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Privilegio

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148 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Opposizione allo stato passivo: errore di rito costa caro
Un avvocato ha proposto opposizione allo stato passivo della liquidazione coatta amministrativa di una compagnia assicurativa, chiedendo il riconoscimento di un credito professionale. Il Tribunale ha accolto parzialmente la domanda, ma la compagnia ha impugnato la decisione davanti alla Corte d'Appello. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'appello era inammissibile. Infatti, le riforme della legge fallimentare hanno tacitamente abrogato la norma del Codice delle Assicurazioni che prevedeva l'appello. Contro il decreto del Tribunale che decide sull'opposizione allo stato passivo è ammesso esclusivamente il ricorso diretto in Cassazione. Di conseguenza, la Suprema Corte ha cassato senza rinvio la sentenza d'appello, ripristinando l'efficacia della decisione del Tribunale.
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Credito retributivo o welfare? La Cassazione fissa i confini
Un'associazione di mutuo soccorso ha chiesto l'ammissione al passivo di un'azienda in amministrazione straordinaria per recuperare somme destinate al welfare aziendale non pagate. L'associazione pretendeva il privilegio speciale riservato ai lavoratori. Il Tribunale ha rigettato la richiesta, escludendo che tali prestazioni rientrassero nella nozione di credito retributivo, data la loro natura occasionale e non proporzionale al lavoro svolto. La Corte di Cassazione, rilevando che la questione riguarda esclusivamente l'esatta definizione di credito retributivo in ambito lavorativo, ha rimesso gli atti al Primo Presidente per assegnare la decisione finale alla sezione lavoro.
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Fallimento e compenso del professionista: vince l’accordo scritto
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'azienda fallita contro l'ammissione al passivo del credito di un professionista. Quest'ultimo aveva assistito la società nella redazione di un piano di ristrutturazione dei debiti. Il fallimento contestava la validità dell'accordo privato sulle tariffe, ritenendo che si dovessero applicare i parametri ministeriali più bassi. I giudici hanno chiarito che, per la determinazione del compenso del professionista, l'accordo scritto tra le parti ha valore prevalente e vincolante, anche in caso di successivo fallimento. Non si possono quindi applicare i criteri sussidiari ministeriali se esiste una pattuizione chiara. Il professionista ha quindi diritto all'intero compenso pattuito in via privilegiata.
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Privilegio delle cooperative agricole: stop all’I.V.A. protetta
Un consorzio agrario chiede l'ammissione al passivo fallimentare di un credito per la vendita di mangimi, invocando il privilegio delle cooperative agricole. Il tribunale riconosce il privilegio sull'intero importo, compresa l'I.V.A. di rivalsa. Il Fallimento ricorre in Cassazione. La Suprema Corte stabilisce che il privilegio delle cooperative agricole spetta anche per la vendita di prodotti acquistati da terzi, purché l'attività sia strumentale allo scopo mutualistico. Tuttavia, esclude che tale privilegio possa estendersi al credito di rivalsa I.V.A., il quale deve essere ammesso solo in via chirografaria. La Cassazione accoglie parzialmente il ricorso, modificando la collocazione del credito I.V.A.
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Estratto di ruolo nel fallimento: prova il credito senza cartella
L'Agente della Riscossione ha impugnato il rigetto dell'ammissione al passivo del fallimento di una società per un credito derivante dalla revoca di un'agevolazione pubblica. Il Tribunale aveva ritenuto insufficiente l'estratto di ruolo come prova del credito, richiedendo la notifica della cartella di pagamento. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che l'estratto di ruolo è una prova sufficiente per l'insinuazione al passivo, anche per crediti non tributari. Non è quindi necessaria la preventiva notifica della cartella esattoriale per partecipare al concorso fallimentare, poiché l'estratto documenta in modo idoneo l'esistenza e l'esigibilità del credito pubblico.
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Liquidazione coatta amministrativa: scontro su 11 milioni
Una società finanziaria pubblica ha chiesto l'ammissione al passivo della procedura di liquidazione coatta amministrativa di una banca, rivendicando un credito privilegiato di oltre 11 milioni di euro derivante da fideiussioni per finanziamenti agevolati. Dopo alterne vicende nei gradi di merito, la banca in liquidazione ha proposto ricorso in Cassazione. La Terza Sezione Civile, rilevando che la controversia riguarda un'opposizione allo stato passivo nell'ambito di una liquidazione coatta amministrativa, ha dichiarato la propria incompetenza interna. La Corte ha quindi disposto la trasmissione degli atti alla Prima Sezione Civile, ritenuta tabellarmente competente per questa specifica materia.
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Privilegio crediti da garanzia pubblica: ammesso anche il garante
L'Ente di Garanzia ha pagato un debito a una banca dopo che quest'ultima ha attivato la garanzia pubblica concessa a favore di un'impresa, successivamente fallita. L'Ente ha chiesto l'ammissione al passivo fallimentare con il rango di privilegio previsto per i sostegni pubblici. Il Tribunale ha respinto la richiesta, limitando il privilegio ai soli finanziamenti diretti. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso, stabilendo che il Privilegio crediti da garanzia pubblica spetta anche a chi ha prestato garanzie personali nell'ambito di interventi di sostegno alle imprese. La Corte ha chiarito che la nozione di finanziamento va interpretata in senso ampio, includendo le garanzie pubbliche che comportano lo stesso livello di rischio dei mutui diretti. Di conseguenza, il credito dell'Ente è stato ammesso al passivo in via privilegiata.
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Sostegno pubblico alle imprese: privilegio salvo nel fallimento
L'Agente della Riscossione ha impugnato il rifiuto di ammissione al passivo fallimentare di un credito derivante dall'escussione di una garanzia pubblica gestita da un istituto centrale per conto dello Stato. Il Tribunale aveva escluso la legittimazione dell'Agente, ritenendo che la garanzia non rientrasse nella nozione di finanziamento agevolato e non godesse di privilegio. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che le misure di sostegno pubblico alle imprese, inclusa la concessione di garanzie pubbliche, costituiscono un disegno normativo unitario. Di conseguenza, il credito derivante dal pagamento della garanzia gode del privilegio ex articolo 9 del decreto legislativo 123/1998 ed è riscuotibile tramite ruolo. La Suprema Corte ha cassato il decreto impugnato, ammettendo il credito al passivo con il privilegio richiesto.
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Irretroattività del privilegio: credito vecchio, legge nuova, niente priorità
La Corte di Cassazione affronta un caso riguardante un finanziamento pubblico concesso a un'azienda nel 1996, poi fallita. L'ente finanziatore chiedeva che il suo credito di restituzione fosse considerato privilegiato, basandosi su una legge del 1998. La Corte ha respinto la richiesta, sancendo il principio di irretroattività del privilegio. Una legge che introduce un privilegio non può essere applicata a un credito sorto prima della sua entrata in vigore. Di conseguenza, il credito dell'ente è stato considerato semplice (chirografario) e non ha ottenuto alcuna precedenza nel rimborso rispetto ad altri creditori.
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Privilegio Finanziamenti Pubblici: Legge Nuova su Crediti Vecchi?
Un ente finanziatore ha richiesto il riconoscimento di un privilegio su finanziamenti pubblici erogati negli anni '80, basandosi su una legge del 1998. Un'altra società creditrice si è opposta, sostenendo che la legge non può essere retroattiva. La Corte di Cassazione, di fronte a un forte contrasto tra le sue stesse sentenze precedenti su questo tema, non ha deciso il caso. Ha invece sospeso il giudizio e ha rimesso la questione alle Sezioni Unite. Sarà questo organo supremo a stabilire se il privilegio finanziamenti pubblici si applichi anche ai crediti sorti prima della legge che lo ha introdotto.
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Privilegio artigiano: i requisiti per il fallimento
Una società fornitrice ha impugnato il decreto del Tribunale che negava il Privilegio artigiano per un credito vantato verso una società fallita. Il Tribunale aveva qualificato il rapporto come mera intermediazione commerciale, evidenziando che le fatture riportavano un patto di riservato dominio, tipico della vendita e non della prestazione d'opera artigiana. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'iscrizione all'albo delle imprese artigiane non è di per sé sufficiente per ottenere la prelazione, essendo necessaria la prova concreta della prevalenza del lavoro manuale sui materiali e sull'organizzazione d'impresa.
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Privilegio artigiano: iscrizione albo necessaria
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società tessile che richiedeva il riconoscimento del privilegio artigiano per un credito ammesso al passivo in via chirografaria. La Suprema Corte ha stabilito che l'iscrizione all'Albo delle imprese artigiane costituisce un requisito formale necessario e indefettibile per l'attribuzione della prelazione. Sebbene l'iscrizione non sia di per sé sufficiente a garantire il privilegio artigiano, dovendo il giudice verificare anche i requisiti sostanziali di prevalenza del lavoro manuale, la sua mancanza preclude definitivamente l'accesso al beneficio. La decisione sottolinea come tale formalità risponda a esigenze di pubblicità commerciale e tutela dell'affidamento dei terzi.
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Prededuzione e crediti tributari nel fallimento
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro l'esclusione di un privilegio speciale relativo a un credito per imposta di registro. Il credito, nato durante l'amministrazione straordinaria di una società poi fallita, era stato ammesso in prededuzione ma senza il privilegio richiesto, a causa della mancata prova dell'inerenza tra i beni e l'imposizione fiscale. Data la rilevanza della questione sulla prededuzione e sulla continuità tra procedure, la Corte ha rinviato la discussione in pubblica udienza.
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Privilegio crediti professionali: studio associato e chirografo
Uno studio legale associato ha impugnato l'esclusione di alcuni crediti professionali dallo stato passivo di una società fallita. Il tribunale di merito aveva ammesso solo una parte dei compensi come crediti chirografari, negando il privilegio crediti professionali richiesto. La contestazione riguardava sia la mancanza di prova certa sul conferimento dell'incarico per le attività giudiziali, sia la natura collettiva della prestazione resa dallo studio associato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che per godere della prelazione ex art. 2751-bis n. 2 c.c., lo studio deve dimostrare che l'attività è stata svolta personalmente o prevalentemente da un singolo professionista. In assenza di tale prova e di un mandato scritto specifico per ogni fase, il credito resta privo di privilegio.
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Concordato preventivo: privilegi e legittimazione.
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del privilegio spettante a una compagnia assicurativa che, avendo pagato una polizza fideiussoria a favore di un ente pubblico, si è surrogata nei diritti di quest'ultimo verso una società in concordato preventivo. La Corte ha chiarito che, nelle controversie relative all'accertamento del rango di un credito, il debitore mantiene la legittimazione processuale esclusiva, senza necessità di coinvolgere il liquidatore giudiziale. Inoltre, è stato ribadito che il privilegio ex art. 9 D.Lgs. 123/1998 per i finanziamenti pubblici persiste anche in caso di revoca del beneficio, garantendo la tutela del credito nel contesto del concordato preventivo.
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Fondo di Garanzia: insinuazione al passivo e regresso
La Corte di Cassazione ha stabilito che il Fondo di Garanzia per le PMI non può essere considerato un coobbligato solidale del debitore principale. Di conseguenza, non si applica il limite previsto dall'art. 61 della legge fallimentare, che impedisce al garante di agire in regresso prima dell'integrale pagamento del creditore. Il Fondo, agendo per conto dello Stato, acquisisce un credito autonomo e privilegiato non appena indennizza la banca, potendo così richiedere l'insinuazione al passivo fallimentare in via prioritaria.
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Concordato fallimentare: limiti responsabilità assuntore
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della clausola di limitazione della responsabilità dell'assuntore nel concordato fallimentare. Il caso riguardava l'opposizione dell'amministrazione finanziaria a una proposta di concordato che escludeva i crediti non ancora insinuati al passivo. La Suprema Corte ha stabilito che l'assuntore può circoscrivere il proprio impegno ai soli creditori già ammessi o con domande pendenti, purché lo stato passivo sia già esecutivo. Tale limite, basato sull'articolo 124 della legge fallimentare, costituisce una preclusione processuale che non viola i diritti dei creditori privilegiati, i quali hanno l'onere di attivarsi tempestivamente per non restare esclusi dalle garanzie offerte dal concordato fallimentare.
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Credito privilegiato e finanziamenti garantiti PMI
Una banca ha proposto opposizione allo stato passivo di un fallimento chiedendo il riconoscimento del credito privilegiato per un finanziamento garantito dal Fondo di garanzia per le PMI. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il privilegio ex art. 9 d.lgs. 123/98 spetta esclusivamente agli enti pubblici che erogano o garantiscono i fondi, come lo Stato o il gestore del Fondo, e non può essere esteso alla banca privata che ha materialmente erogato il mutuo.
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Coltivatore diretto: no al privilegio per le società
La Corte di Cassazione ha stabilito che il privilegio previsto dall'art. 2751 bis n. 4 c.c. per il coltivatore diretto non può essere esteso alle società agricole, anche se costituite in forma di società semplice. Il caso riguardava una società agricola che rivendicava la natura privilegiata del proprio credito in una procedura di concordato preventivo. La Suprema Corte ha chiarito che tale causa di prelazione è riservata esclusivamente alle persone fisiche, data la natura eccezionale delle norme sui privilegi che derogano alla par condicio creditorum. Nonostante la prevalenza del lavoro dei soci, la dimensione societaria e l'elevato volume d'affari sono stati ritenuti incompatibili con la figura del piccolo imprenditore agricolo tutelata dalla norma.
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Fondo di garanzia INPS: recupero crediti e interessi
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del recupero crediti operato dal Fondo di garanzia INPS nei confronti del socio di una società di persone fallita. Il caso riguarda le somme anticipate dall'ente per il TFR e le ultime retribuzioni dei dipendenti. La Corte ha stabilito che, per i crediti privilegiati da lavoro, gli interessi continuano a maturare durante la procedura fallimentare se l'attivo non è sufficiente al soddisfacimento integrale. Una volta che il debitore torna in bonis, si applicano le regole ordinarie sulle obbligazioni pecuniarie, rendendo il socio responsabile per il residuo del capitale e degli accessori non recuperati in sede concorsuale.
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