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Nomina difensore del latitante: il fratello non può farlo

La Corte di Cassazione affronta il tema della nomina difensore del latitante. Un uomo, resosi irreperibile dopo un’ordinanza di custodia cautelare, veniva dichiarato latitante. Suo fratello nominava un avvocato di fiducia per presentare un’istanza a suo nome. I giudici hanno dichiarato l’istanza inammissibile. La Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo un principio chiaro: la facoltà concessa ai prossimi congiunti di nominare un avvocato vale solo per le persone arrestate o detenute (in vinculis), che sono fisicamente impossibilitate a farlo. Questa regola è un’eccezione e non può essere estesa per analogia al latitante, il quale si sottrae volontariamente alla giustizia. Di conseguenza, la nomina fatta dal fratello è stata ritenuta inefficace.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 3 Num. 16140 Anno 2023
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Pubblicato il 6 maggio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Nomina difensore del latitante: un parente può farlo?

La Corte di Cassazione, con una recente sentenza, ha chiarito un importante aspetto della procedura penale: la validità della nomina difensore del latitante effettuata da un familiare. La decisione stabilisce una netta distinzione tra la posizione di chi è detenuto e quella di chi sceglie di sottrarsi alla giustizia. Questo caso offre lo spunto per capire chi ha il potere di nominare un avvocato e in quali circostanze.

I fatti del caso

La vicenda ha origine da un’ordinanza di custodia cautelare emessa nei confronti di un uomo. Le forze dell’ordine, non riuscendo a rintracciarlo per eseguire il provvedimento, avviavano le procedure che portavano il Giudice a dichiararlo latitante. A questo punto, il fratello dell’imputato decideva di intervenire. Egli nominava un avvocato di fiducia affinché presentasse, per conto del parente irreperibile, un’istanza per la revoca della dichiarazione di latitanza. Il Tribunale, però, dichiarava l’istanza inammissibile, ritenendo che l’avvocato non avesse un mandato valido. La questione è quindi arrivata dinanzi alla Corte di Cassazione.

La questione giuridica: chi può nominare l’avvocato?

Il nodo centrale della controversia riguarda l’interpretazione dell’articolo 96 del codice di procedura penale. Questa norma, al comma 3, prevede una regola speciale: se una persona è arrestata o detenuta, i suoi prossimi congiunti (come un fratello) possono nominare un avvocato di fiducia, almeno fino a quando non provvede l’interessato stesso. La difesa sosteneva che questa regola dovesse applicarsi, per analogia, anche al latitante. L’idea era che anche il latitante si trovi in una condizione di ‘difficoltà’ che gli impedisce di nominare personalmente un legale. La Corte doveva quindi stabilire se la situazione del detenuto e quella del latitante fossero equiparabili a tal fine.

Le motivazioni: perché la nomina difensore del latitante è diversa

La Corte di Cassazione ha respinto categoricamente la tesi difensiva. I giudici hanno spiegato che la norma che consente ai familiari di nominare un avvocato per una persona ‘in vinculis’ (cioè in stato di detenzione) è una disposizione eccezionale. La regola generale, infatti, è che solo l’imputato può nominare il proprio difensore di fiducia. Le norme eccezionali, per loro natura, non possono essere applicate per analogia a casi diversi da quelli espressamente previsti.

La differenza fondamentale tra il detenuto e il latitante è la volontarietà della loro condizione. La persona arrestata subisce una limitazione della libertà personale che le impedisce materialmente di contattare un avvocato. La legge interviene per garantirle immediatamente il diritto di difesa, permettendo a un familiare di agire nel suo interesse. Il latitante, al contrario, è colui che ‘volontariamente’ si sottrae all’esecuzione di una misura cautelare. La sua irreperibilità è una scelta, non una costrizione. Pertanto, non si può presumere che sia in una condizione di difficoltà tale da giustificare l’intervento di un terzo. Anzi, la sua condotta è finalizzata a ostacolare la giustizia.

Le conclusioni: la nomina del fratello è inefficace

Sulla base di queste motivazioni, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha stabilito che la facoltà dei prossimi congiunti di nominare un difensore è rigorosamente limitata ai casi di arresto o detenzione. Questa possibilità non si estende alla nomina difensore del latitante. Di conseguenza, l’avvocato nominato dal fratello era privo di un valido mandato e non poteva rappresentare l’imputato. L’istanza presentata è stata correttamente giudicata inammissibile. La sentenza ribadisce un principio di rigore procedurale: la difesa tecnica nel processo penale si fonda su un rapporto fiduciario diretto tra l’imputato e il suo legale, con deroghe ammesse solo in situazioni di oggettivo e involontario impedimento.

Un mio parente è stato arrestato, posso nominargli un avvocato?
Sì, se sei un prossimo congiunto (come genitore, figlio, fratello o coniuge) puoi nominare un avvocato di fiducia per lui, a condizione che non ne abbia già nominato uno lui stesso.

Se una persona è latitante, chi può nominare il suo avvocato?
Solo il latitante stesso può validamente nominare un avvocato di fiducia. Se non lo fa, gli verrà assegnato un difensore d’ufficio per gli atti che lo richiedono, ma i suoi familiari non possono sceglierne uno per lui.

Perché la legge tratta diversamente un detenuto e un latitante per la nomina dell’avvocato?
La differenza sta nella causa dell’impedimento. Il detenuto è fisicamente impossibilitato a provvedere a causa della restrizione della sua libertà. Il latitante, invece, si è volontariamente sottratto alla giustizia e la sua impossibilità di nominare un legale è una conseguenza diretta della sua scelta.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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