Un cittadino, dopo aver subito 393 giorni di custodia cautelare, viene assolto con formula piena dall'accusa di porto e detenzione di armi. Successivamente, richiede l'indennizzo per ingiusta detenzione. La Corte d'Appello respinge la domanda e la Cassazione conferma il rigetto. I giudici evidenziano che l'uomo, durante un'intercettazione, aveva dichiarato di voler acquistare proiettili per sparare ai debitori. Anche se assolto nel processo penale, questo comportamento è stato ritenuto gravemente colposo e imprudente, idoneo a trarre in inganno il giudice della cautela. La Cassazione ribadisce l'autonomia tra il processo penale e la procedura di riparazione: chi con le proprie condotte imprudenti crea un allarme sociale tale da giustificare l'arresto perde il diritto all'indennizzo economico.
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