per una nuova decisione, anche sulle spese, riaffermando il diritto all'ammissione automatica al patrocinio a spese dello Stato.
Continua »
Soggiorno Illegale: La Tenuità del Fatto Ignorata dal Giudice
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza del Giudice di Pace che aveva condannato un cittadino straniero per soggiorno illegale. Il Giudice di Pace non aveva valutato la richiesta della difesa di applicare la 'tenuità del fatto'. La Suprema Corte ha stabilito che, anche se la tenuità del fatto generale (art. 131-bis c.p.) non si applica ai reati di competenza del Giudice di Pace, esiste una norma specifica (art. 34 d.lgs. 274/2000) che impone al giudice di valutare la particolare tenuità del fatto. Il Giudice di Pace aveva omesso questa valutazione, rendendo la sentenza viziata.
Continua »
Espulsione: Ricorso Inammissibile per Mancanza di Legami Stabili
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un Cittadino Straniero. Questi si opponeva a un provvedimento di espulsione. Il Tribunale di Sorveglianza aveva già rigettato la sua opposizione. La Suprema Corte ha ritenuto il ricorso privo di critiche specifiche sull'assenza di legami familiari stabili nel territorio nazionale. Di conseguenza, il Cittadino Straniero deve pagare le spese processuali e una sanzione di tremila euro alla cassa delle ammende. La decisione sottolinea l'importanza di motivazioni precise nei ricorsi.
Continua »
Inottemperanza ordine di espulsione: ricorso dichiarato inammissibile
Un cittadino straniero è stato condannato per il reato di inottemperanza all'ordine di espulsione, avendo violato un provvedimento che gli imponeva di lasciare il territorio. Ha presentato ricorso, contestando sia le modalità della sua identificazione (basata solo sul fotosegnalamento) sia l'eccessiva entità della multa. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo le contestazioni troppo generiche e non supportate da argomentazioni specifiche. Il ricorrente è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della cassa delle ammende.
Continua »
Divieto di reingresso: la conoscenza presunta costa cara
Un individuo è stato condannato per aver violato un divieto di reingresso nel territorio italiano, dopo una precedente espulsione. La sua difesa ha sostenuto di non essere a conoscenza di tale divieto. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha ritenuto che la conoscenza del divieto di reingresso fosse provata da diversi elementi, come la sua capacità di parlare italiano, la lunga permanenza nel paese e il possesso di documenti in lingua italiana. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, confermando la condanna e l'obbligo di pagare le spese processuali.
Continua »
Mancano le prove: cade l’ordine di espulsione dello straniero
Un cittadino straniero è stato condannato al pagamento di una multa per il reato di inottemperanza all'ordine del Questore di lasciare il Paese. La condanna si basava esclusivamente sul contenuto di una sentenza del TAR che aveva rigettato un ricorso amministrativo legato al permesso di soggiorno. Gli atti materiali del processo penale non contenevano però né il formale ordine di espulsione dello straniero emesso dal Prefetto né l'ordine del Questore. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'imputato, stabilendo che la responsabilità penale non può basarsi su mere presunzioni o richiami indiretti. La Suprema Corte ha annullato la sentenza di condanna e rinviato il caso al giudice di merito per un nuovo esame probatorio.
Continua »
Provvedimento di espulsione valido anche senza formula formale
Un cittadino straniero ha impugnato la decisione che confermava il suo allontanamento dal territorio nazionale. Il ricorrente sosteneva che il provvedimento di espulsione fosse illegittimo per la mancata indicazione formale delle categorie normative di pericolosità e per un presunto errore sulla dichiarazione di presenza. I giudici hanno respinto l'impugnazione dichiarandola inammissibile. La Corte ha chiarito che i precedenti penali concreti bastano a fondare la pericolosità sociale, senza necessità di formule astratte, e ha condannato lo straniero alle spese e a una sanzione pecuniaria.
Continua »
Espulsione e pericolosità sociale: il caso del rigetto
Un cittadino straniero ha richiesto la sospensione di un provvedimento di espulsione invocando il diritto alla vita familiare. Il Tribunale ha tuttavia confermato l'espulsione e pericolosità sociale del soggetto, evidenziando come le recenti condotte criminali, tra cui atti di stalking e revenge porn, prevalgano sulla tutela del matrimonio, specialmente a fronte di un'integrazione sociale e familiare ritenuta non solida.
Continua »
Reingresso illegale dello straniero: la Cassazione nega scuse
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di uno straniero condannato per il reingresso illegale dello straniero nel territorio italiano. L'uomo, espulso nel dicembre 2018, era rientrato in Italia nel marzo 2019 senza la necessaria autorizzazione ministeriale. La difesa ha invocato l'ignoranza inevitabile della legge a causa della complessità normativa. Tuttavia, i giudici hanno confermato la sussistenza del dolo generico, evidenziando che l'imputato conosceva perfettamente il divieto, avendo persino presentato una richiesta di revoca dell'espulsione poco prima del suo rientro. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna penale e ha sanzionato il ricorrente con il pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Provvedimento di espulsione: salute e famiglia non bastano
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero contro il provvedimento di espulsione emesso nei suoi confronti. Il Tribunale di sorveglianza aveva già escluso la presenza di motivi ostativi all'allontanamento dal territorio nazionale. Infatti, i lamentati problemi di salute non erano supportati da prove concrete e i familiari residenti in Italia (una sorella e un cugino) non potevano garantirgli un'accoglienza stabile. Il ricorrente si è limitato a riproporre in Cassazione le stesse questioni di fatto già respinte, senza sollevare critiche giuridiche specifiche. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la decisione precedente, condannando lo straniero al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Espulsione e domanda di protezione reiterata: Lavoro non basta
Un cittadino straniero, colpito da un provvedimento di espulsione, presenta una seconda domanda di protezione internazionale per bloccarlo, dopo che la prima era già stata respinta. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio chiave in materia di espulsione e domanda di protezione reiterata: la seconda richiesta non sospende l'efficacia del decreto di espulsione. Avere un lavoro e un alloggio, pur essendo elementi di integrazione, non sono sufficienti a invalidare l'ordine di allontanamento, poiché la valutazione sulla protezione era già stata fatta in via definitiva. L'appello del cittadino è stato quindi respinto e l'espulsione confermata.
Continua »
Reingresso illegale: condannato nonostante il matrimonio con una UE
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per reingresso illegale dello straniero a carico di un cittadino precedentemente espulso con la forza. L'imputato sosteneva di non aver agito con dolo, poiché nel frattempo si era sposato con una cittadina comunitaria e aveva una richiesta di adozione in corso. I giudici hanno respinto questa tesi, stabilendo che i legami familiari non giustificano il rientro in Italia senza la preventiva e speciale autorizzazione del Ministro dell'Interno. La consapevolezza del divieto, unita al tentativo di eludere i controlli cambiando cognome, ha dimostrato la piena volontà di commettere il reato. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile e la condanna è diventata definitiva.
Continua »
Obbligo di traduzione: annullata condanna per ordine non capito
La Corte di Cassazione ha annullato la condanna di un cittadino straniero per non aver rispettato un ordine di allontanamento. Il motivo è la violazione dell'obbligo di traduzione del provvedimento di espulsione. Il Giudice di Pace aveva erroneamente presunto che lo straniero capisse l'italiano solo perché aveva una precedente condanna per tentato omicidio. La Cassazione ha stabilito che un precedente penale non è una prova sufficiente della conoscenza della lingua. L'autorità deve accertare concretamente se lo straniero comprende l'italiano prima di notificargli un atto così importante. Di conseguenza, il processo è da rifare.
Continua »
Rientro illegale ‘grossolano’: non punibile per tenuità del fatto
Uno straniero, già espulso, rientrava illegalmente in Italia. Il Tribunale ha deciso di non punirlo applicando la causa di esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto, valorizzando le modalità 'grossolane' del rientro. La Procura ha impugnato la decisione, ritenendo la motivazione insufficiente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la decisione del Tribunale. Secondo la Corte, il modo semplice e non astuto con cui è avvenuto il rientro dimostra una scarsa pericolosità sociale, giustificando pienamente l'applicazione dell'art. 131-bis del codice penale.
Continua »
Provvedimento di espulsione: quando è legittimo?
Un cittadino straniero impugna un provvedimento di espulsione sostenendo che non fosse tradotto in una lingua a lui comprensibile. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, poiché il giudice di merito aveva già accertato che il provvedimento era stato tradotto in lingua inglese su richiesta dello stesso interessato. La Corte ribadisce di non poter riesaminare l'accertamento dei fatti, ma solo le violazioni di legge.
Continua »
Divieto di reingresso: reato anche senza espulsione coatta
La Corte di Cassazione ha stabilito che il reato di violazione del divieto di reingresso si configura anche se lo straniero lascia il territorio nazionale volontariamente, senza un accompagnamento coatto alla frontiera. È sufficiente essere il destinatario di un provvedimento di espulsione giudiziale. Nel caso specifico, un cittadino straniero, colpito da un ordine di espulsione emesso da un giudice in sostituzione di una pena detentiva, era rientrato in Italia dopo averla lasciata spontaneamente. La Corte ha rigettato il suo ricorso, affermando che la legge punisce il rientro non autorizzato di chiunque sia 'destinatario' di un provvedimento di espulsione, indipendentemente dalle modalità con cui si è allontanato.
Continua »
Espulsione legami familiari: quando la zia non basta
La Corte di Cassazione ha confermato un provvedimento di espulsione nei confronti di un cittadino straniero, chiarendo la questione dell'espulsione legami familiari. Il ricorrente aveva impugnato l'ordine di rimpatrio basandosi sul suo rapporto con una zia naturalizzata italiana. La Corte ha stabilito che un legame di parentela di terzo grado, come quello con una zia, non è sufficiente a impedire l'espulsione, poiché la normativa a tutela della famiglia si concentra prevalentemente sul nucleo familiare ristretto (coniuge e figli).
Continua »
Provvedimento di espulsione nullo senza diniego
La Corte di Cassazione ha annullato un provvedimento di espulsione emesso nei confronti di un cittadino straniero. La decisione si basa sul principio che un semplice atto interno di archiviazione della domanda di rinnovo del permesso di soggiorno non costituisce un formale diniego. Di conseguenza, manca l'atto presupposto necessario per legittimare l'espulsione, rendendo quest'ultima nulla.
Continua »
Arresto non convalidato: reingresso e espulsione
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di un giudice di non convalidare l'arresto di un cittadino straniero per reingresso illegittimo. La sentenza sottolinea che, per procedere all'arresto, non è sufficiente un vecchio provvedimento di espulsione, ma è necessaria la prova della sua effettiva e materiale esecuzione. L'esistenza di un successivo periodo di affidamento in prova e di un visto di uscita volontaria hanno reso l'arresto non convalidato, in quanto mancava la configurabilità concreta del reato.
Continua »