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141 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Rinuncia ricorso cassazione: le conseguenze economiche
Un ricorrente, il cui reato di lesioni colpose era stato dichiarato prescritto, ha presentato ricorso in Cassazione per ottenere un'assoluzione piena. Successivamente, ha presentato una rinuncia al ricorso in cassazione. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile a causa della rinuncia, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di 500 euro, poiché l'esito era direttamente attribuibile alla sua volontà.
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Pene sostitutive: il consenso dell’imputato è decisivo
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 30027/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato avverso il diniego di applicazione delle pene sostitutive. La Corte ha stabilito che la richiesta, presentata in appello dal solo difensore, è inefficace senza il consenso personale dell'imputato o una procura speciale, come previsto dall'art. 545-bis c.p.p., in quanto la scelta della sanzione richiede la diretta partecipazione del condannato.
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Sostituzione pena pecuniaria: no opposizione decreto
Un automobilista, condannato con decreto penale a una pena pecuniaria per guida in stato di ebbrezza, ha chiesto la conversione in lavori di pubblica utilità. La Cassazione ha stabilito che, in caso di mancata opposizione al decreto, la normativa applicabile per la sostituzione pena pecuniaria è quella del codice di procedura penale (art. 459, co. 1-ter) e non quella, più favorevole, del Codice della Strada, sottolineando l'importanza delle scelte processuali dell'imputato.
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Rinuncia al ricorso: inammissibilità e condanna
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso a seguito della rinuncia presentata personalmente dal ricorrente. La decisione si basa sull'applicazione diretta delle norme del codice di procedura penale. A seguito della dichiarazione di inammissibilità per rinuncia al ricorso, il soggetto viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
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Remissione querela: estinzione del reato anche dopo condanna
Due soggetti, condannati in primo e secondo grado per furto aggravato, hanno presentato ricorso in Cassazione basandosi su un unico, decisivo motivo: l'intervenuta remissione querela da parte della persona offesa. La Corte Suprema, prendendo atto di questo evento successivo alla condanna d'appello, ha analizzato le conseguenze giuridiche di tale atto, che può portare all'estinzione del reato.
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Revoca parte civile: quando l’appello è inammissibile
La Corte di Cassazione chiarisce le conseguenze della revoca della parte civile nel processo penale. In un caso di presunta corruzione internazionale, uno Stato estero, costituitosi parte civile, aveva impugnato l'assoluzione degli imputati. Successivamente, ha revocato la propria costituzione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché la revoca della parte civile estingue il rapporto processuale civile, facendo venire meno l'interesse all'impugnazione. La parte ricorrente è stata comunque condannata al pagamento delle spese processuali.
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Rinuncia al ricorso: inammissibilità e condanna spese
Un imputato, dopo aver presentato ricorso in Cassazione contro l'aggravamento della misura cautelare degli arresti domiciliari, ha successivamente presentato una rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per carenza di interesse, sottolineando che la rinuncia è un atto irrevocabile che preclude l'esame nel merito. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Appello in assenza: no extra tempo nel rito abbreviato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso, stabilendo che la proroga di 15 giorni per l'appello in assenza (art. 585, c. 1-bis, c.p.p.) non si applica quando l'imputato ha scelto il rito abbreviato tramite procuratore speciale. In tal caso, l'imputato è considerato legalmente presente, rendendo irrilevante la sua assenza fisica.
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Rinuncia al ricorso: inammissibilità e conseguenze
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso a seguito di una formale rinuncia al ricorso presentata dal procuratore speciale dell'imputato. Quest'ultimo, condannato in appello per reati legati agli stupefacenti, vede così la sua condanna diventare definitiva e viene obbligato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Rinuncia ricorso Cassazione: conseguenze e requisiti
Due soggetti, precedentemente condannati per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, avevano proposto ricorso per Cassazione. Successivamente, hanno presentato una formale rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione, accertata la validità della rinuncia, ha dichiarato i ricorsi inammissibili, senza entrare nel merito delle questioni sollevate. La decisione si fonda sul principio consolidato che la rinuncia ricorso Cassazione è un atto abdicativo e irrevocabile che determina l'immediata inammissibilità dell'impugnazione, con conseguente condanna dei rinuncianti al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Rimessione del processo: niente spese se inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile una richiesta di rimessione del processo a seguito della rinuncia presentata dalla parte. La Corte ha stabilito che, data la natura peculiare dell'istituto, la declaratoria di inammissibilità non comporta la condanna al pagamento delle spese processuali, né di una somma alla Cassa delle ammende, in assenza di profili di colpa.
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Sanzioni sostitutive: gli obblighi del giudice
Un imputato, condannato in via definitiva, aveva richiesto l'applicazione di sanzioni sostitutive come il lavoro di pubblica utilità. La Corte d'Appello aveva rigettato la richiesta per mancanza del programma dettagliato. La Corte di Cassazione ha annullato questa parte della decisione, stabilendo che il giudice, prima di decidere, deve seguire la procedura dell'art. 545-bis c.p.p., che prevede la fissazione di un'udienza apposita per valutare il programma. La condanna per il reato è stata confermata.
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Obbligo sanatoria venditore: i doveri post-vendita
La Corte di Cassazione conferma la condanna di un venditore a rimborsare i costi per una sanatoria edilizia non completata. La sentenza stabilisce che l'obbligo sanatoria venditore, assunto nel rogito tramite un procuratore, è valido e vincolante. Viene inoltre chiarito che la prescrizione per tale inadempimento decorre non dalla data della vendita, ma dal momento in cui l'acquirente ha avuto notizia certa della mancata regolarizzazione da parte del Comune.
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Concordato in appello: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro una sentenza di patteggiamento in appello. L'imputato sosteneva di non aver prestato il proprio consenso all'accordo, ma la Corte ha respinto il motivo per genericità, evidenziando la presenza agli atti di una procura speciale conferita al difensore. L'ordinanza ribadisce che il concordato in appello preclude la possibilità di sollevare ulteriori doglianze in sede di legittimità.
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Rinuncia al ricorso: inammissibilità e condanna
La Corte di Cassazione analizza un caso di rinuncia al ricorso presentato da un imputato avverso un'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza. La Corte dichiara il ricorso inammissibile a seguito della rinuncia e, di conseguenza, condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di 500 euro, applicando i principi procedurali che equiparano la rinuncia all'inammissibilità dell'impugnazione.
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Notifica cartelle esattoriali: la Cassazione decide
Un contribuente contesta la notifica di cartelle esattoriali, sollevando dubbi sulla rappresentanza legale dell'ente di riscossione e sulla validità della notifica tramite posta privata. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la legittimità sia della difesa in giudizio tramite avvocati del libero foro, sia della notifica cartelle esattoriali effettuata da operatori postali privati muniti di licenza individuale, consolidando importanti principi procedurali.
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Nullità della notifica: quando l’eccezione è tardiva
La Cassazione rigetta il ricorso di un imputato che lamentava la nullità della notifica dell'atto di citazione in appello. La Corte stabilisce che una notifica viziata, ma non omessa, costituisce una nullità intermedia che deve essere eccepita tempestivamente dal difensore, il quale, se non lo fa, non può più rilevarla in Cassazione.
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Accettazione tacita eredità: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna al risarcimento danni per appropriazione indebita, rigettando il ricorso degli imputati. La Corte ha stabilito che l'erede aveva compiuto atti di gestione del patrimonio che configurano un'accettazione tacita eredità, superando la semplice presentazione della dichiarazione di successione. Di conseguenza, il trust da lui istituito era valido e la parte civile legittimata a chiedere il risarcimento.
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Rinuncia al ricorso: quando l’appello è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso a seguito della formale rinuncia al ricorso presentata dal procuratore speciale del condannato. Quest'ultimo aveva impugnato la revoca della sospensione condizionale della pena. La decisione sottolinea come la rinuncia sia un atto che preclude l'esame nel merito dell'impugnazione, comportando la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso per cassazione: inammissibile se senza avvocato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per cassazione proposto personalmente dall'imputato. La Corte ha ribadito che, a seguito delle modifiche all'art. 613 c.p.p., tale impugnazione deve essere sottoscritta da un avvocato iscritto all'albo speciale, a pena di inammissibilità. Un successivo atto di rinuncia è stato ritenuto irrilevante a fronte dell'invalidità originaria dell'atto, con conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di un'ammenda.
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