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Procuratori Antistatari

9 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Sono gli avvocati che, avendo anticipato le spese legali per i propri clienti, chiedono al giudice che il pagamento di tali spese, in caso di vittoria, avvenga direttamente a loro favore da parte della controparte.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Liquidazione compensi avvocato: Cassazione tutela il decoro professionale
Alcuni Cittadini avevano ottenuto un'equa riparazione per la durata eccessiva di un processo. La Corte d'Appello aveva liquidato i compensi ai loro avvocati in una somma ritenuta troppo bassa. I Cittadini hanno presentato ricorso, contestando la scarsa **liquidazione compensi avvocato** rispetto ai minimi tariffari. La Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso, stabilendo che la liquidazione per il primo grado era insufficiente e non rispettava il decoro professionale. Ha quindi rideterminato l'importo dovuto. Ha respinto invece la richiesta di aumento per l'assistenza di più parti, ritenendo la motivazione della Corte d'Appello adeguata.
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Liquidazione spese legali: la Cassazione corregge il taglio eccessivo
Un Cittadino ha ottenuto il riconoscimento del diritto all'equa riparazione contro il Ministero della Giustizia. La Corte d'Appello ha liquidato le spese legali dovute dal Ministero, applicando però una riduzione eccessiva rispetto ai minimi tariffari. Il Cittadino ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto parzialmente il ricorso, stabilendo che la precedente liquidazione delle spese legali era troppo bassa. Ha quindi ricalcolato i compensi dovuti, aumentandoli e condannando il Ministero a rifondere una somma maggiore.
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Liquidazione spese legali: Ministero non paga, Cassazione lo condanna
Un cittadino, dopo aver vinto una causa contro il Ministero per l'eccessiva durata di un processo, si è visto negare una parte del rimborso delle spese legali. Il giudice non aveva riconosciuto il compenso per la 'fase istruttoria', ritenendo che non fossero state svolte attività di raccolta prove. Il cittadino ha fatto ricorso in Cassazione. La Corte Suprema ha stabilito un principio fondamentale: la **liquidazione spese legali** deve sempre includere la fase istruttoria. Questa fase, infatti, è ineliminabile e comprende attività essenziali come l'esame degli atti avversari, anche in assenza di testimonianze o perizie. Di conseguenza, il Ministero è stato condannato a pagare l'intera parcella all'avvocato del cittadino.
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Soccombenza virtuale: quando le spese sono dovute
Una sentenza della Corte di Appello chiarisce il principio di soccombenza virtuale. Un ente aveva annullato una richiesta di pagamento solo dopo che il cittadino aveva avviato una causa. La Corte ha stabilito che l'ente, avendo costretto il cittadino ad agire legalmente, deve essere considerato la parte soccombente e quindi condannato a pagare integralmente le spese legali sia del primo grado che dell'appello, riformando la decisione iniziale che le aveva compensate parzialmente.
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Distrazione spese legali: Cassazione corregge l’errore
La Corte di Cassazione interviene per correggere un proprio errore materiale in un'ordinanza. La precedente decisione aveva condannato un Ministero al pagamento delle spese legali, omettendo però di disporre la distrazione delle spese in favore degli avvocati della parte vittoriosa, che si erano dichiarati antistatari. Con la nuova ordinanza, la Corte accoglie il ricorso e integra il dispositivo, stabilendo che le somme dovute siano liquidate direttamente ai legali.
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Cessazione materia del contendere: chi paga le spese?
Un cittadino contesta una richiesta di restituzione di somme da parte di un ente. Durante la causa, l'ente annulla il debito, soddisfacendo la richiesta del cittadino. Il Tribunale dichiara la cessazione della materia del contendere ma condanna l'ente a pagare le spese legali, applicando il principio di causalità: chi ha dato origine alla lite con una pretesa infondata deve sostenerne i costi.
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Distrazione spese: errore materiale e correzione
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza, ha corretto un proprio precedente provvedimento per un errore materiale. L'errore consisteva nella mancata disposizione della distrazione spese a favore dei legali della parte vittoriosa, nonostante questi ne avessero fatto esplicita richiesta. La Corte ha accolto l'istanza di correzione, specificando che l'omissione non incideva sulla sostanza della decisione ma era un mero lapsus. Di conseguenza, ha integrato il dispositivo della precedente ordinanza, ordinando che le spese legali liquidate fossero pagate direttamente ai difensori che avevano anticipato i costi, in applicazione del principio della distrazione spese.
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Distrazione delle spese: l’omissione è errore materiale
La Corte di Cassazione stabilisce che l'omessa pronuncia del giudice sulla richiesta di distrazione delle spese legali, avanzata dall'avvocato, costituisce un errore materiale. Di conseguenza, il rimedio corretto non è l'impugnazione, ma la più rapida procedura di correzione. Il caso trae origine da una controversia fiscale in cui i legali di una società, vittoriosa contro l'Agenzia delle Entrate, non si erano visti riconoscere la distrazione delle spese nonostante la richiesta. La Corte ha accolto l'istanza dei legali, ordinando l'integrazione della precedente ordinanza.
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Distrazione spese legali: la correzione dell’omissione
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha stabilito che la mancata pronuncia sulla richiesta di distrazione spese legali costituisce un errore materiale. Di conseguenza, per rimediare a tale omissione, è sufficiente avviare la procedura di correzione, senza dover ricorrere a un mezzo di impugnazione ordinario. La decisione si fonda sul principio di ragionevole durata del processo, offrendo una soluzione più rapida ed efficiente per i legali che hanno anticipato i costi del giudizio.
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