Il Tribunale di Venezia aveva confermato il sequestro preventivo, anche per equivalente, di crediti e liquidità di un'azienda, ipotizzando il reato di riciclaggio a carico dei suoi dirigenti. L'Azienda ha fatto ricorso in Cassazione, lamentando che i beni societari non potevano essere bloccati senza dimostrare un nesso diretto con il reato o la disponibilità effettiva in capo agli indagati. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, evidenziando che i giudici di merito non hanno distinto correttamente tra prodotto e profitto del reato, né hanno individuato i singoli beni colpiti, presumendo genericamente l'origine illecita di tutta la liquidità. La Cassazione ha quindi annullato l'ordinanza, ordinando un nuovo esame al Tribunale di Venezia.
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