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Proclività

7 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La tendenza o inclinazione di una persona a commettere una certa tipologia di reati, indicativa di uno stile di vita e non di un piano specifico.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Determinazione della pena: limiti del ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per minaccia aggravata. Il fulcro della contestazione riguardava la determinazione della pena, ritenuta eccessiva dal ricorrente. La Suprema Corte ha stabilito che la quantificazione della sanzione rientra nella discrezionalità del giudice di merito, purché adeguatamente motivata. Nel caso specifico, la pena è stata confermata a causa della carica aggressiva dimostrata durante il reato e dei precedenti penali del soggetto, elementi che giustificano pienamente la decisione dei giudici territoriali.
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Scambio elettorale politico-mafioso e carcere
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato per il reato di scambio elettorale politico-mafioso, confermando la misura della custodia in carcere. La difesa sosteneva che il pericolo di recidiva fosse venuto meno con la conclusione delle elezioni amministrative. Tuttavia, i giudici hanno stabilito che la fitta rete di relazioni con esponenti della criminalità organizzata e la disponibilità a soddisfare gli interessi del sodalizio configurano una pericolosità sociale costante. La decisione ribadisce che l'attualità del pericolo non coincide con l'imminenza del reato, ma con una prognosi di recidiva basata sulla personalità del soggetto e sul contesto criminale di riferimento.
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Pericolo di reiterazione: i criteri per il carcere
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione della custodia in carcere per un soggetto accusato di devastazione e resistenza a pubblico ufficiale durante una rivolta in un istituto penitenziario. Nonostante la difesa sostenesse l'assenza di attualità delle esigenze cautelari per via del tempo trascorso dai fatti, la Corte ha stabilito che il **pericolo di reiterazione** rimane concreto. Tale valutazione deriva dalla gravità delle modalità esecutive del reato e dai precedenti penali dell'indagato, che delineano una pericolosità sociale immanente.
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Sospensione condizionale: i limiti della revoca
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca della sospensione condizionale della pena per un soggetto che aveva riportato condanne intermedie tra la prima e la successiva concessione del beneficio. Nonostante la difesa contestasse il numero effettivo di volte in cui la sospensione condizionale era stata applicata, i giudici hanno ribadito che la presenza di reati intermedi dimostra una proclività a delinquere incompatibile con la fiducia necessaria per il mantenimento del beneficio.
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Pena sostitutiva: i criteri per il diniego
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso relativo al diniego di una pena sostitutiva per il reato di detenzione di stupefacenti. La decisione si basa sulla gravità del fatto, desunta dall'elevata purezza della cocaina e dal possesso di materiale per il confezionamento. La personalità negativa del ricorrente, gravato da precedenti penali recenti, ha impedito una prognosi favorevole circa il futuro rispetto delle prescrizioni legali.
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Inammissibilità ricorso: reati di droga e gravità
La Corte di Cassazione ha sancito l'**inammissibilità ricorso** presentato da un imputato condannato per reati concernenti gli stupefacenti. La decisione della Suprema Corte si basa sulla natura generica delle doglianze difensive e sulla manifesta infondatezza dei motivi. I giudici hanno confermato la valutazione della Corte d'Appello, la quale aveva escluso la lieve entità del fatto basandosi sulla varietà e sulla quantità delle sostanze sequestrate. Inoltre, la presenza di un precedente penale specifico ha confermato la pericolosità sociale del soggetto, giustificando il rigetto dell'impugnazione e la condanna al pagamento delle spese processuali e della sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende.
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Continuazione tra reati: no se c’è abitualità
La Corte di Cassazione ha negato il beneficio della continuazione tra reati a un condannato per diversi furti. La sentenza chiarisce che la semplice ripetizione di crimini simili, la vicinanza temporale e le modalità omogenee non provano l'esistenza di un unico disegno criminoso, potendo invece indicare una mera abitualità a delinquere. La diversità dei complici e un significativo lasso temporale sono stati considerati elementi a sfavore della richiesta.
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