LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Procedimento Sommario Di Cognizione

15 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Un rito processuale più rapido e semplificato rispetto al processo ordinario, disciplinato dagli artt. 702-bis e seguenti del codice di procedura civile, che si conclude con un'ordinanza appellabile.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Appello procedimento sommario di cognizione: i termini stretti
Un creditore ottiene l'inefficacia del trasferimento di beni immobili in un trust effettuato da due debitori. I debitori propongono l'appello procedimento sommario di cognizione contro la decisione, ma i giudici lo dichiarano inammissibile per tardività. I debitori ricorrono in Cassazione sostenendo l'applicabilità dei termini ordinari lunghi di impugnazione decorrenti dal deposito della decisione. La Suprema Corte respinge il ricorso e chiarisce che il termine lungo ordinario non si applica al procedimento sommario. La scadenza breve decorre unicamente dalla comunicazione o notificazione dell'ordinanza integrale. In virtù del principio di ultrattività del rito, contano le regole della procedura seguita concretamente nel primo grado. I debitori perdono la causa e subiscono la condanna alle spese e al doppio contributo unificato.
Continua »
Procedimento sommario di cognizione: tra rigetto e tutela
Alcuni proprietari hanno avviato un procedimento sommario di cognizione per chiedere la liberazione di un terreno occupato abusivamente dalla vicina con una veranda e un'aiuola. La Corte d'Appello ha respinto la domanda ritenendo i documenti catastali insufficienti e rifiutando di ammettere testimonianze o perizie tecniche, sostenendo che la scelta iniziale della procedura semplificata impediva il passaggio al rito ordinario. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei proprietari. I giudici di legittimità hanno stabilito che la scelta del procedimento sommario di cognizione non sanziona chi agisce in giudizio. Se i documenti non bastano, il giudice deve ammettere le prove richieste oppure trasformare la causa in un processo ordinario. La sentenza è stata quindi annullata con rinvio per un nuovo giudizio.
Continua »
Opposizione a decreto ingiuntivo per la parcella penale
Un cliente ha proposto opposizione a decreto ingiuntivo contro la richiesta di pagamento dell'onorario da parte del suo difensore penale. Il cliente ha depositato un ricorso richiamando sia il rito sommario ordinario sia la normativa speciale sulle parcelle civili. Il Tribunale territoriale ha dichiarato la domanda inammissibile: secondo i giudici, il rito speciale riguarda solo le cause civili e la difesa penale imponeva la citazione a giudizio ordinaria. La Corte di Cassazione ha ribaltato il verdetto. La Suprema Corte ha chiarito che il debitore può sempre scegliere il procedimento sommario di cognizione tramite ricorso. Il giudice di merito ha il dovere di correggere l'errore normativo e valutare la tempestività dell'atto alla data del deposito telematico.
Continua »
Liquidazione dei compensi degli avvocati: servono prove concrete
Un avvocato, agendo come erede di un professionista defunto, ha chiesto la liquidazione dei compensi degli avvocati per prestazioni svolte in favore di una società. Il Tribunale ha respinto la domanda per mancanza di prove, poiché le note spese e gli estratti storici non dimostravano le attività effettivamente svolte né il valore delle cause. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto. La Corte ha chiarito che spetta al creditore l'onere della prova delle prestazioni effettuate e che il giudice non deve segnalare le lacune probatorie alle parti. Inoltre, il principio di non contestazione non si applica a fatti ignoti alla controparte. L'erede perde il ricorso ed è condannato al pagamento del doppio del contributo unificato.
Continua »
Procedimento sommario di cognizione: prove salve anche in appello
Un investitore ha citato in giudizio una banca chiedendo l'annullamento dell'acquisto di un prodotto finanziario ad alto rischio. Il Tribunale, in primo grado, ha accolto la domanda tramite un procedimento sommario di cognizione. In appello, la banca, precedentemente contumace, ha depositato il contratto quadro e il questionario di profilatura. La Corte d'Appello ha ammesso questi nuovi documenti ritenendoli indispensabili e ha ribaltato la decisione. L'investitore ha fatto ricorso in Cassazione, contestando l'ammissibilità di nuove prove in appello per una parte rimasta inerte in primo grado. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che nel procedimento sommario di cognizione l'appello consente la produzione di nuovi documenti se ritenuti indispensabili dal giudice per accertare la verità dei fatti, superando le preclusioni del primo grado.
Continua »
Procedimento sommario di cognizione: rito errato, vittoria salva
Un'azienda alberghiera chiedeva di accertare che il contratto di affitto di azienda fosse in realtà una locazione immobiliare simulata. La controparte chiedeva invece la risoluzione del contratto per mancato pagamento dei canoni tramite il procedimento sommario di cognizione. Il Tribunale e la Corte d'Appello rigettavano la tesi della simulazione per mancanza di una controdichiarazione scritta e dichiaravano risolto il contratto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha chiarito che il procedimento sommario di cognizione non si applica alle cause soggette a riti speciali (come quello locatizio), ma l'eccezione di inammissibilità deve essere sollevata tassativamente alla prima udienza, pena la decadenza. Non essendovi prova di tale tempestiva contestazione, il ricorso è stato respinto.
Continua »
Restituzione area cantiere: chi deve dare la prova?
La Corte di Appello analizza un caso di presunto mancato ripristino dei luoghi dopo lavori edili. Sebbene l'onere della prova della restituzione area cantiere spetti all'impresa, l'uso di prove fotografiche e documentali può confermare il corretto adempimento degli obblighi contrattuali, portando al rigetto della richiesta di penali.
Continua »
Procedimento sommario di cognizione: appello tardivo dopo la PEC
Una cooperativa sociale ha chiesto il risarcimento dei danni a un Comune. Il Tribunale ha rigettato la domanda con ordinanza conclusiva di un procedimento sommario di cognizione. La cancelleria ha comunicato il testo integrale del provvedimento via PEC. La cooperativa ha proposto appello oltre il termine di trenta giorni da tale comunicazione, ritenendo applicabile il termine lungo di sei mesi. La Corte d'Appello ha dichiarato l'appello inammissibile per tardività. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso. I giudici hanno chiarito che, nel procedimento sommario di cognizione, il termine breve di trenta giorni per impugnare decorre dalla notificazione della decisione o, se anteriore, dalla comunicazione di cancelleria del testo integrale, senza che rilevino le modifiche generali sulle notificazioni telematiche.
Continua »
Prove tardive ammesse: no alla preclusione nel rito sommario
Due avvocati hanno citato in giudizio un'azienda per ottenere il pagamento dei loro compensi professionali. L'azienda si è difesa sostenendo di non essere il soggetto giusto da citare e che il diritto al compenso era prescritto. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta degli avvocati, ritenendo che i documenti presentati per contrastare le difese dell'azienda fossero stati depositati troppo tardi. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, chiarendo un punto fondamentale sulla **preclusione istruttoria nel procedimento sommario**: in questo rito semplificato, non esistono scadenze rigide per depositare le prove. I documenti possono essere presentati fino all'udienza finale. La causa torna quindi in Appello per essere decisa di nuovo, tenendo conto di tutte le prove.
Continua »
Compenso avvocato penale: appello sempre possibile
Un avvocato ha agito in giudizio per ottenere il pagamento del proprio compenso per l'assistenza legale fornita in un processo penale. La Corte d'Appello aveva dichiarato inammissibile il gravame, ritenendo che l'unico rimedio fosse il ricorso in Cassazione, come previsto per le liti sui compensi in materia civile. La Suprema Corte ha cassato tale decisione, chiarendo che la controversia sul compenso avvocato penale segue le regole ordinarie e, pertanto, il provvedimento è appellabile. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per l'esame del merito.
Continua »
Procedimento sommario: nuovi documenti in appello
Una società ha perso una causa per il risarcimento danni legati alla distruzione di un suo stampo industriale. In appello, ha presentato un nuovo documento per provare la sua proprietà, ma la Corte lo ha rifiutato applicando le regole del processo ordinario. La Cassazione ha annullato la decisione, chiarendo che nell'appello di un procedimento sommario di cognizione si applica una regola speciale (art. 702-quater c.p.c.) che consente la produzione di nuovi documenti se ritenuti 'indispensabili' dal giudice.
Continua »
Produzione documentale tardiva: sì nel rito sommario
Un avvocato ha citato in giudizio un ente comunale per il mancato pagamento dei suoi onorari. Il Tribunale di primo grado ha respinto la domanda perché i documenti essenziali a sostegno della pretesa erano stati depositati in ritardo. La Corte di Cassazione ha ribaltato tale decisione, affermando che nel procedimento sommario di cognizione la produzione documentale tardiva è ammissibile fino alla chiusura dell'istruttoria, poiché la legge non prevede decadenze rigide come nel rito ordinario.
Continua »
Procedimento sommario di cognizione: prove e termini
La Corte di Cassazione ha stabilito che nel procedimento sommario di cognizione, la produzione di documenti e la formulazione di istanze istruttorie sono ammissibili fino alla pronuncia dell'ordinanza che decide la causa. Il caso riguardava una richiesta di restituzione di somme prelevate da un conto corrente, in cui la prova del prelievo era stata contestata come tardiva. La Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo che l'art. 702-bis c.p.c. non prevede decadenze istruttorie rigide, a differenza del rito ordinario. Questo principio garantisce flessibilità al rito sommario.
Continua »
Comunicazione cancelleria e termini per l’appello
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1264/2025, ha stabilito che la comunicazione di cancelleria via PEC, per far decorrere il termine breve di 30 giorni per l'impugnazione, deve avere requisiti formali precisi. Nel caso esaminato, una comunicazione avente come oggetto 'Invio atti all'Agenzia delle Entrate' è stata ritenuta inidonea a tale scopo, poiché non indicava chiaramente l'evento 'Pubblicazione' del provvedimento. La Corte ha quindi respinto il ricorso di un'ex moglie che sosteneva la tardività dell'appello dell'ex marito, confermando la decisione di merito che aveva riconosciuto a quest'ultimo un indennizzo per l'occupazione dell'immobile comune.
Continua »
Usucapione beni immobili: prova e animus possidendi
Due eredi, già comproprietari di una minima quota di alcuni immobili, hanno ottenuto dal Tribunale di Torino il riconoscimento della piena proprietà per la restante parte tramite usucapione. L'ordinanza ha accolto la loro domanda basandosi sulle prove testimoniali che hanno confermato il loro possesso esclusivo, pubblico e ininterrotto per oltre vent'anni, iniziato dal loro defunto padre. La decisione sottolinea l'importanza di dimostrare non solo l'utilizzo materiale del bene, ma anche l'intenzione di possederlo come unici proprietari (animus possidendi), anche in assenza di opposizione da parte degli altri intestatari catastali, rimasti contumaci.
Continua »