La Corte di Cassazione affronta il tema della nomina difensore del latitante. Un uomo, resosi irreperibile dopo un'ordinanza di custodia cautelare, veniva dichiarato latitante. Suo fratello nominava un avvocato di fiducia per presentare un'istanza a suo nome. I giudici hanno dichiarato l'istanza inammissibile. La Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo un principio chiaro: la facoltà concessa ai prossimi congiunti di nominare un avvocato vale solo per le persone arrestate o detenute (in vinculis), che sono fisicamente impossibilitate a farlo. Questa regola è un'eccezione e non può essere estesa per analogia al latitante, il quale si sottrae volontariamente alla giustizia. Di conseguenza, la nomina fatta dal fratello è stata ritenuta inefficace.
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