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Procedibilità A Querela

562 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Condizione per cui un reato può essere perseguito penalmente solo se la persona offesa presenta una specifica richiesta all'autorità giudiziaria, chiamata querela.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

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Provvedimenti

Furto e condanna: la remissione di querela cancella il reato
Una donna ha affrontato una condanna per il furto di un profumo, aggravato da specifiche relazioni personali. Durante il giudizio di legittimità, la persona offesa ha formalizzato la remissione di querela e il difensore dell'imputata ha depositato l'accettazione mediante procura speciale. La Corte di Cassazione ha chiarito che l'aggravante contestata non trasforma il furto in un reato perseguibile d'ufficio. I giudici hanno quindi dichiarato estinto il reato per intervenuta remissione di querela, annullando la sentenza impugnata senza rinvio e ponendo le spese del procedimento a carico dell'imputata in mancanza di un accordo diverso.
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Condanna annullata: la remissione di querela estingue il reato
Due persone subiscono una condanna per il reato di lesioni personali in primo e secondo grado. Durante i termini per impugnare la decisione davanti alla Corte di Cassazione, la persona offesa revoca la denuncia. Le imputate accettano formalmente la rinuncia davanti alle autorità. I giudici di legittimità dichiarano pienamente efficace la remissione di querela intervenuta prima del passaggio in giudicato della sentenza. La Corte Suprema annulla la condanna senza rinvio per sopravvenuta estinzione del reato e pone le spese del procedimento a carico delle querelate in assenza di accordi diversi.
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Truffa Aggravata: Querela Irrilevante con Recidiva Qualificata
Un individuo è stato accusato di truffa aggravata. Il Tribunale aveva dichiarato l'estinzione del reato per remissione tacita di querela. La Procura Generale ha impugnato, sostenendo che la truffa aggravata da recidiva qualificata fosse procedibile d'ufficio. La Corte di Cassazione ha chiarito che la recidiva è una circostanza aggravante. Al momento del fatto, la truffa aggravata era procedibile d'ufficio in presenza di qualsiasi aggravante, inclusa la recidiva. La nuova legge (art. 649-bis c.p.) limita la procedibilità d'ufficio alle aggravanti ad effetto speciale. Tuttavia, nel caso specifico di recidiva reiterata specifica ed infraquinquennale, la procedibilità d'ufficio permane. La sentenza del Tribunale è stata annullata.
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Recidiva e Prescrizione: La Cassazione sui Limiti del Giudizio di Rinvio
Un Lavoratore era stato condannato per minaccia grave aggravata. La Corte di Cassazione aveva rinviato il caso per ricalcolare la pena. La Corte d'Appello, pur riducendo la condanna, aveva applicato un criterio moderatore per le aggravanti, senza escludere la recidiva. Il Lavoratore ha nuovamente fatto ricorso, sostenendo che il reato fosse diventato procedibile a querela per una nuova legge e che, escludendo la recidiva, il reato sarebbe stato prescritto. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che questioni procedurali come la procedibilità o la prescrizione del reato, se già definite o sollevabili in precedenza, non possono essere riaperte in un giudizio di rinvio limitato alla pena. La recidiva, anche se non comportava un aumento ulteriore di pena, era stata comunque accertata.
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Furto Aggravato: Attenuanti prevalenti non cambiano la procedibilità
Un Lavoratore, accusato di furto aggravato, ha visto il Tribunale riconoscere attenuanti prevalenti sull'aggravante. Il giudice ha quindi riqualificato il reato come furto semplice, estinguendolo per remissione di querela. Il Procuratore Generale ha impugnato, sostenendo che il bilanciamento delle circostanze incide solo sulla pena, non sulla natura del reato né sulla sua procedibilità d'ufficio. La Cassazione ha accolto il ricorso, affermando che il furto aggravato e procedibilità d'ufficio permangono se l'aggravante non è espressamente esclusa, anche se le attenuanti prevalgono. La sentenza è stata annullata con rinvio per un nuovo giudizio.
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Remissione di querela: condanna annullata ma resta la lesione
L'Imputato è stato condannato nei gradi di merito per lesioni aggravate dall'uso di un manganello e per il reato di minaccia. Il difensore ha proposto ricorso in Cassazione lamentando difetti di notificazione, errata valutazione delle prove e omessa pronuncia sulla remissione di querela presentata dalla persona offesa. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili le doglianze sulle notifiche e sulle lesioni personali, ritenendo corretta la ricostruzione dei fatti del giudice di merito. Al contrario, i giudici hanno accolto il motivo relativo alla remissione di querela depositata dal legale della vittima. La rinuncia formale della persona offesa ha imposto l'annullamento della condanna per minaccia, con l'eliminazione della relativa sanzione pecuniaria, confermando invece la responsabilità dell'imputato per le lesioni aggravate.
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Appropriazione indebita condominiale: la Cassazione tutela i condomini
Una collaboratrice di una società di amministrazione, che agiva anche come amministratrice di fatto di un Condominio, si è appropriata di oltre 27.000 euro dalle casse condominiali. Condannata per appropriazione indebita aggravata, la ricorrente ha impugnato la sentenza, contestando la validità e la tempestività della querela presentata dai singoli condomini. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, affermando che i singoli condomini sono legittimati a sporgere querela per appropriazione indebita condominiale e che l'informazione sul diritto di querela può essere data dal giudice in fase successiva. La condanna è stata quindi confermata.
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Appropriazione indebita: la Cassazione salva la querela tardiva
Una società subiva una condotta illecita dai propri collaboratori nel 2012 e presentava formale richiesta di condanna. Nel 2018 una riforma legislativa modificava il regime di procedibilità per appropriazione indebita, trasformandolo da reato procedibile d'ufficio a reato perseguibile solo su querela di parte. La Corte di Appello dichiarava improcedibile l'azione penale sostenendo la tardività della querela iniziale. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa conclusione accogliendo il ricorso della parte civile. La Suprema Corte ha chiarito che, all'epoca del fatto, l'atto depositato valeva come valida segnalazione per un reato perseguibile d'ufficio. La successiva costituzione di parte civile confermava la tempestiva volontà di punizione nel rispetto della disciplina transitoria. La sentenza è stata quindi annullata con rinvio al giudice civile per la decisione sui risarcimenti.
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Appropriazione indebita: Cassazione conferma estinzione per querela
Un individuo è stato accusato di appropriazione indebita aggravata. Il Tribunale ha dichiarato il reato estinto per remissione di querela, applicando una legge del 2018 che ha reso l'appropriazione indebita procedibile a querela. Il Procuratore Generale ha contestato, sostenendo la procedibilità d'ufficio per la recidiva e l'irretroattività della legge più favorevole. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del PM. Ha stabilito che la legge più favorevole sulla procedibilità a querela per l'appropriazione indebita deve essere applicata, anche se il fatto è precedente, poiché le norme penali sfavorevoli non possono essere retroattive.
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Querela e Aggravante: La Cassazione chiarisce la Procedibilità
Due fratelli aggredirono la sorella. Il giudice di pace chiuse il caso per remissione di querela. Il Pubblico Ministero ricorse, sostenendo che il reato di lesioni personali fosse aggravato dalla presenza di più persone riunite, rendendolo procedibile d'ufficio e quindi non estinguibile con la querela. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha stabilito che l'aggravante di più persone riunite deve essere esplicitamente contestata nei fatti dell'accusa. Non bastava il generico concorso di persone. Senza tale contestazione specifica, il reato restava procedibile a querela. La remissione di querela ha correttamente estinto il procedimento.
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Recupero beni: quando l’estorsione si confonde con un diritto
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per estorsione aggravata, rinviando il caso per un nuovo giudizio. Il Lavoratore e altri erano stati accusati di estorsione per aver cercato di recuperare attrezzature edili da L'Imprenditore, usando minacce. La Corte d'Appello aveva confermato la condanna per estorsione, ritenendo il profitto ingiusto e scartando l'ipotesi di esercizio arbitrario delle proprie ragioni. La Cassazione ha criticato questa decisione. Ha evidenziato che la Corte d'Appello non ha valutato correttamente se i fatti potessero configurare l'esercizio arbitrario delle proprie ragioni, un reato che sarebbe stato prescritto e richiedeva querela. Inoltre, ha sottolineato che al momento dei fatti, il Lavoratore era legittimato a tutelare i suoi beni, poiché il suo fallimento era avvenuto successivamente.
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Lesioni personali stradali: la delega non cancella la sanzione
Un automobilista, condannato per il reato di lesioni personali stradali, ha impugnato la sentenza davanti alla Corte di Cassazione richiamando la legge delega della riforma penale. La difesa sosteneva che la prevista procedibilità a querela della persona offesa dovesse trovare immediata applicazione, imponendo il proscioglimento immediato per mancata denuncia della vittima. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso e lo ha dichiarato inammissibile. I giudici hanno chiarito che una legge delega non è direttamente applicabile in tribunale senza i necessari decreti attuativi del Governo e senza adeguate norme transitorie a salvaguardia della persona offesa. L'automobilista deve quindi scontare la sanzione e pagare le spese processuali.
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Truffa aggravata: la Cassazione impone la verifica della Procedibilità a querela
Un imputato, condannato per truffa aggravata, ha contestato la sentenza sostenendo che, a seguito del D.lgs. n. 36/2018, il reato era diventato procedibile a querela, anziché d'ufficio. La Corte d'Appello aveva parzialmente riformato la condanna ma senza verificare questa nuova condizione di procedibilità. La Cassazione ha annullato la sentenza con rinvio, stabilendo che il giudice d'appello deve accertare se la querela fosse necessaria e presente. Questa verifica è fondamentale perché la mancanza di Procedibilità a querela renderebbe il reato improcedibile, con esiti più favorevoli per l'imputato, anche rispetto all'estinzione per prescrizione.
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Lesioni lievissime convivente: la Cassazione risolve il conflitto di competenza
La Corte di Cassazione ha risolto un conflitto di competenza tra il Tribunale di Venezia e il Giudice di Pace di Dolo. Il caso riguardava lesioni volontarie lievissime commesse da un convivente. Il Tribunale si era dichiarato incompetente, ritenendo il reato procedibile a querela e di competenza del Giudice di Pace, poiché l'aggravante della convivenza non era applicabile ratione temporis (in base al tempo). Il Giudice di Pace ha sollevato il conflitto. La Cassazione ha stabilito che, anche se procedibile a querela, una legge del 2013 aveva già trasferito la competenza per le lesioni lievissime in danno di convivente al Tribunale. Ha quindi dichiarato la competenza del Tribunale di Venezia.
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Truffa e remissione di querela: la Cassazione annulla la condanna
Un organizzatore di viaggi subisce un processo penale per il reato di truffa dopo la cancellazione di una vacanza programmata. I giudici di merito condannano l'imputato, il quale propone ricorso per Cassazione contestando la prescrizione e diversi vizi procedurali. Prima della decisione finale di legittimità, la persona offesa deposita la formale remissione di querela e l'imputato dichiara la propria accettazione. La Suprema Corte dichiara quindi l'estinzione del reato e annulla la sentenza impugnata senza rinvio, addebitando le spese processuali all'imputato querelato secondo la legge.
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Estinzione del reato per condotta riparatoria: ok al terzo
Tre persone accusate di reati tra cui furto e ricettazione hanno versato la somma di mille euro sulla carta Postepay della vittima tramite il proprio avvocato, con materiale pagamento eseguito da un terzo. La Corte d'Appello aveva negato la misura dell'estinzione del reato per condotta riparatoria, ritenendo che il versamento non fosse personale e che l'importo fosse insufficiente. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di condanna. I giudici di legittimità hanno chiarito che l'estinzione del reato per condotta riparatoria è valida anche se il pagamento proviene da un terzo o dal difensore su incarico dell'imputato. Inoltre, il giudice non può escludere la congruità del risarcimento senza prima attivare il necessario contraddittorio tra le parti e valutare l'accettazione della vittima.
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Appropriazione indebita: quando la querela salva l’imputato
Un amministratore societario è stato accusato del reato di appropriazione indebita per il mancato versamento di oltre 160.000 euro di premi assicurativi alla società mandante. La difesa ha sostenuto l'invalidità della querela per tardività e difetto di legittimazione, escludendo la procedibilità d'ufficio. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il reato non diventa procedibile d'ufficio per la sola presenza dell'aggravante dei rapporti d'agenzia o abuso di relazioni d'ufficio. Secondo l'articolo 649-bis del codice penale, la procedibilità d'ufficio richiede aggravanti ad effetto speciale o la condizione di incapacità della vittima. La Suprema Corte ha pertanto annullato la sentenza di condanna e rinviato il caso alla Corte d'Appello per verificare la tempestività e validità della querela.
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Truffa online: il ritiro della querela cancella la condanna
L'imputata è stata accusata del reato di truffa online per aver venduto prodotti sul web senza consegnarli all'acquirente, sfruttando la distanza per nascondere la propria identità. Nel corso del processo penale, l'acquirente ha dichiarato di ritirare la querela. A seguito delle recenti riforme normative, la truffa commessa a distanza con strumenti telematici che ostacolano l'identificazione costituisce un'aggravante specifica, punibile soltanto a querela di parte. La Corte di Cassazione ha chiarito che l'ostacolo all'identificazione derivava esclusivamente dall'uso del mezzo informatico. Di conseguenza, il ritiro della querela ha determinato l'estinzione del reato. La Suprema Corte ha quindi annullato la sentenza di condanna senza rinvio, ponendo le sole spese processuali a carico dell'imputata.
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Furto di energia elettrica e querela: condanna annullata
Un utente viene condannato in appello per il reato di furto di energia elettrica, commesso alterando il contatore. Dopo la Riforma Cartabia, questo reato richiede la querela della persona offesa. La vittima non presenta querela nei termini di legge. Nel corso del dibattimento, il pubblico ministero contesta un'aggravante per rendere il reato perseguibile d'ufficio, superando il termine per la denuncia. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della difesa. I giudici chiariscono che, decorso inutilmente il termine per la denuncia, la contestazione tardiva dell'aggravante non ha efficacia. Il giudice deve dichiarare subito il reato improcedibile. Di conseguenza, la Cassazione annulla la condanna senza rinvio. La pronuncia chiarisce le regole su furto di energia elettrica e querela.
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Estinzione del reato per condotte riparatorie e riqualificazione
L'Imputato, inizialmente accusato di truffa perseguibile d'ufficio, ha ottenuto in primo grado la riqualificazione del fatto in truffa semplice, procedibile a querela. In sede di appello, L'Imputato ha offerto un risarcimento economico superiore al danno subito dalla vittima, chiedendo l'estinzione del reato per condotte riparatorie. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta ritenendola tardiva. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'Imputato. I giudici di legittimità hanno chiarito che, se la riqualificazione del reato avviene solo con la sentenza di primo grado, la richiesta di estinzione del reato per condotte riparatorie può essere utilmente formulata durante il giudizio di appello. La sentenza impugnata è stata quindi annullata con rinvio ad altra sezione della Corte d'Appello per valutare il merito del risarcimento.
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