Il Tribunale di Sorveglianza ha concesso a un condannato la detenzione domiciliare, negando però l'affidamento in prova ai servizi sociali per una pena residua di oltre un anno e otto mesi. Il soggetto, pur avendo commesso reati datati, risultava disoccupato, percettore di sussidi statali, privo di stabili legami familiari e residente in una struttura alberghiera. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del condannato, confermando che l'affidamento in prova ai servizi sociali richiede un concreto progetto di risocializzazione. L'assenza di riferimenti lavorativi e familiari stabili impedisce di formulare un giudizio positivo sul percorso di reinserimento sociale, rendendo legittima la decisione del giudice di merito di optare per una misura più graduale.
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