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Procedura Esecutiva

25 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Il processo esecutivo è rivolto alla soddisfazione dell'interesse del creditore, che deve ottenere ciò che gli è dovuto nel quadro e con le garanzie dell'ordinamento giuridico, nei limiti di quanto la legge o il giudice stabilisce. Si affianca (in molti casi in rapporto di strumentalità) al processo di cognizione, diversamente rivolto all'accertamento del diritto, all'ottenimento di una sentenza di condanna ovvero alla costituzione, modificazione o estinzione di un rapporto giuridico. Il processo esecutivo presuppone l'esistenza di un valido titolo esecutivo. Tra i processi esecutivi occorre primariamente distinguere l'espropriazione forzata, mediante la quale viene soddisfatta una pretesa del creditore avente ad oggetto una somma di danaro, dall'assegnazione forzata, in cui il bene o il credito è trasferito al creditore istante, attraverso l'intervento giudiziale, dall'esecuzione in forma specifica, avente ad oggetto la consegna o il rilascio di beni mobili o immobili determinati oppure un obbligo di fare o di non fare. L'espropriazione forzata, a sua volta, può avere ad oggetto beni mobili, beni immobili o crediti del debitore. Il primo atto dell'espropriazione forzata è il pignoramento, ossia un atto mediante il quale il creditore, anche per tramite dell'ufficiale giudiziario, imprime un vincolo di indisponibilità sui beni del debitore. Dopodiché si procede alla vendita forzata o all'assegnazione dei beni pignorati ed, infine, alla distribuzione della somma ricavata in favore del creditore procedente e dei creditori intervenuti. L'esecuzione forzata in forma specifica segue, invece, le specifiche forme procedimentali disciplinate dagli artt. da 608 a 611 c.p.c. nonché 2930 c.c. (per l'esecuzione forzata per consegna o rilascio) e dagli artt. da 2931 a 2933 c.c. e da 612 a 614 c.p.c. (per l'esecuzione forzata di obblighi di fare e di non fare). Infine, il processo di esecuzione, quale procedura esecutiva individuale, va distinta dalle procedure concorsuali. categoria:diritto processuale civile

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Compenso Difensore d’Ufficio: Cassazione Rifiuta Liquidazione per Procedura Incompleta
Un Avvocato, difensore d'ufficio, ha chiesto la liquidazione del suo compenso al Ministero della Giustizia dopo aver tentato di recuperare il credito dal suo assistito. Il Tribunale ha respinto la richiesta, sostenendo che la procedura esecutiva non era stata completata: l'Avvocato aveva effettuato un solo accesso per il pignoramento, trovando la porta chiusa. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando inammissibile il ricorso dell'Avvocato. La Suprema Corte ha ribadito che la procedura esecutiva per il recupero del credito, inclusi ulteriori accessi e l'eventuale richiesta di forza pubblica, deve essere esperita completamente prima di poter richiedere la liquidazione compenso difensore d'ufficio allo Stato.
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Termine versamento prezzo vendita forzata: è sostanziale, non si sospende
Un Proprietario ha subito il pignoramento di un capannone industriale per debiti. Dopo aste deserte, l'immobile è stato assegnato provvisoriamente. Il Proprietario ha contestato il tardivo versamento del prezzo, chiedendo l'estinzione della procedura. La Corte di Cassazione ha stabilito che il Termine versamento prezzo vendita forzata è di natura sostanziale, non processuale. Questo significa che non beneficia della sospensione feriale dei termini. La sentenza ha cassato la decisione precedente, rinviando il caso per verificare l'effettivo rispetto del termine di pagamento.
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Contributo unificato procedura esecutiva: i dubbi sul pagamento
Il Contribuente contesta la richiesta di pagamento del contributo unificato procedura esecutiva per una fase di sfratto condotta dall'ufficiale giudiziario. Secondo la parte privata, il tributo non spetta se non si deposita un ricorso davanti al giudice e se manca l'iscrizione a ruolo della causa. L'amministrazione sostiene invece che la procedura di rilascio dell'immobile ha natura giurisdizionale ed è soggetta alla tassa. La Corte di Cassazione rileva la particolare rilevanza e la complessità della questione di diritto. Con ordinanza interlocutoria, la Corte dispone il rinvio della causa alla pubblica udienza per stabilire un principio interpretativo uniforme sulla debenza del tributo nelle esecuzioni.
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Omessa Dichiarazione Beni Pignorabili: Quando l’Obbligo non Esiste
La Corte di Cassazione ha annullato la condanna di due Debitori per il reato di omessa dichiarazione beni pignorabili. I Debitori erano stati condannati per non aver risposto all'invito dell'Ufficiale Giudiziario a indicare ulteriori beni pignorabili. La Suprema Corte ha stabilito che l'obbligo di dichiarare non sorge se l'invito dell'Ufficiale Giudiziario è basato su un presupposto inesistente. Questo accade quando lo stesso verbale di pignoramento attesta la sufficienza dei beni già pignorati. Il fatto, quindi, non costituisce reato.
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Elusione Provvedimento Giudiziario: Ricorso Inammissibile
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un professionista che aveva eluso un provvedimento giudiziario civile. Il professionista aveva revocato gli accrediti dei suoi compensi dai clienti proprio durante una procedura esecutiva a suo carico. Questo comportamento è stato qualificato come mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice, ai sensi dell'Art. 388 c.p. La Cassazione ha dichiarato il ricorso del professionista inammissibile. Ha confermato la condanna e ha disposto il pagamento delle spese processuali e di una somma di tremila euro a favore della Cassa delle ammende. La sentenza sottolinea l'importanza di rispettare le decisioni dei giudici.
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Interessi moratori e blocco delle esecuzioni: la decisione
Una società fornitrice di energia ha chiesto il pagamento di consumi e di interessi moratori a un'azienda di trasporto pubblico locale. Quest'ultima si è opposta al decreto ingiuntivo. L'azienda debitrice ha sostenuto di essere soggetta a un piano di riordino previsto dalla legge. Tale norma, secondo la sua tesi, avrebbe sostituito gli interessi moratori con i soli interessi legali per tutta l'esposizione debitoria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'azienda debitrice. I giudici hanno chiarito che il blocco normativo riguarda esclusivamente le procedure esecutive e non cancella la maturazione degli interessi moratori nella fase di accertamento del credito. Di conseguenza, il fornitore ha il diritto di richiedere il calcolo di tali somme per il ritardato pagamento.
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Patrocinio infedele: errore del legale o reato contro il cliente
Un debitore ha denunciato il proprio legale contestando il reato di patrocinio infedele. Il cliente lamentava la perdita di un immobile pignorato a causa dei presunti consigli errati e dell'inerzia del difensore. La Corte di Cassazione ha confermato l'assoluzione del legale. I giudici hanno chiarito che il reato di patrocinio infedele richiede la malafede e la cosciente intenzione di arrecare danno agli interessi del cliente. L'eventuale errore professionale o una condotta negligente non integrano una responsabilità penale, potendo semmai giustificare una mera richiesta di risarcimento in sede civile.
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Responsabilità professionale dell’avvocato e parcelle
Un legale ha richiesto il pagamento dei compensi per l'attività di recupero crediti svolta per conto di un cliente. Il cliente ha contestato la parcella, lamentando strategie esecutive inutilmente costose e un consiglio errato: l'acquisto all'asta di un usufrutto intestato al figlio, poi estintosi quasi subito per la morte della debitrice. I giudici territoriali hanno ridotto la parcella ma negato il risarcimento al cliente per presunto difetto di legittimazione attiva. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del professionista e accolto quello del cliente, stabilendo che la responsabilità professionale dell'avvocato legittima il cliente a chiedere i danni se ha finanziato l'operazione dannosa suggerita dal difensore.
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Compenso del difensore d’ufficio: sì al rimborso spese recupero
Un avvocato, nominato come difensore d'ufficio in un processo penale, ha richiesto la liquidazione delle proprie spettanze. Il professionista ha impugnato il decreto di pagamento poiché il Tribunale non gli aveva riconosciuto i compensi per l'attività di recupero del credito tentata inutilmente nei confronti del cliente assistito. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'avvocato, stabilendo che il compenso del difensore d'ufficio deve comprendere anche il rimborso delle spese e degli onorari relativi alla procedura esecutiva avviata senza successo contro il debitore. La decisione impugnata è stata cassata con rinvio ad altro giudice.
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Compenso del difensore d’ufficio: paga sempre il cliente
Un avvocato ha richiesto il pagamento delle proprie competenze professionali direttamente al cliente assistito d'ufficio in un processo penale. Il Tribunale ha rigettato la domanda, ritenendo che il legale dovesse prima dimostrare di aver tentato inutilmente il recupero forzoso del credito. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del professionista, stabilendo che l'obbligo di dimostrare il preventivo tentativo di recupero del credito si applica solo quando si richiede il pagamento allo Stato, e non quando si agisce direttamente contro il cliente. Il cliente assistito d'ufficio, infatti, è sempre tenuto a pagare il compenso del difensore d'ufficio, a meno che non sia ammesso al patrocinio a spese dello Stato. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Recesso dal contratto preliminare: pignoramento e doppia caparra
Il caso riguarda la vendita di un immobile in cui il venditore ha taciuto l'esistenza di un pignoramento gravante sul bene, dichiarandolo falsamente libero da vincoli nel compromesso. Scoperto l'inganno, l'acquirente ha esercitato il recesso dal contratto preliminare pretendendo il doppio della caparra confirmatoria versata. Il venditore ha contestato la legittimità del recesso, ritenendolo prematuro rispetto alla scadenza fissata per il rogito definitivo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del venditore, confermando che nascondere un pignoramento costituisce un grave inadempimento contrattuale. L'acquirente ha il diritto di recedere immediatamente senza dover attendere il termine finale o concedere proroghe per la cancellazione del gravame. Il promissario acquirente ottiene così definitivamente il doppio della caparra.
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Legge Pinto: pignoramento di otto anni ma indennizzo negato
Il Creditore ha richiesto l'equa riparazione Legge Pinto per l'irragionevole durata di un pignoramento durato quasi otto anni. Tuttavia, la procedura era rimasta sospesa per circa sette anni a causa di un giudizio di opposizione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Creditore, stabilendo che i periodi di sospensione del processo esecutivo devono essere sottratti dal calcolo della durata complessiva. Il Creditore avrebbe dovuto richiedere un indennizzo autonomo per il giudizio di opposizione entro sei mesi dalla sua conclusione. Non avendolo fatto, il tempo di sospensione non può essere conteggiato, riducendo la durata effettiva del pignoramento a un solo anno, ampiamente entro i limiti di legge.
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Insinuazione tardiva al passivo: notifica al legale e maxi multa
Un Fondo di Garanzia ha presentato una domanda di insinuazione tardiva al passivo per un credito ipotecario di oltre quattro milioni di euro derivante da un mutuo. Il curatore fallimentare ha eccepito la tardività della richiesta, dimostrando che il Fondo era a conoscenza del fallimento da oltre un anno. Infatti, il curatore aveva notificato l'avviso di fallimento al legale del Fondo impegnato in una parallela procedura esecutiva immobiliare. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Fondo. I giudici hanno confermato che la notifica al difensore costituito nella procedura esecutiva prova la conoscenza effettiva del fallimento da parte del creditore. Il ritardo non è quindi giustificabile, rendendo la domanda inammissibile e comportando una pesante condanna per lite temeraria.
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Difensore d’ufficio: lo Stato paga il recupero crediti fallito
Un avvocato, nominato come difensore d'ufficio in un processo penale, ha tentato inutilmente di recuperare i propri compensi professionali dal cliente assistito tramite una procedura esecutiva. Successivamente, ha chiesto allo Stato la liquidazione dei compensi e il rimborso delle spese sostenute per tale tentativo di recupero crediti. Il Tribunale ha accolto la richiesta, ma il Ministero della Giustizia ha proposto ricorso, sostenendo che tali spese non spettassero al professionista. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Ministero, confermando che il difensore d'ufficio ha pieno diritto al rimborso delle spese e degli onorari relativi alle procedure di recupero del credito non andate a buon fine, in quanto l'azione esecutiva preventiva rappresenta un presupposto necessario per poter chiedere il pagamento allo Stato.
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Fondo unico giustizia: banca perde i soldi per una distrazione
Una banca, per bloccare un pignoramento, versa una somma in Tribunale. Successivamente, la procedura esecutiva si estingue ma l'istituto di credito non richiede la restituzione del denaro. Trascorsi cinque anni, la somma viene automaticamente trasferita al Fondo unico giustizia, come previsto dalla legge. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della banca, stabilendo che il mancato reclamo entro il termine quinquennale comporta la perdita definitiva del denaro. La devoluzione al fondo è automatica e non dipende da eventuali comunicazioni o da chi abbia formalmente dichiarato l'estinzione del procedimento.
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Compenso difensore d’ufficio: richiesta allo Stato respinta
La Corte di Cassazione ha stabilito le condizioni per ottenere il compenso del difensore d'ufficio a carico dello Stato. Un avvocato, non pagato dalla sua assistita, ha chiesto la liquidazione allo Stato. La sua richiesta è stata respinta perché non aveva provato di aver tentato una vera e propria procedura esecutiva (come il pignoramento) nei confronti della cliente. Secondo i giudici, non basta dimostrare di aver inviato un sollecito di pagamento (precetto). Per ottenere il pagamento dallo Stato, l'avvocato deve prima dimostrare di aver esperito inutilmente la procedura di recupero forzoso del credito, a meno che il cliente non sia irreperibile. La Corte ha quindi respinto il ricorso dell'avvocato.
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Infattibilità Piano Consumatore: Casa all’Asta, Piano Fallito
Una famiglia in stato di sovraindebitamento propone un piano di ristrutturazione basato sulla vendita della nuda proprietà di alcuni immobili a una società terza. Tuttavia, prima dell'approvazione del piano, gli stessi immobili vengono venduti in una procedura esecutiva parallela. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici precedenti, dichiarando l'infattibilità del piano del consumatore. La vendita dei beni ha reso il piano 'assolutamente irrealizzabile', poiché basato su risorse non più disponibili. La sentenza stabilisce che il giudice deve sempre verificare la concreta realizzabilità della proposta. I debitori hanno perso la causa.
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Risarcimento aggiudicatario inadempiente: a chi spetta?
La Corte di Cassazione stabilisce che il risarcimento del danno causato dall'aggiudicatario inadempiente in un'asta spetta esclusivamente ai creditori e non al debitore esecutato. Se i creditori sono stati integralmente soddisfatti dal ricavato della successiva vendita, il debitore non può pretendere, all'interno della procedura esecutiva, la differenza di prezzo, poiché tale tutela è finalizzata a garantire il soddisfacimento dei crediti e non a risarcire il debitore stesso.
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Nesso causale banca: quando la condotta non è danno
La Corte di Cassazione rigetta il ricorso di un debitore contro un istituto di credito, escludendo il risarcimento dei danni. La Corte ha stabilito che non sussiste il nesso causale banca tra la condotta dell'istituto e il fallimento di un accordo transattivo del debitore, a causa della presenza di altri creditori e di altre concause che hanno interrotto il rapporto di causa-effetto.
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Compenso CTU: no solidarietà se parte è errata
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20919/2024, ha stabilito che la parte erroneamente coinvolta in una procedura esecutiva immobiliare non è tenuta a pagare il compenso CTU in solido con il creditore procedente. Se l'esecuzione viene estinta a causa di un errore nell'individuazione del debitore, l'onere del pagamento del consulente tecnico d'ufficio ricade unicamente sul creditore che ha dato avvio alla procedura in modo errato, non potendosi applicare il principio generale di solidarietà passiva.
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