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141 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Reato edilizio del procuratore: delega formale e abuso
La Suprema Corte ha confermato la condanna penale nei confronti di tre soggetti coinvolti in interventi edilizi illeciti realizzati in zona sottoposta a vincolo paesaggistico. Uno dei ricorrenti sosteneva l'assenza di propria responsabilità, qualificandosi come mero rappresentante privo del potere di commissionare varianti al progetto originario. I giudici hanno invece confermato la configurabilità del reato edilizio del procuratore, avendo egli gestito i cantieri, coordinato le imprese e ordinato direttamente le difformità abusive. Il collegio ha respinto la richiesta di particolare tenuità del fatto per via del vincolo paesaggistico e del numero delle opere, dichiarando inoltre inapplicabile la prescrizione. La Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese e al versamento di una sanzione alla Cassa delle ammende.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: sanzione dopo l’alcoltest
Un automobilista subisce una condanna penale per il reato di rifiuto di sottoporsi all'alcoltest durante un controllo stradale. Il difensore dell'imputato presenta impugnazione dinanzi alla Corte di Cassazione lamentando vizi procedurali. Successivamente, tramite il proprio procuratore speciale, l'imputato deposita una formale rinuncia al ricorso per cassazione senza specificarne le motivazioni. Il Procuratore Generale conclude richiedendo la declaratoria di inammissibilità. I Supremi Giudici prendono atto della valida rinuncia all'impugnazione ed estinguono il giudizio. La Corte dichiara quindi inammissibile l'atto difensivo e condanna il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di una sanzione di cinquecento euro alla Cassa delle ammende a causa della causa estintiva riconducibile a sua colpa.
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Istanza di permesso premio: la notifica spetta solo al detenuto
Un detenuto presenta una istanza di permesso premio, respinta dal magistrato di sorveglianza. L'interessato propone reclamo senza motivazioni, mentre le argomentazioni depositate successivamente dal difensore risultano fuori termine. Il Tribunale di sorveglianza dichiara inammissibile l'impugnazione. Il condannato ricorre in Cassazione sostenendo che il diniego iniziale andava notificato anche al difensore e lamentando l'omesso avviso di udienza a uno dei due legali nominati. La Suprema Corte rigetta il ricorso: la legge impone la notifica del rigetto solo al detenuto personalmente, spettando solo a lui il potere di reclamo. L'omesso avviso al co-difensore rappresenta una nullità sanata dal silenzio del legale presente.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: sanzione dopo la revoca
Un imputato, precedentemente condannato dalla Corte di Appello per reati in materia di stupefacenti, ha presentato ricorso davanti alla Corte di Cassazione. Successivamente, il suo difensore di fiducia, debitamente munito di procura speciale, ha depositato formalmente l'atto di rinuncia all'impugnazione. La Suprema Corte ha preso atto della volontà difensiva e ha definito la vicenda senza procedere alla discussione in pubblica udienza. I giudici hanno dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione conseguente alla rinuncia al ricorso per cassazione, condannando l'imputato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una somma pari a tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Rinuncia all’impugnazione penale: spese a carico del condannato
Un cittadino ha impugnato davanti alla Corte di Cassazione la condanna inflitta dal Tribunale per i reati di lesioni personali volontarie e minaccia. Prima della decisione dei giudici, il difensore munito di procura speciale ha notificato formale rinuncia al ricorso tramite posta elettronica certificata. I giudici supremi hanno preso atto della volontà difensiva e hanno dichiarato inammissibile il ricorso. La rinuncia all'impugnazione penale non cancella tuttavia gli oneri economici della procedura giudiziaria. La Suprema Corte ha infatti condannato il ricorrente al pagamento di tutte le spese vive del procedimento e al versamento di una sanzione di cinquecento euro a favore della Cassa delle ammende, rendendo definitiva la sentenza di condanna originaria.
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Opposizione all’esecuzione: no al debito del rappresentante
Alcune società creditrici hanno avviato il pignoramento immobiliare contro una società rappresentante per recuperare le spese legali liquidate in una causa precedente. La società esecutata ha proposto opposizione all'esecuzione, sostenendo di aver agito nel processo originario solo come procuratrice speciale di un'altra impresa e non in proprio. La Corte di Appello ha accolto l'opposizione, bloccando l'esecuzione. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente tale decisione, respingendo i ricorsi delle creditrici. I giudici hanno chiarito che il titolo esecutivo condannava la società unicamente nella sua veste di rappresentante. Di conseguenza, il debito grava in via esclusiva sul soggetto rappresentato e non intacca il patrimonio personale del procuratore. Le società creditrici sono state condannate a pagare le spese legali.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: no all’esame, sì alle spese
L'imputato ha presentato impugnazione contro la decisione del Tribunale di Belluno, il quale aveva confermato il sequestro conservativo emesso a suo carico dal Giudice per le indagini preliminari. Successivamente, il difensore munito di procura speciale ha notificato formale rinuncia all'impugnazione. La Corte di Cassazione ha preso atto della dichiarazione e ha chiarito gli effetti sanzionatori della decisione. La rinuncia al ricorso per cassazione comporta inevitabilmente l'inammissibilità dell'atto e la condanna del ricorrente al pagamento delle spese di giudizio. I Supremi Giudici hanno inoltre stabilito che il codice di rito non fa differenze tra le varie forme di inammissibilità, imponendo all'imputato anche il versamento di una sanzione di cinquecento euro alla Cassa delle ammende.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop al giudizio e dissequestro
L'Indagata ha subito il sequestro preventivo dei propri beni nell'ambito di un'indagine penale per presunti reati societari e fiscali. Il Tribunale del Riesame ha confermato il blocco patrimoniale, respingendo la richiesta di revoca. L'Indagata ha proposto impugnazione davanti ai giudici di legittimità per contestare la mancata valutazione di nuovi elementi difensivi. Nelle more del giudizio, il giudice di merito ha ordinato la restituzione parziale dei beni sequestrati. Di conseguenza, la difesa ha formalizzato la rinuncia al ricorso per cassazione tramite procuratore speciale, avendo ottenuto il dissequestro dei beni. La Suprema Corte ha preso atto della scelta difensiva e ha dichiarato formalmente inammissibile il gravame.
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Rinuncia al ricorso penale: conseguenze e spese
Due imputati hanno subito una condanna penale per tentato furto alla pena di quattro mesi di reclusione e duecento euro di multa. Entrambi hanno proposto impugnazione lamentando vizi di motivazione sul numero di partecipanti e la mancata sostituzione della sanzione detentiva. Prima dell'udienza, il difensore munito di procura speciale ha formalizzato la rinuncia al ricorso penale a causa della sopravvenuta carenza di interesse. I giudici hanno preso atto dell'abbandono dell'impugnazione dichiarando l'inammissibilità del procedimento. Tale decisione ha comportato la condanna dei ricorrenti al rimborso delle spese processuali e al versamento di una somma alla Cassa delle ammende.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: l’inquilino perde e paga
Un inquilino viene condannato dal Giudice di Pace alla pena pecuniaria per il reato di minaccia nei confronti della proprietaria dell'immobile, nell'ambito di un diverbio legato a un contenzioso locativo. L'imputato propone impugnazione contestando la valutazione delle testimonianze e chiedendo l'assoluzione. Successivamente, prima della decisione della Corte di Cassazione, l'imputato presenta formale rinuncia al ricorso per cassazione sottoscritta con firma autenticata dal difensore. La Suprema Corte prende atto della rinuncia e dichiara l'inammissibilità del ricorso, condannando l'imputato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una sanzione di cinquecento euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop al processo ma con multa
L'Imputata ha proposto ricorso per cassazione contro una sentenza del Tribunale di Venezia. Successivamente, tramite il proprio difensore munito di procura speciale, ha presentato una formale dichiarazione di rinuncia all'impugnazione. La Corte di Cassazione ha preso atto di questa volontà e ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso. Di conseguenza, la Corte ha condannato la ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una somma di cinquecento euro a favore della Cassa delle ammende. La decisione evidenzia come la rinuncia al ricorso per cassazione, se effettuata secondo le modalità di legge, precluda l'esame del merito del ricorso, determinando la fine del processo penale con l'applicazione delle relative sanzioni pecuniarie accessorie.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: la libertà costa cara
Un cittadino, dopo aver concordato una pena davanti al Tribunale di Perugia, proponeva ricorso contestando la qualificazione giuridica del fatto. Successivamente, il suo difensore, munito di procura speciale, presentava una formale dichiarazione di rinuncia all'impugnazione. La Corte di Cassazione ha preso atto di questa scelta e ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso. Poiché la rinuncia non esclude la colpa del ricorrente nella determinazione della causa di inammissibilità, la Corte lo ha condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di cinquecento euro a favore della Cassa delle Ammende. Questa decisione evidenzia le conseguenze economiche della rinuncia al ricorso per cassazione quando non si dimostri l'assenza di colpa.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: il dietrofront costa 3000 euro
Un imputato, dopo aver concordato la pena in appello, propone ricorso in Cassazione lamentando vizi procedurali. Successivamente, il suo difensore munito di procura speciale deposita formale atto di rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso a causa della sopravvenuta rinuncia al ricorso per cassazione. I giudici condannano il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende, confermando che la legge non distingue tra le diverse cause di inammissibilità per l'applicazione della sanzione.
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Rinuncia al ricorso: addio risarcimento ma multa ridotta
Il Ricorrente, dopo aver subito una custodia cautelare in carcere, chiedeva la riparazione per ingiusta detenzione. A seguito del rigetto della domanda e della successiva dichiarazione di inammissibilità del ricorso in Cassazione, proponeva ricorso straordinario. Successivamente, il difensore munito di procura speciale presentava formale rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione proprio a causa della rinuncia, confermando che tale atto preclude ogni ulteriore esame. Tuttavia, considerando la tempestività della rinuncia, i giudici hanno ridotto equamente la sanzione pecuniaria da versare alla Cassa delle Ammende, fissandola a 500 euro oltre alle spese processuali.
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Interposizione fittizia di persona: errore di notifica e Fisco
Il Fisco ha contestato la compravendita di un immobile, ritenendo che l'effettivo compratore fosse un noto sportivo e non la società acquirente indicata nell'atto, avviando un'azione per accertare l'interposizione fittizia di persona. Nei gradi precedenti la domanda è stata respinta. In Cassazione è emerso un vizio di notifica: il ricorso è stato notificato al presunto acquirente reale anziché alla reale erede della procuratrice speciale della società, nel frattempo deceduta. La Suprema Corte, con ordinanza interlocutoria, ha rimesso la causa alla pubblica udienza per valutare se sia possibile scindere il processo escludendo gli eredi della procuratrice, poiché quest'ultima ha agito solo come rappresentante formale senza assumere diritti sul bene.
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Richiesta di rimessione del processo: errore formale costa 3000 euro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile la richiesta di rimessione del processo presentata dall'Imputato. La decisione si fonda sul mancato rispetto delle regole procedurali: l'istanza non è stata notificata alle altre parti entro il termine stabilito di sette giorni. Di conseguenza, l'Imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Remissione di querela: addio condanna per truffa in Cassazione
Un uomo, condannato in appello per truffa a sei mesi di reclusione, ha proposto ricorso in Cassazione. Successivamente alla sentenza di secondo grado, ma prima della scadenza dei termini per impugnare, la vittima ha formalizzato la remissione di querela davanti ai Carabinieri, accettata dal difensore dell'imputato. La Corte di Cassazione ha dichiarato ammissibile il ricorso presentato al fine di far valere la remissione di querela sopravvenuta. Di conseguenza, i giudici hanno annullato senza rinvio la sentenza di condanna, dichiarando l'estinzione del reato. Le spese del procedimento sono state poste a carico dell'imputato, in mancanza di un accordo diverso tra le parti.
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Remissione di querela: la truffa si estingue in Cassazione
L'Imputata era stata condannata in appello per il reato di truffa aggravata. Successivamente, ha proposto ricorso per cassazione. Durante la pendenza del giudizio di legittimità, il procuratore speciale della persona offesa ha presentato formale remissione di querela, accettata dall'Imputata. La Corte di Cassazione ha quindi annullato senza rinvio la sentenza di condanna, dichiarando l'estinzione del reato. La remissione di querela ha infatti l'effetto di estinguere il reato per i delitti perseguibili a querela di parte, ponendo fine al processo penale, fermo restando l'obbligo per l'imputata di pagare le spese del procedimento.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: il falso costa caro
Il Ricorrente ha impugnato la sentenza della Corte d'Appello che aveva accolto la sua richiesta di concordato in secondo grado, lamentando la mancata notifica dell'avviso di udienza. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione poiché il motivo addotto era palesemente falso: la richiesta di concordato era stata presentata proprio dal procuratore speciale del Ricorrente, legalmente presente all'udienza. Di conseguenza, la Suprema Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e a una pesante sanzione pecuniaria di cinquemila euro in favore della Cassa delle Ammende per manifesta negligenza.
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Ricorso contro patteggiamento: l’accordo non si cancella
Un cittadino, accusato di tentata violenza privata e lesioni personali, concorda con il pubblico ministero l'applicazione della pena. Successivamente, il suo difensore propone un ricorso contro patteggiamento, lamentando una motivazione apparente e generica da parte del Tribunale. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che il ricorso contro patteggiamento è limitato per legge a tassativi motivi, come la volontà dell'imputato, il difetto di correlazione, l'errore di qualificazione giuridica o l'illegalità della pena. Poiché i motivi sollevati erano del tutto generici e non specificavano le reali carenze della sentenza, il ricorso viene rigettato. L'imputato perde la causa e viene condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria di quattromila euro.
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