La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 45687/2023, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro la custodia cautelare in carcere per rapina. La Corte ha ribadito che, ai fini delle misure cautelari, sono sufficienti i gravi indizi di colpevolezza, intesi come una 'qualificata probabilità' e non come prova piena. Ha inoltre precisato che il suo ruolo non è rivalutare le prove, ma solo controllare la logicità della motivazione del giudice di merito, che in questo caso si basava non solo sul riconoscimento fotografico ma anche su altri elementi a carico dell'indagato.
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