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Procedura Fallimentare

51 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Un processo legale che gestisce il patrimonio di un'azienda o persona che non riesce più a pagare i propri debiti, per soddisfare i creditori.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Eccessiva durata procedura fallimentare: i giudizi revocatori non contano
Un'Azienda in liquidazione ha chiesto un'equa riparazione per l'eccessiva durata di una procedura fallimentare, durata oltre 17 anni. La Corte d'Appello aveva aggiunto al periodo di durata ragionevole (7 anni) altri 5 anni per via di giudizi revocatori, riducendo l'indennizzo. La Cassazione ha accolto il ricorso dell'Azienda, stabilendo che i tempi dei giudizi revocatori non devono prolungare la durata ragionevole della procedura fallimentare per il calcolo dell'equa riparazione. Questi giudizi rientrano nella complessità ordinaria del caso. La sentenza ha cassato la decisione precedente e rinviato il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Equo indennizzo per irragionevole durata: vittoria in Cassazione
Alcune società hanno richiesto l'equo indennizzo per irragionevole durata a causa di una procedura fallimentare iniziata nel 1996 e conclusa nel 2016. La Corte d'Appello ha respinto la domanda ritenendola tardiva. Secondo i giudici di merito, il termine di sei mesi per chiedere il risarcimento decorreva dalla scadenza dei sei mesi previsti per l'impugnazione dalla riforma del 2009. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso delle società. Trattandosi di un fallimento avviato nel 1996, si applica la disciplina precedente, che prevedeva un termine lungo di impugnazione pari a un anno e non a sei mesi. Conseguentemente, il ricorso per l'equo indennizzo per irragionevole durata è stato presentato nei tempi corretti. La Suprema Corte ha annullato la decisione e rinviato la causa per un nuovo giudizio.
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Termine impugnazione decreto fallimento: un anno o sei mesi?
Un'Azienda ha chiesto l'equa riparazione per la durata eccessiva di una procedura fallimentare. La Corte d'Appello ha respinto la domanda, ritenendola tardiva perché presentata oltre il termine semestrale per l'impugnazione del decreto di chiusura del fallimento, applicando la normativa più recente. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Azienda. Ha stabilito che per le procedure fallimentari avviate prima del 2007, il termine impugnazione decreto fallimento resta di un anno, non di sei mesi. La data rilevante per stabilire la legge applicabile è l'apertura del fallimento.
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Equa riparazione: il termine per i fallimenti parte dalla chiusura, non da riparti
Un gruppo di ex lavoratori ha chiesto l'equa riparazione per l'irragionevole durata del processo fallimentare della loro ex azienda, durato dal 1992 al 2017. La Corte d'Appello ha respinto la domanda, ritenendola tardiva perché presentata oltre sei mesi da una ripartizione parziale dei crediti. La Corte di Cassazione, invece, ha accolto il ricorso. Ha stabilito che il termine di decadenza per l'equa riparazione in caso di fallimento decorre dalla data di definitività del decreto di chiusura del fallimento, non da atti intermedi. La domanda dei lavoratori era quindi tempestiva.
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Equa riparazione: processo troppo lungo, vince l’Azienda
Una società creditrice ha ottenuto l'equa riparazione per la durata irragionevole di una procedura fallimentare, protrattasi per 24 anni contro i 6 ritenuti ragionevoli. La Corte d'Appello aveva condannato il Ministero della Giustizia a pagare un indennizzo di € 5.400,00. Il Ministero ha proposto ricorso in Cassazione, contestando il calcolo del termine iniziale (dies a quo) e la durata ragionevole della procedura fallimentare, oltre alla condanna alle spese. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Ministero, confermando l'orientamento secondo cui la durata ragionevole per una procedura concorsuale è di sei anni e che il termine iniziale per il calcolo dell'eccessiva durata decorre dalla data di ammissione del credito al passivo. La sentenza ha ribadito la condanna del Ministero al pagamento dell'indennizzo e delle spese legali.
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Durata irragionevole procedura fallimentare: Cassazione fissa il limite di 7 anni
Un creditore ha chiesto l'equa riparazione per la durata irragionevole di una procedura fallimentare, protrattasi per 14 anni (dal 2001 al 2015). La Corte d'Appello aveva respinto la richiesta, ritenendo la lunga durata giustificata dalla complessità del caso, che includeva centinaia di istanze e numerosi giudizi. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del creditore. Ha stabilito che, anche in presenza di notevole complessità, la durata di una procedura fallimentare non può superare i sette anni per essere considerata ragionevole. La sentenza ha quindi cassato la decisione precedente, ribadendo il diritto all'equa riparazione per la durata irragionevole procedura fallimentare.
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Equa riparazione: Ministero sconfitto su termini e spese legali
Due aziende hanno chiesto l'equa riparazione per l'eccessiva durata di una procedura fallimentare. Il Ministero della Giustizia ha contestato la tempestività del ricorso, sostenendo l'applicazione di un termine di decadenza più breve. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del Ministero, confermando che la richiesta delle aziende era stata presentata entro i termini corretti. Inoltre, la Corte ha accolto il ricorso incidentale delle aziende, ritenendo insufficiente la liquidazione delle spese legali precedentemente stabilita e rideterminandola in un importo maggiore.
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Equa riparazione: il termine decorre dall’istanza, non dall’ammissione
Un creditore ha richiesto l'equa riparazione per la durata eccessiva di una procedura fallimentare. La Corte d'Appello ha calcolato il periodo irragionevole dal decreto di ammissione al passivo. Il creditore ha contestato, sostenendo che il termine dovesse decorrere dalla data di deposito dell'istanza di ammissione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso principale. Ha stabilito che, ai fini dell'equa riparazione per irragionevole durata della procedura fallimentare, il periodo da considerare per il creditore ammesso al passivo deve includere anche la fase di verificazione che inizia con la domanda di insinuazione al passivo. La Cassazione ha cassato la decisione precedente e rinviato il caso per un nuovo esame.
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Termine Equa Riparazione: Un Anno per il Fallimento, non Sei Mesi
La Corte di Cassazione ha chiarito un importante aspetto sul termine equa riparazione per l'eccessiva durata di una procedura fallimentare. Una cittadina aveva chiesto un indennizzo per un fallimento durato troppo a lungo. Il Ministero della Giustizia contestava la richiesta, ritenendola tardiva e sostenendo l'applicazione di un termine di sei mesi. La Cassazione ha invece confermato che, per le procedure fallimentari non soggette a specifiche modifiche legislative, si applica il termine di un anno per la definitività del decreto di chiusura. Di conseguenza, la richiesta della cittadina è stata considerata tempestiva, respingendo il ricorso del Ministero.
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Equa riparazione durata processo: indennizzo confermato, ricorsi respinti
Una Cittadina ha chiesto l'equa riparazione per la durata irragionevole di una procedura fallimentare. La Corte d'Appello ha riconosciuto un indennizzo di 2640 euro, ritenendo che la durata di sei anni fosse ragionevole secondo la normativa del 2012. La Cittadina ha proposto ricorso in Cassazione, contestando la quantificazione dell'indennizzo e l'applicazione della sospensione feriale dei termini. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso principale della Cittadina e dichiarato inammissibile il ricorso incidentale del Ministero della Giustizia, confermando l'indennizzo già stabilito e compensando le spese legali. La sentenza ribadisce i criteri per l'equa riparazione durata processo.
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Equo indennizzo fallimentare: il termine non parte dal riparto
Un gruppo di creditori ha richiesto l'equo indennizzo per l'irragionevole durata di una procedura fallimentare. La Corte d'Appello ha respinto la loro domanda, considerandola tardiva. Ha ritenuto che il termine per presentare la richiesta iniziasse dalla data in cui un riparto parziale aveva già soddisfatto i creditori, e non dalla chiusura definitiva del fallimento. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei creditori. Ha stabilito che il termine per chiedere l'equo indennizzo procedura fallimentare decorre dalla data in cui il decreto di chiusura del fallimento diventa inoppugnabile (cioè non più contestabile), anche se i crediti erano stati integralmente soddisfatti prima con un riparto parziale. La sentenza è stata cassata e rinviata per una nuova valutazione.
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Equa Riparazione Processo Fallimentare: Quando il Danno è Presunto
Tre creditori di una procedura fallimentare hanno chiesto l'equa riparazione per la durata irragionevole del processo. La Corte d'Appello ha riconosciuto un indennizzo, ma ha ridotto l'importo e ha fissato la data di inizio del calcolo (dies a quo) al decreto di approvazione dello stato passivo, non alla data di ammissione dei singoli creditori. I creditori hanno proposto ricorso in Cassazione, contestando sia la data di inizio che l'ammontare. Il Ministero della Giustizia ha presentato un ricorso incidentale. La Cassazione ha dichiarato inammissibili i motivi principali relativi alla data di inizio e all'ammontare, considerandoli errori di fatto non impugnabili in Cassazione. Ha invece rigettato il ricorso incidentale del Ministero, affermando che il danno non patrimoniale per l'equa riparazione processo fallimentare è presunto per i creditori ammessi, anche se il loro credito è rimasto insoddisfatto. Le spese sono state compensate.
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Termine equa riparazione: la Cassazione ribalta il calcolo per i fallimenti
La Corte di Cassazione ha chiarito il Termine equa riparazione per la durata irragionevole di una procedura fallimentare. Gli Eredi del Creditore Fallito e le Aziende Creditrici avevano chiesto un risarcimento per un fallimento durato dal 1995 al 2018. La Corte d'Appello aveva negato il risarcimento, ritenendo la domanda tardiva, applicando un termine di sei mesi dalla chiusura del fallimento. La Cassazione ha invece stabilito che il termine per l'equa riparazione deve considerare la data di apertura del fallimento, non quella della sua chiusura, poiché le procedure di chiusura sono parte integrante del fallimento stesso. Di conseguenza, il ricorso degli Eredi e delle Aziende è stato considerato tempestivo. La Corte ha cassato la decisione precedente e rinviato il caso per una nuova valutazione.
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Indennizzo irragionevole durata fallimento: termini brevi per i creditori
Due aziende creditrici hanno chiesto un indennizzo per l'irragionevole durata di una procedura fallimentare, ma il loro ricorso è stato dichiarato tardivo. La questione centrale riguardava il "dies a quo" (il giorno da cui inizia il conteggio) per presentare la domanda. Le aziende sostenevano un termine più lungo (90 giorni dalla pubblicazione del provvedimento), mentre la Corte d'Appello aveva applicato un termine più breve (10 giorni dall'iscrizione nel registro delle imprese). La Cassazione ha confermato che il termine per l'indennizzo irragionevole durata fallimento decorre dalla scadenza dei 10 giorni dall'iscrizione del decreto di chiusura nel registro delle imprese, anche se il curatore non ha comunicato il provvedimento ai creditori. Il ricorso è stato respinto.
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Equa riparazione Legge Pinto: il vizio formale blocca il Ministero
Alcuni creditori chiedono la liquidazione dell'indennizzo per l'equa riparazione Legge Pinto a causa dell'eccessiva durata di una procedura fallimentare. La Corte d'Appello accoglie la domanda e assegna il risarcimento. Il Ministero della Giustizia propone ricorso in Cassazione sostenendo che la richiesta dei cittadini fosse tardiva. Tuttavia, la Suprema Corte dichiara il ricorso improcedibile perché l'amministrazione non ha depositato la copia autentica della decisione impugnata, violando l'articolo 369 del codice di procedura civile. Il Ministero perde la causa ed è condannato a rimborsare le spese legali.
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Equa riparazione: indennizzo sul credito intero, non sul riscosso
Alcune creditrici hanno chiesto l'equa riparazione per l'irragionevole durata di un fallimento durato ben diciotto anni oltre il limite consentito. La Corte d'Appello ha ridotto l'indennizzo parametrando il valore della causa alla somma effettivamente recuperata dalle creditrici tramite il piano di riparto finale (circa il 33% del credito). Le creditrici hanno proposto ricorso. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il valore della causa ai fini del calcolo dell'equa riparazione deve basarsi sulla domanda originaria o sul credito originariamente ammesso al passivo, e non sulla somma concretamente riscossa all'esito della procedura. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Lentezza Giustizia: Risarcimento anche se il credito è incerto
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto al risarcimento per durata eccessiva del processo (ai sensi della Legge Pinto) in favore di alcuni creditori coinvolti in una procedura di fallimento troppo lunga. Il Ministero della Giustizia si era opposto, sostenendo che i creditori non avessero subito un danno reale, poiché consapevoli fin dall'inizio che l'azienda fallita non aveva abbastanza beni per saldare tutti i debiti. La Corte ha respinto questa tesi, stabilendo un principio importante: l'attesa e l'incertezza causate dalla lentezza della giustizia costituiscono un danno morale che va risarcito, indipendentemente dalla concreta possibilità di recuperare il credito. La semplice ammissione al passivo fallimentare fonda la legittima aspettativa del creditore, meritevole di tutela.
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Indennizzo per processo lento: no al doppio risarcimento al socio
La Corte di Cassazione interviene sul tema dell'indennizzo per irragionevole durata del processo in ambito fallimentare. Un socio illimitatamente responsabile di una società fallita aveva ottenuto un doppio indennizzo: uno per sé e uno in qualità di socio. Il Ministero della Giustizia ha contestato questa duplicazione. La Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il socio ha diritto a un unico indennizzo. Il suo fallimento personale è una conseguenza diretta di quello della società, quindi la sua posizione è unica e non può essere sdoppiata per ottenere un doppio risarcimento. La sentenza chiarisce che non è possibile duplicare l'indennizzo per irragionevole durata del processo in queste circostanze.
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Processo Lento: Indennizzo negato per colpe passate? La Cassazione ribalta
Un'imprenditrice si è vista negare il risarcimento per una procedura fallimentare eccessivamente lunga. La motivazione era che le sue azioni, prima del fallimento, avevano reso il processo più complesso. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione, stabilendo un principio fondamentale: il diritto all'indennizzo per irragionevole durata del processo dipende esclusivamente dall'efficienza del sistema giudiziario durante la causa. La condotta che ha dato origine al contenzioso è irrilevante. La Corte ha quindi affermato il diritto dell'imprenditrice a ottenere una nuova valutazione della sua richiesta di risarcimento.
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Lento Fallimento: Sì all’equo indennizzo anche per l’imprenditore
Un imprenditore, dichiarato fallito, ha chiesto un risarcimento allo Stato per la lentezza della sua procedura fallimentare. Un suo immobile, infatti, era stato rilasciato nel 2006 ma venduto solo nel 2017. La Corte di Cassazione ha stabilito che anche la persona fallita ha diritto a un equo indennizzo per eccessiva durata del processo. I giudici hanno chiarito che il comportamento del soggetto prima del fallimento è irrilevante per questo diritto. Inoltre, la sua mancata iniziativa per accelerare la procedura non può essere usata come motivo per negargli il risarcimento. La Corte ha quindi annullato la precedente decisione negativa, rinviando il caso per un nuovo esame.
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